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mercoledì 31 dicembre 2014

Una lingua al posto della clitoride

Era da tanto che non facevo un sogno così strano, per certi versi "stomachevole".
Quasi che il corpo si fosse modificato per effetto di qualche genoma.
Mi trovavo in una scuola superiore, c'erano compagne delle medie e delle superiori.
Sembrava un Campus.
Facevamo parte di un squadra sportiva, giocavamo a Basket, ma le modalità di gioco erano diverse.
Non si braccava l'avversario davanti, ma da dietro, formando una specie di anello circolare, con le braccia.
Ci si spostava a piccoli passetti, era vietato correre...
L'allenamento era intensivo e duro, in una grande palestra, all'interno di questo edificio che assomigliava ad una prigione.
Le pareti erano bianche.
I bagni erano con finestre senza vetri e tende.
Venivano usate da più persone, dello stesso sesso.
Andavo in bagno, dovevo fare pipì, ma al posto della clitoride mi spuntava una lingua.
Mi guardavo sconvolta.
Era una cosa strana, non ci avevo mai fatto caso.
Eppure...
Inoltre la minzione avveniva come gli uomini, con lunghi getti di orina nel lavandino.
Vedevo questa lingua leccare la ceramica...correvo subito a lavarmi, per paura di qualche infezione.
Aveva come vita propria.
Indipendente dalla mia volontaà.
Nel sogno poi vedevo una delle mi compagne, aveva avuto tre figlie, tutte adolescenti.
Il sogno proseguiva con altre situazioni che erano totalmente diverse, anche se tutte collegate all'adolescenza.
Situazioni confuse, che si mescolavano tra loro, senza un senso compiuto.
Non che il sogno principale ne avesse uno.

domenica 21 dicembre 2014

Denti come chicchi di grano

Nel sogno che ho fatto questa notte, verso le 4.30/5.00, mi trovavo in un luogo non ben precisato. Cercavo di parlare ma la mia bocca aveva tre/quattro file di denti sovrapposte. Solo nella parte superiore. Mentre cercavo di spiegare il significato di ciò che volevo dire, sputavo denti come grano. Parlavo, masticavo, sputavo. Guardandomi allo specchio vedevo questa bocca deforme, simile a quella di un cavallo.
Mia madre aveva chiamato una dottoressa, una maxillofacciale.
Mi faceva stendere a letto e si avvicinava con una siringa, l'ago era lunghissimo.
Mi diceva di stare tranquilla, doveva togliermi due verruche che si erano formate sulla parte destra del mio volto.
Aprivo la mia bocca deforme e la dottoressa infilava il suo ago dentro il palato.
Lo sentivo entrare, conficcarsi dentro la carne, passare il bulbo oculare e toccare il cervello.
Mia madre mi teneva ferme le mani, mi diceva di non pensare al dolore, di sopportare.....
E ancora, la dottoressa, conficcava un altro ago, pieno di liquido anestetico.
Mi medicava la ferita e andava via, lasciandomi immobile, sdraiata sul letto, con un tampone enorme sulla guancia, la faccia semiparalizzata e una manciata di denti in gola.

martedì 25 novembre 2014

Il Bianco e Il Nero

Nel sogno mi trovavo nella piazza principale della mia città.

Ero con mia madre e mia figlia.

Guardavo delle vetrine (cosa che non faccio mai, perché non è mia abitudine).

Rimanevo colpita da un abito da Sposa, bianco. Aveva una  guepiere allacciata con nastri di raso bianco, l'ampia gonna si apriva con uno spacco all'inguine ed era trasparente, con piccole roselline, il velo richiamava la gonna e i guanti erano di raso allacciati sempre con nastri di raso lucido.

Rimanevo stupita, era un abito così inusuale, quasi blasfemo...guardavo mia madre, le domandavo come si potesse indossare un abito simile in Chiesa.

Guardando sempre la vetrina ma spostando lo sguardo a sinistra, sul manichino accanto c'era un abito da Suora, era quasi identico a quello da Sposa, il tessuto era nero spesso, ma sempre con un profondo spacco all'inguine e la guepiere era allacciata con nastri di cuoio.

Rimanevo così...senza parole, oltraggiata, affascinata...

lunedì 17 novembre 2014

La donna cannone

Mi trovavo con la mia macchina e mia figlia lungo una stretta strada di campagna.

Si inerpicava sempre più ridotta e ripida, su, verso paesini lontanissimi rispetto alle zone più abitate della città.
Ad un certo punto la stradina era così stretta e in salita che nemmeno usando la prima marcia potevo farcela.
Così, con grande fatica, tornavo indietro, in retromarcia, col terrore di finire giù dallo strapiombo.

Mentre scendevo, guardando indietro per seguire il percorso della macchina vedevo su un terrazzo una grassa, enorme, signora, che si alzava, completamente nuda da una grossa conca piena d'acqua.

La sua pelle era bianchissima, ricoperta da sottili capillari e piena di cellulite.

Sembrava fregarsene di essere vista.

Era davvero grossa.

Si piegava per raccogliere un piccolo asciugamano e le vedevo l'immenso sedere soffocato dalla massa grassa.

Due donne arrivavano sul suo terrazzo (coperto da una tettoia) e l'aiutavano ad asciugarsi.

La gente del posto non diceva nulla. Tutti restavano zitti, quella donna era pericolosa.

Se qualcuno avesse osato deriderla sarebbe caduto in disgrazia.

giovedì 13 novembre 2014

Il telefonino prende fuoco

Nel sogno mi trovavo, di giorno, vicino a casa mia.
C'era mia madre, mia figlia e altre persone che conoscevo, di queste ricordo solo la coach di Basket che allena la mia bambina.
Qualcuno voleva parlare con lei.
Chiedeva il numero di telefono e io gli dicevo che lo avevo.
Prendevo il mio cellulare, facevo il numero, e mi portavo il telefono all'orecchio.
Sentivo un caldo pazzesco sulla mano e un istante dopo bruciare.
Il cellulare aveva preso fuoco.
Lo lanciavo per terra, guardandolo avvolto dalle fiamme.
Non capivo come mai.
Qualcuno diceva che era un difetto di fabbrica.
Io guardavo quell'oggetto inanimato sciogliersi, poi, finito il fuoco, tornava normale.
Mio fratello "blaterava" qualcosa, che non capivo.

lunedì 3 novembre 2014

La Stanza Orientale

Ho sognato una persona che conosco, solo virtualmente, da tempo. 
Nonostante la differenza d'età, di vita, di pensieri, c'è stima reciproca.

Nel sogno c'era lui, la moglie ed io. 

Eravamo in una specie di tendopoli, orientale. 
Molti tappeti, tanti arazzi. 

Io ero giovane e mi offrivo a lui come un agnello, ma non ero costretta, sentivo che lo esigeva il mio cuore. 
Lui cercava di dissuadermi, sua moglie era inviperita, ma io arrivavo davanti a lui, guardandolo nell'anima, completamente nuda. 

Lui, con tutto l'amore possibile, paterno, complice, di fratellanza e di amicizia, mi prendeva, i nostri corpi si univano, lo sentivo scivolare dentro e perdersi, con me, in un unico essere infinito. 

Infine me ne andavo, con un senso di incompletezza e distacco, ma così doveva essere e nei suoi occhi c'era tanta malinconia, in quelli di sua moglie, rabbia.

mercoledì 29 ottobre 2014

Il Nano

Mi trovavo in casa di un'amico, un ex compagno di scuola.

Ero già grande, lui aveva la mia età ma il suo corpo era quello di un bambino di 9/10 anni.

Mi portava a conoscere i suoi genitori, la sua famiglia.

Una stanza era piena di pappagalli, cocorite e altri uccelli variopinti, tutti esotici.

Due di questi si attaccavano con il becco alle mia mani, conficcando il loro uncino dentro la mia carne.

Provavo dolore ma non volevo dire nulla...il piccolo compagno di classe mi diceva che potevano essere aggressivi, mi aiutava così a staccarli dalle mie dita doloranti.

Passavamo poi in una stanza molto più grande, c'erano i genitori e i fratelli.

Erano molto distaccati, molto borghesi, vestiti firmati, con quell'aria molto snob.

Non mi trovavo a mio agio e il mio piccolo amico soffriva di questa mia sensazione.

Sentivo che ci teneva a me, che mi amava.

Gli dicevo che dovevo andare, che si era fatto tardi, forse non ci saremmo più rivisti.

Lui si avvicinava per darmi un bacio. Era il suo primo bacio, era il suo ultimo bacio.

Un bacio dato con le labbra di un adulto su un corpo di Nano con i tratti di fanciullo.

Prendevo su di me tutta la sua tristezza e la facevo mia, mentre mi allontanavo.

Ed eccomi ancora, in quel piccolo Golfo uguale all'Isola che non c'è, con l'Abbazia, con le barche dei pescatori, il mare e il sole, tutto molto piccolo e lontano.

Piccolo e lontano come il mio cuore.

giovedì 23 ottobre 2014

Space Invaders

Questo sogno credo di averlo già fatto...non ricordo.
Ho questa sensazione.
In ogni caso, ero al secondo matrimonio di un'amica. 
Erano tutti amici di gioventù, festeggiavamo questo avvenimento...lei si sposava ancora col marito dal quale aveva divorziato...
Il cielo era plumbeo.
Io ero una dei testimoni, non mi ero ancora preparata, avevo sbrigato delle faccende sul lavoro e il tempo era passato velocemente.
Correvo verso il luogo della cerimonia, una terrazza in cima ad un palazzo antico.
Bellissima.
Piena di fiori e arredata di bianco...
Si percepiva emozione ed energia positiva.
Alzando gli occhi al cielo avevo però notato che le nubi avevano una formazione alquanto strana.
Sembrava "a pecorelle" ma come se fosse ricoperto da piccoli cerchi...facevo notare questa cosa agli altri.
In effetti anche loro vedevano questa particolarità...e continuando ad osservare, da queste masse circolari cumuliformi, poco per volta, uscivano delle astronavi anche'esse circolari.
Tutt'intorno avevano tante piccole aperture, che giravano lentamente, come delle turbine silenziose.
Permettevano alle astronavi di restare in aria.
Eravamo allarmati da questa "invasione". 
Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto...ma ad un certo punto queste navicelle si polverizzavano, scomparendo nel nulla.
Di loro rimaneva solo una piccola traccia di cenere che cadeva al suolo.
Era come se fossero arrivate per osservare e andare via.
Sapevo che sarebbero tornate, prima o poi e la mia sensazione non era bella.

lunedì 20 ottobre 2014

I Droni e i Delfini

C'era una manifestazione sportiva che coinvolgeva la mia città .
Io giocavo una partita a Basket insieme a vecchi amici e conoscenti. Il campo era in mezzo alla strada, libera da traffico e piena di gente. 

Ad un certo punto si sentiva un rumore assordante, eravamo tutti col naso in su verso il cielo che, per un istante, era leggermente aperto e si vedevano lembi di azzurro. 
Era pieno di Droni semi-trasparenti che inseguivano degli oggetti circolari, anch'essi semi-trasparenti che giravano su se stessi a velocità impressionante.

I Droni attaccavano gli oggetti che cadevano come mosche ma, durante la discesa, si mutavano in delfini che fluttuavano nell'atmosfera cercando riparo nel sottosuolo. 
Una donna tendeva un braccio verso uno di questi delfini immateriali. 
Mentre la mano passava attraverso questa figura quest'ultima si tramutava da Delfino a Tigre e, ancora impalpabile, correva via.

venerdì 17 ottobre 2014

La fontana

Passeggiavo con mia figlia e suo padre lungo una piccola strada di campagna. 

C'erano tanti piccoli tavolini ricoperti con tovaglie bordeaux e nere. 

Anche un cameriere, dalle dita lunghissime, era vestito uguale. 

Non parlava ma ci faceva segno di accomodarci...il padre di nostra figlia vedeva un conoscente, seduto a mangiare. 

Voleva evitarlo ma questo lo stava già raggiungendo, per salutarlo, per parlargli. 

Un tipo piuttosto rozzo e invadente. 

Camminando, sempre lungo la stradina, giungevamo vicino a grandi Ville aperte al pubblico. 

Erano in stile Barocco ma quello che mi colpiva di più era un'enorme fontana circolare, di marmo bianco, che era stata fatta costruire come pietra tombale di un tizio. 

L'acqua formava giochi geometrici e, per effetto di alcuni incastri abilmente scolpiti, con la luce del sole, emetteva suoni e colori.

Rimanevo incantata a guardare pur non riuscendo a leggere il nome della lapide. 

Proseguivamo, inoltrandoci dentro un cimitero monumentale, era pieno di grosse ragnatele, soprattutto in alcuni passaggi, evidentemente abbandonati. 

Da una grata vedevo alcune persona, una in particolare, che conoscevo bene. Il figlio maggiore, ancora piccolo, era morto e loro erano li, per pregare. 

Vedevo il manifesto col nome. 

Avevo un dolore fortissimo alla testa, non riuscivo a parlare. 

Sapevo che quel luogo lo avevo già sognato, nonostante gli altri non mi credessero.

giovedì 9 ottobre 2014

Piovono Elicotteri

Raccontavo a mia figlia il sogno di questa notte.

Strano come la gente si abitui alle cose, se queste vengono propinate come fatti "normali".

Ecco, il sogno potrebbe essere questo. Tutto ciò che appare assurdo diventa nella norma.

Mi trovavo a mangiare all'aperto, con mia figlia, mia madre, una compagna di mia figlia, con sua madre.

C'era una festa in maschera. Tante persone indossavano i vestiti dei personaggi di Topolino, in versione gigante.
Compravo una multi-penna evidenziatore, un ambulante le vendeva a €. 7,50.

C'erano tutti i colori, ma proprio tutti, uno incastrato dentro l'altro. Sarebbe piaciuta molto a mia figlia.

Ad un certo punto, dal cielo, si sentiva un boato...qualcuno diceva di scappare, stavano arrivando gli elicotteri delle forze d'ordine.

Dovevano sparare a vista, cercavano qualcuno, ma chi si trovava sotto tiro sarebbe stato ammazzato.
La vita non aveva importanza, non interessava a nessuno se eri giovane, vecchio, uomo, donna...loro cercavano.

Così fuggivamo tutti a nasconderci.

Chi sotto i portici, chi dentro i portoni...tutti scappavano.

Ed eccoli, arrivare, come uno sciame di libellule d'acciaio. Sembrava Apocalypse Now, si sentivano i colpi di mitraglia, ma non solo. 

La cosa assurda era che per noi era normale. Nessuno si scandalizzava, era la nuova polizia e il cittadino doveva solo accettare. I diritti non avevano più senso ed era vietato solo pronunciare quella parola.

martedì 7 ottobre 2014

Le Nubitele

Ero in una stanza, le pareti dipinte di celeste, chiaro.
Sembrava la sala di mia madre, ma non era arredata allo stesso modo.
Sul soffito c'erano diversi ragni che tessevano, senza sosta, e lo facevano così tanto da formare piccole nubi con la loro tela, nubi di cotone, ma fatte con i loro fili.

Mentre li guardavo col viso andavo a sbattere contro una ragnatela...e mi scuotevo di dosso quella sensazione strana, appiccicosa.

Addosso avevo anche il ragno.

E mi accorgevo che ogni parte era pieno...ragni piccoli e più grandi.
Appesi, tranquilli, aspettavano...mentre le nubitele diventavano sempre più grandi e avvolgenti.

sabato 27 settembre 2014

L'Io e il Se

Nel sogno mi ritrovavo in un grande scantinato, ma poteva essere anche un parcheggio sotterraneo. 

Molto ampio, molto buio. 

Sentivo il mio respiro diventare affannoso, affaticato, mentre il mio passo, incerto, diventava più sicuro , appena gli occhi si abituavano all'oscurità . 

Qualcuno mi seguiva, sentivo le mani allungarsi cercando il mio collo, da stringere, da chiudere tra le dita. 

Mi aveva raggiunta e la pressione della sua presa mi impediva di respirare, provavo ad aprire la bocca per urlare ma usciva un fumo bianco, denso, che si trasformava in una figura umana. 

Mi aggrediva anch'essa e io la ostacolavo. Sembravamo sommerse dall'acqua, scura, come la profondità del luogo. 

Io fluttuavo in questo liquido amniotico cercando di uccedere il mio spirito, la mia anima, la mia essenza che, a sua volta, voleva sopprimere me.

lunedì 15 settembre 2014

La Luce e la Tenebra

Nel sogno di questa notte mi trovavo con alcuni amici di gioventù e con mio fratello e mia figlia. 

Eravamo alla ricerca di un posto che si trovava in montagna. Non era un luogo altissimo ma era privo di illuminazione.

Era un giorno speciale.


 Era l'unico giorno in cui la notte e il giorno sarebbero stati esattamente identici e quindi, alla mezzanotte, sarebbe accaduto un fatto strano. La luce sarebbe stata uguale alla tenebra. In perfetta armonia. Ne giorno, ne notte.
Questo ci permetteva di ammirare un fenomeno celeste, vedere le stelle senza che fosse notte.
Per raggiungere questo posto bisognava salire lungo enormi gradini di pietra scolpiti e tubolari. Non c'era altro modo.


Era un posto magico.


Avevo timore che, la gente, una volta scoperta questa zona l'avrebbe invasa, privandola della sua magia.

Arrivati in cima prendevamo tutti posto in un anfiteatro, al centro di questo anfiteatro si svolgeva una partita di basket.
Ma il canestro si trovava esattamente al centro e i giocatori si muovevano su un campo circolare che riprendeva la volta celeste con le costellazioni.
I giocatori erano tutti afroamericani con la divisa rossa.

Tutti eravamo molto emozionati e seguivamo la partita ammirando anche il cielo che, effettivamente, diventava di un colore stranissimo.

Esattamente alla mezzanotte non era giorno e non era notte.

Mia figlia era entusiasta, così mio fratello e gli amici che erano con me.
Raccolte le nostre cose, finita la meravigliosa manifestazione celeste e la partita, insieme al resto del pubblico, tornavamo alle nostre auto, scendendo sempre da queste enormi scale tubolari in pietra.

Arrivati al piazzale dove c'era la macchina chiedevo un po' di tempo, con la scusa che mi ero dimenticata una cosa.

Tornavo indietro, salivo queste scale a metà e, senza farmi vedere da nessun, scrivevo in una di queste pietre due numeri.

5 e 3. 53.

giovedì 21 agosto 2014

L'Ospedale

Nel sogno mi trovavo in un ospedale da campo.
Era come se ci fosse stata un'epidemia.
Tante persone erano ammalate, coperte in sudari e distese su brande, una accanto all'altra.
Io camminavo attraverso questa gente con il cuore in pena.
Anche io ero coperta da un lenzuolo e stavo male.
Guardavo il mio petto e vedevo un profondo taglio cucito con punti di sutura neri.
Come se qualcuno mi avesse acoltellato o sparato.
Il taglio non era vicino al cuore ma in mezzo al petto.
Ero parte di una tragedia annunciata.
Sentivo che non c'era speranza.
Ne per me, ne per altri.

sabato 16 agosto 2014

Gli occhi del male

Nel sogno di questa notte mi trovavo in una grande stanza di un albergo lussuoso.
C'era molta luce, artificiale, tutto aveva un bellissimo colore dorato.
Le pareti, gli oggetti, l'arredamento.
Ero insieme ad una mia carissima amica e a quello che, per anni, è stato il suo aguzzino/compagno.

Lei usciva dalla stanza per andare a prendere qualcosa e io rimanevo sola con lui.

Questi iniziava a corteggiare, facendo anche allusioni, ammiccamenti...mentre io ero molto imbarazzata.

Subito dopo però gli dicevo che il suo atteggiamento era totalmente scorretto, nei confronti della mia amica e anche nei miei.

Non si dava per vinto, si avvicinava, cercava di convincermi a tradire l'amicizia verso la mia cara amica per concedermi a lui.

Risoluta gli dicevo che mai avrei barattato un sentimento così profondo per un essere ignobile come lui.

I suoi occhi, allora, si tingevano di un colre rosso scuro, fino a diventare completamente neri.

Non c'erano più orbite bianche ma solo due pupille scure, buie, inespressive e fisse.

Mi sono svegliata e ho pregato.

venerdì 1 agosto 2014

La stanza alluvionata

Nel sogno di questa notte mi trovavo dentro casa, ma non era quella dove abito, era una stanza che non avevo mai visto.
Era giorno, nonostante la forte pioggia, c'era molta luce.
Guardando dalla finestra mi accorgevo che l'acqua, fuori , era arrivata a livello della stessa.
Era come se il mare fosse arrivato all'altezza degli infissi e iniziava ad entrare dentro.
Presa dal panico, con la paura di morire affogate (io e mia figlia) cercavo dei recipienti che potessero in qualche modo recuperare l'acqua che entrava per buttarla poi....chissà, forse nel lavandino.
Con la speranza che questo gesto potesse in qualche modo preservare le nostre vite.
Era strano.
Cosa speravo di ottenere...
Non è la prima volta che faccio questo sogno, forse diverso nell'ambientazione, ma simile.
L'acqua non era limpida.

venerdì 25 luglio 2014

La latrina

Un tempo era un sogno ricorrente, come il sangue e le tempeste di mare.
Da un po' non sognavo più una cosa del genere.
Ma non tutto è perduto perché, questa notte, il gabinetto era colmo di orina e carta igienica.

Avevo in braccio mia figlia, doveva avere sette/dieci mesi.

Era piccola comunque.

Tiravo lo sciacquone e tutto girava cercando una via di fuga verso la sentina del w.c.
Ma come andava giù, tornava su, a riempire la tazza.
Stessa orina, stessa carta.

Tiravo ancora una volta e una volta ancora tutto ritornava.

La terza volta, finalmente, tutto scivolava via, liberando la coppa.

Voglio vederlo come un segno positivo, di solito trasbordava tutto, di solito non era solo orina quella che c'era dentro.

Di sicuro non è un grande periodo, ma ce la possiamo fare.

martedì 22 luglio 2014

A volte ritornano...

Non ricordo molto del sogno tranne il fatto che c'era lui, quello che è stato per anni il compagno di mia zia, diviso tra due vite, quella dell'uomo sposato e dell'uomo di un'altra.
Da vivo non 'ho mai sopportato.
Non ha mai preso posizione in questa storia e mia zia ha accettato passivamente, croci e delizie.
Soprattutto insulti.
Era un uomo molto volgare.

L'ho sognato.

L'unica volta che l'ho fatto è stato quando e morto, la stessa notte.

Questa volta era allegro, molto più giovane e veniva a prendere mia zia.

Eravamo in un posto affollato (forse un bar).

Comunque mi sono svegliata con un grande attacco d'ansia e panico.

Ho pensato a mia zia, che non vedo da un po' (e sarà l'ora che io vada a trovarla).

Avevo timore di ricevere una telefonata...per fortuna non è arrivata.

In ogni caso, questo sogno, mi ha lasciata molto turbata.

venerdì 11 luglio 2014

La processione

Nel sogno di questa notte mi trovavo con mia figlia, c'era una festa patronale.
La città era piena di persone ammassate nei vicoli, non si riusciva a passare ne a farsi strada.

Lungo il percorso trovavo un crocifisso per terra, simile ai Cristi che portano nelle processioni importanti, ma il mio non era molto pesante e con pochi ornamenti.

Lo tiravo su e lo portavo, camminando, insieme a mia figlia, alla ricerca della confraternita che poteva averlo perduto.

Eravamo parte della processione che ci spingeva verso una piccola piazza. 

Era impossibile spostarsi o cambiare direzione.
Nella calca vedevo mio padre, era seduto sopra un muricciolo di pietra, sulla destra. Io lo guardavo e lo indicavo a mai figlia "Guarda! C'è il nonno!".
Lui sorrideva, nonostante i diverbi che c'erano tra noi, nonostante lui non si fosse fatto più vedere da mesi.
Salutava mia figlia con un sorriso e le chiedeva di fermarsi con lui.
Lei mi guardava e io le dicevo di rimanere li, se lo desiderava.

Proseguivo così da sola, con la Croce, alta, portata tra le mani, appoggiata alla spalla.

Finalmente l'immenso cordone di gente si apriva e nel piazzale vedevo il Papa.
Papa Francesco.

Lui, in mezzo a tutti, protendeva la sua mano verso di me.

La mano era ricoperta da un guanto, simile a quello che si usa per prendere la verdura nei supermercati.

Cercava me, voleva la mia mano.

Io, sempre portando il crocifisso appoggiato sulla spalla sinistra, tendevo il braccio destro e, inavvertitamente, gli toglievo il guanto protettivo.

Ero dispiaciuta, imbarazzata, ma lui, sorridendomi mi diceva che non aveva importanza, che voleva stringermi la mano.

Sentivo il suo palmo contro il mio e lui, guardandomi, mi diceva, sorridendo.

"non soffrire più, sono stati rimessi tutti i tuoi peccati, vai serena".

La croce che portavo non pesava più così tanto....

venerdì 4 luglio 2014

Il ghetto di Doré

Questa notte ho realizzato l'incubo perfetto.
In questo grande quartiere, popolato dal dispiacere, ho materializzato ogni singolo momento della mia vita in cui ho sofferto.
C'era un enorme palazzo diviso in tanti settori, proprio come un disegno che vidi tempo fa, di Gustave Doré.
In ogni spicchio c'era qualcuno.
Io passavo a bussare e a salutare. Camminavo sopra un tappeto di topi e l'aria era gelatinosa.
Non sorridevo, non parlavo, piangevo, semplicemente.
Non cambia niente.
Non una persona si dimostrava diversa, nonostante io chiedessi scusa ad alcune di esse.
Sulle spalle avevo due ali di sensi di colpa.
Non potevo volare perché erano pesanti e lo diventavano ancora di più attraverso il tempo.
Guardavo mia figlia, che era al mio fianco.
Avrei voluto liberarla da questa peso ma tutto era quasi immobile.
Quasi.
Ogni cosa si spostava a scatti, lentamente...

Gustave Doré

mercoledì 30 aprile 2014

Il cubo e il gioco del quindici

Ho fatto un sogno, la notte trascorsa:
Io, la mia collega e la nostra principale.


Eravamo dentro un enorme cubo di vetro trasparente, le pareti erano fatte da caselle della tombola, ma le finestrelle erano come il gioco del quindici, trasparenti comunque. 


Dovevamo sistemarle tutte entro breve tempo, come una combinazione, per non essere intrappolate nel cubo per sempre.

domenica 20 aprile 2014

La morte e il Ratto

Ho visto la morte che portava a spasso un grosso ratto. Quest'ultimo rosicchiava la schiena della povera gente, delle famiglie, dei figli, i suoi baffi solleticavano anche il mio collo.

Pensieri

Mastichi le stesse parole e descrizioni da giorni, mesi, anni. La bocca impastata, secca, senza più saliva. Continui a spiegare un ritornello che è diventato uno scioglilingua, forse un Mantra per chi non ha mai capito cosa davvero intendi. Troppa fatica cercare altre strade, altre vie. Un giorno le tue parole verranno coperte dalla terra della tua ultima dimora, soffocando per sempre ogni esile respiro. Solo i vermi ascolteranno il suono del tuo corpo, nutrendosi avidamente della tua carne decomposta. Puoi sempre avere il coraggio di farti cremare e rendere volatile la tua materia che tornerà a concimare la terra, senza l'umiliazione del lento degrado. - "Sono già un cadavere, il processo di smaterializzazione è iniziato, ma c'è troppo rumore in giro e non riesco ad avere sufficiente silenzio per sentire dove gli incubi hanno iniziato a divorare." - Se sarai abbastanza importante, qualcuno scriverà di te cose senza senso, altri ripeteranno le tue cose che nessuno ha mai veramente compreso. Il tempo è un attimo, come la distanza che passa dal batacchio di una campana prima del secondo gong. Sospeso eppure in movimento.

La barca

Ho sognato un prato dentro un Parco per bambini, giocavano e i loro genitori sedevano su fogli di riviste piene di immagini pornografiche. 
I bambini stessi vedevano, turbati, queste immagini che facevano capolino attraverso gli articoli. 
Io facevo notare questa cosa, mi sembrava inaudita, oscena, inconcepibile...ma le persone mi guardavano senza capire cosa io stessi dicendo, continuavano a far finta di niente e scrivevano sulle loro micro tavolette luminose. 
Ad un certo punto mi giravo, su un piccolo gozzo abbandonato, portato in secca, ma sempre sul parco, un uomo si era nascosto ad un inseguimento e un cane, un pastore tedesco, gli era stato lanciato dietro da gente che lo voleva catturare. 
Il cane gli si avventava contro, mozzandogli la testa a morsi, non senza prima aver lottato con questa persona. 
Era pieno di graffi, il pelo strappato in più punti, sanguinolento e ad un certo punto andava a sbattere contro una delle due pareti del gozzo. 
La parte totale del suo fianco destro, come uno scalpo, si staccava, rimanendo appesa alle assi di legno della barca. 
Moriva con la testa dell'uomo stretta tra le fauci.

mercoledì 19 marzo 2014

La scala

C'è un sogno ricorrente che spesso torna a salutarmi. Da bambina andavo spesso a giocare a casa di una zia e dalle mie 5 cugine. Una più pestifera dell'altra, si salvava solo la terza (dicono che ci assomigliamo).

Questa casa era vecchia, le scale in marmo, avevano uno scorri mano che era precario.


Bastava un niente, finivi giù dalla tromba delle scale. 


Era su tre piani.


Ti spaccavi l'osso del collo.


Al piano terra abitava una famiglia molto povera, Il padre violento, la madre e i figli subivano le sue percosse. Le femmine si sono sposate, un figlio è morto per eroina, gli altri tre maschi si sono dispersi, uno in Messico altri due li ho persi di vista.


Nel sogno vedo la porta della loro abitazione, poi salgo le scale, ad un certo punto le scale non hanno più lo scorri mano e, prima di arrivare all'ultimo piano, dalla porta di mia zia, anche le scale spariscono, per un breve tratto.
Rimane solo il segno di dove si trovavano un tempo.


Nel sogno vedo anche le finestre di vetro, attaccate agli infissi di legno marcio pitturato di bianco e con lo stucco secco, in alcuni punti lo stucco manca.


In basso è molto buio, più salgo, più c'è luce, ma non riesco a raggiungere la porta.


Sento gridare.


Mio zio è morto, suicida, nel 1988. Mia zia ha cucito una vita per sfamare l cinque figli e e un uomo dializzato e violento.

martedì 18 marzo 2014

Il Pozzo Nero

Ancora un sogno con un pozzo.

Dentro al pozzo la mia bambola, quella che mi aveva portato Babbo Natale, avevo 9 anni, ci credevo ancora, credevo ancora a molte cose.

Poi dentro al pozzo c'è finita mia zia, con il suo bastone...la vedevo, camminava nel fango e ripeteva senza sosta "non ci vedo, da quest'occhio vedo a metà e da quest'altro non vedo più niente".


Nella realtà in diversi ci domandiamo come fa a non vedere e allo stesso tempo notare ogni piccolo pezzetto di carta...


"non ci vedo, da quest'occhio vedo a metà e da quest'altro non vedo più niente".


Poi si è dissolta, insieme alla mia bambola.
Nel pozzo sono entrate le mie lacrime.
Il pozzo era vicino al cinema dove lavorava mio padre.


"non ci vedo, da quest'occhio vedo a metà e da quest'altro non vedo più niente".


E' l'egoismo a rendere ciechi.
Almeno lei, dall'altro occhio, vede a metà. Qualcuno crede di vedere ma non ha nemmeno gli occhi.

sabato 15 marzo 2014

La visita dei morti.

E' la seconda volta, in questa settimana, che sogno due persone morte che mi parlano.
La prima volta ho sognato mia nonna.
Nel sogno mi trovavo nel suo letto matrimoniale, quello che aveva costruito, in legno, mio nonno.
Quello che ho condiviso con lei per tanti anni, perché non c'era posto, in casa, per un'altra stanza.
Lo stesso letto che l'ha portata ai suoi ultimi giorni.
...e preferisco non ricordare come era diventata.
Nel sogno, lei era sdraiata, sotto le coperte.
Mi parlava.
Come quando ero bambina.
Era serena, stava bene, ero io che invece avevo problemi, non ero piccola, ero in età adulta e le confidavo i miei pensiri, il mio dolore per mio padre, suo figlio.
La mancanza di incomunicabilità.
Lei mi diceva parole gentili che mi davano un po' di pace...Così vedevo me e lui, parlare e sistemare le cose.
Purtroppo la realtà è ben diversa, quello che mi colpisce è constatare come, quando io sto moralmente e profondamente male, lei torna...lieve, come quando era ancora viva.
Ogni volta che la sogno mi rendo conto di quanto mi manca.
E' stata più che una madre, è stata la mia vita e mi ha lasciata troppo presto.

Questa notte, invece, ho sognato una mia cliente, una signora anziana, che è mancata più di un anno fa.
In vita era una donna grintosa, senza tanti peli sulla lingua, piccolina di statura, ma una forza della natura.
Ha combattuto per tanti anni, da sola, perché vedova, per salvare la Ditta che era del marito e lasciarla intatta al figlio.
Nel sogno, lei era molto arrabbiata, mi diceva frasi, mi chiedeva cose, mi faceva domande....domande alle quali io non potevo rispondere.
Era davvero arrabbiata.
Tantissimo.
Io entravo in una chiesa e mi mettevo a pregare davanti alla statua di San Michele, sotto ad essa c'era alcune candele già consumate dalla fiammella ma io non avevo soldi per poterne accendere una..

Lei, anche dentro la chiesa, a voce bassa, con occhi infuriati continuava a ripetermi le stesse domande.
Era arrabbiata col mondo intero, con suo figlio, con le persone.
Perché le avevano tenuto nascosto alcune cose, tra queste, che il figlio si era sposato di nascosto senza dirle nulla.
Come è accaduto nella realtà.
Io stavo male, avevo paura, avrei voluto che se ne andasse, l'unica cosa che facevo era pregare e cercare di non ascoltare più.
Pregavo per me.
Perché nel sogno avevo la percezione dell'impossibilità di "vedere" una donna morta, viva.

In un secondo tempo, mi trovavo in ufficio e ricevevo due buste, grandi, piene di carta colorata, all'esterno, mi arrivavano da due persone, una ragazza di Cuneo e una di Milano.
Anche in quella situazione l'atmosfera non era bella, io stavo male, avevo la mente confusa e i miei colleghi sembravano come immagini riflesse su specchi deformanti.

Sono sogni che rivelano una condizione infelice....e spero che tutta questa angoscia passi, prima o opoi, che ci sia una soluzione, fosse anche rassegnazione nell'accettare che le persone sono spesso, molto , egoiste.

Detto questo.

Nonna, mi manchi tantissimo.

Ciao Vince, sei nel giusto ma non arrabbiarti, pregherò per te.

lunedì 10 marzo 2014

Il Diluvio

Mi trovavo in una grande casa antica, a Mantova.
Il palazzo era ricco di statue, arazzi, i poggioli erano abbelliti da colonnine in marmo.
Grosse e spesse tende coprivano le enormi finestre che davano sulla città.
Vicino a questo grande palazzo, scorreva un fiume e questo fiume, ad un certo punto, riempiva una specie di vasca costruita all'epoca, forse per abbellire la casa.
Ma la vasca era profonda e dal piano terra arrivava al quinto piano.
Era bordata anch'essa da colonnine in marmo.
Nel palazzo c'ero io con mia figlia, amici e amiche con i rispettivi mariti o compagni e/o figli.
C'era anche altra gente, che conoscevo di vista.
Fuori pioveva da tanto, troppo tempo, e, attraverso i finestroni, guardando verso il basso, si vedevano grossi torrenti di acqua e fango che trascinavano via ogni cosa al loro passaggio.
Nel sogno pensavo alla grande vasca e correvo dalla finestra a guardare come era il livello d'acqua.

Aveva raggiunto già il quinto piano e minacciava di infilarsi dentro il palazzo.

Io gridavo, cercavo di avvisare tutti di stare attenti, che il pericolo era vicino, prendevo mia figlia e correvo verso la parte opposta della stanza, in cerca di una via di fuga.

Girandomi, per un ultima occhiata, vedevo l'acqua entrare attraverso i vetri, spingere con forza, per farsi largo...una cascata impressionante d'acqua si riversava sul pavimento, allagando tutto, portando via tavoli, sedie, tappetti, tutto quello che trovava...

...di colpo smetteva di piovere e il peggio finiva. Quasi un miracolo. 

Ma negli occhi ho ancora quella massa imponente d'acqua, un muro minaccioso. Spaventoso. 
Ma "non può piovere per sempre..."


giovedì 6 marzo 2014

Esistenziale

Ci sono giorni che sono peggio degli incubi notturni.
Mesi che sono come passeggiate nei gironi dell'inferno.
Non ci è concesso nemmeno fermarci a piangere, perché basta guardare dietro l'angolo e vedere che c'è chi sta molto più male.
C'è anche chi non c'è più.
Chi ha un'ultima foto con la donna della sua vita e la notte l'ha portato via con se, per sempre.
C'è chi vive anche, ma è come uno spettro.
Cammina sui cocci del passato.
A volte si ferisce il piede, altre volte si ferisce il cuore.

Ci sono giorni che hanno più di 24 ore.

Ci sono notti che durano un secondo.

Poi c'è il tempo che sembra infinito, ma davanti allo specchio ti mostra la verità che non hai mai accettato.
E ti senti sconfitta.


MICI-A-MICI Chiamata mail art/ Mail Art call






martedì 4 marzo 2014

Il Pipistrello

Questo sogno non è mio, me lo ha raccontato mia figlia, ancora assonnata, all'alba.
Si trovava a scuola e un grosso pipistrello scendeva giù dal tetto dell'edificio per morderle il collo.
Lei scappava urlando, ma il pipistrello aveva la meglio.

Forse questo sogno è la parte onirica della realtà, visto che io e lei stiamo passando un brutto periodo con una persona.
Chissà il pipistrello chi è?!
Forse l'orgoglio?

Non ne sono certa, i bambini hanno un modo tutto loro di vedere la realtà delle cose, sono ancora in grado di avere pensieri semplici e il loro cuore non impregnato di egoismo

sabato 1 marzo 2014

La bocca mangia sogni

Le immagini del sogno di questa notte, sono confuse e una sovrasta l'altra.
Ma sicuramente due episodi sono rimasti conficcati nella nebbia del ricordo.
Uno, Cristian, morto il 5 febbraio 2014, a 35 anni, che cammina, con il suo zaino e il suo cappello.
Dietro di lui, una grande Cattedrale Bianca e il suo sorriso.

Forse un modo, del  mio subconscio, per aver saputo tardi del suo destino e averlo sistemato nei ricordi con un po' di senso di colpa in meno, questo è il prezzo che si paga ad essere fuori dal giro dei social network.

Due, un uomo, capelli neri, sconosciuto, che raccoglie piccoli denti da latte da una parete di carne rossa.
Non c'è traccia di sangue, solo un enorme agglomerato di carne.
Ai piedi di questo muro, c'è una bocca, di donna, le labbra carnose, difficile scorgerla ad una prima vista, si mimetizza bene, ma l'uomo infila le sue dita tra le labbra e continua a prendere denti bianchissimi.
Come fossero conchiglie di mare, o piccole perle...
Ma la bocca, poco per volta, attira a se la mano, poi il braccio, la spalla, la testa, il corpo intero.
Non morde la bocca, non ha più denti, non digerisce, la parete di carne rossa non ha stomaco.

Io guardo e vedo scomparire l'uomo, inghiottito, come fanno i grossi Anaconda con le loro prede.

Ma l'uomo non muore.

Cambia solo la sua prospettiva, l'uomo ora fa uscire le sue minuscole dita dalla bocca carnosa, non può più raccogliere denti, solo allungare la mano, le dita, per chiedere aiuto, un aiuto silenzioso, senza parole ne suono.

venerdì 28 febbraio 2014

Il confine tra irreale e reale.

Nel sogno ero alla festa di Compleanno di A. con mia figlia.
Festa che c'è stata ieri, nel pomeriggio, e che io ho raggiunto a pomeriggio inoltrato.
Nel sogno, la casa era più piccola e la gente era davvero tanta, c'erano parecchie persone del mio passato.
Amici che ho perso, per strada, nella vita, volti, facce. che nel sogno riconoscevo ma senza ricordare dove le avevo conosciute.
C'erano anche alcuni parenti che, nella realtà, c'erano anche ieri.
Cantavo una fiaba a mia figlia e a sua cugina, la festeggiata.
Cantavo della storia di una principessa ma, mentre tutti gridavano, ridevano, urlavano...gli adulti intendo, nella stanza dove eravamo noi, la luce era bassa, in penombra, il mio tono era basso, c'era molta calma, molta serenità.
Mi ero rintanata la dentro per evitare le risate sguaiate e spesso ipocrite, gli occhi fissi e immobili, vitrei, delle persone che erano li fisicamente, ma lontane chissà dove.
Io non avevo senso in quella festa.
Come non lo avevo nella realtà.
L'obbligo, l'apparenza.
Poco dopo entrava il mio ex marito con la sua compagna, lui era molto giovane e anche lei, sapevo di conoscerla bene ma non ricordavo il suo nome ne dove ci eravamo frequentate.
La salutavo con affetto e le chiedevo se poteva dirmi chi ci aveva presentato, anni dietro.
Lei sorrideva, un po' malinconica, mi elencava una serie di nomi che non ricordavo.
Le chiedevo scusa, perché la mia mente aveva cancellato gran parte dei ricordi (come nella realtà).
Allora mi scriveva delle frasi, col dito, sopra il bordo di una mensola nera, le scritte si leggevano sulla polvere.
Poco dopo, la polvere le ricopriva, e lei scriveva ancora, finché la mia diventava una specie di confessione per il perdono dei miei peccati.
Le chiedevo di perdonarmi per aver fatto del male al prossimo, le dicevo che mai era stato fatto volontariamente.
Che ogni gesto, ogni parola, ogni frase, era stata detta senza cattive intenzioni, ma spesso perché ero accecata dal dolore, dalla solitudine, dalla sofferenza interiore.
Mi congedavo da lei e spostandomi verso un'altra stanza, vedevo per terra dei grossi ciuffi di polvere.
Cercavo una pezza bagnata per pulire, nessuno mi ascoltava.
C'era molta musica e rumore, c'era anche la moglie di mio padre, era palpabile la sua determinazione nel respingermi, come ha sempre fatto, ma io dovevo togliere quei ciuffi di polvere.
Così facevo, inginocchiandomi, tra i piedi degli invitati, passavo la pezza gialla, umida, e raccoglievo via lo sporco, la polvere, tutto...
...con il cuore pieno di tristezza, di malinconia, con una sensazione di lutto.
Nell'irrealtà del sogno la realtà della vita, le voci sempre troppo alte, il frastuono sempre troppo eccessivo, non c'è mai tempo per parlare con chi vorrei che mi ascoltasse...e il tempo passa, un giorno non ci sarà più tempo per dire i propri pensieri e io, da tempo, ho smesso di provarci.
Sono stanca e chi dovrebbe ascoltare, sono certa, non lo farebbe.



venerdì 21 febbraio 2014

Il Treno e le foglie rosse

Ricordo poco, a parte la sensazione di una pellicola sottile, simile a quella che riveste i molluschi, appiccicata addosso.
Come un velo di tristezza, depressione e rassegnanzione che, nel sogno, rivestiva ogni singolo millimetro del mio essere.
Pensieri compresi.
Ero con due persone, un ragazzo e euna ragazza, avrò avuto circa 30 anni, come loro, forse loro erano più giovani.
Si parlava di scuola, di istruzione, di aule e metodi di insegnamento.
Mi sentivo così svuotata.
Ci trovavamo nel marciapiede di una stazione ferroviaria, e l'insegnante di educazione artistica, proettava un documentario sulle antiche scoperte. Compresi certi murales che arrivavano dall'America latina.
Roba strana, chiusa in dei grossi containers.
Alcuni sembravano rilievi di Ernst.
Io avevo un forte senso di nausea, volevo che quella lezione finisse, volevo che finisse tutto.
Mi allontanavo dai due ragazzi, mi sedevo su una terrazza, sopra la ferrovia, a guardare dall'alto tutti e tutto e il treno, che era appena arrivato, destinazione Viareggio, si muoveva, ma solo la locomotiva e alcuni vagoni, attraversava i binari, infischiandosene delle rotaie e si incastrava nelle  rotaie del primo binario, lasciando nel terzo parte dei restanti vagoni.
Qualcuno metteva una motrice in quei vagoni morti.
Mi domandavo solo come potesse viaggiare in senso contrario quel treno sul primo binario, senza rischiare la collisione.
Ma nessuno ci faceva caso, nemmeno al fatto che avesse, da solo, cambiato binari, senza lo scambio solito delle rotaie.
Tutto questo mi portava ad allontanarmi, mentre un forte impulso di vomitare mi bloccava la gola.
Mi ritrovavo in un sentiero di foglie cadute, rosse, arancioni. Sopra, i rami degli alberi, ancora pieni di altre foglie verdi e rosse, mi facevano da copertura.
Mi sentivo al sicuro in quel posto, il rumore dei passi, lievi, il silenzio.
Incontravo la sorella di E.O., non so cosa ci facesse li, tra di noi non c'è mai stata una grande simpatia, ma mi sorrideva.
Io ricambiavo, un po' perplessa, e proseguivo il mio cammino, lungo lo stretto viale di foglie rosso fuoco.
Mi sono svegliata, con la sensazione di quella pellicola viscida addosso e un grande senso di  impotenza...

martedì 18 febbraio 2014

Il terzo figlio, il terzo fratello.

Mia madre aspettava una figlio, nonostante la sua età avanzatissima.
Non riuscivo a capire come poteva essere possibile e il motivo che l'aveva spinta a tentare una gravidanza.
Io vivevo con lei e con mio fratello A., nonostante, in realtà, sia accaduto per pochissimo tempo.
La cucina era quella di quando ero bambina, anche la luce era antica...tutto mi faceva tornare ai tempi della mia infanzia, triste.
Nel giro di pochissimo tempo, Lei dava alla luce questo bambino che era minuscolo. Davvero piccolo per essere un neonato.
Erano passati solo due mesi, eppure era perfettamente formato.
E nel giro di pochi giorni il piccolo già sapeva camminare e ancora, parlare.
Rimaneva però piccolo, magrissimo, sembrava un essere appartenente ad un'altra dimensione.
Nella mia mente si insinuava il pensiero che fosse un essere malvagio, lo vedevo come un demone.
Mia madre era tutta per lui, ne io ne mio fratello esistevamo più.
Lui, si muoveva per la casa, in questa atmosfera bassa, fatta di fotogrammi sbiaditi.
Mi ritrovavo in un'altra cucina, sembrava quella di mia zia, ma era diversa dal reale.
E dietro una porta c'era qualcosa, io non dovevo aprire quella porta, non dovevo assolutamente toccarla.
E infatti non toccavo la maniglia, perché percepivo che, effettivamente, la dietro c'era un altro mondo, che non apparteneva a quello che stavo vivendo.
Mi nascondevo dietro una tenda, della sala, che si trovava vicino alla cucina.
I mobili, scuri, ma la stanza luminosa.
La tenda era semi trasparente.
Di fornte a me c'era una donna molto vecchia.
Si alzava.
Non vedeva niente, forse solo la luce che arrivava dalla finestra, dove mi ero nascosta io.
La vedevo avvicinarsi a me, sentivo delle risate soffocate, forse di mie amiche, o di qualche parente. 
Prendevano in giro questa donna. Mi dicevano di stare attenta a non farmi scoprire.
Lei si avvicinava sempre di più e quando me la trovavo vicino, per un impercettibile istante credetti di essere scoperta.
Ma nulla...forse non era così, forse sapeva, ma torno indietro.
Non conoscevo il volto di quella vecchia, ma ne avevo timore.
Mi facevano paura i suoi occhi annebbiati, senza vista...