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sabato 13 aprile 2013

L'Albino

Mi trovavo in una grande villa, in stile Liberty. Ricca di decori e piante, soprattutto piante grasse. Era il crepuscolo, in casa c'era un amico, un pittore. Stava ultimando un suo quadro. Dovevo uscire insieme a lui per andare in qualche posto...aspettava un amico.
Fuori si avvicinavano dei grossi nuvoloni carichi di pioggia. Il cielo era rosso violaceo e si era alzato anche del vento.
Sentivo la pioggia iniziare a sbattere sui vetri, mentre suonavano alla porta. Mi diceva di andare ad aprire.
Entrava quest'uomo, un albino, molto alto, capelli tagliati corti a spazzola, occhi chiarissimi, quasi di ghiaccio, pelle bianchissima, come i suoi capelli...labbra sottili, rosate, che contrastavano con il suo viso.
Ne rimanevo ipnotizzata.
Nel frattempo fuori era un nubifragio. Il mio amico doveva consegnare dei lavori, provava ad uscire, passando da un vicoletto stretto, ma era pieno d'acqua, lo copriva fino a metà gambe, come noi che lo avevamo seguito. Rientravamo. Ci diceva che avrebbe preso un'altro percorso e che ci saremmo ritrovati li da lui.
Io dovevo andare a prendere mia figlia.
Quest'uomo diceva di volermi accompagnare.
Camminavo con lui dietro di me, attaccato alla mia schiena, mi abbracciava e le sue braccia erano incrociate davanti a me, mi sorreggevano, mi tenevano. Io non rischiavo cadere.
Questa cosa mi faceva sorridere e mi imbarazzava. Incontravo un altro mio amico che mi parlava, pareva non accorgersi dell'uomo albino mentre mi raccontava le sue disavventure. Lo ascoltavo, ridendo a volte, domandandomi come mai non dicesse nulla dell'uomo che avevo dietro di me, incollato come fosse una metà di me.
Ad un certo punto il mio amico lo vedeva e gli domandava, con una battuta, perché non si staccava da me e se voleva rimanere così per sempre, lui rispondeva semplicemente "SI!".
Finalmente arrivavo da mia figlia, la pioggia era cessata da un po', la vedevo giocare con altri bambini e ragazzini, c'era anche mia madre.
Dicevo all'uomo albino se voleva venire con me o preferiva aspettarmi...mi lasciava andare. Arrivavo da mia figlia, giocavo un po' con lei e gli amici, ogni tanto mi giravo per vedere se Lui c'era ancora, era in fondo al viale, mi osservava, fermo.
Poi, sono stata presa da mia figlia, dal gioco, dalla situazione che vivevo...ero felice...mi voltavo ancora una volta, lui era scomparso. Non c'era più, provavo a cercarlo, non c'era più traccia di lui. A me rimaneva impresso il ricordo della sensazione del calore del suo corpo sulla mia schiena e la percezione che mi avesse lasciato attaccato due ali invisibili.
Queste ali le sento ancora, da sveglia.

venerdì 5 aprile 2013

il Vangelo secondo Marco

Ho sognato che ero nella Chiesa di Sant'Anna. 

C'era una messa, ero insieme a Papa Francesco, era ancora un semplice sacerdote (anche se le sue vesti erano bianche). 
Mi faceva sedere in fondo alla Chiesa, era tutta illuminata...avevo con me una matita e un foglio, dovevo disegnare qualcosa.
 Era molto allegro e scherzava con me e un altro sacerdote. 
La gente che assisteva alla messa sembrava appartenere ad un'altra dimensione, erano tutti rabbiosi e rancorosi. Lui allora mi leggeva un pezzetto di un passo del Vangelo di Marco.

La cosa strana è che, questa mattina a colazione, mia figlia mi ha detto di aver sognato di leggere (e finire) il Vangelo.

mercoledì 3 aprile 2013

Nera come la morte.

Guidavo in una strada di campagna, non era illuminata e più andavo più tutto diventava scuro. 

Lampeggiavo con gli abbaglianti, per cercare di vedere cosa avevo davanti a me, per avvisare anche le eventuali altre macchine...ma dopo un po' i fanali smettevano di funzionare. 

Mi ritrovavo a guidare nella notte assoluta, non vedevo più la strada, non riuscivo più ad avere orientamento, era impossibile capire la differenza tra il cielo e la terra perché tutto era completamente nero. 

Mi affidavo all'intuito, finché sentivo che le ruote passavano sopra della ghiaia o dei sassi...l'auto iniziava a scendere, capivo di essere andata fuori strada. 

Dentro l'abitacolo pensavo "è finita, sto per morire". 

Nessuna tragedia, nessun dolore, solo rassegnazione.