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martedì 24 marzo 2015

Un Capodanno surreale

Nel sogno mi trovavo in una grande casa, di proprietà di un'amica che era andata a festeggiare da altri amici.
Non ricordo di preciso come avevo fatto ad entrare e perché mi trovavo da sola, in quel posto, era tutto spento, c'era solo la luce dei lampioni esterni che filtrava dalle finestre.
Una luce azzurrognola.
Mi guardavo intorno e vedevo i giochi del bambino, sparsi per il pavimento, la sala, in ordine con belle tende bianche...era tutto perfettamente pulito.

Dopo poco arrivavano delle persone, gente conosciuta di vista, si accendevano le luci, le pareti erano un bel color crema e notavo cuscini e divani di velluto bordeaux.

Io c'ero, ero li, ma la mia presenza non era notata. Nessuno mi vedeva.

Cercavo di dire a questa gente che l'appartamento era già occupato e che non potevano entrare così...ma soprattutto chiedevo come avessero avuto le chiavi.

Niente.

La festa iniziava. Bevevano molto, fumavano molto, mangiavano tantissimo, tutto era il troppo del troppo, i rumori, i suoni, le risate, la musica, sempre di più, sempre più alto.

Ogni comportamento sfuggiva alla normalità, o allo stato di ebrezza, diventava animalesco.

Vedevo coppie unirsi tra loro e poi dare vita ad un'orgia. Cercavo di urlare, di dire di smetterla.

La mia voce era chiusa dentro un barattolo ermetico. Non usciva niente.

Alcune persone avevano formato un triangolo, erano tutte ricoperte di pece nera, le vedevo muoversi, col bitume viscido a fare da lubrificante. Due uomini e una donna. La donna aveva un bastone infilato nel retto.

Non urlava di dolore, sembrava in stato di ipnosi.

L'umo dietro di lei estraeva il bastone lentamente e, attaccato al bastone, usciva un grosso ratto.

Arrivava mattino e la mia amica rientrava, contenta della festa passata fuori. Salutava gli "ospiti" che, a quanto pare, erano stati invitati da lei.

Sorrideva a tutti, anche il bambino. Pareva non sapere cosa avevano fatto in quella notte.

Tutto era molto normale, ma la mia voce, io stessa, rimanevo dentro il barattolo di vetro, cercando di uscire fuori, sentendo solo il rumore delle mie mano, umide, contro le pareti del coperchio.