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venerdì 31 maggio 2013

Il cuore-feto

Mi trovavo nella mia città, era sera, molto buio, le strade illuminate da luci calde.
Mentre passavo per una strada che si infila in un sottopasso, la compagna del mio ex mi dava un fagotto da mettere dentro una borsa di stoffa, color crema.
Questa borsa la uso spesso, per fare la spesa.
Mi diceva che aveva partorito e che quel fagotto dovevo prenderlo io.
Voleva dividerlo con me.
Guardavo dentro la borsa, aveva la forma di un grosso feto.
Quindi non era nato, forse un aborto.
Ma il feto era davvero grande, la sua massa ricordava quella di un grosso cuore, un cuore di bue, o di un animale simile.
Io tiravo fuori questo cuore-feto e ne mangiavo un pezzo.
Sentivo subito il sapore forte del sangue.
L'odore e il gusto mi avvolgeva, un senso di forte disgusto.
Mentre masticavo, piangevo, disperata...ma continuando a masticare.
Era un sacrificio.
Era un gesto abominevole, me ne rendevo conto, ma non potevo fermarmi.
...
Questo sogno mi ha devastata. Sento ancora quel sapore...

martedì 28 maggio 2013

La strada di libri

Di questo sogno mi sono rimasti solo piccoli frammenti, ma una cosa mi ha colpito e voglio scriverla, per non dimenticala.
Ero in un paese, di quelli con violetti stretti, in salita, con scale e passaggi tra una casa e l'altra.
Il pavimento però non era fatto di pietra, ma ricoperto di libri.
Libri.
Libri di tutti i tipi.
Scale di libri, salite di libri, strade e sentieri di libri.
Aperti, chiusi, con copertine rigide o morbide.
Una meraviglia.

Forse questo sogno ha una sua morale.

La sapienza porta alla giusta via.

Non lo so, ma è stato un sogno "felice".

giovedì 23 maggio 2013

Don Gallo

Ci sono avvenimenti, ci sono persone, che ti lasciano un segno profondo nella mente, nell'anima...nel cuore.
Ieri sera, quando ho saputo della morte di Don Gallo sono rimasta senza parole, con un profondo dolore dentro...che non trovava punto di forza.
Un dolore che sento, palpitante, tutt'ora.
La consapevolezza di aver perso un Grande Uomo, la Terra ha perso uno dei suoi figli migliori.

Questa notte ho sognato Don Gallo,
parlava con Egidio, il padre di un mio carissimo amico.
Discutevano di Politica, Don Gallo col suo sigaro ed Egidio col suo Toscano, in bocca.

Era notte, loro si trovavano dentro una tenda.

Questa mattina mi sono svegliata molto malinconica, Egidio abita in Toscana da diversi mesi...ho subito pensato alla stranezza del sogno, ma poi, ripensando alle simpatie politiche di quest'ultimo non ci ho fatto caso più di tanto.
Però pensavo ad Egidio e al mio amico.

Uscita di casa mi arriva un sms, dal mio caro amico.

Gli racconto il sogno e lui mi risponde dicendomi che era stata la notizia della morte del Don a farlo portare con la mente a me e così aveva sentito l'impulso di scrivermi per sapere come stavo.

Forse do troppa importanza a queste cose, ma trovo sia bello che un Uomo come Don Gallo riesca a tenere unite le persone, anche quando il suo corpo materiale non c'è più.


venerdì 17 maggio 2013

La casa dentro il fiume

Ed ecco che si ripresenta ancora la notte.
Nel sogno mi trovavo dentro una Villa, in stile Greco/Mediterraneo, con capitelli e una piscina rettangolare dentro un chiostro.
C'erano diverse persone, alcuni compagni di scuola.
Io mi trovavo li per caso, non conoscevo nessuno.
Ad un certo punto, guardando verso il torrente, vedevo scendere giù molta acqua, il greto si ingrossava, non pioveva ma sembrava che tutta l'acqua della terra si riversasse su quel piccolo letto di sassi.
Vedevo chiaramente la forza del torrente, trasportava una casetta, piccola, che rimaneva a galla, questa cosa mi incuriosiva e preoccupava al tempo stesso.
I colori dell'acqua erano di un Cobalto molto accentuato.
La casetta assomigliava a quella di Hansel e Gretel.

martedì 14 maggio 2013

Il paese dei Morti e dei Viventi

Nel sogno di questa notte ero nella mia città.
C'era molta confusione, tanta gente, tantissima, era così tanta che non si riusciva quasi a camminare.
Come certe giornate, durante le festività, quando vedi faccem, volti, teste, bocche, occhi, mischiarsi tra loro a formare quasi altri volti. 
Come un dipinto di Picasso dove tutto si unisce e si trasforma, si deforma.
Visitavo il cimitero, andavo a trovare mia nonna, forse ero con mia figlia, ma la mia età era diversa, dovevo avere 21 anni, con me c'erano due amiche di quei tempi.
In questo cimitero riuscivo a parlare con mia nonna e con gli altri miei cari parenti morti.
Erano fuori dalle tombe, camminavano tranquilli, in effetti quello era un luogo dove tornavano, dopo, ma effettivamente si mescolavano con i viventi, durante il giorno e la sera.
Mi raccontavano che stavano bene e che presto qualcuno di noi li avrebbe raggiunti, ma di stare tranquilli, che la morte non era così brutta.
Dopo, tutto era più leggero.
Ed eccomi in un appartamento molto grande, una delle mie zie stava per morire, vicino a me ancora tanta gente, le mie amiche, altre persone sconosciute. Tutti accalcati, alcuni tanto vicini, troppo, così vicini da passare attraverso me, io li vedevo ma non mi davano fastidio, se non per questo senso di claustrofobia.
Mia zia, da uno stato di sofferenza, passava ad uno stato di serenità.
La vedevo alzarsi, sorridere, salutare tutti, anche i morti, salutare me...
Con naturalezza.
Non faceva più parte della vita, ma dell'aldilà, e non era più solo mia zia, era sorella di tutti, come se tutti fossero un'unica famiglia.
E ancora altre persone, che mancavano, le vedevo passare e salutare, abbracciarsi con i congiunti morti prima.
Avevo paura...
Poi vedevo me, stesa  su un letto. Accanto a me c'erano due bambini e un ragazzo, il ragazzo era della Croce.
Gli dicevo che se mi stavano così vicino respiravo male, che mi stavano soffocando, avevo l'asma, non dovevano saltare sul mio letto, non dovevano parlare.
Mi lasciassero respirare.!!!
Mi alzavo, mia zia, quella morta, mi accompagnava verso un corridoio, qua, in alto, c'era una specie di soppalco, che assomigliava più ad un loculo, ma costruito in larghezza, non profondità, aperto.
Mi diceva di salire e mettermi a riposare li, che sarei stata bene.
Così facevo.
La ringraziavo, effettivamente stavo meglio, respiravo bene, ero tranquilla...stavo così bene che dopo poco scendevo, per far sapere a mia zia che dopo anni, finalmente, respiravo bene.
Una volta a terra, camminando, realizzavo di essere morta.
La gente che prima salutavo, che toccavo, mi passava attraverso, non mi vedeva...
Uscivo per strada,  mi sedevo su una panchina, un uomo, per allacciarsi le scarpe, metteva il suo piede sulla panchina, sopra di me, attraverso me.
Dopo un attimo di panico, mi alzavo e camminando vedevo un sentiero, che lasciava il paese e si inoltrava nella campagna, ai lati tanto verde e alberi.
Camminando, lasciavo quel posto...forse per sempre.

venerdì 10 maggio 2013

Sognando l'Artista


Eravamo in una città, presumibilmente Roma, TU dovevi fare una tua mostra personale a Roma, ma la città era simile ai paesaggi di Bruegel.

Io ero affacciata da un'arcata di un palazzo e guardavo in basso...c'era un laboratorio e tu stavi disegnando su un grosso tavolo.

Ad un certo punto mi sei venuto vicino, me ne sono accorta dal tuo respiro, lieve, sui capelli, a destra.

Non hai detto una parola, nemmeno io. Ero contenta per il tuo risultato artistico.

mercoledì 8 maggio 2013

Disincanto

Ho questa strana sensazione, a volte, di non capire quando sogno e quando sono sveglia.
Se gli incubi peggiori appartengono al mondo onirico o a quello reale.
C'è stato un tempo in cui non vedevo l'ora di rifugiarmi nel sonno per "spegnere" la sofferenza della vita quotidiana, con i suoi punti interrogativi, con le ferite aperte e mai rimarginate...ora ho paura di addormentarmi e soffro nello stato di veglia.
Non trovo un punto di appoggio.
La notte mi regala le stesse paure del giorno e viceversa.
Nuoto tra queste nuvole di incertezza che sento appartenere un po' a tutto il mondo.
Non vedo luce, ne vie di fuga.

Ho bisogno di tornare ai miei sogni simbolici e smetterla con questa carne e sangue che, la notte, si presenta all'appuntamento. A ricordarmi che il dolore e la morte sono come una fitta ragnatela, copre tutto e assopisce le coscienze.

Ho bisogno di tornare alla luce del sole e smetterla di pensare che tutto è perduto, che la speranza è perduta per sempre, che non c'è più umanità perché l'uomo si è estinto, imploso, come un buco nero, nel suo stesso egoismo.

Il cuore non è più capace di provare sentimenti, si è spento. Non batte più.