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sabato 29 luglio 2017

Il cadavere in chiesa

Ho fatto ancora tanti sogni ma nessuno particolarmente interessante, tranne questo, questa notte.

Ero in chiesa, in centro, c'erano le prove di canto e io mi trovavo con F. per ripassare la parte dei contralti.
La chiesa era buia, rischiarata appena dalla luce delle candele (elettriche o di cera), camminando lungo la navata centrale mi accorgevo che alla mia destra, in una delle cappelle dedicate ai Santi, c'era il corpo di una donna, disteso su un piano.
Era un cadavere in fase iniziale di decomposizione, lo notavo dalle necrosi ai piedi.
Non era dentro una bara, solo deposta su un sudario bianco e circondata da fiori.
Mi dicevano che era una zia della moglie di mio padre, morta di colpo, lasciava una grande vuoto e poco per volta arrivava gente a portare l'estremo saluto.
Mi avvicinavo, guardavo i piedi, il giallo-violaceo visibile tra le dita, le unghie annerite, la pelle di uno strano colore, ma non sentivo cattivo odore.
Mi dispiaceva anche se non la conoscevo, dicevano che viveva con le sorelle, era però una donna solitaria e tranquilla, non aveva mai fatto torto a nessuno...passava il tempo, la moglie di mio padre mi evitava, così lui e io facevo altrettanto, in una situazione simile non mi andava di creare disagio, per rispetto della defunta.
Poco per volta la gente usciva la sciandola sola.
Anche F. andava via e rimanevo con la donna, in silenzio.
La donna si risvegliava, tornando dall'oltretomba, poco per volta riprendeva colore e si metteva a sedere, disorientata, non capiva dov'era, cos'era accaduto.
La rassicuravo, mi sorrideva.
Immediatamente cercavo un telefono per potermi mettere in contatto con mio padre e comunicargli il miracolo, se miracolo si trattava, non capivo nemmeno io cosa fosse accaduto.
Ero certissima che fosse morta, i dottori avevano controllato i battiti, tutto faceva pensare senza ombra di dubbio che fosse dipartita.
Eppure era tornata.
I suoi occhi pieni di vita, il suo sorriso gioioso.

La gente faceva festa mentre lei tornava alla sua vecchia casa, tra le sue mura, con le sorelle.


martedì 16 maggio 2017

Il paese di fango

Il sogno l'ho fatto l'altro ieri ma mi gira ancora in testa.
Come sempre era di notte, riuscivo a vedere intorno a me grazie a dei lumicini accesi attaccati in prossimità delle case, diroccate, costruite in legno.
La particolarità di queste costruzioni era che si trovavano tutti su un ripido pendio e venivano incastrate dentro il suolo in verticale.
Erano come sommerse per metà dal fango che in seguito si era solidificato.
Era il modo utilizzato per sostenere la struttura, dentro, gli abitanti, scavano gallerie, come i mintaori di un tempo.
Da fuori si vedeva questo ammasso claustrofobico di case e casette, una sopra l'altra, senza strade, e poi terra, terra a non finire.
Per camminare intorno a queste abitazioni si usavano dei strettissimi viottoli, anch'essi costruiti sul pendio.
Ci si arrangiava, un po' come fanno le capre sulle rocce...
C'era un'atmosfera così decadente.
Incontravi gente che saliva, scendeva, con notevole difficoltà, perché per passare doveva aggrapparsi o alla casa, oppure alle radici che uscivano dalla terra.
Un sogno davvero singolare...

giovedì 20 aprile 2017

Attacco di panico D.A.P. (DAP)

Nel sogno il tempo era così brutto e orrendo che le nubi scure, violacee, coprivano totalmente il cielo da farlo sembrare all'imbrunire.
Ero vicino al sagrato del Santuario di N.S. di Montallegro e c'era una gara di qualcosa...un evento sportivo, tutta la cittadinanza ne era coinvolta.
Stavo male, iniziavo ad accusare ansia, profonda, forte, un malessere nel cuore, come un inizio di infarto...una compressione al petto e non sapevo che fare, mi dirigevo dentro il Santuario e cercavo un posto per sedermi, per poter respirare.
Trovavo una cripta, di pietra, antica, mi sedevo sotto un arco, anch'esso di pietra...cercando di far entrare aria nei polmoni, ero come un pesce appena pescato, boccheggiavo, mentre il senso di oppressione aumentava.
Allora ecco che mi si avvicinava C, un mio ex compagno di classe delle elementari, mi diceva di stare calma, di rilassarmi, che presto sarebbe tutto passato e mentre mi parlava il suo volto si trasformava in quello di M., morto lo scorso anno, a 44 anni, cugino di C., anche lui cercava di aiutarmi, mi rassicurava, ma io ero così triste, così depressa, piena di paura...volevo scappare, ed ecco il suo volto diventare L., il mio ex marito e poi trasformarsi in A., papà di Alice....ad un certo punto lui si alzava ed era di nuovo C., andava a cercare la mia amica T., voleva chiedere cosa poteva fare per aiutarmi, ma non era più lui, la sua anima era F., lo percepivo...
Mentre ero seduta vedevo un grosso ragno uscire da una crepa nella pietra, cercava cibo...gli gettavo dei pezzetti di qualcosa che non ricordo e l'aracnide lo agguantava tra le sue zampe avvolgendolo nella sua tela e nascondendolo dentro la tana...
Ero ipnotizzata, sentivo che qualcosa mi chiamava, mi bisbigliava di andare via, per sempre.
Volevo piangere ma non ci riuscivo e stavo malissimo.
Nel frattempo C. tornava, sentivo la sua presenza forte, percepivo il suo desiderio di aiutarmi ma allo stesso tempo volevo scappare, non volevo sentirmi legata a niente, a nessuno, nessun debito di riconoscenza, volevo superare questo stato da sola.
Mi alzavo, camminando come fossi ubriaca, non riuscivo nemmeno a vedere. Fuori c'era un vento pazzesco, sembrava quasi una tormenta, passavo in mezzo alla gente che si era radunata per vedere gli sportivi arrivare in cima al sagrato....a piedi tornavo in città, giù, per il sentiero.
Camminavo così veloce da arrivare vicino casa mia in un attimo.
Come se abitassi a due passi mentre erano km., mi fermavo nei pressi della casa di T. per aspettare la funivia che mi doveva portare chissà dove...del resto, la funivia riporta al Santuario.
Non arrivava e si era fatto notte, io stavo ancora male...tutto era così deprimente, oscuro. Una donna mi parlava...io nemmeno l'ascoltavo, le rispondevo automaticamente..."si"-"no"-"ha ragione".
Rinunciavo a prendere la funivia che non sarebbe mai passata, ne ero certa e mi incamminavo verso il centro città...la gente era fuori dalla mia realtà, io ero dietro un vetro, forse il mio contenitore, chiusa, intrappolata nella mia compressione, nel mio attacco di panico.

sabato 25 marzo 2017

Can-Tah e la Torre Nera

La scorsa notte ho sognato una tartaruga, l'avevano regalata a mio fratello A. Eravamo sul terrazzo a casa di mia madre, gli dicevo di stare attento che poteva cadere e volare giù di sotto. Ero molto preoccupata per questa povera bestiola. Nemmeno il tempo di parlare, la tartaruga "saltava" giù dalle mani e camminava verso la sua morte certa. Dopo un volo di quattro piani finiva a piano terra...io mi affacciavo dal poggiolo gridando...miracolosamente la tartaruga non si era rotta il carapace ed era viva. Viva. Ero sicura fosse la tartaruga "Maturin". Il Can-Tah. E' un sogno legato alla Torre Nera di Stephen King e a questo potente simbolo.

mercoledì 8 marzo 2017

Le scale e la gallinella

Ero nel condominio dove ho abitato per tantissimi anni.
C'era ancora mia nonna, i vicini di un tempo, il compagno di mia zia...mia madre.
Mi sentivo a disagio, soprattutto rivedendo P. Non potevo sopportare l'idea di ritrovarmi in certe situazioni.
Avevo trovato per strada un pulcino che cresceva rapidamente esi trasformava in una piccola gallinella.
Lo portavo con me, dentro l'atrio del condominio...e guardando le scale le vedevo tutte piene di giornali, riviste, souvenir, giocattoli, oggettini.
Ogni rampa di scale era colma di queste cose, interessantissime.
Mi fermavo a guardare, a leggere,
Raccoglievo alcuni articoli, molto vecchi e un signore, uscendo da un appartamento, sorridendo, mi raccontava che tutti quegli oggetti e fogli appartenevano al padre morto di recente.
Voleva condividerli con le persone, per non doverli gettare, perciò, chiunque fosse stato interessato, poteva prendere ciò che voleva.
Così mi mettevo alla ricerca di piccole cose particolari, di trafiletti scritti, di stranezze...con la gallinella sotto il braccio.
Lei se ne stava attaccata a me, sembrava che nulla la potesse spaventare.

L'Ateneo

Ero nell'aula di mia figlia che era identica agli anfiteatri universitari. Con banchi in legno, disposti a semicerchio.
Lei non era ancora arrivata e io mi dannavo perché sotto uno dei banchi c'era il suo zaino.
Cercavo di contattare suo padre ma era irraggiungibile.
Nessuno l'aveva vista, non si sapeva nulla di lei.
La cercavo fuori dalla scuola, la chiamavo...niente.
Mi rivolgevo alla T., dal suo banco di fiori, perché provasse a chiamarla sul telefono del padre.
Niente da fare, nemmeno lei riusciva a prendere il segnale.
Sembravano spariti.
Ad un certo punto, dal suolo, si alzava dell'acqua sporca...sempre più alta.
Finché un onda di acqua fangosa non sommergeva tutta la piazzetta...

venerdì 24 febbraio 2017

Il Geco e le cavallette

Ero in ufficio, nella stanza della fotocopiatrice.
La finestra dava, come al solito, sulla strada della vecchia casa dove abitavo anni fa.
C'erano due cavallette sul davanzale che saltavano all'interno e la stanza non era più quella dell'ufficio ma del bagno.
Catturavo questi insetti e li mettevo dentro due barattoli a chiusura termica per riporli in alto, sopra una mensola.
Li guardavo mentre cercavano di liberarsi, ero tentata di aprire i coperchi ma era più forte l'istinto di lasciarli dentro. Non mi avrebbero fatto niente ma ero totalmente ipnotizzata da quella situazione.
Ritornavo nella stanza della fotocopiatrice e, di colpo, da vecchi archivi, usciva un gigantesco Geco rosa.
Enorme.
Questo lucertolone gigantesco camminava lungo le pareti e sul soffitto, cadendo per terra.
Io e il mio capo avevamo paura ma non osavamo fare  niente...nel frattempo, controllando i barattoli, mi accorgevo che le cavallette erano immobili.
Aprivo i coperchi e le facevo uscire, quasi subito si riprendevano e scappavano, mentre, del Geco perdevo ogni traccia.

lunedì 30 gennaio 2017

Omicidio e Tsunami

Probabilmente sono condizionata da un romanzo che sto leggendo in questi giorni.
"Irène" di Pierre Lemaitre.
Nel sogno ero con mia figlia, una sua amica e la mamma di quest'ultima, che è anche mai amica.
Io ero stata selezionata per partecipare ad una serie TV che assomigliava molto a LOST e questo mi rendeva molto nervosa.
Nella pausa andavi con la mia amica e le bambine da una uomo che, per qualche motivo, aveva fatto del male alla figlia di T.
La mia amica lo trovava e lo freddava, con un colpo di pistola.
Ero preoccupatissima, soprattutto per le conseguenze.
La sorella del tizio ci avrebbe messo poco a capire chi era stato e si sarebbe vendicata sulla persona più debole, la figlia di T.
Nella fuga dimenticavo la giacca di mia figlia e dovevo tornare indietro a prenderla, attraversano una zona buia, con stradine molti strette e case medioevali.
Cercavo di tornare nel luogo dell'omicidio.
Trovavo ad aspettarmi la sorella del defunto che assomigliava incredibilmente a Susan Sarandon.
Le spiegavo cosa era accaduto, lei era determinata a riprendersi la rivincita, ma dopo, ascoltando il mio racconto, fornendole le prove di ciò che era successo prometteva di non mettere in atto la vendetta.
Mi ritrovavo nella piazza della mia città, vicino al mare, dove c'erano le giostre e gli autoscontri.
Ero con le bambini e poco più lontano c'era anche T., la mamma.
Ad un certo punto vedevo avanzare dal mare un'onda gigantesca, altissima, che si dirigeva verso di noi.
Prendevo per mano mia figlia, gridando di scappare.
Non sapevo se la figlia di T. si sarebbe salvata, pensavo solo a scappare...
Dopo molto tempo (ma forse non così tanto) mi giravo...non c'era più nulla ma vedevi la bambina di T.
Era dietro di noi, vedendo i fuggire  si era unita a noi nella folle corsa, salvando la sua vita.

sabato 28 gennaio 2017

Un bella e una brutta sorpresa

Nel sogno due eventi distinti mi hanno rallegrato e intristito il cuore.
Ero nel condominio dove abita mia mamma e mia zia, in casa di mia mamma...non ricordo cosa stavo cercando ma entravo in cucina.
Dovevo andare con la mia amica T. da qualche parte e stavo cercando qualcosa.
In ogni caso, in cucina, ad attendermi con il suo muso sorridente, bella come non mai, c'era la Filli.
La mia bellissima breton morta due anni fa...il cuore mi scoppiava di felicità. Mi faceva un sacco di feste, l'abbracciavo, le accarezzavo il manto e ci facevamo tante coccole.
Era così bella e gioiosa.
Si può amare tanto un cane? Si, lo si può amare. Sono sicura che anche lei, ovunque sia, il suo spirito o la sua essenza torna. Viene a trovarmi, nei sogni, dove sa che può rivedermi.
E' una sensazione meravigliosa.
Purtroppo nel sogno rivedevo anche un altra persona, il compagno di mia zia L.
Non l'ho mai sopportato quando era vivo, per come aveva trattato mia zia, per come si era comportato con me.
Una persona orrenda che ha rovinato la mia adolescenza.
Nel sogno tornava da un viaggio con mia zia, il suo solito modo di fare arrogante e prepotente, le sue maniere rozze e volgari, il suo sguardo viscido...
Andavo nel bagno di mia zia M. (sorella di mia zia L.), nella tazza del water c'erano due sacchetti di plastica chiusi, dentro delle feci.
Lui diceva che era il suo ricordo del viaggio.
Lo guardavo, mi faceva schifo, lui e la sua volgarità.
Tiravo lo sciacquone e solo dopo mi rendevo conto che avrebbero intasato tutta la colonna di scarico.
Fortunatamente non accadeva nulla di grave, ma dovevo tirare fuori quelle schifezze, mettevo dei guanti (lui intanto rideva di me), tiravo fuori quella porcheria e mi accorgevo che c'erano delle feci anche fuori.
Rivolgendomi a lui gli dicevo di quanto mi faceva schifo e quanto lo detestavo.
Mia zia, come sempre, prendeva le sue difese...
Andavo a cercare mio padre, che nel sogno era nel suo laboratorio.
Il posto dove lavora, nei miei sogni, è sempre buio e c'è una luce blu, strana...raccontavo quello che era successo, come sempre lui condannava l'atteggiamento di P. ma non faceva nulla.
Sua moglie ci ascoltava, con uno sguardo critico e divertito e io mi pentivo di aver riportato l'accaduto.
Non mi sentivo capita, nemmeno giudicata, ma nulla cambiava.
La scena cambiava e io mi ritrovavo sempre con mio padre che mi "beccava" frugare dentro un armadietto di metallo pieno di reversali della S.I.A.E.
Mi inventavo una scusa per nascondere il fatto che stavo cercando qualcosa...lui faceva finta di credermi, io del resto non sono mai stata brava a raccontare balle...
Il sogno finiva con questa sensazione di incomprensione, di arresa, di sfiducia, di solitudine.
Grazie a Dio ho visto la Filli...unico momento bello....



martedì 24 gennaio 2017

LA FALENA

Nel sogno mi trovavo da mia mamma, nel suo appartamento.
Ero sul balcone e fuori il tempo era strano, sembrava dovesse piovere da un momento all'altro, con grosse nuvole cariche di pioggia, però alcuni raggi di sole spezzavano quest'aria cupa.
Sembrava un dipinto di Turner.
Facevo notare a mia madre che una delle pareti di casa era di tessuto, sembrava tela di lino, e che facilmente i ladri si sarebbero potuti introdurre in casa se avessero scoperto il passaggio.
Guardando la parete mi accorgevo di essere nella vecchia casa dove abitavo tanti anni fa e dove l'entrata era condivisa con un altro piccolo appartamento.
Mia mamma mi voleva far vedere una cosa, ritornavo con lei sul terrazzo e, attaccate al muro, vedevo diverse gigantesche falene.
Nel muso avevano grosse zanne appuntite e le ali sembravano fatte di vetro e metallo.
Vicino a loro c'erano dei grossi bachi che si muovevano, come pupe, in attesa della metamorfosi.
Di queste falene ne vedevo altre, attaccate nella cucina.
Producevano un filo simile alla ragnatela ma serviva loro solo per restare ben salde alle pareti.
Erano orripilanti.
Purtroppo il loro morso era molto pericoloso, trasmettevano una malattia infettiva che portava alla morte.
Un'influenza che si propagava da persona a persona e che preannunciava una pandemia.
Con questi pensieri raggiungevo mia cugina che si trovava in un grosso cinema-teatro.
Era pieno zeppo di gente.
Tutti accorsi per la conferenza su queste falene.
La città, gli stati, tutti erano in allerta.
Io provavo un forte senso di disagio.
Troppa gente, tanta, percepivo il pericolo della contaminazione.
Cercavo mia cugina per dirle che uscivo, che sarei tornata in strada, all'aria aperta.
Finalmente riuscivo a vederla e chiamarla, in mezzo a quel caos di voci urlanti.
Lei restava dentro e io, da fuori, la salutavo cercando di allontanarmi il prima possibile da tutti.

lunedì 16 gennaio 2017

Il serpente corallo

Ho sognato un serpente corallo. 
Compariva in ogni fase della mia vita, il mio subconscio riviveva i momenti più difficili proiettandoli come un film nel sogno e in ogni situazione il serpente arrivava. 
Il suo significato pare sia positivo.
Forse l'ho già sognato questo serpente...
Dulcis in fundo, visto l'approssimarsi dei miei cinquanta (tra dieci mesi) prima di svegliarmi, nel sogno, mi guardavo allo specchio.
Ero in slip e le tette erano così lunghe da toccare i fianchi....
Il mio subconscio mi ama.

mercoledì 28 dicembre 2016

Il più bel regalo di Natale (24/12/2016)

Ho sognato la Filli, dopo tantissimo tempo. 
Ero a San Michele, uscivo da un bar, verso la strada carrozzabile, e la vedevo arrivare correndo, felice. Mi faceva un sacco di feste e io, per la gioia, mi buttavo in terra, abbracciandola.
 La riempivo di coccole e le dicevo quanto mi mancava e quanto le volevo bene.
 La sua immagine non era nitida, era...luminescente. 
Aveva un'aura di luce tutt'intorno. 
Che sogno splendido. 
Non potevo ricevere regalo più bello per questo Natale.

lunedì 24 ottobre 2016

A volte ritornano

Questa notte è passata a salutarmi Filli, la mia cagnolina che  mancata da un anno. Una Breton dolcissima che mi ha lasciata all'età di 14 anni.
Quante feste.
Com'ero felice di rivederla...e poi è arrivato anche un mio prozio, morto quasi 40 anni fa...non lo sognavo da tantissimi, decenni. Ed eccoli li, col suo sorriso, come stava bene...

Sono contenta di averli sognati.


giovedì 13 ottobre 2016

Un mare di spazzatura

Mi trovavo con il mio ex marito a Roma, anche se era immersa nell'acqua, come Venezia.
Dovevamo arrivare in un punto della città e l'unico mezzo per poter raggiungere quel luogo era usare delle barche.
Era pieno di turisti e i traghetti erano affollati. Così decidevamo di rivolgerci ad un privato. Un tipo strano che ci era stato consigliato da una persona del luogo.
Inizialmente dovevamo salire su una barchetta di legno molto piccola. così piccola che a mala pensa ci stavano i nostri piedi. Inspiegabilmente restava a galla ma l'acqua era piena zeppa di spazzatura, plastica, carta, alghe, carcasse di animali, pezzi di legno....
Riuscivamo a traghettarci verso l'interno di una stanza molto grande, immersa per un terzo nell'acqua, chiusa da mura e grossi tendoni color porpora.
Dentro, immerso nell'acqua con tutte le zampe, c'era un bellissimo cavallo marrone scuro.
Mi domandavo come un cavallo potesse resistere in quello stato. C'era un recinto che lo teneva bloccato in un angolo.
Passavamo da quella barchetta striminzita ad una più grande e uscivamo fuori, alla luce...l'acqua non cambiava, sempre piena di tutta l'immondizia di questo mondo. Era una cosa angosciante e orrenda da vedere. Non esisteva un centimetro cubo di acqua pulita...di fronte a noi vedevamo la basilica di San Pietro.

giovedì 25 agosto 2016

Piume bianche

Questa notte ho sognato la mia vecchia abitazione, quella che per diversi anni ha accolto la mia vita col mio ex marito.
Le stanze erano tutte in disordine, come se fosse imminente un trasloco, o come se qualcuno avesse tentato di trascinare i mobili fuori dal loro posto.
Nella cucina c'erano diverse gabbie con degli uccellini, potevano essere diamantini o canarini, però le loro piume erano bianche.
Alcuni di loro erano stremati, senza cibo e acqua, quasi in fin di vita.
In ogni stanza c'erano piume, soprattutto per terra, ma anche nell'aria, sui mobili, sulle tende, sul letto.
Spostavo qualcosa ed ecco piume...
Ero triste, molto. Non piangevo, ma ero molto sconfortata.,
Eppure con me c'era il mio ex marito, che mi faceva forza.
Tutto sembrava perduto nel tempo...immobile e lontano. 
Tutto...tranne le piume bianche.

lunedì 1 agosto 2016

Ratti

Questo sogno l'ho fatto venerdì notte.
Mi trovavao alla stazione di Genova, con Silvia. La stazione era molto decadente e all'interno si aggiravano diversi tossici.
Cercavano di rubare anche poche monete per farsi un buco.
Avevo molta paura e dicevo a Silvia di stare attenta.
Purtroppo, per fare il bigolietto, perdevamo il treno e ci toccava aspettare un'ora, decidevamo così di uscire dalla Stazione.
Fuori sembrava di essere a Roma, ma nella zona dei Fori Imperiali, c'era infatti una zona piena di scavi con pietre e colonne romane.
La particolarità stava nelle strade, ricoperte da topi morti,
la maggior parte di loro schiacciati dalle macchine, ma molti altri camminavano indisturbati. Alcuni molto grossi, altri meno...c'0era un'atmosfera di decadenza incredibile.

martedì 21 giugno 2016

L'arcolaio

Il sogno di questa notte è stato davvero surreale.
Ero con mia madre, stavo facendo la Cresima, in una grande Cattedrale, simile a quella della mia città ma molto più grande.
Le panche erano molto alte da terra e il terreno su cui erano appoggiate disconnesso.
Per camminare agevolmente avevano messo delle travi o dei cubi di legno o cartone.
Era comunque difficile restare in equilibrio.
C'erano il Vescovo e molti sacerdoti.
La funzione si svolgeva nella penomba illuminata solo dalle candele e la Chiesa era stracolma.
Una donna, ben vestita, si avvicinava a me e mi abbracciava. Diceva che ero uguale a sua figlia.
Piangeva disperata.
Mia madre interveniva dicendole di stare tranquilla, di smetterla, ma questa mi portava verso di se, quasi volesse portarmi via.
Mia madre interveniva con maniere brusche e la donna inveiva contro di lei e contro di me, con occhi da pazza, andandosene poi gridando parole senza senso.
Uscendo dalla Chiesa la città era invasa dalla spazzatura, per terra, in ogni angolo, c'erano sacchetti pieni di immondizia, acratacce, plastica, sparsi per strada. In mezzo a questo caos un uomo, dall'accento sembrava meridionale, filava lana su un gigantesco arcolaio.
Creava fili di ogni colore per dare forma a figure gigantesche che si muovevano e prendevano forma, come fossero vere.
Era affascinante vedere come, con questi fili riuscisse a tessere migliaia di colori, senza uno schema sotto gli occhi.
Io gli chiedevo come faceva, come era possibile, ma tutte le persone si fermava a guardare.
Nei pressi c'era un viadotto e proprio sotto la strada c'era una delle sue creazioni.
Una gigantesca figura umana, tessuta, che si muoveva, gesticolava, immensa, bellissima.
La gente guardava, osservava, camminava in mezzo alla spazzatura.
Volavano fogli di carta, scalciavano bottigliette di plastica.
I gabbiani volteggiavano in cerca di cibo.
Era tutto normale.
L'anormalità era quest'uomo, il suo arcolaio immenso e le figure colorate che prendevano vita dalle sue mani.

lunedì 16 maggio 2016

La pazza con gli occhi color madreperla

Nel sogno ancora tantissima gente. Era stata aperta la cattedrale per l'anno Santo. C'era una grande processione, molta gente, tanti bambini, le suore. Per poter arrivare all'altare si faticava dalla folla che occupava il centro e le navate, ma lo spettacolo era rappresentato dal secondo altare che si trovava in alto, alla fine di una salita a larghi gradoni di marmo, e che era accessibile solo in quell'occasione. Era tutta illuminata e ricca di decori in oro e affreschi. Si accedeva anche attraverso passaggi laterali aperti in piccoli archi in colonnine di marmo e a guglie, che collegavano all'altare principale. Da questa discesa scendeva, in processione, il Vescovo. Io guardavo questo cerimoniale con occhi sospettosi. Dov'era la povertà tanto predicata da Gesù? Mi ritrovavo poi in strada dove c'era molta altra gente...tra questi una donna, d'età, aveva la faccia dipinta col cerone bianco e gli occhi fissi, color madreperla. In testa aveva i capelli acconciati come grossi nastri da pacchi sistemati a coccarda ed era ferma, immobile. Voleva farmi del male, a me, a mia figlia. Riusciva ad avvicinarla e darle un piccolo pinguino di pezza. Dovevo già tenere mia figlia al sicuro da un tizio che bazzicava vicino la palestra e che non mi piaceva, uno con capelli corti e neri. Cercavo di scappare con la mia vecchia vespa special bianca e davo il mio motorino Bravo a mia figlia. Avevamo difficoltà a prenderlo perché era posteggiato fra tre pantere nere, due femmine e un maschio. Erano docili nonostante si avvicinassero ad annusarci e ci guardassero fisse con i loro occhi gialli. Il motorino non partiva, la pazza si avvicinava, avevo paura, era stata tolta la valvola alla ruota ed era a terra. Mi aiutava il meccanico, Andrea, mentre mio fratello Andrea mi diceva qualcosa a proposito della Vespa. Alla fine riuscivamo, io e mia figlia, ad allontanarci da quella follia collettiva (anche dal meccanico c'era gente, sembrava un'osteria) e andavamo vera casa di mia madre. Era notte e nel traffico non la vedevo, era sul motorino, temevo si facesse male. Arrivavamo a casa di mia madre, fuori ad aspettare c'era il suo compagno con il mio cane e con mio fratello. Mia madre non c'era, sparita, non avevano le chiavi per entrare e le mie erano rimaste in una borsa sportiva, dal meccanico. Urlavo, gridavo frustrata perché alla fine dovevo tornare là, dal meccanico, nella confusione, dalla pazza con gli occhi color madreperla che mi odiava.

Il mio nome

Nel sogno c'era così tanto traffico che le macchine rinunciavano a seguire il semaforo e ognuno proseguiva, svoltava, si fermava, quando ne aveva voglia. Incontravo Baldo G., mi faceva vedere dei dipinti fotocopiati in b/n, c'era una poltrona, altri due soggetti che non ricordo...poi ritornava, sempre con la stessa fotocopia, aveva dipinto una rosa, sempre in bianco e nero. (Baldo è morto tre anni fa).
Mi ritrovavo nella rampa di scale dove un tempo abitava mia zia, è sempre stata poco sicura, antica, di marmo, traballante, con il passamano molto basso. 
Ho sempre avuto paura di quelle scale. 
C'era oscurità, la vicina aveva lasciato due sedie di plastica ad ostruire il passaggio alla rampa superiore ed un enorme pannello con un messaggio scritto in rilievo e tante foto. Era per me. Sembrava un matrimonio, o un ritrovo, donne sedute su una tavola gigantesca di legno massiccio. Sopra il tavolo c'erano dei neonati vestiti d'argento che rotolavano su se stessi (si muovevano dentro la foto). 
Sul muro leggevo, inciso, il mio nome e lo rileggevo anche sul tabellone...uscivo fuori, c'erano tagliaerba, segavano rami, siepi, fiori...i papaveri, presto avrebbero eliminato anche quelli. 
Nulla restava dopo il loro passaggio. 
Tagliavano senza pietà. Nel sogno incontravo Lucia e la Lolly, Claudio e Benia. 
Cercavo un po' di tranquillità e finivo in casa di Giuseppe, era seduto dietro la scrivania piena di fogli disegnati, bozzetti, schizzi, appunti. Metteva della musica moderna, non mi piaceva, lo guardavo, cambiava con del soul jazz...mi sedevo sulle sue gambe e lo abbracciavo, la testa nascosta nel suo collo ad ascoltare la musica. Finalmente ero in pace.

giovedì 5 maggio 2016

CONCHIGLIA

Nel sogno mi trovavo con mio fratello, Cinzia, Lucio e altre persone in un posto chiamato Punta Chiappa.
Il percorso per raggiungere questa piccola perla di mare era diverso dal solito.
Bisognava passare attraverso scalette costruite dentro piccole caverne di gesso e marmo, tutte decorate con perle e conchiglie.
I passaggi a volte diventavano piccole stradine per poi tornare ad essere scale.
Dai fori che fungevano da finestre si poteva vedere piccoli scorci di mare e Pini Marittimi che si tuffavano dentro l'acqua.
Era bellissimo.
Mentre raggiungevo il posto trovavo anche reti da pesca, fatte a mano e altri oggetti usati dai pescatori.
C'era molta luce e le pareti erano tutte imbiancate con la calce.
Per certi versi sembrava quasi di essere in Grecia.
Il sole splendeva e si respirava aria salmastra.
Dopo aver camminato per parecchio tempo trovavamo un piccolo bar chiamato "Tortuga".
Era bellissimo soprattutto perché si poteva raggiungere solo a piedi oppure in barca, ma una barca piccola, come un leudo o un gozzo.
Dentro era tutto arredato con oggetti che ricordavano i Pirati, botti di legno, coltellacci, tavolini alti dove alcune persone erano sedute a bere una birra.
Il proprietario diceva che era una vitaccia tenere in piedi quel posto ma i clienti ripagavano la fatica.
Sul soffitto pendevano altre reti e i muri esterni erano anch'essi rivestiti di conchiglie, perle e altri piccoli fossili.
Era davvero una meraviglia.
Salutavamo il proprietario per tornare a casa, a malincuore.
Ma il sole stava tramontando e il rischio era quello di rimanere al buio.