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lunedì 22 febbraio 2016

Frate Indovino

Era notte e io cercavo mia figlia, Alice. 
Mi trovavo in una creuza, in salita.
La chiamavo. 
Ero preoccupata.
Ad un certo punto ho visto una piccola casetta. Un essicatoio reso abitabile. 
Vedevo il calendario di Frate Indovino, non era all'interno della casa, ma era come se lo fosse, e c'era scritto qualcosa che ricordava la mia infanzia e mi rendeva triste e con un forte senso di solitudine. Ho iniziato a sentire una bambina urlare, gridava, disperata, dentro casa. 
Non era mia figlia e io non riuscivo a raggiungere questa bambina per salvarla

sabato 20 febbraio 2016

Mantova

Ho fatto un sogno questa notte. Ero a Mantova. Un amico, artista e restauratore d'arte, presentava una grande mostra personale allestita in uno dei palazzi più importanti. Era anche impegnato a finire un quadro grande come la parete. Il dipinto ricordava un po' lo stile fiammingo. Un po' Bruegel se vogliamo. C'erano tanti fuochi fatui che spiccavano nella grande tela scura. Mi raccontava che era riuscito a metterti in contatto con le anime di alcuni frati e preti di un monastero. Mi raccontava anche che parlava con loro in latino e in una lingua molto più antica e non conosciuta. Loro gli svelavano alcune cose importanti. In pratica era riuscito a metterti in contatto con gli inferi. I palazzi antichi di Mantova erano tutti in restauro. Alcuni decadenti. Coperti da teli che sembravano sudari. In una piazza campeggiava, enorme, una statua stilizzata, orizzontale, sembrava fatta in terra cotta,. Sollevata da terra raffigurava un essere umano composto da più parti disunite che, visivamente, creavano un effetto ottico particolare. A questa mostra incontravo anche Franco, un amico di Bologna, era molto invecchiato e mi stupivo di vederlo proprio in quel luogo.  Parlavamo come vecchi amici, del passato, delle cose della vita. Tutto era stranamente "sospeso". Come la statua.
Camminando incontravo mio padre, con la moglie, il figlio e sua moglie e la figlioletta. Insieme a loro c'erano mio cugino con la moglie, i loro figli e il bambino della figlia, insieme al padre.
La moglie di mio padre era infastidita dalla mia presenza.Ero con il mio cane, Giotto.Decidevo di fare un giro per le vie.Purtroppo erano piene di grossi cani, pastori tedeschi, pit bull, rotwailer. Prendevo in braccio il mio cane, per paura che lo azzannassero, e loro cercavano di scagliarsi contor di me.Mi nascondevo in un piccolo bosco. C'erano alberi e tanta edera che, una volta dentro, si trasformavano in liane, radici, rampicanti infestanti e io rimanevo imprigionata la dentro col mio cane.Chiamavo i miei parenti per avere un aiuto ma loro non si muovevano.
Vicino sentivo ringhiare, così mi decidevo a muovermi, spaventata.  A fatica uscivo fuori da quel grosso groviglio e, nonostante le radici cercassero di prendermi le gambe, mi salvavo. Io e il mio Giotto.