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martedì 16 maggio 2017

Il paese di fango

Il sogno l'ho fatto l'altro ieri ma mi gira ancora in testa.
Come sempre era di notte, riuscivo a vedere intorno a me grazie a dei lumicini accesi attaccati in prossimità delle case, diroccate, costruite in legno.
La particolarità di queste costruzioni era che si trovavano tutti su un ripido pendio e venivano incastrate dentro il suolo in verticale.
Erano come sommerse per metà dal fango che in seguito si era solidificato.
Era il modo utilizzato per sostenere la struttura, dentro, gli abitanti, scavano gallerie, come i mintaori di un tempo.
Da fuori si vedeva questo ammasso claustrofobico di case e casette, una sopra l'altra, senza strade, e poi terra, terra a non finire.
Per camminare intorno a queste abitazioni si usavano dei strettissimi viottoli, anch'essi costruiti sul pendio.
Ci si arrangiava, un po' come fanno le capre sulle rocce...
C'era un'atmosfera così decadente.
Incontravi gente che saliva, scendeva, con notevole difficoltà, perché per passare doveva aggrapparsi o alla casa, oppure alle radici che uscivano dalla terra.
Un sogno davvero singolare...

sabato 4 febbraio 2017

REA PALVS

Come mai ero stata scelta per partecipare al REA PALVS della mia città non lo so, però seguivo i progressi dei candidati.
Tutto avveniva nel bosco che si trova sulla collina di fronte al condominio dove abita mia mamma.
Con lei litigavo di brutto, voleva dei soldi, nonostante le avessi regalato la collana che desiderava (con enorme sacrificio).
Le davo 100 €. piangendo, non capivo perché si accaniva così contro di me, poi però tornavo sui miei passi e le riprendevo 50€.
Lei mi guardava con disprezzo.
Durante il percorso agonistico c'erano diversi ragazzi e tra questi M., la sorella di E.
Doveva fare un percorso particolare che l'avrebbe portata su un punto aperto della collina, molto panoramico, con un grosso albero.
Mentre la guardavo arrancare verso la cima della postazione eccola gridare.
Urlava.
A fatica riuscivo a capire che c'era un alveare.
Aveva con se un accendino, dava fuoco all'alveare (che nel frattempo era pieno di api impazzite) e le fiamme prendevano le vesti di M.
Ho ancora impressa questa immagine molto nitida di lei, completamente immersa nel fuoco con accanto l'alveare in fiammi, fuoco e api ronzanti impazzite....
E' stata una visione pazzesca.
Dietro l'albero, immobile, muto, come a sottolineare la vittoria della natura sul uomo.
Sembrava quasi che aspettasse quel momento per riprendersi ciò che era sua, quel luogo.
Nel sogno poi mi ritrovavo con delle donne anziane, capelli grigi, sentivo cadere addosso tutto il peso dell'età...mi sentivo così' sfinita, leggevo il telefonino, arrivavano alcuni messaggi da parte di V.
Non mi interessava ciò che aveva da dire, sempre le stesse cose. 

martedì 8 novembre 2016

Silvia

Ti ho sognata. Eravamo in visita ad un Santuario. C'era della neve, non molta ma quasi ghiacciata. Per arrivarci dovevamo passare attraverso una scala di legno molto scomoda e che si trovava dentro una cavità rocciosa. Il Santuario era grandissimo, pieno di pellegrini, dentro e fuori. Fuori, però, c'erano persone che conoscevamo. Io incontravo la mia collega che evitava di incrociare il mio sguardo e spariva, poi mio fratello con la sua ex e tutte e due andavamo via prima che potessi salutarli. Entravamo dentro il negozietto di souvenir..
Tu cercavi qualcosa da comprare, eri indecisa, anch'io
 ad un certo punto uscivo, stavo male, mi sentivo mancare. Mi trovavo in un punto con poca neve e erba. Di fronte a me c'era un asino con due asini piccolini. Arrivavi anche tu e avevi una lettera. Te l'aveva spedita un tuo ex ed eri molto turbata. Eri con qualcuno e gliela nascondevi,  non volevi sapesse che l'avevi ricevuta e toglievi l'indirizzo del mittente dicendo che così avresti potuto riutilizzarla.

martedì 11 ottobre 2016

La casa vittoriana

Sicuramente sono rimasta molto colpita da alcune immagini che ho visto ieri su internet. Immagini legate ai massacri di cartelli della droga e inevitabilmente ho avuto una trasposizione nel mio subconscio.
Nel sogno ero con mia zia, abitavo in una casa antica e in stile vittoriano, si trovava in un vicolo della mia città, vicino ai mercati di p.zza Venezia.
Mia zia viveva col suo compagno ed era molto strana, perfida, subdola, molto cattiva...mi trattava malissimo e mi voleva vendere agli avventori che si fermavano a dormire nella grande abitazione.
Mi rinchiudeva dentro, nella semi oscurità, le stanze rischiarate solo dalla luce che filtrava dalle alte finestre e nell'aria c'era un odore di carne putrefatta.
Avevo scoperto che gli sventurati che si fermavano a pernottare da noi non uscivano più. Lei li uccideva, dopo averli torturati, e li tagliava a pezzi. Alcuni, pur di salvarsi la vita, decidevano di passare al lato oscuro, a patteggiare col male, così, i non morti, con i segni delle torture, vagavano per le stanze, in cerca di cibo.
Cercavo di scappare da quel posto malvagio e folle.
Il sangue scorreva sui tavolacci di legno e lungo le pareti e tutto era così assurdo e inimmaginabile...eppure così palpabile.
La gente che passava di fuori salutava mia zia con affetto, con rispetto, non capivo se era perché la temevano oppure se non sapevano (o non volevano sapere), fatto sta che io ero quella "indisciplinata", quella che irriconoscente.
Arrivava un giovane, riuscivo a raccontargli tutto e lui mi credeva, terrorizzato da quello che aveva saputo, cercava di porre fine a quel massacro malvagio.
Voleva aiutarmi a fuggire e denunciare tutto.
Purtroppo senza riuscirci.
In un modo o nell'altro riuscivo a fuggire...con la mia macchina cercavo di andare lontano ma inizialmente i comandi non rispondevano e mia zia, da lontano, rideva sguaiatamente.
Le marce non entravano, il portello destro si apriva e non c'era verso di chiuderlo, mentre andavo restava aperto, pericoloso per i passanti...ero disperata.
In un modo o nell'altro, però, partivo. Cambiava la zona, mi trovavo nei pressi della casa delle mie cugine, la "casa" che spesso sogno, con le scale rovinate...la giornata era grigia e tutto sembrava deformato.
Finalmente mi trovavo al sicuro insieme a mio cugino e alla mogli, con i loro due figli. Raccontavo tutto, di fretta, chiedendo aiuto ma, inspiegabilmente, sentivo che non era ancora finita. mi sarei portata dentro, per sempre, l'odore della morte e del dolore, i miei sensi avrebbero per sempre ricordato la presenza del male.