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sabato 21 settembre 2013

Vento

Mi trovavo dentro una stanza.

Era piena zeppa di oggetti, giornali, vestiti. Erano per terra, buttati sui mobili, abbandonati a casaccio, appesi alle pareti, sul lampadario...

Non riuscivo a camminare, non c'era spazio per niente, venivi sommerso, quasi soffocato.

Ad un certo punto si alzava un forte vento, tutte le cose iniziavano a girare per la stanza, sempre più velocemente, finché il vento scoperchiava il soffitto e tutto veniva risucchiato fuori.

Io mi trovavo dentro questo vortice d'aria, il rumore era assordante, tutto si muoveva impazzito e nonostante tutto, io rimanevo ferma. Sembrava quasi che il vento si fosse materializzato attraverso gli oggetti che prendeva e che mi avvertisse di qualcosa....

Poi di colpo, tutto finiva. Nella stanza, senza più soffitto, rimanevo io, le quattro pareti e il pavimento. Non c'era più nulla.

martedì 17 settembre 2013

Uno stivaletto pieno di topi.

Mi ritrovavo in una stanza, vicino Napoli.
Con me c'era Enza, una pittrice del luogo.
Non ricordo di cosa stavamo parlando, sicuramente d'arte e colori, ma ad un certo punto la interrompevo.

Avevo i piedi che mi facevano male.

Era da diversi giorni che avevo questo fastidio e non ne capivo il motivo.
Sedute in una stanza, piuttosto buia, piena di stracci di tutti i colori che pendevano dalle pareti, lei mi faceva togliere gli stivaletti.

Faceva molto caldo.

Toglievo le scarpe e Enza, prendendole tra le mani, ne apriva la parte superiore, dove le stringhe erano allentate.
Mi faceva notare che, dentro, c'erano dei topolini minuscoli.
La cosa mi lasciava perplessa....topi dentro gli stivali????
Era una cosa normale, a volte trovavano riparo nei posti più impensabili.

Così prendevo questi piccoli topolini e li toglievo, attenta a non far loro del male...
...sorridevo di questa cosa.
Sarei stata più  attenta.

martedì 10 settembre 2013

L'acqua sporca

Sta per arrivare un altro periodo strano.
I segni sono chiari.

Nel sogno mia zia era assistita da tante persone, volti di gente che conosco, alcuni approssimativamente.
Tutti uniti per apparire, per disarcionare la verità e indossare la maschera del perbenismo.

Ancora le due stanze gemelle.

In una mia zia, nell'altra mia nonna, morta da trent'anni.

Il percorso quasi identico. 

Io che parlo, che grido, nessuno che ascolta, chiusi in un'ottusa sordità. Intanto il fuoco è acceso, e sopra viene chiuso il coperchio della cucina a gas.

C'è una caffettiera. Esploderà tutto...ma non vogliono sentire.

E allora esco, corro, ho bisogno di aria, di fuggire...cado, inciampando su un tappeto verde dentro un Capannone. Fuori c'era un prato, la differenza non era così marcata.

Cado a terra, ai piedi di due bancari. Vogliono spillare mille euro di risparmi a due giovani lavoratori. Uno mi sorride, ammiccando con l'occhio e mi regala cioccolatini.

Corro fuori da quel posto, no ci sto! Non voglio farmi comprare, mentre lascio dietro di me i volti dei due ragazzi, i loro occhi pieni di speranza hanno già perso quella trasparenza, come un diamante incrinato.

Ed eccomi fuori, davanti alla Chiesa del centro città. C'è traffico, tutto è bloccato.
Molta gente.

Ci sono dei Vigili Urbani, ci sono dei Carabinieri.

Una grande botola quadrata è stata aperta.

Rimestano dentro con dei lunghi paletti di ferro. 

C'è acqua torbida, acqua mista a fogna, che sale, sta per uscire fuori...loro girano e spingono, con questi attrezzi...per cercare di far defluire la sporcizia...ma tutto rimane li, galleggiando lentamente sulla superficie così sporca.

...mi sveglio, ho una forte emicrania.

martedì 3 settembre 2013

Aria, Acqua. Due elementi.

Nel sogno di questa notte mi sono rimasti impressi due particolari.
Nel primo, ero in spiaggia, con amici, non ero a prendere il sole, ma c'era diversa gente.
Davanti a noi, ormeggiati, sulla battigia, delle barche a vela.
Ad un certo punto sentivo che davanti a me, a distanza, alcune persone gridavano...c'era confusione, poi si alzavano, mentre guardavo, mi accorgevo che, verso di me, arrivava l'acqua del mare. 
Non molta, un po' come quando si è sulla riva e un'onda allunga la sua strada e oltrepassa il cumulo di sassolini.
Mi alzavo anche io, la borsa bagnata, con tutto quello che c'era dentro. 
Appena il tempo di rendermi conto che qualcosa non andava ed ecco, il volume dell'acqua aumentare, gente che scappava, cose che galleggiavano, una delle barche veniva verso di me e altre persone vicine.
Si piegava, cadendo rovinosamente sull'arenile. 
Gridavano che era in arrivo uno Tsunami, quello era solo un avviso.
...
E poi eccomi, dentro una "Residenza Protetta", a trovare una persona anziana, una signora molto vecchia, raccontava di essere stata abbandonata dai parenti.
Io, insieme ad altri, ascoltavamo la sua storia.
Mentre guardavo fuori dalla finestra, il vento iniziava a soffiare, tra i rame degli alberi che erano li vicino.
In preda ad un'angoscia strana sentivo la voce della vecchia signora e guardavo il cielo.
Era viola, quasi nero, e ad un tratto un enorme cono di nubi, aria, terra, usciva dallìalto, come una grande bocca, come un angelo dell'Apocalisse.
Era un tornado immenso.
Accanto a questo vortice di devastazione, verso sinistra, altri due piccoli coni si formavano, come due dita.
Andavano a toccare il mare, che si vedeva poco più in la.
Due trombe marine.
Il rumore era cosi forte che non riuscivamo più a sentirci.
Tutto era Caos.
Quel Tornado io lo chiamavo Kronos.