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martedì 16 maggio 2017

Il paese di fango

Il sogno l'ho fatto l'altro ieri ma mi gira ancora in testa.
Come sempre era di notte, riuscivo a vedere intorno a me grazie a dei lumicini accesi attaccati in prossimità delle case, diroccate, costruite in legno.
La particolarità di queste costruzioni era che si trovavano tutti su un ripido pendio e venivano incastrate dentro il suolo in verticale.
Erano come sommerse per metà dal fango che in seguito si era solidificato.
Era il modo utilizzato per sostenere la struttura, dentro, gli abitanti, scavano gallerie, come i mintaori di un tempo.
Da fuori si vedeva questo ammasso claustrofobico di case e casette, una sopra l'altra, senza strade, e poi terra, terra a non finire.
Per camminare intorno a queste abitazioni si usavano dei strettissimi viottoli, anch'essi costruiti sul pendio.
Ci si arrangiava, un po' come fanno le capre sulle rocce...
C'era un'atmosfera così decadente.
Incontravi gente che saliva, scendeva, con notevole difficoltà, perché per passare doveva aggrapparsi o alla casa, oppure alle radici che uscivano dalla terra.
Un sogno davvero singolare...

sabato 28 gennaio 2017

Un bella e una brutta sorpresa

Nel sogno due eventi distinti mi hanno rallegrato e intristito il cuore.
Ero nel condominio dove abita mia mamma e mia zia, in casa di mia mamma...non ricordo cosa stavo cercando ma entravo in cucina.
Dovevo andare con la mia amica T. da qualche parte e stavo cercando qualcosa.
In ogni caso, in cucina, ad attendermi con il suo muso sorridente, bella come non mai, c'era la Filli.
La mia bellissima breton morta due anni fa...il cuore mi scoppiava di felicità. Mi faceva un sacco di feste, l'abbracciavo, le accarezzavo il manto e ci facevamo tante coccole.
Era così bella e gioiosa.
Si può amare tanto un cane? Si, lo si può amare. Sono sicura che anche lei, ovunque sia, il suo spirito o la sua essenza torna. Viene a trovarmi, nei sogni, dove sa che può rivedermi.
E' una sensazione meravigliosa.
Purtroppo nel sogno rivedevo anche un altra persona, il compagno di mia zia L.
Non l'ho mai sopportato quando era vivo, per come aveva trattato mia zia, per come si era comportato con me.
Una persona orrenda che ha rovinato la mia adolescenza.
Nel sogno tornava da un viaggio con mia zia, il suo solito modo di fare arrogante e prepotente, le sue maniere rozze e volgari, il suo sguardo viscido...
Andavo nel bagno di mia zia M. (sorella di mia zia L.), nella tazza del water c'erano due sacchetti di plastica chiusi, dentro delle feci.
Lui diceva che era il suo ricordo del viaggio.
Lo guardavo, mi faceva schifo, lui e la sua volgarità.
Tiravo lo sciacquone e solo dopo mi rendevo conto che avrebbero intasato tutta la colonna di scarico.
Fortunatamente non accadeva nulla di grave, ma dovevo tirare fuori quelle schifezze, mettevo dei guanti (lui intanto rideva di me), tiravo fuori quella porcheria e mi accorgevo che c'erano delle feci anche fuori.
Rivolgendomi a lui gli dicevo di quanto mi faceva schifo e quanto lo detestavo.
Mia zia, come sempre, prendeva le sue difese...
Andavo a cercare mio padre, che nel sogno era nel suo laboratorio.
Il posto dove lavora, nei miei sogni, è sempre buio e c'è una luce blu, strana...raccontavo quello che era successo, come sempre lui condannava l'atteggiamento di P. ma non faceva nulla.
Sua moglie ci ascoltava, con uno sguardo critico e divertito e io mi pentivo di aver riportato l'accaduto.
Non mi sentivo capita, nemmeno giudicata, ma nulla cambiava.
La scena cambiava e io mi ritrovavo sempre con mio padre che mi "beccava" frugare dentro un armadietto di metallo pieno di reversali della S.I.A.E.
Mi inventavo una scusa per nascondere il fatto che stavo cercando qualcosa...lui faceva finta di credermi, io del resto non sono mai stata brava a raccontare balle...
Il sogno finiva con questa sensazione di incomprensione, di arresa, di sfiducia, di solitudine.
Grazie a Dio ho visto la Filli...unico momento bello....



martedì 24 gennaio 2017

LA FALENA

Nel sogno mi trovavo da mia mamma, nel suo appartamento.
Ero sul balcone e fuori il tempo era strano, sembrava dovesse piovere da un momento all'altro, con grosse nuvole cariche di pioggia, però alcuni raggi di sole spezzavano quest'aria cupa.
Sembrava un dipinto di Turner.
Facevo notare a mia madre che una delle pareti di casa era di tessuto, sembrava tela di lino, e che facilmente i ladri si sarebbero potuti introdurre in casa se avessero scoperto il passaggio.
Guardando la parete mi accorgevo di essere nella vecchia casa dove abitavo tanti anni fa e dove l'entrata era condivisa con un altro piccolo appartamento.
Mia mamma mi voleva far vedere una cosa, ritornavo con lei sul terrazzo e, attaccate al muro, vedevo diverse gigantesche falene.
Nel muso avevano grosse zanne appuntite e le ali sembravano fatte di vetro e metallo.
Vicino a loro c'erano dei grossi bachi che si muovevano, come pupe, in attesa della metamorfosi.
Di queste falene ne vedevo altre, attaccate nella cucina.
Producevano un filo simile alla ragnatela ma serviva loro solo per restare ben salde alle pareti.
Erano orripilanti.
Purtroppo il loro morso era molto pericoloso, trasmettevano una malattia infettiva che portava alla morte.
Un'influenza che si propagava da persona a persona e che preannunciava una pandemia.
Con questi pensieri raggiungevo mia cugina che si trovava in un grosso cinema-teatro.
Era pieno zeppo di gente.
Tutti accorsi per la conferenza su queste falene.
La città, gli stati, tutti erano in allerta.
Io provavo un forte senso di disagio.
Troppa gente, tanta, percepivo il pericolo della contaminazione.
Cercavo mia cugina per dirle che uscivo, che sarei tornata in strada, all'aria aperta.
Finalmente riuscivo a vederla e chiamarla, in mezzo a quel caos di voci urlanti.
Lei restava dentro e io, da fuori, la salutavo cercando di allontanarmi il prima possibile da tutti.