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martedì 8 settembre 2015

Il Paese fatto di scale

Nel sogno di questa notte mi trovavo in un paesino di campagna. 
Le case erano tutte molto piccole, le strade erano tutte fatte di scale in pietra ed erano strette, alte, intricate, come un labirinto di Escher. 
Erano scavate dentro la roccia, quindi la luce era poca. C'era molta gente, paesani più che altro. Una Trattoria, una Pescheria con una bella vasca bianca per i pesci (scavata nella roccia e verniciata di bianco), c'erano bambini e anziani, cani (anche la mia Filli). 
C'era mia madre, i miei zii, c'era la nonna paterna di Alice, i suoi zii, c'era anche Alice. 
Io facevo una fatica terribile a salire e scendere, dovevo stare curva perché i soffitti erano bassi e, spesso, dovevo scavalcare dei muri, per potermi infilare in altre stradine, sempre fatte di scale. In questo posto c'erano anche Marco Paolo con la Brunnhi e Monica.
Non soffrivo di claustrofobia. Ero sempre alla ricerca della mia Filli, che andava a zonzo per le scale e non veniva mai da me.

Ascensori

Ho sognato Genova ma con un'atmosfera fiorentina. 
Pieno di gente, tantissima. In strada, seduti sulle aiuole, nei muretti. C'erano tantissimi cani. Un alano rincorreva qualcuno. Molti protestavano per tutti questi animali. Io avevo un cagnolino piccolo bianco. La situazione "strana" era che, per raggiungere casa mia, dovevo percorrere un labirinto fatto di ascensori. 
Ogni volta c'era il numero del mio civico, 19, scritto su foglietti di fortuna attaccati ai muri, ma era sbagliata l'indicazione. Io, carica di borse e valige, col cagnolino bianco, entravo e uscivo da questi ascensori, alcuni portavano a solai, altri a sotterranei, qualcuno nel vuoto...alla fine perdevo il cagnolino e mi ritrovavo, disperata, in mezzo alla gente, a cercarlo.