Art. 2 – Diritto d’autore.

Tutti i contenuti di questo Blog sono coperti dal diritto d’autore, secondo le norme di cui alla legge 633/1941 e successive modifiche, e il loro utilizzo è regolato dai successivi artt. 3 e 4.

mercoledì 25 novembre 2015

Notte e vento

In questo sogno c'era un appartamento costruito negli anni 60/70. Con ampie vetrate e un'architettura di tipo moderno ma orrendo. Non c'erano tapparelle ma delle tendine simili a quelle della scuola ed una parete piena di vecchi contatori. I cavi elettrici erano marci. Una piccola tendina sudicia ne copriva una piccola parte. Mi trovavo in quel luogo con mia figlia ed era notte. Fuori c'era molto vento. L'atmosfera era decadente. Uscivo per controllare che tutto fosse a posto e ogni tanto sentivo dei rumori. Vetri in frantumi, urla. Un vecchio riparava un bimbo dalla caduta di un (forse) vaso. Dovevo rientrare. Troppo pericoloso. Tutto troppo strano. In casa, il pavimento, era pieno di urina. Alice mi diceva che non era stata lei. Il vento continuava a ululare attraverso gli alberi e i palazzi. Vedevo nella mente un altro luogo. Tanti bambini uccisi in una stanza. Sembravano dormire. Dovevo scappare da quel luogo e portare con me mia figlia. Entravo in un'auto (una Citroen), molto vecchia, carrozzeria squadrata. Per strada c'erano pezzi di altre auto (un incidente?), pezzi di vasi con piante, rotti (il vento). Mia figlia guidava per un pezzetto (ferma, devo mettere la retromarcia e non sei capace). L'unica cosa che davvero contava era fuggire da quei contatori, dal vento, dalla morte.

lunedì 2 novembre 2015

Foglie come spilli

Ho sognato la mia città. Era piena di gente, tantissima. Doveva essere un giorno di Festa, come il Natale. 
Era giorno e il cielo era pieno di nubi. Le persone erano impazzite, tutte ad acquistare qualcosa di nuovo, tecnologico, inutile, costoso. 
Camminavo lungo i marciapiedi, ad ogni mio passo si rompeva un pezzo di pavimentazione mentre i piedi degli altri sprofondavano nella cacca. 
Ad un certo punto, girando l'angolo di una via vedevo un muro altissimo, ad angolo retto, con capitelli dalla forma antica. 
Era immenso. Bellissimo. Dentro era circoscritto un cimitero dove, i parenti, prendevano l'aperitivo, i bambini giocavano con i tablet (era vietato il gioco del pallone e andare in bici). 
Dai grossi alberi, forse platani, cadevano foglie, si trasformavano in spilli, durante la caduta.
A me cadevano i denti. Mi guardavo allo specchio e i denti nuovi avevano la corona bianca simile alle Calle e il pistillo giallo. 
Mentre guardava i miei strani denti venivo trafitta dagli spilli. 
Avevo due paia di calzini. Uno rosso, a sinistra, e uno bianco e sopra portavo dei collant di pizzo bianco.