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mercoledì 28 dicembre 2016

Il più bel regalo di Natale (24/12/2016)

Ho sognato la Filli, dopo tantissimo tempo. 
Ero a San Michele, uscivo da un bar, verso la strada carrozzabile, e la vedevo arrivare correndo, felice. Mi faceva un sacco di feste e io, per la gioia, mi buttavo in terra, abbracciandola.
 La riempivo di coccole e le dicevo quanto mi mancava e quanto le volevo bene.
 La sua immagine non era nitida, era...luminescente. 
Aveva un'aura di luce tutt'intorno. 
Che sogno splendido. 
Non potevo ricevere regalo più bello per questo Natale.

martedì 13 dicembre 2016

Zia Piera e Pupa

Ero con mia madre, mio fratello, mio zio. La stanza era piena di fiori e in mezzo c'era mia zia, morta a fine agosto. Adagiata in una bara rivestita di raso bianco perlato. Mio zio attaccava con la sua solita litania perché non ho capito, perché non l'ho accontentata, perché non ho fatto di più, perché te ne sei andata".
Piangeva. Tra la disperazione e la rabbia. Ad un certo punto mia zia si metteva a sedere, poi usciva dalla cassa da morto e infuriata gli gridava di tutto, a lui, a noi. "Bastaaa!!!! Cosa piangete, cosa soffrite, cosa vi lamentate. Sto bene, sto benissimo. Sto meglio ora". Poi guardando mio zio "Mi hai stancato. Sono finalmente libera. Libera da te, dal tuo egoismo. Hai rotto le palle con questa storia". Eravamo pietrificati...anche se dentro ero contenta. Lei stava proprio bene. Era quella di un tempo, piena di grinta. Mi giravo verso un tavolino, sopra c'era un sacchetto di stoffa e dentro il sacchetto, Pupa, la mia gatta morta a marzo. Era dura, fredda, leggera. La toccavo e sentivo questa sua mortalità, ma poco per volta le zampine iniziarono a muoversi, poi il resto del corpo, e il musetto, gli occhi. Era tornata, da me. La accarezzavo, ero così felice...mi sono svegliata. 

martedì 8 novembre 2016

Silvia

Ti ho sognata. Eravamo in visita ad un Santuario. C'era della neve, non molta ma quasi ghiacciata. Per arrivarci dovevamo passare attraverso una scala di legno molto scomoda e che si trovava dentro una cavità rocciosa. Il Santuario era grandissimo, pieno di pellegrini, dentro e fuori. Fuori, però, c'erano persone che conoscevamo. Io incontravo la mia collega che evitava di incrociare il mio sguardo e spariva, poi mio fratello con la sua ex e tutte e due andavamo via prima che potessi salutarli. Entravamo dentro il negozietto di souvenir..
Tu cercavi qualcosa da comprare, eri indecisa, anch'io
 ad un certo punto uscivo, stavo male, mi sentivo mancare. Mi trovavo in un punto con poca neve e erba. Di fronte a me c'era un asino con due asini piccolini. Arrivavi anche tu e avevi una lettera. Te l'aveva spedita un tuo ex ed eri molto turbata. Eri con qualcuno e gliela nascondevi,  non volevi sapesse che l'avevi ricevuta e toglievi l'indirizzo del mittente dicendo che così avresti potuto riutilizzarla.

lunedì 24 ottobre 2016

A volte ritornano

Questa notte è passata a salutarmi Filli, la mia cagnolina che  mancata da un anno. Una Breton dolcissima che mi ha lasciata all'età di 14 anni.
Quante feste.
Com'ero felice di rivederla...e poi è arrivato anche un mio prozio, morto quasi 40 anni fa...non lo sognavo da tantissimi, decenni. Ed eccoli li, col suo sorriso, come stava bene...

Sono contenta di averli sognati.


giovedì 13 ottobre 2016

Un mare di spazzatura

Mi trovavo con il mio ex marito a Roma, anche se era immersa nell'acqua, come Venezia.
Dovevamo arrivare in un punto della città e l'unico mezzo per poter raggiungere quel luogo era usare delle barche.
Era pieno di turisti e i traghetti erano affollati. Così decidevamo di rivolgerci ad un privato. Un tipo strano che ci era stato consigliato da una persona del luogo.
Inizialmente dovevamo salire su una barchetta di legno molto piccola. così piccola che a mala pensa ci stavano i nostri piedi. Inspiegabilmente restava a galla ma l'acqua era piena zeppa di spazzatura, plastica, carta, alghe, carcasse di animali, pezzi di legno....
Riuscivamo a traghettarci verso l'interno di una stanza molto grande, immersa per un terzo nell'acqua, chiusa da mura e grossi tendoni color porpora.
Dentro, immerso nell'acqua con tutte le zampe, c'era un bellissimo cavallo marrone scuro.
Mi domandavo come un cavallo potesse resistere in quello stato. C'era un recinto che lo teneva bloccato in un angolo.
Passavamo da quella barchetta striminzita ad una più grande e uscivamo fuori, alla luce...l'acqua non cambiava, sempre piena di tutta l'immondizia di questo mondo. Era una cosa angosciante e orrenda da vedere. Non esisteva un centimetro cubo di acqua pulita...di fronte a noi vedevamo la basilica di San Pietro.

martedì 11 ottobre 2016

La casa vittoriana

Sicuramente sono rimasta molto colpita da alcune immagini che ho visto ieri su internet. Immagini legate ai massacri di cartelli della droga e inevitabilmente ho avuto una trasposizione nel mio subconscio.
Nel sogno ero con mia zia, abitavo in una casa antica e in stile vittoriano, si trovava in un vicolo della mia città, vicino ai mercati di p.zza Venezia.
Mia zia viveva col suo compagno ed era molto strana, perfida, subdola, molto cattiva...mi trattava malissimo e mi voleva vendere agli avventori che si fermavano a dormire nella grande abitazione.
Mi rinchiudeva dentro, nella semi oscurità, le stanze rischiarate solo dalla luce che filtrava dalle alte finestre e nell'aria c'era un odore di carne putrefatta.
Avevo scoperto che gli sventurati che si fermavano a pernottare da noi non uscivano più. Lei li uccideva, dopo averli torturati, e li tagliava a pezzi. Alcuni, pur di salvarsi la vita, decidevano di passare al lato oscuro, a patteggiare col male, così, i non morti, con i segni delle torture, vagavano per le stanze, in cerca di cibo.
Cercavo di scappare da quel posto malvagio e folle.
Il sangue scorreva sui tavolacci di legno e lungo le pareti e tutto era così assurdo e inimmaginabile...eppure così palpabile.
La gente che passava di fuori salutava mia zia con affetto, con rispetto, non capivo se era perché la temevano oppure se non sapevano (o non volevano sapere), fatto sta che io ero quella "indisciplinata", quella che irriconoscente.
Arrivava un giovane, riuscivo a raccontargli tutto e lui mi credeva, terrorizzato da quello che aveva saputo, cercava di porre fine a quel massacro malvagio.
Voleva aiutarmi a fuggire e denunciare tutto.
Purtroppo senza riuscirci.
In un modo o nell'altro riuscivo a fuggire...con la mia macchina cercavo di andare lontano ma inizialmente i comandi non rispondevano e mia zia, da lontano, rideva sguaiatamente.
Le marce non entravano, il portello destro si apriva e non c'era verso di chiuderlo, mentre andavo restava aperto, pericoloso per i passanti...ero disperata.
In un modo o nell'altro, però, partivo. Cambiava la zona, mi trovavo nei pressi della casa delle mie cugine, la "casa" che spesso sogno, con le scale rovinate...la giornata era grigia e tutto sembrava deformato.
Finalmente mi trovavo al sicuro insieme a mio cugino e alla mogli, con i loro due figli. Raccontavo tutto, di fretta, chiedendo aiuto ma, inspiegabilmente, sentivo che non era ancora finita. mi sarei portata dentro, per sempre, l'odore della morte e del dolore, i miei sensi avrebbero per sempre ricordato la presenza del male.

giovedì 8 settembre 2016

La casa di mia zia Marisa

Questa notte ho fatto tre sogni distinti ma, purtroppo, ne ricordo solo uno, nonostante mi sia ripromessa di scriverli questa mattina...la mente li ha lasciati andare.

Entravo nella casa dove abitava mia zia Marisa e dove ho trascorso molti giorni della mia infanzia.
Non è la prima volta che la sogno e ogni volta è sempre più fatiscente.

Anche in questo sogno le scale erano faticosissime da fare, in marmo liscio, con un passamano quasi inesistente, tutte storte e non collegate tra loro.

Per arrivare all'appartamento di mia zia e delle mie cugine dovevo fare un'acrobazia, l'ultima rampa era piccola, pendeva nel vuoto e mi metteva molta ansia.

La casa è molto vecchia e nella realtà è sempre stata piuttosto particolare. Senza ascensore e con gradini pericolosi. Ricordo che quaqndo salivo e scendevo, sentivo vibrare il muro...pensavo che un giorno le scale sarebbero crollate nel vuoto.

Nel sogno provavo molta ansia e timore. Dovevo per forza arrivare al terzo piano ma c'erano molte ragnatele, alcune spesse, come quelle che si trovano nelle cantine buie. 


giovedì 25 agosto 2016

Piume bianche

Questa notte ho sognato la mia vecchia abitazione, quella che per diversi anni ha accolto la mia vita col mio ex marito.
Le stanze erano tutte in disordine, come se fosse imminente un trasloco, o come se qualcuno avesse tentato di trascinare i mobili fuori dal loro posto.
Nella cucina c'erano diverse gabbie con degli uccellini, potevano essere diamantini o canarini, però le loro piume erano bianche.
Alcuni di loro erano stremati, senza cibo e acqua, quasi in fin di vita.
In ogni stanza c'erano piume, soprattutto per terra, ma anche nell'aria, sui mobili, sulle tende, sul letto.
Spostavo qualcosa ed ecco piume...
Ero triste, molto. Non piangevo, ma ero molto sconfortata.,
Eppure con me c'era il mio ex marito, che mi faceva forza.
Tutto sembrava perduto nel tempo...immobile e lontano. 
Tutto...tranne le piume bianche.

lunedì 1 agosto 2016

Ratti

Questo sogno l'ho fatto venerdì notte.
Mi trovavao alla stazione di Genova, con Silvia. La stazione era molto decadente e all'interno si aggiravano diversi tossici.
Cercavano di rubare anche poche monete per farsi un buco.
Avevo molta paura e dicevo a Silvia di stare attenta.
Purtroppo, per fare il bigolietto, perdevamo il treno e ci toccava aspettare un'ora, decidevamo così di uscire dalla Stazione.
Fuori sembrava di essere a Roma, ma nella zona dei Fori Imperiali, c'era infatti una zona piena di scavi con pietre e colonne romane.
La particolarità stava nelle strade, ricoperte da topi morti,
la maggior parte di loro schiacciati dalle macchine, ma molti altri camminavano indisturbati. Alcuni molto grossi, altri meno...c'0era un'atmosfera di decadenza incredibile.

Ancora Pennywise

Incubo IT. Ho sognato mia figlia. Eravamo in strada e mi raccontava di aver ricevuto una strana telefonata da un "signore" che le chiedeva se le piacevano i colori e i giochi. La invitava ad andare al circo, si sarebbe divertita. L'aspettava. Poi mi diceva "mamma, gli ho detto di no. Che non mi interessava". Le chiedevo se sapeva chi era che l'aveva chiamata e lei, col visino innocente e risoluto "Certo. È IT. Mi ha già chiamata altre volte, ma io faccio finta di non riconoscerlo".

giovedì 14 luglio 2016

Cane, gatti e....IT

Ho sognato che trovavo due gatti. Uno rosso tigrato e uno nero. Già grandi. Trovavo anche un cane simile a Giotto ma di taglia grande. C'era ancora Pupa viva. Nel sogno camminavo in un prato, c'erano anche i genitori con i bambini della scuola elementare, mi dicevano qualcosa, parlavano, ma non capivo. Ero preoccupata per loro, per i figli, avevo paura che potesse capitare qualcosa di brutto, se li lasciavano andare da soli...sentivo che c'era qualcuno pronto a far loro del male.
Poi facevo i salti mortali per portare i gatti e il cane dal veterinario...c'era molto traffico e faceva un caldo terribile. Ad un certo punto IT metteva una larva di cadavere per terra per farlo mangiare al gatto nero. Prendevo uno dei gatti e lo lanciavo addosso al clown che spariva. I gatti così erano salvi, io davo loro finalmente da mangiare.

martedì 21 giugno 2016

L'arcolaio

Il sogno di questa notte è stato davvero surreale.
Ero con mia madre, stavo facendo la Cresima, in una grande Cattedrale, simile a quella della mia città ma molto più grande.
Le panche erano molto alte da terra e il terreno su cui erano appoggiate disconnesso.
Per camminare agevolmente avevano messo delle travi o dei cubi di legno o cartone.
Era comunque difficile restare in equilibrio.
C'erano il Vescovo e molti sacerdoti.
La funzione si svolgeva nella penomba illuminata solo dalle candele e la Chiesa era stracolma.
Una donna, ben vestita, si avvicinava a me e mi abbracciava. Diceva che ero uguale a sua figlia.
Piangeva disperata.
Mia madre interveniva dicendole di stare tranquilla, di smetterla, ma questa mi portava verso di se, quasi volesse portarmi via.
Mia madre interveniva con maniere brusche e la donna inveiva contro di lei e contro di me, con occhi da pazza, andandosene poi gridando parole senza senso.
Uscendo dalla Chiesa la città era invasa dalla spazzatura, per terra, in ogni angolo, c'erano sacchetti pieni di immondizia, acratacce, plastica, sparsi per strada. In mezzo a questo caos un uomo, dall'accento sembrava meridionale, filava lana su un gigantesco arcolaio.
Creava fili di ogni colore per dare forma a figure gigantesche che si muovevano e prendevano forma, come fossero vere.
Era affascinante vedere come, con questi fili riuscisse a tessere migliaia di colori, senza uno schema sotto gli occhi.
Io gli chiedevo come faceva, come era possibile, ma tutte le persone si fermava a guardare.
Nei pressi c'era un viadotto e proprio sotto la strada c'era una delle sue creazioni.
Una gigantesca figura umana, tessuta, che si muoveva, gesticolava, immensa, bellissima.
La gente guardava, osservava, camminava in mezzo alla spazzatura.
Volavano fogli di carta, scalciavano bottigliette di plastica.
I gabbiani volteggiavano in cerca di cibo.
Era tutto normale.
L'anormalità era quest'uomo, il suo arcolaio immenso e le figure colorate che prendevano vita dalle sue mani.

lunedì 13 giugno 2016

Filli

05/06/2016 

Ho sognato un sentiero dritto e pianeggiante formato da ciottoli di pietra immerso nel bosco. I lati del sentiero erano pieni di ragnatele e grossi ragni appesi. Ho sognato anche la Filli.  Tornavo a casa e lei era dalla porta, ad aspettarmi. Dalla gioia mi buttavo in terra per abbracciarla e giocare con lei e lei mi riempiva di baci. Eravamo così felici insieme. 

lunedì 16 maggio 2016

La pazza con gli occhi color madreperla

Nel sogno ancora tantissima gente. Era stata aperta la cattedrale per l'anno Santo. C'era una grande processione, molta gente, tanti bambini, le suore. Per poter arrivare all'altare si faticava dalla folla che occupava il centro e le navate, ma lo spettacolo era rappresentato dal secondo altare che si trovava in alto, alla fine di una salita a larghi gradoni di marmo, e che era accessibile solo in quell'occasione. Era tutta illuminata e ricca di decori in oro e affreschi. Si accedeva anche attraverso passaggi laterali aperti in piccoli archi in colonnine di marmo e a guglie, che collegavano all'altare principale. Da questa discesa scendeva, in processione, il Vescovo. Io guardavo questo cerimoniale con occhi sospettosi. Dov'era la povertà tanto predicata da Gesù? Mi ritrovavo poi in strada dove c'era molta altra gente...tra questi una donna, d'età, aveva la faccia dipinta col cerone bianco e gli occhi fissi, color madreperla. In testa aveva i capelli acconciati come grossi nastri da pacchi sistemati a coccarda ed era ferma, immobile. Voleva farmi del male, a me, a mia figlia. Riusciva ad avvicinarla e darle un piccolo pinguino di pezza. Dovevo già tenere mia figlia al sicuro da un tizio che bazzicava vicino la palestra e che non mi piaceva, uno con capelli corti e neri. Cercavo di scappare con la mia vecchia vespa special bianca e davo il mio motorino Bravo a mia figlia. Avevamo difficoltà a prenderlo perché era posteggiato fra tre pantere nere, due femmine e un maschio. Erano docili nonostante si avvicinassero ad annusarci e ci guardassero fisse con i loro occhi gialli. Il motorino non partiva, la pazza si avvicinava, avevo paura, era stata tolta la valvola alla ruota ed era a terra. Mi aiutava il meccanico, Andrea, mentre mio fratello Andrea mi diceva qualcosa a proposito della Vespa. Alla fine riuscivamo, io e mia figlia, ad allontanarci da quella follia collettiva (anche dal meccanico c'era gente, sembrava un'osteria) e andavamo vera casa di mia madre. Era notte e nel traffico non la vedevo, era sul motorino, temevo si facesse male. Arrivavamo a casa di mia madre, fuori ad aspettare c'era il suo compagno con il mio cane e con mio fratello. Mia madre non c'era, sparita, non avevano le chiavi per entrare e le mie erano rimaste in una borsa sportiva, dal meccanico. Urlavo, gridavo frustrata perché alla fine dovevo tornare là, dal meccanico, nella confusione, dalla pazza con gli occhi color madreperla che mi odiava.

Il mio nome

Nel sogno c'era così tanto traffico che le macchine rinunciavano a seguire il semaforo e ognuno proseguiva, svoltava, si fermava, quando ne aveva voglia. Incontravo Baldo G., mi faceva vedere dei dipinti fotocopiati in b/n, c'era una poltrona, altri due soggetti che non ricordo...poi ritornava, sempre con la stessa fotocopia, aveva dipinto una rosa, sempre in bianco e nero. (Baldo è morto tre anni fa).
Mi ritrovavo nella rampa di scale dove un tempo abitava mia zia, è sempre stata poco sicura, antica, di marmo, traballante, con il passamano molto basso. 
Ho sempre avuto paura di quelle scale. 
C'era oscurità, la vicina aveva lasciato due sedie di plastica ad ostruire il passaggio alla rampa superiore ed un enorme pannello con un messaggio scritto in rilievo e tante foto. Era per me. Sembrava un matrimonio, o un ritrovo, donne sedute su una tavola gigantesca di legno massiccio. Sopra il tavolo c'erano dei neonati vestiti d'argento che rotolavano su se stessi (si muovevano dentro la foto). 
Sul muro leggevo, inciso, il mio nome e lo rileggevo anche sul tabellone...uscivo fuori, c'erano tagliaerba, segavano rami, siepi, fiori...i papaveri, presto avrebbero eliminato anche quelli. 
Nulla restava dopo il loro passaggio. 
Tagliavano senza pietà. Nel sogno incontravo Lucia e la Lolly, Claudio e Benia. 
Cercavo un po' di tranquillità e finivo in casa di Giuseppe, era seduto dietro la scrivania piena di fogli disegnati, bozzetti, schizzi, appunti. Metteva della musica moderna, non mi piaceva, lo guardavo, cambiava con del soul jazz...mi sedevo sulle sue gambe e lo abbracciavo, la testa nascosta nel suo collo ad ascoltare la musica. Finalmente ero in pace.

giovedì 5 maggio 2016

CONCHIGLIA

Nel sogno mi trovavo con mio fratello, Cinzia, Lucio e altre persone in un posto chiamato Punta Chiappa.
Il percorso per raggiungere questa piccola perla di mare era diverso dal solito.
Bisognava passare attraverso scalette costruite dentro piccole caverne di gesso e marmo, tutte decorate con perle e conchiglie.
I passaggi a volte diventavano piccole stradine per poi tornare ad essere scale.
Dai fori che fungevano da finestre si poteva vedere piccoli scorci di mare e Pini Marittimi che si tuffavano dentro l'acqua.
Era bellissimo.
Mentre raggiungevo il posto trovavo anche reti da pesca, fatte a mano e altri oggetti usati dai pescatori.
C'era molta luce e le pareti erano tutte imbiancate con la calce.
Per certi versi sembrava quasi di essere in Grecia.
Il sole splendeva e si respirava aria salmastra.
Dopo aver camminato per parecchio tempo trovavamo un piccolo bar chiamato "Tortuga".
Era bellissimo soprattutto perché si poteva raggiungere solo a piedi oppure in barca, ma una barca piccola, come un leudo o un gozzo.
Dentro era tutto arredato con oggetti che ricordavano i Pirati, botti di legno, coltellacci, tavolini alti dove alcune persone erano sedute a bere una birra.
Il proprietario diceva che era una vitaccia tenere in piedi quel posto ma i clienti ripagavano la fatica.
Sul soffitto pendevano altre reti e i muri esterni erano anch'essi rivestiti di conchiglie, perle e altri piccoli fossili.
Era davvero una meraviglia.
Salutavamo il proprietario per tornare a casa, a malincuore.
Ma il sole stava tramontando e il rischio era quello di rimanere al buio.

lunedì 11 aprile 2016

FIAT LUX

Nonostante mi fossi coricata con una pesantezza nel cuore, a causa dello stato di salute di una mia zia, la notte appena trascorsa ho fatto un sogno bellissimo.
Camminavo nel bosco, in uno dei sentieri che faccio solitamente con mia figlia. Gli alberi erano molto alti, più alti del solito ed era giorno. 
C'era una bella atmosfera, camminavo e pensavo ad alta voce, forse parlavo con qualcuno che non era presente.
Ad un certo punto alzavo gli occhi al cielo e tra i rami degli alberi appariva una luce fortissima.
Una luce luminosissima, non calda, ne fredda, una luce che non avevo mai visto e più la guardavo più quest'ultima si allargava, prendendo spazio tra gli alberi , invadendo ogni foglia, ramo, tronco. 
Era così potente e piena di energia.
Io rimanevo a bocca aperta a guardare estasiata, mi facevo trapassare da questa sensazione benefica.
E' stato un sogno bellissimo.

giovedì 7 aprile 2016

La torre di carcasse di animali

Nel sogno mi trovavo col mio ex marito.Eravamo giovani e stavamo andando a trovare dei suoi amici nell'officina. Ero in macchina con lui e stavamo cercando un posteggio, le strade erano fitte, strette, piene di angoli e incroci. Facevamo fatica a passare. In alcuni punti era davvero impossibile, ma, come per magia, la macchina si allungava e passavamo comunque.Arrivati a destinazione guardavo verso il boate, il piazzale che si trovava vicino era pieno zeppo di carcasse di animali.Erano tutte accatastate l'una sull'altra, come se tutte le macellerie della regione avessero deciso di mettere li i corpi scuoiati.Era impressionante.Pensavo alla mancanza di igiene e alla puzza, che presto, si sarebbe sentita.La carne avrebbe iniziato a decomporsi, le mosche avrebbero banchettato.Uscivamo da quel labirinto per dirigerci verso la strada parallela al groviglio.C'era un cane, stava malissimo.Volevo chiamare il mio veterinario ma il mio telefono era grandissimo.Cercavo il numero, non ci riuscivo, si apriva in due il cellulare e mi cadeva la batteria per terra.Alcuni giovani ridevano, una ragazza, a bassa voce, insinuava che non ero capace a usare il telefono.Le rispondevo in malo modo, eppure era tutto molto difficile.Tornavo a casa e mi mettevo a fare un ritratto ad una donna.
Non so chi fosse ma ricordo che la spalmavo tutta con lo strutto.
Era nuda e completamente ricoperta di strutto.

mercoledì 6 aprile 2016

La moneta da 2 Euro

Nel sogno della scorsa notte camminavo per le vie della mia città.
Pioveva molto forte, era giorno.
Per ripararmi andavo a trovare un'amica che lavora in un Panificio.
Entrando nel negozio mi mostrava, tutta contenta, una moneta da due euro che aveva conservato per me.

La moneta era particolare, infatti oltre ad essere stata coniata nel 1998, quindi prima dell'entrata dell'Euro, riportava come effige non quella che si vede nelle monete solite ma un drago, con una lunga coda che terminava a punta di freccia e la testa era quella di un demone, con lunghe corna.

Mi faceva notare che il demone-drago aveva un fallo che usciva da corpo, eretto.

Le dicevo che spesso i demoni erano raffigurati in quel modo, soprattutto nell'occulto.

La moneta era stata trovata da una sua collega che l'aveva messa da parte sapendo che a me piaceva fare la raccolta di cose strane e introvabili.

Prendevo la moneta e ne davo una valida alla ragazza, perché non volevo ci rimettesse i soldi.


domenica 3 aprile 2016

La donna morta

C'era un grande cerimoniale. Per l'occasione mi ero vestita da chierichetta. Una veste lunga che mi stava perfettamente. Era mancata una donna anziana, conosciuta da tutto il quartiere. E non solo. L'avevano deposta all'aria aperta, con tanti fiori e un grande sudario perlato. Aveva il rigor mortis sul suo volto, le labbra serrate in un mezzo sorriso beffardo, la pelle come cera. Tutti passavano e piangevano, pregavano, facevano il segno della croce ed entravano in chiesa. C'erano molti bambini anche. Ad un tratto la donna si metteva, a fatica, a sedere. Stravolta. Non capiva...era resuscitata dal regno dei morti. Subito, nello stupore, tutti facevano festa. Lei ci guardava, la mano ossuta appoggiata sul bordo della cassa..era sconvolta. Non poteva credere di aver rischiato di essere sepolta viva. A nessuno importava però, tutti erano troppo presi a gridare "Miracolo". La donna veniva portata in Chiesa, per la benedizione. Entravo anch'io per partecipare al delirio collettivo e mi sentivo una delle tante pecore ipocrite. A testa bassa cercavo un posto. Una mamma mi chiamava, voleva mi sedessi accanto alla figlioletta, la mia veste l'avrebbe calmata, dopotutto, per la piccola, era un gioco.

mercoledì 9 marzo 2016

PsicoDream

Si può materializzare l'angoscia provata per una separazione?
Si può immaginare il dolore?
In questo sogno credo di averlo fatto.
Una coppia, rappresentava me e il papà di nostra figlia.
Nostra figlia, rappresentata da una bimba molto piccola, di circa sette mesi.
Vivevamo in una casa moderna, con pareti bianche, scale di legno chiaro e corrimano nero, la scala era al centro dell'enorme stanza, non c'erano divisori. In pratica tutto era sistemato tra il paino sotto e quello sopra, dava un senso di grande leggerezza, respiro.
La piccola aveva i capelli neri, tanti capelli, e all'età di sette mesi sapeva già camminare.
Eravamo tutti sorpresi.
Era molto precoce e ci dicevamo che, ormai, tutti i bambini lo erano.
Nell'aria però c'era un dolore, una tristezza, un profondo senso di solitudine.
Io e suo padre ci stavamo lasciando.
Nonostante quella grande luce c'era questa macchia profonda.
Mi sentivo male.
Come se un grosso chiodo fosse entrato nel mio stomaco e continuasse ad infilzare le viscere.
Lui andava via.
Salutava la bambina e lo vedevo, nella mia immaginazione, con l'altra donna.
Avrei voluto fermarlo, dirgli quanto ci tenevo a lui, ma sapevo che tutto era inutile.
Era come se un tendine venisse staccato per sempre.
Piangevo.
Piangevo dentro.
Volevo morire, ma avevo la bambina...e non potevo permettermi di farlo.
Strano questo sogno dopo così tanti anni dalla separazione reale.
Credevo di aver rimosso il disagio, la tristezza.


lunedì 22 febbraio 2016

Frate Indovino

Era notte e io cercavo mia figlia, Alice. 
Mi trovavo in una creuza, in salita.
La chiamavo. 
Ero preoccupata.
Ad un certo punto ho visto una piccola casetta. Un essicatoio reso abitabile. 
Vedevo il calendario di Frate Indovino, non era all'interno della casa, ma era come se lo fosse, e c'era scritto qualcosa che ricordava la mia infanzia e mi rendeva triste e con un forte senso di solitudine. Ho iniziato a sentire una bambina urlare, gridava, disperata, dentro casa. 
Non era mia figlia e io non riuscivo a raggiungere questa bambina per salvarla

sabato 20 febbraio 2016

Mantova

Ho fatto un sogno questa notte. Ero a Mantova. Un amico, artista e restauratore d'arte, presentava una grande mostra personale allestita in uno dei palazzi più importanti. Era anche impegnato a finire un quadro grande come la parete. Il dipinto ricordava un po' lo stile fiammingo. Un po' Bruegel se vogliamo. C'erano tanti fuochi fatui che spiccavano nella grande tela scura. Mi raccontava che era riuscito a metterti in contatto con le anime di alcuni frati e preti di un monastero. Mi raccontava anche che parlava con loro in latino e in una lingua molto più antica e non conosciuta. Loro gli svelavano alcune cose importanti. In pratica era riuscito a metterti in contatto con gli inferi. I palazzi antichi di Mantova erano tutti in restauro. Alcuni decadenti. Coperti da teli che sembravano sudari. In una piazza campeggiava, enorme, una statua stilizzata, orizzontale, sembrava fatta in terra cotta,. Sollevata da terra raffigurava un essere umano composto da più parti disunite che, visivamente, creavano un effetto ottico particolare. A questa mostra incontravo anche Franco, un amico di Bologna, era molto invecchiato e mi stupivo di vederlo proprio in quel luogo.  Parlavamo come vecchi amici, del passato, delle cose della vita. Tutto era stranamente "sospeso". Come la statua.
Camminando incontravo mio padre, con la moglie, il figlio e sua moglie e la figlioletta. Insieme a loro c'erano mio cugino con la moglie, i loro figli e il bambino della figlia, insieme al padre.
La moglie di mio padre era infastidita dalla mia presenza.Ero con il mio cane, Giotto.Decidevo di fare un giro per le vie.Purtroppo erano piene di grossi cani, pastori tedeschi, pit bull, rotwailer. Prendevo in braccio il mio cane, per paura che lo azzannassero, e loro cercavano di scagliarsi contor di me.Mi nascondevo in un piccolo bosco. C'erano alberi e tanta edera che, una volta dentro, si trasformavano in liane, radici, rampicanti infestanti e io rimanevo imprigionata la dentro col mio cane.Chiamavo i miei parenti per avere un aiuto ma loro non si muovevano.
Vicino sentivo ringhiare, così mi decidevo a muovermi, spaventata.  A fatica uscivo fuori da quel grosso groviglio e, nonostante le radici cercassero di prendermi le gambe, mi salvavo. Io e il mio Giotto.

sabato 2 gennaio 2016

La mosca cavallina

C'era C. Era vestita da militare, con berretto e divisa d'ordinanza. Era stara esiliata e non poteva più mostrarsi in giro. Si era camuffata con queste vesti per passare inosservata e poter lasciare la città, fuggire dalle persone, dalle maldicenze, dal passato. 
Veniva a salutarmi e, in un lungo abbraccio, piangeva. 
La vedevo allontanarsi con un senso di sconfitta nel cuore. 

Preparavo poi una borsa sportiva, capiente. Dentro c'erano tante cose, documenti, qualche vestito, alcuni oggetti e una giacca da montagna, di quelle piene di cerniere e scomparti utili a chi fa trekking o alpinismo. 
Era rossa. 
Dovevo dare tutto a Mohamed e assicurarmi che trovasse la borsa senza essere visto dai suoi dirigenti. Riuscivo a posizionare la borsa lungo la riva di un fiume, non troppo nascosta alla vista. Sembrava una bomba. Avevo paura di creare attenzione ma, fortunatamente, lui arrivava e recuperava tutto. 
Facevo in tempo a salutarlo prima che entrasse nella fabbrica. 
Salivo su un bus insieme a Giotto, mio cugino A. mi indicava un posto comodo dove sistemarmi, il mio viaggio era lungo. 
Dal finestrino vedevo alcuni uomini affannarsi per recuperare mosche cavalline, era tempo di raccolto e questi insetti erano preziosi quanto difficili da catturare.

 Successivamente, M., mi prestava la sua macchina (non ricordo il motivo), e dovendo fare retromarcia, essendo una 500, ricordavo che aveva un metodo diverso. Dovevo spingere il cambio in basso e portarlo in avanti. La leva del cambio si spezzava in due. 
Ero molto rammarricata da questo accadimento ma, facendomi coraggio, andavo dal proprietario. M. non era preoccupato e mi tranquillizzava dicendomi che tutto si sarebbe sistemato con un po' di colla.

venerdì 1 gennaio 2016

1 Gennaio 2016 (Bruegel)

Il primo sogno del 2016. Mi trovavo in un paese identico a quelli dipinti da Bruegel. Le persone erano vestite come quelle rappresentate nelle sue opere. Mi venivano a cercare perché la Filli aveva ucciso un caprone. Io mi disperavo e gridavo a tutti che era impossibile, era così buona e dolce...inoltre sapevo che non c'era più. Eppure la vedevo, era lì, bella, fiera e spaventata.volevano sopprimerla e io cercavo di abbracciarla per portarla via e salvarla. Continuavo a gridare la sua innocenza, spingendomi in mezzo alla folla.

Un sogno di cacca (30 dicembre 2015)

Che sogno strano. Ancora in una città come Genova. Traffico, vecchi palazzi, rumore, gente, confusione. Incontravo un uomo, età media, guidava una Honda Civic (chissà perché). Non aveva capelli ed era longilineo e alto. Lo avevo conosciuto in chat. Una di quelle dove si fanno incontri. Parlavamo di tante cose ma io generalizzavo per non entrare troppo nel privato. Cercava di passare con l'auto tra una macchina posteggiata e una casa. Guardava se c'era spazio. In pratica saliva con l'auto su un marciapiede. Un cane aveva fatto una cacca gigantesca ed un uomo, con dei camperos, ci metteva dentro il piede sinistro. Scendevo dall'auto e raccoglievo questa montagna di m... (chissà perche?). Col mio sacchetto pieni di cacca salutavo il mio chat amico con alcuni baci. Voleva rivedermi ma gli dicevo che era impossibile perché dovevi pensare a mia figlia e non avevo tempo. Mentre buttavo il sacchetto pieno di cacca nell'immondizia pensavo "se saran rose fioriranno".
Chissà, questo sogno potrebbe essere la metafora della mia vita?! Penso ad una frase di De André. "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior."