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sabato 25 marzo 2017

Can-Tah e la Torre Nera

La scorsa notte ho sognato una tartaruga, l'avevano regalata a mio fratello A. Eravamo sul terrazzo a casa di mia madre, gli dicevo di stare attento che poteva cadere e volare giù di sotto. Ero molto preoccupata per questa povera bestiola. Nemmeno il tempo di parlare, la tartaruga "saltava" giù dalle mani e camminava verso la sua morte certa. Dopo un volo di quattro piani finiva a piano terra...io mi affacciavo dal poggiolo gridando...miracolosamente la tartaruga non si era rotta il carapace ed era viva. Viva. Ero sicura fosse la tartaruga "Maturin". Il Can-Tah. E' un sogno legato alla Torre Nera di Stephen King e a questo potente simbolo.

mercoledì 8 marzo 2017

Le scale e la gallinella

Ero nel condominio dove ho abitato per tantissimi anni.
C'era ancora mia nonna, i vicini di un tempo, il compagno di mia zia...mia madre.
Mi sentivo a disagio, soprattutto rivedendo P. Non potevo sopportare l'idea di ritrovarmi in certe situazioni.
Avevo trovato per strada un pulcino che cresceva rapidamente esi trasformava in una piccola gallinella.
Lo portavo con me, dentro l'atrio del condominio...e guardando le scale le vedevo tutte piene di giornali, riviste, souvenir, giocattoli, oggettini.
Ogni rampa di scale era colma di queste cose, interessantissime.
Mi fermavo a guardare, a leggere,
Raccoglievo alcuni articoli, molto vecchi e un signore, uscendo da un appartamento, sorridendo, mi raccontava che tutti quegli oggetti e fogli appartenevano al padre morto di recente.
Voleva condividerli con le persone, per non doverli gettare, perciò, chiunque fosse stato interessato, poteva prendere ciò che voleva.
Così mi mettevo alla ricerca di piccole cose particolari, di trafiletti scritti, di stranezze...con la gallinella sotto il braccio.
Lei se ne stava attaccata a me, sembrava che nulla la potesse spaventare.

L'Ateneo

Ero nell'aula di mia figlia che era identica agli anfiteatri universitari. Con banchi in legno, disposti a semicerchio.
Lei non era ancora arrivata e io mi dannavo perché sotto uno dei banchi c'era il suo zaino.
Cercavo di contattare suo padre ma era irraggiungibile.
Nessuno l'aveva vista, non si sapeva nulla di lei.
La cercavo fuori dalla scuola, la chiamavo...niente.
Mi rivolgevo alla T., dal suo banco di fiori, perché provasse a chiamarla sul telefono del padre.
Niente da fare, nemmeno lei riusciva a prendere il segnale.
Sembravano spariti.
Ad un certo punto, dal suolo, si alzava dell'acqua sporca...sempre più alta.
Finché un onda di acqua fangosa non sommergeva tutta la piazzetta...