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lunedì 9 aprile 2012

L'Isola dei morti




dedicato a me, a Lara e a suo padre.

Eravamo all'estero, non so il motivo, un posto molto strano che assomigliava tanto all'isola dei Morti di Böcklin.
Io mi trovavo sopra la sommità di quest'isola che era un agglomerato altissimo ed immenso di pietra rocciosa, tagliata quasi perfettamente a strapiombo su una distesa d'acqua limpida.
Per salire in cima a questo parallelepipedo bisogna salire delle scale fatte a forma di cassetti pieni di stracci. Una volta in cima si arrivava alla casa di un grande Artista, un uomo che aveva vissuto li per tantissimo tempo insieme alla sua amante.
Io portavo te, tuo pade e Ferru a visitare quel luogo.
Lo conoscevo perché ero stata a mia volta amante della coppia (una specie di triangolo).
Dall'alto di questa splendida fortezza naturale vedevi l'orizzonte, che era immenso. In basso, ai piedi di questo agglomerato, c'era una specie di conca, bianca, che assomigliava ad un enorme piatto fondo di porcellana, che fungeva da imabrcadero e raccoglieva l'acuq del mare in eccesso, durante le tempeste.
C'era molto sole in alto, mentre nel basso, l'enorme pietra, faceva ombra sulla conca di porcellana e su gran parte della superficie marina.
Tuo padre era con li con noi ma non visibile, io lo vedevo e anche voi ma non c'era la sua materia. Sorrideva, parlavamo d'arte, guardavamo ile opere che si trovavano all'interno della Villa sopra l'enorme scoglio.
Di fronte leggevo una scritta (che non ricordo) e poi un Cognome (marchiato nella pietra)...collegavo le cose, mi dicevo che era tutto come era stato scritto...che io dovevo essere li in quel posto, ero felice.
Ed ecco che nel sogno torna il canarino (quello dell'altra volta).
Ferru mi diceva cosa dovevo prendere per curarlo, dove scendere, ma nonper le scale fatte di legno e stracci, bensi da una scala a pioli, che fatta di legno e fili di ragnatele appesa al nulla che dava sullo strapiombo...io ci salivo e poco per volta mi calavo giù...ricordo la sensazione del sole nel volto, Ferru voleva andare a visistare un posto che si trovava li vicino...simile a Santo Domingo...nel sogno compaiono due donne, due Rom, una fumava tabacco e delle foglie di qualcosa, l'altra più giovane.
Racconatavano di quell'artista morto, della sua amante, di me.
Intrecciavano stracci...
....poi mi sono svegliata.

martedì 3 aprile 2012

Un sogno di mia figlia. L'Uomo di Latta

Il sogno di Alice: "Io e la mamma eravamo alla spiaggia, stavamo mangiando, ad un certo punto è arrivata una grande tempesta con onde altissime. Siamo scappate con la barca, remando fortissimo e abbiamo visto un uomo di latta così gli abbiamo dato l'olio."



L'Outlet

Il sogno di Simona: Dovevo raggiungere un Outlet che avevano appena aperto. Fuori c'era una parata di soldati, tutti con l'elemetto Prussiano. La gente non si muoveva, eravamo in uno stato di dittatura. 
Un'amica mi prestava la sua macchina, facevo manovre complicate dentro budelli di piccole strade. Raggiungevo l'Outlet che era stracolmo di gente in coda da ore e ore. Riuscivo ad entrare. 
Erano tutti corridoi strettissimi, stracolmi di vestiario, ammassato uno sopra l'altro, era roba usata che veniva venduta a prezzi bassissimi. 
La gente si lanciava per accaparrarsi la roba. Anche io. Riempivo i sacchi con pantaloni, gonne, camice, cappotti...facevo parte del delirio collettivo. 
Spesso i vestiti erano ancora sporchi. Ad un certo punto mi fermavo in una grande stanza dove la gente mangiava, il posto era degradante. 
C'era una grande povertà tra le persone. 
Un canarino si poggiava sulla mia spalla e poi sulla mano. Era stremato. 
Decidevo così di abbandonare quel posto e tutta la roba che avevo preso e portare via quel povero uccellino.
 Una volta a casa (la mia vecchia casa) mio cugino Fulvio mi diceva che doveva amputare la zampina del Canarino per farlo sopravvivere. 
Ero disperata ma sapevo che era l'unico modo per farlo vivere.



Il Cammino

Ne sogno di questa notte io ero una novizia. Insieme ad altre "sorelle" dovevamo andare a compiere una missione in un paese dell'Italia. L'epoca era quella Medioevale. Le persone che gravitavano nel sogno erano gente vestita con abiti moderni, c'era la cuginetta di Alice, sua mamma...eravamo dentro una vecchia scuola fatiscente con i muri scrostati. Io salivo a cavallo con un frate molto giovane.
Dovevamo raggiungere , con le altre suore, un cimitero che ospitava sul retro un lebbrosario.
E poi, una volta portato il "messaggio divino", proseguire per un'altra destinazione.
Ricordo bene la sensazione delle zampe del cavallo, vedevo la terra correre sotto la galoppata.
Io mi tenevo a distanza dal frate, perché non volevo turbarlo con la mia vicinanza.
C'era un'amicizia e un rispetto profondi.
Arrivati quasi a destinazione, salivamo lungo sentieri fangosi, l'aria bagnata da una fitta nebbia...il cielo scuro.
Dovevamo abbassare la testa per non essere colpiti dai rami, alla nostra sinistra c'erano degli strapiombi e i cavalli rischiavano di cadere.
Giunti a destinazione, entravamo dentro al cimitero e io e il frate iniziavamo a pregare.
In latino.
Per le anime dei morti.
Le tombe abbamdonate, il terreno scavato dai cinghiali.
Ed ecco il lebbrosario, donne, uomini, bambini, impauriti, spaventati.
Io sentivo molto freddo e allo stesso tempo quella povera gente muoveva compassione.
Scendevamo da cavallo e ci accampavamo. In lontananza si sentiva i lupi.
Dicevano che c'era un capo branco, una bestia maledetta mandata da forze oscure, che spesso veniva al campo dei lebbrosi a mangiare i più deboli.
Non avevo paura, mi sentivo pronta a difendere, insieme alle mie "sorelle" e al frate, questa povera gente.