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sabato 27 settembre 2014

L'Io e il Se

Nel sogno mi ritrovavo in un grande scantinato, ma poteva essere anche un parcheggio sotterraneo. 

Molto ampio, molto buio. 

Sentivo il mio respiro diventare affannoso, affaticato, mentre il mio passo, incerto, diventava più sicuro , appena gli occhi si abituavano all'oscurità . 

Qualcuno mi seguiva, sentivo le mani allungarsi cercando il mio collo, da stringere, da chiudere tra le dita. 

Mi aveva raggiunta e la pressione della sua presa mi impediva di respirare, provavo ad aprire la bocca per urlare ma usciva un fumo bianco, denso, che si trasformava in una figura umana. 

Mi aggrediva anch'essa e io la ostacolavo. Sembravamo sommerse dall'acqua, scura, come la profondità del luogo. 

Io fluttuavo in questo liquido amniotico cercando di uccedere il mio spirito, la mia anima, la mia essenza che, a sua volta, voleva sopprimere me.

lunedì 15 settembre 2014

La Luce e la Tenebra

Nel sogno di questa notte mi trovavo con alcuni amici di gioventù e con mio fratello e mia figlia. 

Eravamo alla ricerca di un posto che si trovava in montagna. Non era un luogo altissimo ma era privo di illuminazione.

Era un giorno speciale.


 Era l'unico giorno in cui la notte e il giorno sarebbero stati esattamente identici e quindi, alla mezzanotte, sarebbe accaduto un fatto strano. La luce sarebbe stata uguale alla tenebra. In perfetta armonia. Ne giorno, ne notte.
Questo ci permetteva di ammirare un fenomeno celeste, vedere le stelle senza che fosse notte.
Per raggiungere questo posto bisognava salire lungo enormi gradini di pietra scolpiti e tubolari. Non c'era altro modo.


Era un posto magico.


Avevo timore che, la gente, una volta scoperta questa zona l'avrebbe invasa, privandola della sua magia.

Arrivati in cima prendevamo tutti posto in un anfiteatro, al centro di questo anfiteatro si svolgeva una partita di basket.
Ma il canestro si trovava esattamente al centro e i giocatori si muovevano su un campo circolare che riprendeva la volta celeste con le costellazioni.
I giocatori erano tutti afroamericani con la divisa rossa.

Tutti eravamo molto emozionati e seguivamo la partita ammirando anche il cielo che, effettivamente, diventava di un colore stranissimo.

Esattamente alla mezzanotte non era giorno e non era notte.

Mia figlia era entusiasta, così mio fratello e gli amici che erano con me.
Raccolte le nostre cose, finita la meravigliosa manifestazione celeste e la partita, insieme al resto del pubblico, tornavamo alle nostre auto, scendendo sempre da queste enormi scale tubolari in pietra.

Arrivati al piazzale dove c'era la macchina chiedevo un po' di tempo, con la scusa che mi ero dimenticata una cosa.

Tornavo indietro, salivo queste scale a metà e, senza farmi vedere da nessun, scrivevo in una di queste pietre due numeri.

5 e 3. 53.