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giovedì 18 marzo 2010

L'Atelier


Ero entrata per comprare una redingote nera e mi trovavo a girare dentro un negozio lussuosissimo, tutto nero. Le pareti rivestite di piastrelle nere, il pavimento di moquette nero e il soffitto in marmo nero.
Alle pareti erano attaccati enormi specchi che riflettevano le figure di ragazze che sfilavano con lunghi tacchi alti...io misuravo la redingote e mi guardavo, avevo lunghe gambe affusolate...camminavo come se dovessi sfilare per qualcuno...indossavo anche una camicetta scura, trasparente e tacchi lunghissimi, con il cinturino alla caviglia. Tutti mi guardavano.
Più camminavo dentro l'Atelier più mi trasformavo in qualcosa di intoccabile...
In un angolo, accanto ad una sedia c'era un pannolino, quello di mia figlia, aperto, sporco di pipì...
Non so perché dovevo uscire da quel posto, improvvisamente.

Da quella enrome stanza nera.

Mi ritrovavo con il mio collega, per le strade di Genova, mi portava via, perché mi stavano cercando, avevo indosso ancora gli abiti e dicevano che li avevo rubati.

Entravo dentro un ascensore piccolissimo, così piccolo che dovevo stare rannicchiata dentro per salire.

Entravamo nella casa dei suoi genitori, c'erano le sue sorelle, sua madre, sua zia...l'appartamento era luminoso con pareti di cristallo.
Alla radio dicevano che io ero ricercata.

Ed eccomi di nuovo in quella cripta, in quell'ascensore piccolissimo...

venerdì 5 marzo 2010

La Foiba/L'Anaconda


Mi sveglio alle 4.30 in un bagno di sudore. Due i sogni che ho fatto, non riesco a collegarli tra loro ma sono molto nitidi.
Un freddo incredibile addosso...

Rapallo, stanno facendo dei lavori per costruire il nuovo ponte sul torrente...il cielo è nuvoloso (plumbeo) io sono con mio padre...devo pulire il suo albergo che ha comprato da poco. Una stanca enorme è adibita a toilette per i turisti. Con me c'è mia figlia, per un attimo, poi mi ritrovo in una stanza più piccola con una ragazza che conosco, P., mi dice che devo pulire tutto per bene e mi guarda con astio. Mi giro alla mia sinistra e vedo che nell'altra stanza (quella della toilette) in realtà c'è una cabina per cineoperatore (la stessa dove lavorava mio padre quando ero piccola). Vedo uno degli operai, E., intuisco che mi metterà i bastoni tra le ruote per lavorare. Inizio a pulire. C'è un mobile, una specie di armadio, senza porte, pieno zeppo di prodotti cosmetici, dopobarba, creme, smalti per unghie, profumi, assorbenti, glitters da applicare sul viso, ombretti per occhi e degli strani pezzetti metallizzati che, leggo sulla confezione, sono da inserire dentro la vagina. nel sogno mi domando che razza di roba può essere e a che cosa serve. Arriva la moglie di mio padre, G., guarda questo mobile con "amara tristezza". Le chiedo se posso buttare via i contenitori già aperti, i dopobarba usati, le creme...mi guarda, ha il suo solito modo, scostante, ma non ce l'ha con me...mi dice di no, che mio padre è molto legato a quegli "oggetti", che gli ricordano quando era giovane e quando si erano conosciuti.
Mi fa vedere le bottiglie di dopobarba e mi dice "ecco...questi, vedi quanti ce ne sono già aperti? Lui soffrirebbe se non li vedesse più..."
Li dispongo allora tutti in ordine, li pulisco dalla polvere, e sistemo tutto per bene. Sono a disagio, mi sembra di entrare dentro la vita privata di mio padre, di "violare" qualcosa di suo...ma cerco di farlo con amore e rispetto.

Mi ritrovo fuori, sto camminando, in Viale Milano, nei pressi della casa dove abita mia madre si è aperta una specie di Foiba. Una grande voragine che ha spaccato in due il cemento. Io guardo dentro, non vedo il fondo ma sono inquieta. Sento che è segno di sventura. Una spaccatura così non porta niente di buono.

Ed eccomi in Piazza Chile, guido la macchina, dietro di me un uomo che conosco, E., guida anche lui. Io passo con la mia auto, lui fa appena in tempo ad avanzare che dietro di lui si apre ancora una voragine, il cemento ancora si spacca e la gente grida. La terra si apre e non c'è niente che si può fare per impedirlo.

Di colpo io mi ritrovo prima della voragine, e non sono in macchina, ma su un motorino. Mio padre mi ha dato dei documenti da portare, una cartella che ho messo dietro la schiena. Supero la voragine, la cartella però cade e rimane dove sono partita. Devo tornare indietro in qualche modo, a riprenderla....altrimenti lui ne sarà deluso.

Riesco a recuperare i fogli, nel frattempo qualcuno dice che è caduta una bambina dentro la voragine e che non sanno come fare a salvarla. Io sono molto triste, mi sento male, sono angosciata.
Recupero i fogli e penso a quella bambina.

I fogli sono documenti. Risalgono al periodo del fascismo e hanno a che fare con mio padre. Per un attimo non capisco, ma poi è più importante superare la voragine e portare i documenti a destinazione e andare via da quel posto.

Per un attimo dentro la spaccatura della terra vedo il volto di Tutankhamon.

............

Ed eccomi ora in un punto non preciso delle alture di Rapallo, potrebbe essere San Massimo...c'è molta gente seduta nelle fasce, sembra un ritrovo. Dicono che stanno girando un film da qualche parte e tutti si sono radunati per vedere gli attori. Io non capisco cosa ci faccio li. Vedo un libro nella mente, ci sono cinque frasi. Ogni frase rappresenta una qualità caratteriale o fisica.
Leggo che è un test usato per scegliere l'attrice del film.

mentre rifletto una biscia si avvicina a me. Il marito della mia principale la blocca con il piede e la butta lontano, dice che è una mangia topi, non è pericolosa.

La biscia risale, io sono seduta insieme agli altri, sopra le nostre teste c'è un viadotto.

La biscia si avvicina a me e io mi alzo e mi scosto. Lei mi segue. Qualcuno la ferma con la scarpa e poi la getta via.

Niente da fare, continua a risalire e cerca di venire da me. Io non ho paura ma ne sono infastidita. Ad un certo punto riesce a salirmi addosso e si gira intorno al collo, stringe, non mi fa male ma cerco di togliermela.

Qualcuno mi aiuta a staccarla e la lancia lontano.

Vedo l'attrice del film, ha fatto qualcosa di sbagliato, forse è lei che ha gettato la bambina nella voragine. Tutti stanno zitti, il marito della mia principale le dice qualcosa e io colgo l'occasione per gridarle qualcosa. Lei mi risponde, i suoi occhi sono contornati da sottile rughe nascoste dal fondotinta. Io le dico che siamo uguali, che il fatto che sia un personaggio non la rende intoccabile...i suoi occhi sono chiari, inespressivi, mentre si allontana le urlo "lo capirai il giorno che sarai madre!".

Ed ecco risalire dalla collina un enorme serpente. Enorme, gigantesco. Tutti hanno paura, potrebbe divorarci tutti in un attimo. Io lo guardo muoversi, scivolare attraverso la gente....tutti si avvicinano a lui perché è tranquillo. Io mi allontano...lascio agli altri la "seduzione" del peccato e scendo la collina.

Salgo sopra una bicicletta, inizio a scendere...sempre più veloce...non ho paura di cadere o di andare a sbattere. Sento i raggi delle ruote tagliare l'aria...verso la fine della strada vedo alcune suore, ne riconosco una in particolare. Suor R.

Davanti a me una piccola casetta di mattoni rossi, c'è chi vende giornali de L'Unità, chi raduna ragazzi per una gita di C.L.

...mi sveglio...