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mercoledì 29 ottobre 2014

Il Nano

Mi trovavo in casa di un'amico, un ex compagno di scuola.

Ero già grande, lui aveva la mia età ma il suo corpo era quello di un bambino di 9/10 anni.

Mi portava a conoscere i suoi genitori, la sua famiglia.

Una stanza era piena di pappagalli, cocorite e altri uccelli variopinti, tutti esotici.

Due di questi si attaccavano con il becco alle mia mani, conficcando il loro uncino dentro la mia carne.

Provavo dolore ma non volevo dire nulla...il piccolo compagno di classe mi diceva che potevano essere aggressivi, mi aiutava così a staccarli dalle mie dita doloranti.

Passavamo poi in una stanza molto più grande, c'erano i genitori e i fratelli.

Erano molto distaccati, molto borghesi, vestiti firmati, con quell'aria molto snob.

Non mi trovavo a mio agio e il mio piccolo amico soffriva di questa mia sensazione.

Sentivo che ci teneva a me, che mi amava.

Gli dicevo che dovevo andare, che si era fatto tardi, forse non ci saremmo più rivisti.

Lui si avvicinava per darmi un bacio. Era il suo primo bacio, era il suo ultimo bacio.

Un bacio dato con le labbra di un adulto su un corpo di Nano con i tratti di fanciullo.

Prendevo su di me tutta la sua tristezza e la facevo mia, mentre mi allontanavo.

Ed eccomi ancora, in quel piccolo Golfo uguale all'Isola che non c'è, con l'Abbazia, con le barche dei pescatori, il mare e il sole, tutto molto piccolo e lontano.

Piccolo e lontano come il mio cuore.

giovedì 23 ottobre 2014

Space Invaders

Questo sogno credo di averlo già fatto...non ricordo.
Ho questa sensazione.
In ogni caso, ero al secondo matrimonio di un'amica. 
Erano tutti amici di gioventù, festeggiavamo questo avvenimento...lei si sposava ancora col marito dal quale aveva divorziato...
Il cielo era plumbeo.
Io ero una dei testimoni, non mi ero ancora preparata, avevo sbrigato delle faccende sul lavoro e il tempo era passato velocemente.
Correvo verso il luogo della cerimonia, una terrazza in cima ad un palazzo antico.
Bellissima.
Piena di fiori e arredata di bianco...
Si percepiva emozione ed energia positiva.
Alzando gli occhi al cielo avevo però notato che le nubi avevano una formazione alquanto strana.
Sembrava "a pecorelle" ma come se fosse ricoperto da piccoli cerchi...facevo notare questa cosa agli altri.
In effetti anche loro vedevano questa particolarità...e continuando ad osservare, da queste masse circolari cumuliformi, poco per volta, uscivano delle astronavi anche'esse circolari.
Tutt'intorno avevano tante piccole aperture, che giravano lentamente, come delle turbine silenziose.
Permettevano alle astronavi di restare in aria.
Eravamo allarmati da questa "invasione". 
Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto...ma ad un certo punto queste navicelle si polverizzavano, scomparendo nel nulla.
Di loro rimaneva solo una piccola traccia di cenere che cadeva al suolo.
Era come se fossero arrivate per osservare e andare via.
Sapevo che sarebbero tornate, prima o poi e la mia sensazione non era bella.

lunedì 20 ottobre 2014

I Droni e i Delfini

C'era una manifestazione sportiva che coinvolgeva la mia città .
Io giocavo una partita a Basket insieme a vecchi amici e conoscenti. Il campo era in mezzo alla strada, libera da traffico e piena di gente. 

Ad un certo punto si sentiva un rumore assordante, eravamo tutti col naso in su verso il cielo che, per un istante, era leggermente aperto e si vedevano lembi di azzurro. 
Era pieno di Droni semi-trasparenti che inseguivano degli oggetti circolari, anch'essi semi-trasparenti che giravano su se stessi a velocità impressionante.

I Droni attaccavano gli oggetti che cadevano come mosche ma, durante la discesa, si mutavano in delfini che fluttuavano nell'atmosfera cercando riparo nel sottosuolo. 
Una donna tendeva un braccio verso uno di questi delfini immateriali. 
Mentre la mano passava attraverso questa figura quest'ultima si tramutava da Delfino a Tigre e, ancora impalpabile, correva via.

venerdì 17 ottobre 2014

La fontana

Passeggiavo con mia figlia e suo padre lungo una piccola strada di campagna. 

C'erano tanti piccoli tavolini ricoperti con tovaglie bordeaux e nere. 

Anche un cameriere, dalle dita lunghissime, era vestito uguale. 

Non parlava ma ci faceva segno di accomodarci...il padre di nostra figlia vedeva un conoscente, seduto a mangiare. 

Voleva evitarlo ma questo lo stava già raggiungendo, per salutarlo, per parlargli. 

Un tipo piuttosto rozzo e invadente. 

Camminando, sempre lungo la stradina, giungevamo vicino a grandi Ville aperte al pubblico. 

Erano in stile Barocco ma quello che mi colpiva di più era un'enorme fontana circolare, di marmo bianco, che era stata fatta costruire come pietra tombale di un tizio. 

L'acqua formava giochi geometrici e, per effetto di alcuni incastri abilmente scolpiti, con la luce del sole, emetteva suoni e colori.

Rimanevo incantata a guardare pur non riuscendo a leggere il nome della lapide. 

Proseguivamo, inoltrandoci dentro un cimitero monumentale, era pieno di grosse ragnatele, soprattutto in alcuni passaggi, evidentemente abbandonati. 

Da una grata vedevo alcune persona, una in particolare, che conoscevo bene. Il figlio maggiore, ancora piccolo, era morto e loro erano li, per pregare. 

Vedevo il manifesto col nome. 

Avevo un dolore fortissimo alla testa, non riuscivo a parlare. 

Sapevo che quel luogo lo avevo già sognato, nonostante gli altri non mi credessero.

giovedì 9 ottobre 2014

Piovono Elicotteri

Raccontavo a mia figlia il sogno di questa notte.

Strano come la gente si abitui alle cose, se queste vengono propinate come fatti "normali".

Ecco, il sogno potrebbe essere questo. Tutto ciò che appare assurdo diventa nella norma.

Mi trovavo a mangiare all'aperto, con mia figlia, mia madre, una compagna di mia figlia, con sua madre.

C'era una festa in maschera. Tante persone indossavano i vestiti dei personaggi di Topolino, in versione gigante.
Compravo una multi-penna evidenziatore, un ambulante le vendeva a €. 7,50.

C'erano tutti i colori, ma proprio tutti, uno incastrato dentro l'altro. Sarebbe piaciuta molto a mia figlia.

Ad un certo punto, dal cielo, si sentiva un boato...qualcuno diceva di scappare, stavano arrivando gli elicotteri delle forze d'ordine.

Dovevano sparare a vista, cercavano qualcuno, ma chi si trovava sotto tiro sarebbe stato ammazzato.
La vita non aveva importanza, non interessava a nessuno se eri giovane, vecchio, uomo, donna...loro cercavano.

Così fuggivamo tutti a nasconderci.

Chi sotto i portici, chi dentro i portoni...tutti scappavano.

Ed eccoli, arrivare, come uno sciame di libellule d'acciaio. Sembrava Apocalypse Now, si sentivano i colpi di mitraglia, ma non solo. 

La cosa assurda era che per noi era normale. Nessuno si scandalizzava, era la nuova polizia e il cittadino doveva solo accettare. I diritti non avevano più senso ed era vietato solo pronunciare quella parola.

martedì 7 ottobre 2014

Le Nubitele

Ero in una stanza, le pareti dipinte di celeste, chiaro.
Sembrava la sala di mia madre, ma non era arredata allo stesso modo.
Sul soffito c'erano diversi ragni che tessevano, senza sosta, e lo facevano così tanto da formare piccole nubi con la loro tela, nubi di cotone, ma fatte con i loro fili.

Mentre li guardavo col viso andavo a sbattere contro una ragnatela...e mi scuotevo di dosso quella sensazione strana, appiccicosa.

Addosso avevo anche il ragno.

E mi accorgevo che ogni parte era pieno...ragni piccoli e più grandi.
Appesi, tranquilli, aspettavano...mentre le nubitele diventavano sempre più grandi e avvolgenti.