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sabato 22 dicembre 2012

Ragni e Scorpione

Eravamo a vedere una mostra di insetti e aracnidi. 

Qualcuno della mia famiglia aveva deciso di comprare 4 ragni e uno scorpione. 
I grossi ragni erano ognuno di colore diverso, uno rosso, uno nero, uno marroncino e uno grigio. 
Lo scorpione non era nero ma nocciola e bianco trasparente.

Venivano liberati in una stanza della casa di qualcuno di noi ma non so chi fosse, i ragni costruivano una ragnatela enorme che dal pavimento andava a finire al soffitto, formava quasi una scala, era impossibile entrare e lo scorpione girava per la stanza per pungere chi provava ad entrare. 

I ragni invece se ne stavano nascosti in cima, dal soffitto, in religiosa pazienza.

martedì 18 dicembre 2012

Aracnide

C'era un orizzonte, un tramonto sul mare. 
Lo vedevo da una stanza scavata dentro una roccia e c'era dell'edera, molta, fuori e dentro la stanza.
L'odore salmastro impregnava le narici e le pietre erano umide.
Dentro c'era un ragno, appeso al suo filo, s'ingozzava d'egoismo umano e la sua pancia cresceva. 
Mia figlia mi chiedeva del mio passato e ad ogni mio racconto dava da mangiare al ragno i miei ricordi, i miei fallimenti. 
Il ragno cresceva, il suo ventre sembrava di filigrana.
 Guardavo i miei genitori, guardavo me stessa. 
Eravamo vecchi ma ognuno si vedeva ancora giovane.
 La nostra anima piena di rimpianti, il ragno danzava col suo filo e rideva della nostra miseria umana.…

giovedì 25 ottobre 2012

Il Binario

Ero con mio padre, stavamo seduti sul muretto di un porticato che formava una curva, a destra di questo strano posto. 
A sinistra c'era della vegetazione, dei rovi più che altro. 
Sotto il porticato, e sul muretto, non eravamo soli, altra gente era seduta oppure camminava. 

Tra il porticato e i rovi, c'era una rotaia e lungo tutta la rotaia, seduti su un minuscolo tavolino, delle persone. Ogni person
a aveva in mano un quattro carte. Come il poker. Non avevano partner. 


Ognuno era seduto da solo, con le quattro carte, con una seggiola e un piccolo tavolino da appoggio. 


Perdeva chi faceva cadere una carta, di solito quando passava il treno, perché era così vicino, così attaccato alle persone, che il rischio era quello di venire travolti. 


Tutto era calcolato nei millimetri.





Il pericolo era per chi assisteva a tutto questo. 





Il treno arrivava e non lo sentivi. 


Come nel sogno. Io e mio padre, ci eravamo avvicinati per vedere questa strana gente e per un soffio non siamo stati macinati dal locomotore...

venerdì 19 ottobre 2012

Mia nonna

Sono due notti di seguito che sogno mia nonna, morta il 25 novembre 1984. Ieri notte stava malissimo, piena di flebo, di cannule infilate nelle braccia e nel naso...era in una camera d'ospedale, martoriata dagli aghi, questa notte invece io ero molto più piccola rispetto a lei, ma solo di statura, lei era gigantesca, in piedi davanti a me, mi veniva addosso, aveva dei tubi infilati nel naso e nella gola, dove usciva del sangue, aveva la gola squarciata e emanava odore di carne in decomposizione. 
Successivamente eravamo in una stanza, lei era infilata tra il muro e i letto, credevo fosse morta, gridavo, piangevo...poi la vedevo muoversi, ma la sua testa era altrove, non riconosceva nessuno.

Era inebetita,...

Ho una brutta sensazione...

martedì 14 agosto 2012

Vanessa

Questa notte ho sognato che una grossa farfalla, una Vanessa, si posava sulla mia mano. Era talmente grande da ricoprirla tutta.
Poi volava verso la parete destra, completamente bianca.
Sembrava quasi l'interno di una chiesa.
Le sue ali colorate erano di una bellezza disarmante e io rimanevo incantata a guardarla.

venerdì 27 luglio 2012

Ganga

Questa notte ho sognato che mi trovavo ancora una volta nello stesso posto della passeggiata a mare. 
Era notte, i locali però avevano le luci accese.
 Il mare, nel sogno, era ancora molto mosso e l'acqua era fangosa. 


Sopra le onde e la spuma, galleggiava tranquilla una donna, seduta su un tappeto orientale, tutta dorata, la pelle, le sue vesti, i gioielli che indossava. Assomigliava alla divinità induista Ganga. 

Accanto a lei, bagnandosi appena le estremità inferiori delle gambe, un'altra donna, incurante della potenza delle onde, una donna araba, ballava la danza del ventre.


Ad un certo punto arrivava un gruppo di uomini indù, vestiti di abiti colorati (arancione, rosso, giallo, verde, azzurro), portavano delle offerte alla divinità. 



In tutto questo io ero presente, spettatrice. Guardavo, ascoltavo.

domenica 22 luglio 2012

ancora...TRE

Nella prima parte del sogno vedevo, sulla strada che affianca casa mia, una donna, con i capelli completamente rasati, un taglio sul labbro, e una veste bianca, di lino sottile, ferma e immobile guardava verso la mia porta. Io scendevo in strada con mia figlia, lei mi seguiva con lo sguardo, allora io,a voce alta, parlando con mia figlia, le accennavo al rottwailer, che in casa non sopporta gli estranei...e intanto guardavo la donna, come a volerla spaventare per farla andare via.
Ma la donna rimaneva ferma, immobile, con lo sguardo fisso su di me. 
Sembrava venuta dal mondo dei defunti, nonostante fosse in carne e ossa.


Poi un altro sogno, a seguire. Una donna, un'amica che conosco solo virtualmente (mamma e abile ricamatrice) era in ufficio, dove lavoro (ma l'ambiente era diverso da quello reale). Preoccupata, mi raccontava che doveva andare a togliersi un dente e che aveva paura.
Cercavo di rassicurarla, se le facevano una buona anestesia non avrebbe sentito niente.
La donna, aprendo la bocca, mi faceva vedere il dente da estrarre.
Era un incisivo. Lo prendeva tra due dita e riusciva a muoverlo a destra e sinistra della gengiva, per pochi centimetri, poi lo tirava giù e il dente usciva fuori con la radice che era lunghissima e non finiva mai.
Sembrava un dente di una Lince o di qualche felino.
Lei, senza provare dolore alcuno lo rimetteva dentro la gengiva, e diverse volte poteva estrarlo e rimetterlo nella cavità.


Infine, nell'ultimo sogno, mi trovavo in un grande prato, c'erano tanti genitori con i bambini che giocavano.
Di colpo vedevo arrivare, vicino a me, una piccolo cinghiale e , senza nemmeno aver la possibilità di riflettere sul da farsi, la mamma del piccolo.
Erano però grigio scuri con strisce bianche (a differenza dal loro manto originale che è marrone scuro, i piccoli hanno strisce bianche sul dorso).
Non potevo scappare ed ero obbligata a stare ferma. 
Decidevo di stare immobile, mentre la mamma con il suo cucciolo passavano scontrando leggermente le mie gambe...a seguire un piccolo topolino di campagna. Alcune persone con i bambini cercavano di prenderlo.
Io gridavo di lasciarlo andare.
Il topolino iniziava a scavare una buca che diventava sempre più grossa, quasi una voragine nel terreno, circolare. 
Mentre entravo nella buca, vedevo il topolino e la mamma cinghiale col suo piccolo.

venerdì 13 luglio 2012

TRE

L'ambiente. una cucina antica, mobili di legno scuri, luce di candela, molto bassa, nelle lanterne di un tempo. 
Grossi paioli di rame...fiori secchi, tanti, dentro enormi vasi di terracotta. 
Uscivo ogni tanto da quella stanza, che dava sulla strada, per dare da mangiare, nell'ordine a; 

un grosso rospo, un gatto e un topolino. 

Ogni volta ognuno tornava nella sua tana per poi ritornare, a turno, a prendersi il cibo che lanciavo loro. 
La zona era quella dove sono stata battezzata, una piccola chiesa di campagna dedicata a S.Pietro.

lunedì 18 giugno 2012

La Bomba

Ho fatto un sogno orribile. Una grande officina diventata mattatoio. La carcassa di un uomo, sventrata dalla detonazione di una bomba, senza testa, ne arti. Sangue sul pavimento, il torace squarciato, come un grido senza suono.

lunedì 9 aprile 2012

L'Isola dei morti




dedicato a me, a Lara e a suo padre.

Eravamo all'estero, non so il motivo, un posto molto strano che assomigliava tanto all'isola dei Morti di Böcklin.
Io mi trovavo sopra la sommità di quest'isola che era un agglomerato altissimo ed immenso di pietra rocciosa, tagliata quasi perfettamente a strapiombo su una distesa d'acqua limpida.
Per salire in cima a questo parallelepipedo bisogna salire delle scale fatte a forma di cassetti pieni di stracci. Una volta in cima si arrivava alla casa di un grande Artista, un uomo che aveva vissuto li per tantissimo tempo insieme alla sua amante.
Io portavo te, tuo pade e Ferru a visitare quel luogo.
Lo conoscevo perché ero stata a mia volta amante della coppia (una specie di triangolo).
Dall'alto di questa splendida fortezza naturale vedevi l'orizzonte, che era immenso. In basso, ai piedi di questo agglomerato, c'era una specie di conca, bianca, che assomigliava ad un enorme piatto fondo di porcellana, che fungeva da imabrcadero e raccoglieva l'acuq del mare in eccesso, durante le tempeste.
C'era molto sole in alto, mentre nel basso, l'enorme pietra, faceva ombra sulla conca di porcellana e su gran parte della superficie marina.
Tuo padre era con li con noi ma non visibile, io lo vedevo e anche voi ma non c'era la sua materia. Sorrideva, parlavamo d'arte, guardavamo ile opere che si trovavano all'interno della Villa sopra l'enorme scoglio.
Di fronte leggevo una scritta (che non ricordo) e poi un Cognome (marchiato nella pietra)...collegavo le cose, mi dicevo che era tutto come era stato scritto...che io dovevo essere li in quel posto, ero felice.
Ed ecco che nel sogno torna il canarino (quello dell'altra volta).
Ferru mi diceva cosa dovevo prendere per curarlo, dove scendere, ma nonper le scale fatte di legno e stracci, bensi da una scala a pioli, che fatta di legno e fili di ragnatele appesa al nulla che dava sullo strapiombo...io ci salivo e poco per volta mi calavo giù...ricordo la sensazione del sole nel volto, Ferru voleva andare a visistare un posto che si trovava li vicino...simile a Santo Domingo...nel sogno compaiono due donne, due Rom, una fumava tabacco e delle foglie di qualcosa, l'altra più giovane.
Racconatavano di quell'artista morto, della sua amante, di me.
Intrecciavano stracci...
....poi mi sono svegliata.

martedì 3 aprile 2012

Un sogno di mia figlia. L'Uomo di Latta

Il sogno di Alice: "Io e la mamma eravamo alla spiaggia, stavamo mangiando, ad un certo punto è arrivata una grande tempesta con onde altissime. Siamo scappate con la barca, remando fortissimo e abbiamo visto un uomo di latta così gli abbiamo dato l'olio."



L'Outlet

Il sogno di Simona: Dovevo raggiungere un Outlet che avevano appena aperto. Fuori c'era una parata di soldati, tutti con l'elemetto Prussiano. La gente non si muoveva, eravamo in uno stato di dittatura. 
Un'amica mi prestava la sua macchina, facevo manovre complicate dentro budelli di piccole strade. Raggiungevo l'Outlet che era stracolmo di gente in coda da ore e ore. Riuscivo ad entrare. 
Erano tutti corridoi strettissimi, stracolmi di vestiario, ammassato uno sopra l'altro, era roba usata che veniva venduta a prezzi bassissimi. 
La gente si lanciava per accaparrarsi la roba. Anche io. Riempivo i sacchi con pantaloni, gonne, camice, cappotti...facevo parte del delirio collettivo. 
Spesso i vestiti erano ancora sporchi. Ad un certo punto mi fermavo in una grande stanza dove la gente mangiava, il posto era degradante. 
C'era una grande povertà tra le persone. 
Un canarino si poggiava sulla mia spalla e poi sulla mano. Era stremato. 
Decidevo così di abbandonare quel posto e tutta la roba che avevo preso e portare via quel povero uccellino.
 Una volta a casa (la mia vecchia casa) mio cugino Fulvio mi diceva che doveva amputare la zampina del Canarino per farlo sopravvivere. 
Ero disperata ma sapevo che era l'unico modo per farlo vivere.



Il Cammino

Ne sogno di questa notte io ero una novizia. Insieme ad altre "sorelle" dovevamo andare a compiere una missione in un paese dell'Italia. L'epoca era quella Medioevale. Le persone che gravitavano nel sogno erano gente vestita con abiti moderni, c'era la cuginetta di Alice, sua mamma...eravamo dentro una vecchia scuola fatiscente con i muri scrostati. Io salivo a cavallo con un frate molto giovane.
Dovevamo raggiungere , con le altre suore, un cimitero che ospitava sul retro un lebbrosario.
E poi, una volta portato il "messaggio divino", proseguire per un'altra destinazione.
Ricordo bene la sensazione delle zampe del cavallo, vedevo la terra correre sotto la galoppata.
Io mi tenevo a distanza dal frate, perché non volevo turbarlo con la mia vicinanza.
C'era un'amicizia e un rispetto profondi.
Arrivati quasi a destinazione, salivamo lungo sentieri fangosi, l'aria bagnata da una fitta nebbia...il cielo scuro.
Dovevamo abbassare la testa per non essere colpiti dai rami, alla nostra sinistra c'erano degli strapiombi e i cavalli rischiavano di cadere.
Giunti a destinazione, entravamo dentro al cimitero e io e il frate iniziavamo a pregare.
In latino.
Per le anime dei morti.
Le tombe abbamdonate, il terreno scavato dai cinghiali.
Ed ecco il lebbrosario, donne, uomini, bambini, impauriti, spaventati.
Io sentivo molto freddo e allo stesso tempo quella povera gente muoveva compassione.
Scendevamo da cavallo e ci accampavamo. In lontananza si sentiva i lupi.
Dicevano che c'era un capo branco, una bestia maledetta mandata da forze oscure, che spesso veniva al campo dei lebbrosi a mangiare i più deboli.
Non avevo paura, mi sentivo pronta a difendere, insieme alle mie "sorelle" e al frate, questa povera gente.




venerdì 30 marzo 2012

Un incubo

Ed ecco, è arrivato il vero incubo. Questo si che è, per me, il peggiore in assoluto. Ero in aperta campagna, delle persone avevano rapito mia figlia, io mi trovavo davanti a loro per patteggiare il rilascio. Loro non ne volevano sapere, il loro obbiettivo era quello di colpire la mia famiglia. Davanti ai miei occhi sparavano un colpo in testa alla mia bambina. 


Un vero calvario...mi ritrovavo dentro una camera mortuaria, con altri cadaveri, non vedevo quello della mia piccina, attorno a me c'erano persone, non so chi fossero, gente che conoscevo, ma io piangevo disperata. 


Qualcuno cercava di consolarmi, di dirmi qualche parola, io affogavo letteralmente dentro il mio dolore, era immenso, era senza fine, il cuore si consumava...sentivo il profumo della sua pelle, l'odore dei suoi capelli, abbracciavo i suoi pupazzi...volevo morire, ogni tanto mi guardavo attorno, gridavo "ditemi che non è vero, che è un sogno. Voglio svegliarmi!" Ma niente...non accadeva nulla. 


Ad un certo punto andavo verso le bare e li c'erano tre cadaveri, una donna e due uomini, il corpo e la testa erano rinsecchiti, come fossero state mummie, come certe teste che si vedono in Australia...ma la mia bambina non c'era. Non era li. Allora mi dicevo che davvero era un sogno, un brutto sogno. 


Mi voltavo e la vedevo arrivare verso di me, con il suo sorriso più bello. Era viva....com'era possibile che nessuno la vedesse, poi capivo. Non era lei ad essere viva, ero io che ero morta e ora finalmente l'abbracciavo.


Ci trovavamo poi nel giardino di quando ero piccola, nella terra una grossa voragine che scendeva non si sa bene fin dove. Le dicevo che doveva stare attenta, perché era pericoloso, le raccontavo di un bimbo, Alfredino, che era rimasto prigioniero dentro un pozzo artesiano. 


Chiamavo mia zia, la rimproveravo perché aveva lasciato aperta quella fossa, minimizzava, rispondeva che bastavano due tavole di legno...non volevo che mia figlia rischiasse di cadere li dentro e mi accanivo verso mia zia, dicendole di tutto. 


Ero molto arrabbiata per questa superficialità. Nel giardino c'erano anche delle gabbie con leoni e tigri, a farne la guardia tre cani marrone scuro....poi...per fortuna, mi sono svegliata...e ho visto, accanto a me, la mia bambina che dormiva. 


Ad un tratto mi ha detto "mamma, ho fatto un brutto sogno!"-"Anche io Alice, anche io." Ci siamo abbracciate e abbiamo ripreso a dormire.

lunedì 26 marzo 2012

La Madonna a pezzi


Mi trovavo nell'appartamento dove abitavo anni fa, un posto che mi ha dato parecchi problemi con il vicinato. Parlavo con il mio ex marito di mia figlia e di tanti altri problemi che c'erano in quel momento. Ad un certo punto arrivava anche mia madre, poi i miei cugini, altri parenti e mi guardavano, io conitnuavo a parlare senza mai fermarmi...ero così presa in quello che dicevo che non mi ero accorta che ero solo io a raccontare mentre loro mi guardavano in silenzio, spaventati. Uscivo di casa e disperata, tenendoni la testa tra le mani, parlavo, parlavo, senza potermi fermare. La gente intorno mi guardava, io continuavo a dialogare con me stessa, disperata, perché non riuscivo a fermare la testa, i pensieri, la voce. Anche gli occhi non vedevano, non capivo dove andavo ed ero ogni istante più confusa. Ad un certo punto vedevo una delle mie stanze. Dentro c'era una statua della Madonna. Un tempo intera  ora  la trovavo ridotta in mille pezzi. Correvo disperata, dovevo avvisare che era andata in frantumi, dovevo portare via mia figlia da quel posto. Stavo male e vedere tutti quei cocci per terra mi dava un senso di disperazione. Ed ecco mio padre, era fuori, seduto su un tavolaccio di legno, raccontava qualcosa alla mia bambina e forse alla cuginetta. Mi arrivava un sms. una mamma diceva di avermi visto comprare delle figurine in edicola e mi rimproverava perché avevo deciso di non andare al compleanno del figlioletto. Raccontavo l'accaduto a mio padre, allibita. "Potrò fare quello che mi pare senza rendere conto ad un'estranea se prendo delle figurine o no per mia figlia?". Ero allibita. Mio padre iniziava ad inveire contro di me, io mi difiendevo, attaccata dai suoi discorsi senza senso. Mi diceva che ero una testa di minchia. Lo diceva anche a mia figlia. Io guardavo la bimba e le facevo notare cosa aveva detto suo nonno a sua madre. La bambina era molto tirste. Io continuavo a difendermi dalle sue parole cattive e taglienti. Parlavo, parlavo, avevo la bava alla bocca e non riuscivo a smettere e lui faceva altrettanto, insultandomi continuamente. Alla fine mi diceva che lui sarebbe stato una madre putativa per mia figlia e che presto me l'avrebbe portata via perché io ero pazza.

domenica 18 marzo 2012

L'acqua nera



In questo sogno mi trovavo in un grosso traghetto. Partivamo da una posto che non ricordo, toccavamo Sori fino ad arrivare a Trento (?) dove ci fermavamo per quello che era accaduto. Durante il tragitto l'equipaggio era molto strano, si notavano traffici e situazioni di intolleranza tra i marinai. Attraccando a Sori (?) i passeggeri venivano a conoscenza del progetto del Sindaco di fare una passerella di cemento che attraversasse in due la baia, per permettere così agli abitanti di poter avere una vita regolare quando arrivano le navi e la cittadina veniva invasa dalla gente. Un progetto alquanto bizzarro, molto discriminante. Ma il posto era molto piccolo in effetti. Il Traghetto ripartiva e iniziavano ad esserci i primi problemi. Non ricordo il motivo scatenante ma alcuni marinai cadevano giù dalla barca, nell'indifferenza totale dell'equipaggio e del Capitano. L'acqua era una pozza nera, mista a petrolio (il mare era molto inquinato). I corpi di alcuni, ancora vivi, venivano schiacciati tra la chiglia e il porticciolo della piccola città. Gridavano, anche i passeggeri gridavano, nessuno muoveva un dito. Tutto si svolgeva nell'indifferenza assoluta. Questa piccola nave beccheggiava su una massa di corpi morti e liquido nero. Ci sentivamo tutti ostaggi di quella situazione. Il Capitano faceva ripartire il traghetto e nessuno diceva una parola sull'accaduto. Ogni tanto qualcuno veniva buttato a mare, vivo. Arrivava a Trento, scendevano tutti e io mi ritrovavo in una strada piena di negozi, entravo dentro ad uno che vendeva valige. Me ne interessava una a 30€...notavo un giro di valige colme di qualcosa, il commerciante era tutto soddisfatto, anniccava ad un uomo appena entrato, dopo di me, altro, con un trench nero e il volto impassibile. Lasciava una grossa valigia scura e ne prendeva un'altra. Mi avvicinavo per prendere quella valigia che aveva lasciato, ma il negoziante con un sorriso minaccioso mi faceva capire che dovevo farmi i fatti miei se volevo campare. Uscivo disgustata, in questo ambiente surreale, dove tutti sembravano felici del loro piccolo e minuscolo mondo felice, mentre tutto fuori era solo corruzione e sporcizia. Tornavo al traghetto. Era ora di ripartire. Avevano rimosso il Capitano e alcuni dell'equipaggio...l agente saliva in silenzio, voleva tornare a casa prima possibile. Uno di loro, prima di salire, voleva controllare la mia carta d'imbarco, frugava dentro la mia borsa, ero carica di roba, chiedevo se mi poteva aiutare. Mi faceva capire che lo avrebbe fatto solo se avessi scambiato con dei favori, delle prestazioni. Schifata prendevo le mie cose e salivo da sola. Vedevo il Capitano e i suoi fedelissimi dentro una petroliera, a contare una montagna di soldi d'oro. Parlavano in tedesco. Da quella nave, mi dicevano, non sarebbero più usciti.

venerdì 16 marzo 2012

Il Pastore tedesco



Due cani, un pastore tedesco e un Alano (bianco). Una chiesa (quella della mia città). Il Pastore tedesco vuole azzannarmi, sono spaventata ma in qualche modo gli faccio capire che non gli farò del male. Diventa docile, capisco che è abbandonato e lo porto con me. L'Alano vuole uccidermi ma il Pastore tedesco mi difende. Una vecchia signora, per strada, scontrandomi, fa cadere un pacco che ho fasciato con della carta e un nastro. Ci sono dentro dei biscotti, lei va avanti e non dice nulla allora io mi metto a gridare per farla girare e le dico di tutto. Non si scompone. Mi fa sentire una pezzente. Le chiedo i soldi. In realtà non li ho comprati ma riesco a farle "scucire" 5 Euro. Cammino lungo la pedonale di Via Mameli, c'è tanta gente. Il mondo sta per finire, verremo tutti schiacciati da qualcosa ma nessuno sembra rendersene conto o fa finta di nulla. Io immagino questo ammasso di persone, vedo anche me, sento la fine, sento il dolore, la disperazione ma anche l'indifferenza, mi rendo conto che la vera fine è questo egoismo. Siamo già tutti morti. Dicono che il Papa è caduto e si è rotto un femore. Come era stato previsto. Presto sarà morto e tutto si compirà. Nel grande prato dove mi trovo col Pastore Tedesco ci sono due bambine che giocano. Arriva una donna vestita di stracci, esce fuori da un canneto, cerca di attirare l'attenzione delle bambine. Capisco che vuol fare loro del male e dico al "mio" cane di attaccarla per mandarla via. Mi manda qualche maledizione e scappa, tornando da dove è venuta.

giovedì 15 marzo 2012

La terra in bocca



Io e Enrico (il mio collega) eravamo su un letto a castello, io nel letto di sotto e lui sopra. Il letto si trovava in mezzo alla strada, nel bivio tra Via della Libertà e Via Mameli.

Voleva dipingere e con la mano toccava il monitor di un televisore dove veniva proiettata un'altra mano che dipingeva su una tela.

Gli dicevo che era improbabile imparare a farlo in questo modo, che l'arte la devi sentire nell'anima, la tecnica conta ma se non hai il cuore ottieni solo dipinti freddi e impersonali.

Mentre parlavo la lingua faticava a muoversi e sentivo la bocca riempirsi di terra.

Era talmente tanta da impedirmi quasi di respirare, mi stava soffocando.

Uscivo di corsa verso l'esterno, mi trovavo nel cortile dietro casa (dove abitavo da bambina e dove mio padre un tempo aveva il magazzino dei videogiochi).

Con la mano prendevo pezzi di terra dalla bocca e li toglievo, era tanta la terra che avevo in bocca...ma poco per volta riuscivo a liberamene "quasi" completamente.

Ed eccomi affacciata ad una finestra, fuori c'era una Fiera, piena di bacnhetti di ricamatrici.

Uno in particolare mi colpiva. Era un lungo banco di legno formato da due assi parallele.
Poggiava su sette piedi umani (erano gambe di donne vive). Il corpo delle donne era nascosto sotto il banco, le gambe erano fasciate da calzamaglia colorate e variopinte.

Sopra l'altra asse c'erano sedute altre sette donne che ricamavano.

Il banco si sposatava sulla strada, le donne nascoste sotto la prima cassa ricamavano senza sosta, al buio.

Non erano donne tristi, lavoravano sensza sosta ma erano contente del loro ruolo.

martedì 13 marzo 2012

La Scala



Ho sognato che dovevo salire un muro altissimo di cemento, compravo una scala a pioli, lunghissima.

Il muro era alto quanto un palazzo di quattro piani.

Era notte, mi trovavo in una strada secondaria, piena di spazzatura e topi, l'abbandono totale.

Salivo questa scala, fatta di legno, con grande fatica. Finalmente raggiungevo la cima, in alto era tutto un prato, con alberi, illuminato da piccole luci artificiali, gialle.

C'erano altre persone, da la sopra tutti guardavano verso un improbabile orizzonte grigio/notte.

Mi alzavo e andavo via, solo dopo ricordavo di aver lasciato la scala appoggiata a quel muro...

Ed eccomi nell'appartamento dove avevo vissuto con mia nonna da bambina.

Ero con mia figlia che a volte diventava mio fratello da piccolo. Eravamo abbandonati.

Ogni tanto immagini di mio padre, della nuora con l'altro fratello, mio cugino, mia cugina Anto, l'altra nipotina di mio padre...dei flash.

Mio padre mi rimproverava per qualcosa.

Tornavo alla realtà, ero in cucina, dicevo a mia figlia (fratello) che eravamo soli e non avevamo più nessuno.

Accendevo il fuoco nella cucina a gas, con difficoltà.

Dal fornello usciva un filo di voce, ripeteva quello che dicevo io, sghignazzando.

Avevo paura, ripensavo alla scala, l'avevo dimenticata, ora la vedevo appoggiata al terrazzo dell'appartamento, tra il giardino e la ringhiera, qualcuno poteva salire ed entrare in casa a rubare.

Dovevo tornare al muro alto e portarla via...tutto molto surreale ma anche così reale.

Il marito di mia zia mi chiamava, attraverso il CB, dovevo collegarlo, tirarlo fuori e collegarlo...intanto pensavo ad alta voce e dal fornello la voce ripeteva le mie frasi, con sottile cattiveria.

Dovevo fare qualcosa, pensavo ad un esorcista...mi sentivo in trappola, eravamo in trappola.

martedì 28 febbraio 2012

TERREMOTO

Mi trovavo con mia figlia in una Villa romana, ospite di parenti e amici della mia cara amica, Silvia.
Un posto bellissimo, con un giardino interno e affreschi lungo le pareti.
Ad un certo punto sentivo un rumore che diventava sempre più forte, tremava la terra.
Il pavimento si alzava, grosse crepe si aprivano sui muri e dal soffitto, lungo le spaccature si intravedevano gigantesche colonie di funghi.
Con mia figlia e Silvia ci spostavamo verso un muro portante (dove si trovava la grossa porta di uscita).
Fuori la gente gridava, scappava, tutti allarmati.
Anche nella villa, chi correva giù per le scale, chi fuggiva da una parte all'altra.
Il danno era fatto.
C'era un uomo che non mi sopportava. qualcuno mi riferiva quello che costui pensava di me, io però ero indifferente...
Avevo una gran voglia di vomitare e ad un certo punto dalla bocca uscivano grossi pezzi d intonaco bianco...

lunedì 30 gennaio 2012

Il serpente

Ed ecco un altro sogno:
C'è un doppio referendum. Quello precedente lo Stato non l'ha considerato. Ribadisco il mio NO. Mi filmo anche le impronte dei denti (serve per il riconoscimento elettorale). Vicino a me, un amico, che mi racconta dei brogli elettorali e dell'importanza di questo risultato. La popolazione si muove, anche chi non ha votato da anni, va a votare. Nel primo pomeriggio i supera il quorum, le campane delle chiese, tutte, suonano a festa. Io piango, la gente scende in piazza a festeggiare. E' come se fosse finita la guerra, come se fossimo tutti liberi. Sono nel pub di mia cugina, li c'è un seggio, a fare da scrutatrici altre due mie cugine. All'entrata improvvisamente entra un serpente. E' rosso e nero...lo riconosco, è un serpente corallo. Un ragazzo lo blocca con un accendino laser. Il serpente cerca di entrare alla fine rinuncia e strisciando scappa fuori...c'è mia figlia, che dorme, sta sognando...mi ritrovo davanti al Cinema Augustus, sento un gran fragore, applausi, passano due auto. In una c'è D'Alema, nell'altra Maroni e Di Pietro. Io penso che non è cambiato niente e che l'Italia è un popolo di pecore.

L'Ascensore

Ho fatto un sogno-incubo. Ero dentro un ascensore, quello dove abita mia madre. Le porte a volte si chiudevano altre volte no, schiacciavo i piani e lui si muoveva come voleva. Avevo paura di rimanere bloccata, di andare sotto, come accadde quando ero piccola, e di non poter uscire. Di colpo l'ascensore ha iniziato a salire...in alto...vedevo davanti a me la porta di ferro aperta e tra quella e le antine un tunnel nero. In fondo al tunnel c'era il cielo azzurro con le nuvole. Riesco ad uscire finalmente, mi trovo a camminare vicino casa, sento che devo correre da mia madre perché la mia mente sta per impazzire e l'unica persona vicina a me che mi può aiutare è lei. Mentre cammino, il mio cervello è sempre più in preda ad una sorte di follia e io ho i minuti contati per non rischiare di perdermi per sempre.

domenica 22 gennaio 2012

I RATTI

Ho sognato che mi trovavo in un convento/ostello. C'era una invasione di ratti. I topi uscivano da ogni parte, muri, mobili, pavimento, soffitto...un tappeto di grossi ratti. Mia nonna vomitava pupe di falene legati a fili di lana.