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sabato 2 gennaio 2016

La mosca cavallina

C'era C. Era vestita da militare, con berretto e divisa d'ordinanza. Era stara esiliata e non poteva più mostrarsi in giro. Si era camuffata con queste vesti per passare inosservata e poter lasciare la città, fuggire dalle persone, dalle maldicenze, dal passato. 
Veniva a salutarmi e, in un lungo abbraccio, piangeva. 
La vedevo allontanarsi con un senso di sconfitta nel cuore. 

Preparavo poi una borsa sportiva, capiente. Dentro c'erano tante cose, documenti, qualche vestito, alcuni oggetti e una giacca da montagna, di quelle piene di cerniere e scomparti utili a chi fa trekking o alpinismo. 
Era rossa. 
Dovevo dare tutto a Mohamed e assicurarmi che trovasse la borsa senza essere visto dai suoi dirigenti. Riuscivo a posizionare la borsa lungo la riva di un fiume, non troppo nascosta alla vista. Sembrava una bomba. Avevo paura di creare attenzione ma, fortunatamente, lui arrivava e recuperava tutto. 
Facevo in tempo a salutarlo prima che entrasse nella fabbrica. 
Salivo su un bus insieme a Giotto, mio cugino A. mi indicava un posto comodo dove sistemarmi, il mio viaggio era lungo. 
Dal finestrino vedevo alcuni uomini affannarsi per recuperare mosche cavalline, era tempo di raccolto e questi insetti erano preziosi quanto difficili da catturare.

 Successivamente, M., mi prestava la sua macchina (non ricordo il motivo), e dovendo fare retromarcia, essendo una 500, ricordavo che aveva un metodo diverso. Dovevo spingere il cambio in basso e portarlo in avanti. La leva del cambio si spezzava in due. 
Ero molto rammarricata da questo accadimento ma, facendomi coraggio, andavo dal proprietario. M. non era preoccupato e mi tranquillizzava dicendomi che tutto si sarebbe sistemato con un po' di colla.

venerdì 1 gennaio 2016

1 Gennaio 2016 (Bruegel)

Il primo sogno del 2016. Mi trovavo in un paese identico a quelli dipinti da Bruegel. Le persone erano vestite come quelle rappresentate nelle sue opere. Mi venivano a cercare perché la Filli aveva ucciso un caprone. Io mi disperavo e gridavo a tutti che era impossibile, era così buona e dolce...inoltre sapevo che non c'era più. Eppure la vedevo, era lì, bella, fiera e spaventata.volevano sopprimerla e io cercavo di abbracciarla per portarla via e salvarla. Continuavo a gridare la sua innocenza, spingendomi in mezzo alla folla.

Un sogno di cacca (30 dicembre 2015)

Che sogno strano. Ancora in una città come Genova. Traffico, vecchi palazzi, rumore, gente, confusione. Incontravo un uomo, età media, guidava una Honda Civic (chissà perché). Non aveva capelli ed era longilineo e alto. Lo avevo conosciuto in chat. Una di quelle dove si fanno incontri. Parlavamo di tante cose ma io generalizzavo per non entrare troppo nel privato. Cercava di passare con l'auto tra una macchina posteggiata e una casa. Guardava se c'era spazio. In pratica saliva con l'auto su un marciapiede. Un cane aveva fatto una cacca gigantesca ed un uomo, con dei camperos, ci metteva dentro il piede sinistro. Scendevo dall'auto e raccoglievo questa montagna di m... (chissà perche?). Col mio sacchetto pieni di cacca salutavo il mio chat amico con alcuni baci. Voleva rivedermi ma gli dicevo che era impossibile perché dovevi pensare a mia figlia e non avevo tempo. Mentre buttavo il sacchetto pieno di cacca nell'immondizia pensavo "se saran rose fioriranno".
Chissà, questo sogno potrebbe essere la metafora della mia vita?! Penso ad una frase di De André. "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior."