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martedì 25 maggio 2010

Le voci




Nel sogno di questa notte ero con mia madre e il suo compagno. Chiusi dentro la mia 600 Fiat, che era ancora più piccola del solito. Dovevamo starci dentro strettissimi e con quella macchinina andare da degli amici di Sandro.
Il percorso era assurdo.
Pieno inverno, una tormenta di neve. Un freddo pazzesco…con la mia utilitaria dovevo passare sopra sentieri di pietra, infilarmi attraverso muri, rocce, massi…e dovevo farlo in fretta perché c’era il pericolo reale di morire assiderati.
Dopo una fatica allucinante, con mia madre che mi parlava nelle orecchie senza darmi tregua, riuscivo a raggiungere la meta.
In questo paese, che non conosco, c’erano persone, amici di mia mamma e di Sandro.
Una donna aveva un cane…non ricordo bene, ma questo cane si avvicinava a me e non voleva più lasciarmi.
Io lo accarezzavo, lo coccolavo…era come se fosse stato da sempre mio.
Ad un certo punto dovevo ripartire…riprendevo la mia strada, nel frattempo non c’era più neve ma era comunque molto nuvoloso.
La strada aveva un non so che di morte…tutto molto solitario, senza movimento…
Passavo attraverso una creuza e c’erano delle voci…voci che mi chiamavano.
La mia vista si annebbiava…non avevo più la macchina…in un certo senso perdevo l’equilibrio, le forze, lottavo per andare avanti, per camminare e non essere “catturata” da queste voci.
Le voci venivano dall’aldilà….io ne avevo paura, ero terrorizzata…ma era più forte la voglia di vivere.
Finalmente riuscivo a superare quell’ostacolo, alcuni abitanti mi dicevano che c’erano luoghi infestati e che dovevo stare molto attenta…che volendo potevo prendere altre strade per evitare quel supplizio.
Vedevo Genova dall’alto, grossi palazzi…la sopraelevata…e riconoscevo quei luoghi di morte e desolazione.
Nel sogno poi, camminavo con un’amica…nei pressi di una grande scalinata…le raccontavo che doveva stare attenta, che era pericoloso passare attraverso certi corridoi. La sua anima poteva essere presa.
Sentivo ancora quelle voci…le sentivo…sembravano canti, filastrocche…la mia amica si lasciava sedurre da quelle litanie.
Io cercavo di tenerla, di non farla andare…con quel angoscia dentro, quel senso di impotenza…

…quelle voci così dolci erano allo stesso tempo spietate

martedì 11 maggio 2010

La Gabbia




Questa notte ho fatto l'ennesimo sogno strano.
Dovevo andare a vivere in un nuovo appartamento, spostarmi da quello di Vico dei Cordai (un posto orribile dove ho vissuto tanti anni fa) ad una altra via. Ricordo vagamente tanti palazzi attaccati, a ridosso di Viale Milano, dietro al cortile dove aveva un tempo il magazzino mio padre.
L'appartamento in realtà era una gabbia per uccelli, simile a quella che ho visto quindi giorni fa ad una sagra, a santa Maria, dove c'erano delle tortore ammassate tra loro, un fagiano e un piccione. Il fagiano aveva la testa massacrata, la carne viva...sbatteva contro il soffitto della gabbia, perché il caldo e la gente lo facevano impazzire.
Forse mi è rimasta impressa quella gabbia, fatto stà che io dovevo entrarci, era piena di guano, di sporcizia, c'erano altri uccelli, spiumati, piume da tutte le parti...e topi...e poi conigli. Sopra la "mia" gabbia c'era un'altra gabbia e gabbie ai lati. Ognuna colma di piccioni o conigli...ed escrementi da tutte le parti.
Io entravo dentro la gabbia, claustrofobica...da dietro quelle sbarre sentivo tutto il tormento di una vita spezzata, la paura delle infezioni, le mie mani si sporcavano di guano e piume...

...è stato un sogno...un incubo....allucinante....