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lunedì 7 ottobre 2013

Il Ratti e la Chiesa

Entravo dentro la Chiesa del centro, vestita a lutto.
Mio padre mi faceva leggere un manifesto funebre, Sul manifesto c'erano scritti due nomi e cognomi, in grassetto e in maiuscolo, il mio e quello di un'altra persona (di lui/lei ricordo solo il cognome, Queirolo).
Sentivo, nell'aria, un forte odore di Cimitero, l'odore tipico dei fiori mischiato a quello di cadavere.
Guardavo poi verso il piccolo l'altare, sulla sinistra,  dedicato alla Madonna di Montallegro, sopra di esso era stato costruito un altro altare, per le onoranze funebri.
C'erano diversi miei parenti, da parte di mia madre.
Uno era mummificato, uno zio, morto nel 1970, l'altra, accanto, era la moglie, morta da poco.
Piena di fiori, recisi, tutti intorno al suo corpo.
Mio padre mi diceva di andre da loro, ma io non volevo.
Di colpo, la donna si alzava, mettendosi seduta.
Tutti i fiori cadevano per terra, la gente guardava stupita, si gridava il miracolo, era resuscitata.
Io ero tra lo spaventato e l'inorridito.
La Chiesa era piena zeppa di gente, tutte persone vestite con abiti di inizio XX secolo.
Qualcuno leggeva, con voce cantilenante, delle parole.
Non era un sacerdote, era un uomo che dettava frasi.
Mi sedevo dalle seggiole che si trovano  lungo il corridoio sinistro della Chiesa
La gente, con pennino e calamaio, trascriveva tutto su fogli.
Stavano insegnando a scrivere in bella calligrafia.
Verso la parte destra della Chiesa, dove ci sono gli altri piccoli altari dediacati ai Santi, vedevo un grosso ratto.
Camminava indisturbato lungo gli ornamenti di marmo.
Le persone non si accorgevano di nulla e altri Ratti, come lui, uscivano fuori, tranquilli, le persone facevano finta di non vederli.
Avevo tra le mani un piccolo libretto, di un centimetro scarso,con minuscoli fogliettini scritti a china.
Aprendolo, leggevo il contenuto. Erano per lo più lettere scritte da un uomo il cui cognome faceva Cruciani (lo stesso di una mia amica), ma era di Santa Margherita Ligure.
Si rivolgeva ad una donna.
Gli raccontava la sua disperazione e tormento, non potendola vedere.
Mio padre mi diceva di scrivere le frasi, di non indugiare, altrimenti mi avrebbero punito.
Mi alzavo, arrabbiata con lui, gli chiedevo se non si era accorto dei topi...uscendo dalla Chiesa (che però si trovava nei pressi di dov'è realmente) incontravo il padre di mia figlia.
Anche lui mi raccontava dei topi, ne aveva visti molti.
Decidevamo, insieme, di andare a raccontarlo alla custode, una donna che, in realtà, è la cassiera dell'unico cinema della mia città.
Lei confermava, c'era l'invasione, e ci ringraziava perché nessuno aveva il coraggio di dire in che situazione ci eravamo ridotti.

sabato 5 ottobre 2013

I due Scorpioni

Del sogno, oltre a diverse persone, ricordo in particolare una scena. 
Tanti insetti, grossi, una via di mezzo tra Blatte e Locuste, attaccavano sui muri della parete alla mia sinistra. piccoli ragni. 
Qualcuno mi diceva che si cibavano solo di ragnetti rossi.
 Nella parete frontale, invece, fermi, immobili, due enormi,scorpioni. Il più grande era color giallo trasparente, quello accanto a lui, più piccolo, nero.