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lunedì 23 febbraio 2015

Il torrente a squame

Mi trovavo con mia figlia a Roma.
La metropoli era molto cambiata, la gente sembrava non avere più una propria identità, non avevano pensieri, non avevano più forza di volontà propria.
Tutti si muovevano come telecomandati.
Iniziava a piovere, molto forte, così forte che ad un certo punto il Tevere si riempiva e si ingolfava.
L'acqua era straripata dagli argini, la superficie era grigia ma poco per volta si tramutava in pelle di serpente. Noi eravamo travolti da un immenso torrente di squame argentee. Attraversavamo, contro la nostra volontà, la grande metropoli diretti verso il tempio.
Il tempio ricordava uno Ziggurat, maestoso, contro le grossi nubi grigie. 
Il verde delle sue terrazze spiccava rigoglioso.
Era palpabile lo sconcerto e la presa di coscienza alla prossima fine che ci aspettava. 

sabato 21 febbraio 2015

La testa di vacca

La signora chiedeva dei pezzi di carne da brodo. Il macellaio mostrava alcune parti e le consigliava di aggiungere anche una bella testa di vacca.
"Tolgo come al solito?"
La signora rispondeva di si.
Ed eccolo appoggiare sul banco di marmo bianco la grossa testa e scavare con un coltello uncinato la grossa pupilla, che sgusciava fuori come una bilia.
"Ecco fatto, c'è voluto solo un attimo".
Guardava noi due con un sorriso e a mia volta guardavo gli occhi di mia figlia.
Eravamo sconvolte.
L'uomo prendeva la grossa testa e la metteva sopra una piastra rovente, questa si animava, muoveva le orecchie, apriva la bocca, la sentivo muggire di dolore mentre la sua lingua usciva dai grossi denti.
Non potevo credere a ciò che vedevo...era tutto così orribilmente reale.

mercoledì 11 febbraio 2015

Caduta

Ho sognato che cadevo in uno strapiombo, con mia figlia.

Ero in macchina con Suor Clara.

Guidava in retromarcia e non si vedeva nulla. L'auto era in realtà un'ambulanza, vecchissima, e mentre guidava si trasformava in una macchina da funerale, tutta imbottita di pelle color crema...io guardavo fuori, le dicevo di non andare veloce che non riuscivo a capire se eravamo nella corsia giusta, ad un certo punto finivamo dentro un sentiero, era un bosco.

Per terra era pieno di funghi, porcini. Mai visti tanti in vita mia e mentre guardavo, il sentiero si restringeva, sempre di più, l'auto proseguiva, io gridavo, urlavo, anche mia figlia, si aggrappava a me piangendo, vedevo finire la terra, davanti a me, il vuoto. 

L'auto si ribaltava, finivamo giù, a picco nello strapiombo...sentivo il sangue salirmi tutto nella testa, ogni singolo organo veniva spinto verso l'altro, una pressione allucinante, non riuscivo nemmeno più a gridare. 

Ancora un attimo per guardare, un secondo, per vedere...la luce, per pensare che non era possibile, che non stava succedendo a me, un solo, piccolissimo, insignificante, istante. 

Giusto per sentire il cuore far male, giusto per avere la consapevolezza che non ero l'unica a morire....che dolore...nemmeno lo spazio infinitesimale per contenerlo. 

La morte.