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sabato 29 luglio 2017

Il cadavere in chiesa

Ho fatto ancora tanti sogni ma nessuno particolarmente interessante, tranne questo, questa notte.

Ero in chiesa, in centro, c'erano le prove di canto e io mi trovavo con F. per ripassare la parte dei contralti.
La chiesa era buia, rischiarata appena dalla luce delle candele (elettriche o di cera), camminando lungo la navata centrale mi accorgevo che alla mia destra, in una delle cappelle dedicate ai Santi, c'era il corpo di una donna, disteso su un piano.
Era un cadavere in fase iniziale di decomposizione, lo notavo dalle necrosi ai piedi.
Non era dentro una bara, solo deposta su un sudario bianco e circondata da fiori.
Mi dicevano che era una zia della moglie di mio padre, morta di colpo, lasciava una grande vuoto e poco per volta arrivava gente a portare l'estremo saluto.
Mi avvicinavo, guardavo i piedi, il giallo-violaceo visibile tra le dita, le unghie annerite, la pelle di uno strano colore, ma non sentivo cattivo odore.
Mi dispiaceva anche se non la conoscevo, dicevano che viveva con le sorelle, era però una donna solitaria e tranquilla, non aveva mai fatto torto a nessuno...passava il tempo, la moglie di mio padre mi evitava, così lui e io facevo altrettanto, in una situazione simile non mi andava di creare disagio, per rispetto della defunta.
Poco per volta la gente usciva la sciandola sola.
Anche F. andava via e rimanevo con la donna, in silenzio.
La donna si risvegliava, tornando dall'oltretomba, poco per volta riprendeva colore e si metteva a sedere, disorientata, non capiva dov'era, cos'era accaduto.
La rassicuravo, mi sorrideva.
Immediatamente cercavo un telefono per potermi mettere in contatto con mio padre e comunicargli il miracolo, se miracolo si trattava, non capivo nemmeno io cosa fosse accaduto.
Ero certissima che fosse morta, i dottori avevano controllato i battiti, tutto faceva pensare senza ombra di dubbio che fosse dipartita.
Eppure era tornata.
I suoi occhi pieni di vita, il suo sorriso gioioso.

La gente faceva festa mentre lei tornava alla sua vecchia casa, tra le sue mura, con le sorelle.


martedì 16 maggio 2017

Il paese di fango

Il sogno l'ho fatto l'altro ieri ma mi gira ancora in testa.
Come sempre era di notte, riuscivo a vedere intorno a me grazie a dei lumicini accesi attaccati in prossimità delle case, diroccate, costruite in legno.
La particolarità di queste costruzioni era che si trovavano tutti su un ripido pendio e venivano incastrate dentro il suolo in verticale.
Erano come sommerse per metà dal fango che in seguito si era solidificato.
Era il modo utilizzato per sostenere la struttura, dentro, gli abitanti, scavano gallerie, come i mintaori di un tempo.
Da fuori si vedeva questo ammasso claustrofobico di case e casette, una sopra l'altra, senza strade, e poi terra, terra a non finire.
Per camminare intorno a queste abitazioni si usavano dei strettissimi viottoli, anch'essi costruiti sul pendio.
Ci si arrangiava, un po' come fanno le capre sulle rocce...
C'era un'atmosfera così decadente.
Incontravi gente che saliva, scendeva, con notevole difficoltà, perché per passare doveva aggrapparsi o alla casa, oppure alle radici che uscivano dalla terra.
Un sogno davvero singolare...

giovedì 20 aprile 2017

Attacco di panico D.A.P. (DAP)

Nel sogno il tempo era così brutto e orrendo che le nubi scure, violacee, coprivano totalmente il cielo da farlo sembrare all'imbrunire.
Ero vicino al sagrato del Santuario di N.S. di Montallegro e c'era una gara di qualcosa...un evento sportivo, tutta la cittadinanza ne era coinvolta.
Stavo male, iniziavo ad accusare ansia, profonda, forte, un malessere nel cuore, come un inizio di infarto...una compressione al petto e non sapevo che fare, mi dirigevo dentro il Santuario e cercavo un posto per sedermi, per poter respirare.
Trovavo una cripta, di pietra, antica, mi sedevo sotto un arco, anch'esso di pietra...cercando di far entrare aria nei polmoni, ero come un pesce appena pescato, boccheggiavo, mentre il senso di oppressione aumentava.
Allora ecco che mi si avvicinava C, un mio ex compagno di classe delle elementari, mi diceva di stare calma, di rilassarmi, che presto sarebbe tutto passato e mentre mi parlava il suo volto si trasformava in quello di M., morto lo scorso anno, a 44 anni, cugino di C., anche lui cercava di aiutarmi, mi rassicurava, ma io ero così triste, così depressa, piena di paura...volevo scappare, ed ecco il suo volto diventare L., il mio ex marito e poi trasformarsi in A., papà di Alice....ad un certo punto lui si alzava ed era di nuovo C., andava a cercare la mia amica T., voleva chiedere cosa poteva fare per aiutarmi, ma non era più lui, la sua anima era F., lo percepivo...
Mentre ero seduta vedevo un grosso ragno uscire da una crepa nella pietra, cercava cibo...gli gettavo dei pezzetti di qualcosa che non ricordo e l'aracnide lo agguantava tra le sue zampe avvolgendolo nella sua tela e nascondendolo dentro la tana...
Ero ipnotizzata, sentivo che qualcosa mi chiamava, mi bisbigliava di andare via, per sempre.
Volevo piangere ma non ci riuscivo e stavo malissimo.
Nel frattempo C. tornava, sentivo la sua presenza forte, percepivo il suo desiderio di aiutarmi ma allo stesso tempo volevo scappare, non volevo sentirmi legata a niente, a nessuno, nessun debito di riconoscenza, volevo superare questo stato da sola.
Mi alzavo, camminando come fossi ubriaca, non riuscivo nemmeno a vedere. Fuori c'era un vento pazzesco, sembrava quasi una tormenta, passavo in mezzo alla gente che si era radunata per vedere gli sportivi arrivare in cima al sagrato....a piedi tornavo in città, giù, per il sentiero.
Camminavo così veloce da arrivare vicino casa mia in un attimo.
Come se abitassi a due passi mentre erano km., mi fermavo nei pressi della casa di T. per aspettare la funivia che mi doveva portare chissà dove...del resto, la funivia riporta al Santuario.
Non arrivava e si era fatto notte, io stavo ancora male...tutto era così deprimente, oscuro. Una donna mi parlava...io nemmeno l'ascoltavo, le rispondevo automaticamente..."si"-"no"-"ha ragione".
Rinunciavo a prendere la funivia che non sarebbe mai passata, ne ero certa e mi incamminavo verso il centro città...la gente era fuori dalla mia realtà, io ero dietro un vetro, forse il mio contenitore, chiusa, intrappolata nella mia compressione, nel mio attacco di panico.

lunedì 10 aprile 2017

7 9 2015

L'ansia è una coperta di vermi che prova a divorarmi, ma al cinico torpore del giorno preferisco l'insonnia inquieta della notte. Il silenzio è un lusso concesso solo alla morte.

sabato 25 marzo 2017

Can-Tah e la Torre Nera

La scorsa notte ho sognato una tartaruga, l'avevano regalata a mio fratello A. Eravamo sul terrazzo a casa di mia madre, gli dicevo di stare attento che poteva cadere e volare giù di sotto. Ero molto preoccupata per questa povera bestiola. Nemmeno il tempo di parlare, la tartaruga "saltava" giù dalle mani e camminava verso la sua morte certa. Dopo un volo di quattro piani finiva a piano terra...io mi affacciavo dal poggiolo gridando...miracolosamente la tartaruga non si era rotta il carapace ed era viva. Viva. Ero sicura fosse la tartaruga "Maturin". Il Can-Tah. E' un sogno legato alla Torre Nera di Stephen King e a questo potente simbolo.

mercoledì 8 marzo 2017

Le scale e la gallinella

Ero nel condominio dove ho abitato per tantissimi anni.
C'era ancora mia nonna, i vicini di un tempo, il compagno di mia zia...mia madre.
Mi sentivo a disagio, soprattutto rivedendo P. Non potevo sopportare l'idea di ritrovarmi in certe situazioni.
Avevo trovato per strada un pulcino che cresceva rapidamente esi trasformava in una piccola gallinella.
Lo portavo con me, dentro l'atrio del condominio...e guardando le scale le vedevo tutte piene di giornali, riviste, souvenir, giocattoli, oggettini.
Ogni rampa di scale era colma di queste cose, interessantissime.
Mi fermavo a guardare, a leggere,
Raccoglievo alcuni articoli, molto vecchi e un signore, uscendo da un appartamento, sorridendo, mi raccontava che tutti quegli oggetti e fogli appartenevano al padre morto di recente.
Voleva condividerli con le persone, per non doverli gettare, perciò, chiunque fosse stato interessato, poteva prendere ciò che voleva.
Così mi mettevo alla ricerca di piccole cose particolari, di trafiletti scritti, di stranezze...con la gallinella sotto il braccio.
Lei se ne stava attaccata a me, sembrava che nulla la potesse spaventare.

L'Ateneo

Ero nell'aula di mia figlia che era identica agli anfiteatri universitari. Con banchi in legno, disposti a semicerchio.
Lei non era ancora arrivata e io mi dannavo perché sotto uno dei banchi c'era il suo zaino.
Cercavo di contattare suo padre ma era irraggiungibile.
Nessuno l'aveva vista, non si sapeva nulla di lei.
La cercavo fuori dalla scuola, la chiamavo...niente.
Mi rivolgevo alla T., dal suo banco di fiori, perché provasse a chiamarla sul telefono del padre.
Niente da fare, nemmeno lei riusciva a prendere il segnale.
Sembravano spariti.
Ad un certo punto, dal suolo, si alzava dell'acqua sporca...sempre più alta.
Finché un onda di acqua fangosa non sommergeva tutta la piazzetta...

venerdì 24 febbraio 2017

Il Geco e le cavallette

Ero in ufficio, nella stanza della fotocopiatrice.
La finestra dava, come al solito, sulla strada della vecchia casa dove abitavo anni fa.
C'erano due cavallette sul davanzale che saltavano all'interno e la stanza non era più quella dell'ufficio ma del bagno.
Catturavo questi insetti e li mettevo dentro due barattoli a chiusura termica per riporli in alto, sopra una mensola.
Li guardavo mentre cercavano di liberarsi, ero tentata di aprire i coperchi ma era più forte l'istinto di lasciarli dentro. Non mi avrebbero fatto niente ma ero totalmente ipnotizzata da quella situazione.
Ritornavo nella stanza della fotocopiatrice e, di colpo, da vecchi archivi, usciva un gigantesco Geco rosa.
Enorme.
Questo lucertolone gigantesco camminava lungo le pareti e sul soffitto, cadendo per terra.
Io e il mio capo avevamo paura ma non osavamo fare  niente...nel frattempo, controllando i barattoli, mi accorgevo che le cavallette erano immobili.
Aprivo i coperchi e le facevo uscire, quasi subito si riprendevano e scappavano, mentre, del Geco perdevo ogni traccia.

sabato 4 febbraio 2017

REA PALVS

Come mai ero stata scelta per partecipare al REA PALVS della mia città non lo so, però seguivo i progressi dei candidati.
Tutto avveniva nel bosco che si trova sulla collina di fronte al condominio dove abita mia mamma.
Con lei litigavo di brutto, voleva dei soldi, nonostante le avessi regalato la collana che desiderava (con enorme sacrificio).
Le davo 100 €. piangendo, non capivo perché si accaniva così contro di me, poi però tornavo sui miei passi e le riprendevo 50€.
Lei mi guardava con disprezzo.
Durante il percorso agonistico c'erano diversi ragazzi e tra questi M., la sorella di E.
Doveva fare un percorso particolare che l'avrebbe portata su un punto aperto della collina, molto panoramico, con un grosso albero.
Mentre la guardavo arrancare verso la cima della postazione eccola gridare.
Urlava.
A fatica riuscivo a capire che c'era un alveare.
Aveva con se un accendino, dava fuoco all'alveare (che nel frattempo era pieno di api impazzite) e le fiamme prendevano le vesti di M.
Ho ancora impressa questa immagine molto nitida di lei, completamente immersa nel fuoco con accanto l'alveare in fiammi, fuoco e api ronzanti impazzite....
E' stata una visione pazzesca.
Dietro l'albero, immobile, muto, come a sottolineare la vittoria della natura sul uomo.
Sembrava quasi che aspettasse quel momento per riprendersi ciò che era sua, quel luogo.
Nel sogno poi mi ritrovavo con delle donne anziane, capelli grigi, sentivo cadere addosso tutto il peso dell'età...mi sentivo così' sfinita, leggevo il telefonino, arrivavano alcuni messaggi da parte di V.
Non mi interessava ciò che aveva da dire, sempre le stesse cose. 

lunedì 30 gennaio 2017

Omicidio e Tsunami

Probabilmente sono condizionata da un romanzo che sto leggendo in questi giorni.
"Irène" di Pierre Lemaitre.
Nel sogno ero con mia figlia, una sua amica e la mamma di quest'ultima, che è anche mai amica.
Io ero stata selezionata per partecipare ad una serie TV che assomigliava molto a LOST e questo mi rendeva molto nervosa.
Nella pausa andavi con la mia amica e le bambine da una uomo che, per qualche motivo, aveva fatto del male alla figlia di T.
La mia amica lo trovava e lo freddava, con un colpo di pistola.
Ero preoccupatissima, soprattutto per le conseguenze.
La sorella del tizio ci avrebbe messo poco a capire chi era stato e si sarebbe vendicata sulla persona più debole, la figlia di T.
Nella fuga dimenticavo la giacca di mia figlia e dovevo tornare indietro a prenderla, attraversano una zona buia, con stradine molti strette e case medioevali.
Cercavo di tornare nel luogo dell'omicidio.
Trovavo ad aspettarmi la sorella del defunto che assomigliava incredibilmente a Susan Sarandon.
Le spiegavo cosa era accaduto, lei era determinata a riprendersi la rivincita, ma dopo, ascoltando il mio racconto, fornendole le prove di ciò che era successo prometteva di non mettere in atto la vendetta.
Mi ritrovavo nella piazza della mia città, vicino al mare, dove c'erano le giostre e gli autoscontri.
Ero con le bambini e poco più lontano c'era anche T., la mamma.
Ad un certo punto vedevo avanzare dal mare un'onda gigantesca, altissima, che si dirigeva verso di noi.
Prendevo per mano mia figlia, gridando di scappare.
Non sapevo se la figlia di T. si sarebbe salvata, pensavo solo a scappare...
Dopo molto tempo (ma forse non così tanto) mi giravo...non c'era più nulla ma vedevi la bambina di T.
Era dietro di noi, vedendo i fuggire  si era unita a noi nella folle corsa, salvando la sua vita.

sabato 28 gennaio 2017

Un bella e una brutta sorpresa

Nel sogno due eventi distinti mi hanno rallegrato e intristito il cuore.
Ero nel condominio dove abita mia mamma e mia zia, in casa di mia mamma...non ricordo cosa stavo cercando ma entravo in cucina.
Dovevo andare con la mia amica T. da qualche parte e stavo cercando qualcosa.
In ogni caso, in cucina, ad attendermi con il suo muso sorridente, bella come non mai, c'era la Filli.
La mia bellissima breton morta due anni fa...il cuore mi scoppiava di felicità. Mi faceva un sacco di feste, l'abbracciavo, le accarezzavo il manto e ci facevamo tante coccole.
Era così bella e gioiosa.
Si può amare tanto un cane? Si, lo si può amare. Sono sicura che anche lei, ovunque sia, il suo spirito o la sua essenza torna. Viene a trovarmi, nei sogni, dove sa che può rivedermi.
E' una sensazione meravigliosa.
Purtroppo nel sogno rivedevo anche un altra persona, il compagno di mia zia L.
Non l'ho mai sopportato quando era vivo, per come aveva trattato mia zia, per come si era comportato con me.
Una persona orrenda che ha rovinato la mia adolescenza.
Nel sogno tornava da un viaggio con mia zia, il suo solito modo di fare arrogante e prepotente, le sue maniere rozze e volgari, il suo sguardo viscido...
Andavo nel bagno di mia zia M. (sorella di mia zia L.), nella tazza del water c'erano due sacchetti di plastica chiusi, dentro delle feci.
Lui diceva che era il suo ricordo del viaggio.
Lo guardavo, mi faceva schifo, lui e la sua volgarità.
Tiravo lo sciacquone e solo dopo mi rendevo conto che avrebbero intasato tutta la colonna di scarico.
Fortunatamente non accadeva nulla di grave, ma dovevo tirare fuori quelle schifezze, mettevo dei guanti (lui intanto rideva di me), tiravo fuori quella porcheria e mi accorgevo che c'erano delle feci anche fuori.
Rivolgendomi a lui gli dicevo di quanto mi faceva schifo e quanto lo detestavo.
Mia zia, come sempre, prendeva le sue difese...
Andavo a cercare mio padre, che nel sogno era nel suo laboratorio.
Il posto dove lavora, nei miei sogni, è sempre buio e c'è una luce blu, strana...raccontavo quello che era successo, come sempre lui condannava l'atteggiamento di P. ma non faceva nulla.
Sua moglie ci ascoltava, con uno sguardo critico e divertito e io mi pentivo di aver riportato l'accaduto.
Non mi sentivo capita, nemmeno giudicata, ma nulla cambiava.
La scena cambiava e io mi ritrovavo sempre con mio padre che mi "beccava" frugare dentro un armadietto di metallo pieno di reversali della S.I.A.E.
Mi inventavo una scusa per nascondere il fatto che stavo cercando qualcosa...lui faceva finta di credermi, io del resto non sono mai stata brava a raccontare balle...
Il sogno finiva con questa sensazione di incomprensione, di arresa, di sfiducia, di solitudine.
Grazie a Dio ho visto la Filli...unico momento bello....



martedì 24 gennaio 2017

LA FALENA

Nel sogno mi trovavo da mia mamma, nel suo appartamento.
Ero sul balcone e fuori il tempo era strano, sembrava dovesse piovere da un momento all'altro, con grosse nuvole cariche di pioggia, però alcuni raggi di sole spezzavano quest'aria cupa.
Sembrava un dipinto di Turner.
Facevo notare a mia madre che una delle pareti di casa era di tessuto, sembrava tela di lino, e che facilmente i ladri si sarebbero potuti introdurre in casa se avessero scoperto il passaggio.
Guardando la parete mi accorgevo di essere nella vecchia casa dove abitavo tanti anni fa e dove l'entrata era condivisa con un altro piccolo appartamento.
Mia mamma mi voleva far vedere una cosa, ritornavo con lei sul terrazzo e, attaccate al muro, vedevo diverse gigantesche falene.
Nel muso avevano grosse zanne appuntite e le ali sembravano fatte di vetro e metallo.
Vicino a loro c'erano dei grossi bachi che si muovevano, come pupe, in attesa della metamorfosi.
Di queste falene ne vedevo altre, attaccate nella cucina.
Producevano un filo simile alla ragnatela ma serviva loro solo per restare ben salde alle pareti.
Erano orripilanti.
Purtroppo il loro morso era molto pericoloso, trasmettevano una malattia infettiva che portava alla morte.
Un'influenza che si propagava da persona a persona e che preannunciava una pandemia.
Con questi pensieri raggiungevo mia cugina che si trovava in un grosso cinema-teatro.
Era pieno zeppo di gente.
Tutti accorsi per la conferenza su queste falene.
La città, gli stati, tutti erano in allerta.
Io provavo un forte senso di disagio.
Troppa gente, tanta, percepivo il pericolo della contaminazione.
Cercavo mia cugina per dirle che uscivo, che sarei tornata in strada, all'aria aperta.
Finalmente riuscivo a vederla e chiamarla, in mezzo a quel caos di voci urlanti.
Lei restava dentro e io, da fuori, la salutavo cercando di allontanarmi il prima possibile da tutti.

lunedì 16 gennaio 2017

Il serpente corallo

Ho sognato un serpente corallo. 
Compariva in ogni fase della mia vita, il mio subconscio riviveva i momenti più difficili proiettandoli come un film nel sogno e in ogni situazione il serpente arrivava. 
Il suo significato pare sia positivo.
Forse l'ho già sognato questo serpente...
Dulcis in fundo, visto l'approssimarsi dei miei cinquanta (tra dieci mesi) prima di svegliarmi, nel sogno, mi guardavo allo specchio.
Ero in slip e le tette erano così lunghe da toccare i fianchi....
Il mio subconscio mi ama.

giovedì 12 gennaio 2017

La Torre Nera/Il tizio

La notte scorsa ho sognato che davo alla luce il "tizio". Era piccolo, rispetto alle dimensioni di un neonato, sottopeso, era tutto sporco di sangue. Aveva la testa umana e il corpo di un cane, ma senza pelo, come se fosse squoiato.
La Torre Nera mi é entrata nella mente.

lunedì 2 gennaio 2017

Il Giullare

Nell'altro sogno invece correvo. Era una bellissima giornata di sole e mi trovavo in Piazza Cile. Cercavo di posteggiare la macchina, la strada era tutta deformata dalle enormi radici di alberi secolari. Un'impresa. C'erano dislivelli paurosi. Riuscivo a sistemare l'auto in qualche modo e mi incamminavo verso il mare. Piano piano dall'andatura veloce passavo alla corsa. Era come avere le ali ai piedi e così giungevo in una scogliera vicino al castello (una zona che nella realtà non esiste). A quel punto dovevo fermarmi perché l'angolo del muro giallo ocra di una casa costruita a picco sul mare mi impediva di proseguire. Tornavo indietro, aiutata da alcune persone che conosco, e riprendevo a correre verso il Parco Casale. Un jullare mi aspettava all'inizio di una serie di tornanti dentro un bosco di castagni, mi faceva segno di proseguire alla sua sinistra. Scendevo giù per questo budello di sentiero, la terra era molle, umida, c'era un solco profondo al centro e mentre cercavo di muovermi venivo inghiottita lentamente dal fango scuro.

É arrivato Tequila

Ho sognato Tequila...non era ancora passato a trovarmi. Nel sogno mi trovavo in un piazzale, all'aperto, simile a quello della Stazione ferroviaria. Gli facevo il bagno perché non stava bene (ma non come quando é morto), aveva bisogno di essere curato. Si lasciava lavare e insaponare..il dorso, la pancia, le zampe, la coda. Era bravissimo e mi faceva le fusa, proprio come é sempre stato il mio gattone. Buonissimo. Mi guardava con quei suoi occhioni grandi, grandissimi. Lo asciugavo per bene finché il suo manto tornava ad essere morbido e caldo. Poi andavo dal veterinario...nel tragitto incontravo mia madre che mi dava 3 pastiglie. Invece di darle a Tequila le prendevo io. Distrattamente. Dovevo farmene prescrivere altre per il micio ma, quando arrivavo da loro, Tequila non era più con me.
Mi manca tanto.