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venerdì 31 luglio 2015

Un bacio mortale

Mi trovavo in una piazza secondaria della mia città.
Il negozio di frutta e verdura, dove abitualmente compro, aveva installato un grandissimo scivolo tutto rosa, con figure di cartoni animati per bambine.
La cosa assurda era che bisognava salire dalla parte dello scivolo e poi scendere, ma senza usare la scala tipica degli scivoli e affidarsi a delle corde appese. Erano tre.
Una aveva un cappio, una era piuttosto sottile e pericolosa, la terza, invece era robusta.
Provavo a scendere con quella sottile per poi capire immediatamente che era quella sbagliata.
Una volta arrivata a terra entravo dentro il negozio per ritrovarmi in realtà in una cucina.
Una stanza che non ho mai visto.
Le tapparelle della cucina erano tutte abbassate, la stanza era illuminata da una luce gialle, forse quella della cappa.
Sapevo che fuori c'era un giardino e un sentiero, che collegava la casetta ad altre.
Per raggiungere quel posto bisognava camminare sopra enormi tronchi d'albero.
Nella mia mente ripassavo il percorso quando entrava un uomo.
Lo conoscevo, ci eravamo frequentati per qualche tempo, anni fa.
L'attrazione era sempre identica, tant'é vero che mi baciava appassionatamente.
Però il mio palato iniziava a gonfiarsi.
Il palato e la lingua.
Mi toccavo il palato con un dito, sembrava che fosse caduto, non sentivo dolore ma non riuscivo a parlare.
Provavo un senso di soffocamento tremendo.


domenica 26 luglio 2015

L'alveare nella pelle

Nel sogno di questa notte ero al cinema. Nell'ultima fila vedevo il mio prof. di Educazione Artistica, Guido, e correvo a salutarlo. Gli facevo i complimenti per la bellissima mostra che avevo visto nella mia città e di quanti dipinti inediti avevo potuto ammirare. Aveva la pelle come abbronzata, ma in realtà era coperta da fondotinta, gli occhi erano segnati da profonde occhiaie, anche se il suo sguardo era felice. Ero molto contenta di averlo potuto salutare e mi mettevo al mio posto per vedere il film.
Non ricordo la storia del film, anche se le immagini erano spesso sbiadite e i colori smorti, ma ad un certo punto, una delle protagoniste, si grattava un braccio e la pelle si staccava. Uscivano fuori insetti, simili a scarafaggi, e dentro la carne c'era una specie di alveare, come le celle delle api.
Una delle donne si passava un dito sulla faccia e la stessa cosa accadeva alla sua guancia, un piccola fessura che si allargava, mentre gli insetti uscivano e il volto si sfigurava. Vedevo chiaramente le cellette dentro la faccia. Era una cosa disgustosa ma non potevo fare a meno di guardare.

venerdì 3 luglio 2015

Surf sulle onde sonore

Ho sognato che ero andata a trovare un signore molto vecchio in una residenza protetta. 
La villa era bellissima. Tutta affrescata. Stile vittoriano. Per scendere al piano terra (o per salire) non c'erano scale, solo una piattaforma. 
Salivo sulla piattaforma con mia figlia. Mentre scendeva mi accorgevo di essere al limite del bordo. Non c'erano pareti, rischiavo di cadere giù. 
Allora mi mettevo al centro e d'improvviso, la piattaforma, perdeva stabilità. Si trasformava in una tavola da surf gigante e io, con mia figlia, dovevamo fare evoluzioni pazzesche sulle onde sonore. Perché erano onde create dal rumore, non dal mare. Giravamo come ventole fino ad arrivare al piano terra, mentre la tavola si trasformava in materasso.
 Alla fine del sogno suonavo la pianola di mia figlia che non aveva tasti neri e alcuni dei bianchi erano vuoti nella parte superiore.