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venerdì 25 luglio 2014

La latrina

Un tempo era un sogno ricorrente, come il sangue e le tempeste di mare.
Da un po' non sognavo più una cosa del genere.
Ma non tutto è perduto perché, questa notte, il gabinetto era colmo di orina e carta igienica.

Avevo in braccio mia figlia, doveva avere sette/dieci mesi.

Era piccola comunque.

Tiravo lo sciacquone e tutto girava cercando una via di fuga verso la sentina del w.c.
Ma come andava giù, tornava su, a riempire la tazza.
Stessa orina, stessa carta.

Tiravo ancora una volta e una volta ancora tutto ritornava.

La terza volta, finalmente, tutto scivolava via, liberando la coppa.

Voglio vederlo come un segno positivo, di solito trasbordava tutto, di solito non era solo orina quella che c'era dentro.

Di sicuro non è un grande periodo, ma ce la possiamo fare.

martedì 22 luglio 2014

A volte ritornano...

Non ricordo molto del sogno tranne il fatto che c'era lui, quello che è stato per anni il compagno di mia zia, diviso tra due vite, quella dell'uomo sposato e dell'uomo di un'altra.
Da vivo non 'ho mai sopportato.
Non ha mai preso posizione in questa storia e mia zia ha accettato passivamente, croci e delizie.
Soprattutto insulti.
Era un uomo molto volgare.

L'ho sognato.

L'unica volta che l'ho fatto è stato quando e morto, la stessa notte.

Questa volta era allegro, molto più giovane e veniva a prendere mia zia.

Eravamo in un posto affollato (forse un bar).

Comunque mi sono svegliata con un grande attacco d'ansia e panico.

Ho pensato a mia zia, che non vedo da un po' (e sarà l'ora che io vada a trovarla).

Avevo timore di ricevere una telefonata...per fortuna non è arrivata.

In ogni caso, questo sogno, mi ha lasciata molto turbata.

venerdì 11 luglio 2014

La processione

Nel sogno di questa notte mi trovavo con mia figlia, c'era una festa patronale.
La città era piena di persone ammassate nei vicoli, non si riusciva a passare ne a farsi strada.

Lungo il percorso trovavo un crocifisso per terra, simile ai Cristi che portano nelle processioni importanti, ma il mio non era molto pesante e con pochi ornamenti.

Lo tiravo su e lo portavo, camminando, insieme a mia figlia, alla ricerca della confraternita che poteva averlo perduto.

Eravamo parte della processione che ci spingeva verso una piccola piazza. 

Era impossibile spostarsi o cambiare direzione.
Nella calca vedevo mio padre, era seduto sopra un muricciolo di pietra, sulla destra. Io lo guardavo e lo indicavo a mai figlia "Guarda! C'è il nonno!".
Lui sorrideva, nonostante i diverbi che c'erano tra noi, nonostante lui non si fosse fatto più vedere da mesi.
Salutava mia figlia con un sorriso e le chiedeva di fermarsi con lui.
Lei mi guardava e io le dicevo di rimanere li, se lo desiderava.

Proseguivo così da sola, con la Croce, alta, portata tra le mani, appoggiata alla spalla.

Finalmente l'immenso cordone di gente si apriva e nel piazzale vedevo il Papa.
Papa Francesco.

Lui, in mezzo a tutti, protendeva la sua mano verso di me.

La mano era ricoperta da un guanto, simile a quello che si usa per prendere la verdura nei supermercati.

Cercava me, voleva la mia mano.

Io, sempre portando il crocifisso appoggiato sulla spalla sinistra, tendevo il braccio destro e, inavvertitamente, gli toglievo il guanto protettivo.

Ero dispiaciuta, imbarazzata, ma lui, sorridendomi mi diceva che non aveva importanza, che voleva stringermi la mano.

Sentivo il suo palmo contro il mio e lui, guardandomi, mi diceva, sorridendo.

"non soffrire più, sono stati rimessi tutti i tuoi peccati, vai serena".

La croce che portavo non pesava più così tanto....

venerdì 4 luglio 2014

Il ghetto di Doré

Questa notte ho realizzato l'incubo perfetto.
In questo grande quartiere, popolato dal dispiacere, ho materializzato ogni singolo momento della mia vita in cui ho sofferto.
C'era un enorme palazzo diviso in tanti settori, proprio come un disegno che vidi tempo fa, di Gustave Doré.
In ogni spicchio c'era qualcuno.
Io passavo a bussare e a salutare. Camminavo sopra un tappeto di topi e l'aria era gelatinosa.
Non sorridevo, non parlavo, piangevo, semplicemente.
Non cambia niente.
Non una persona si dimostrava diversa, nonostante io chiedessi scusa ad alcune di esse.
Sulle spalle avevo due ali di sensi di colpa.
Non potevo volare perché erano pesanti e lo diventavano ancora di più attraverso il tempo.
Guardavo mia figlia, che era al mio fianco.
Avrei voluto liberarla da questa peso ma tutto era quasi immobile.
Quasi.
Ogni cosa si spostava a scatti, lentamente...

Gustave Doré