Art. 2 – Diritto d’autore.

Tutti i contenuti di questo Blog sono coperti dal diritto d’autore, secondo le norme di cui alla legge 633/1941 e successive modifiche, e il loro utilizzo è regolato dai successivi artt. 3 e 4.

giovedì 28 marzo 2013

Percorsi mentali

Ho una gabbia emotiva che mi chiude verso chi non conosco e mi mette in ascolto...cerco di ascoltare quello che ha da dirmi l'intuito, disturbato da tanti rumori, come una stazione radio. 
Non riesco a sintonizzarmi su un'onda giusta. 
Ascolto...ascolto...chiusa n questo autismo mentale. 
Leggo le persone, appassionarsi ai castelli di argilla, combattere per questi. Argilla che alla prima alluvione ci devasterà, portanto via con se tutto, il bene, il male, la vita.
Vivere...vivere l'istante, assaporare il cibo (anche ad occhi chiusi), dissetarsi, sentire l'odore del mondo, quello buono, quello marcio...perché nulla è per sempre, noi viviamo istanti che non ci saranno più restituiti e le nostre energie si disperdono in futilità. 

Io sono viva. 
Io posso ancora mangiare e bere. 
Guardare negli occhi chi amo e vedere nel suo sguardo la serenità. 
Ecco quello che davvero è importante, ora. Sono polvere, come lo è stato chi è venuto prima di me e chi arriverà dopo di me. Polvere che si unirà al cosmo...e tutto il resto sono solo vibrazioni che disturbano il suono muto della vita universale.

Le pietre

Mi trovavo dentro un palazzo, le scale erano come quelle disegnate da Escher. 
I muri color crema, fuori potevo vedere il mare, in tempesta. 
Con me c'era Lara, le facevo vedere come, con le mani, riuscivo a far alzare gli oggetti, senza toccarli e questi rimanevano, magicamente, sospesi nell'aria.
In particolare due pietre.
Un occhio di tigre e un'acquamarina.
Le portavo a mezz'aria con l'imposizione delle mie mani, giravano lentamente su se stesse e intorno ad esse, senza cadere.
Arrivava il padre di mia figlia, era felice, era contento, mi guardava come un tempo, finalmente mi vedeva e mi abbracciava forte.
Io sapevo che la nostra unione era come quelle pietre, nessuno avrebbe potuto più separarci.

...i miei sogni si divertono in questo periodo.

lunedì 25 marzo 2013

Il distacco

Ero in una casa molto vecchia, in un paese nell'entroterra di qualche posto sperduto. La casa era grande, con grosse scale e annesso c'era un fienile e un ricovero per le bestie. Forse un podere.
Vivevo in quel posto con mia figlia.
Veniva a trovarmi suo padre, con la compagna e il figlio piccolo.
Mi portavano via mia figlia. Lui diceva che non ero in grado di educarla e che la decisione era stata presa da tutti.
La vedevo, andare via, insieme a quella donna, e la ferita per il doppio tradimento sanguinava dentro di me...un dolore fortissimo, disumano.
Rimanevo da sola, in quella casa, troppo grande per me, troppo vuota.

La baraccopoli

Era una baraccopoli, fatta solo di cartone. 
Con la pioggia tutto crollava miseramente, trascinato nel fango. 
Lassù c'era il sole, un uomo con una treccia nera, era un ipocrita e si vendeva un po' all'uomo con i capelli bianchi lunghi, un po' a quello con i capelli ricci scuri. 
Io abitavo dentro un mausoleo, molto antico, di pietra e pietre verdi trasparenti, ricoperto d'edera. 
La proprietaria era una vecchia che era paralizzata, una mia zia l'accudiva, lei ci tiranneggiava. 
Guardavo allo specchio il mio volto, era un'immagine che cambiava, come fotogrammi del tempo che passa.

sabato 16 marzo 2013

Il Clown

Nel sogno io e mia figlia eravamo sorelle e andavamo alle medie, o scuole secondarie. 

Abitavamo in un enorme casermone popolare che aveva un cortile piuttosto grande al suo interno. Tornavamo da scuola e mia madre, dalla finestra, in alto, ci gridava che avevano trovato morta una ragazzina…soffocata dopo essere stata abusata. 

L'uomo era mascherato da clown e aveva due palloncini ma non erano riusciti a beccarlo. 
All'improvviso abbassavo lo sguardo e dritto, davanti a me, poco lontano, fermo su uno dei portoni del casermone, ecco l'uomo travestito da clown. 

Immobile, gli occhi annacquati fissi su di noi, il volto col trucco sbavato, i capelli arruffati, neri.

Tranquillo, calmo, concentrato solo su di me e su Alice. 

In mano due palloncini sbiaditi. 

Proprio come IT ma diverso nel modo di fare. Come se avesse preso da It l'ispirazione. 
Iniziavo a gridare Aiuto 

AIUTO AIUTO AIUTO AIUTO AIUTOOOOO AIUTOOOOOO scappando verso le scale con Alice figli-sorella. 
Nessuno si affacciava, nessuno veniva ad aiutarci…noi correvamo per le scale e finalmente mia madre apriva la porta. 
Dietro quella porta restava l'immagine di quell'uomo, sfruttatore della povertà e dell'innocenza.

mercoledì 13 marzo 2013

Le 5 streghe

Nel sogno di questa notte finivo tra le grinfie di cinque streghe. 

Quattro più Una. 

Le altre quattro rappresentavano un serpente, una tigre, un coccodrillo e una Iena. 

La quinta non si trasmutava, era bionda e altissima, aveva una mammella in ogni gomito oltre al seno come tutte le donne. 
Nel loro palazzo avevano dei cani, dobermann e un mastino gigantesco. Era davvero grandissimo. 
Più di una volta ha cercato di farmi divorare da lui. 
Sentivo il suo alito, la sua bava, le sue mascelle, addosso. Cercavo di resistere ma poi riuscivo a fuggire. 

Ricordo che parlavo di un anello. 
Un acqua marina di mia nonna, a me era rimasto solo l'anello d'oro, la pietra l'aveva venduta in tempo di guerra per comprare qualcosa da mangiare, ma era un anello potente perché dentro c'era tutto l'amore dei miei nonni. 

La strega bionda allora, invidiosa, mi faceva vedere il suo. 

Era bianco, opalescente ed era fatto con le lacrime dell'umanità .

martedì 5 marzo 2013

Malachia

Nel sogno ero con mia figlia a Roma. 
Per le principali vie della città eterna passava una grande processione di greci ortodossi. 
Tutti vestiti da grande cerimonia e con ornamenti preziosi e antichi. 
C'erano stendardi ricamati in oro e baldacchini. 
Per le vie parallele, in mezzo alla strada, camminava un sacerdote vestito di nero con barba e capelli lunghissimi. Era Malachia e tutti, alla sua vista, abbassavano lo sguardo, pregavano e si facevano il segno della croce. 
Mentre camminavo, sulla sinistra, vedevo un cimitero cattolico, sulla strada, quasi sotto i miei passi, c'era una pietra tombale bianca con la foto di una suora.