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lunedì 18 gennaio 2010

Confusione...




Due i sogni di questa notte, in diversi momenti.
Il primo riguarda mia zia e P.
Ricordo di essere in bagno, quello dell'appartamento di un tempo. Il bidet dove ci laviamo è tutto sporco. Escrementi da tutte le parti...attaccati allo smalto.
Io chiamo mia zia, le dico che deve fare qualcosa perché P. sta molto male.
Le dico "non vedi cosa c'è qui? Fai qualcosa...sta per morire".
Io cerco di pulire ma provo schifo...con la mente torno indietro a quando P. stava bene, non ho bei ricordi e quei ricordi tornano in quella stanza da bagno. Tutto è confuso, io non voglio essere li e allo stesso tempo sento qualcosa...

Il secondo sogno, faccio parte di un gruppo di cantanti, siamo tutte donne. Dobbiamo prendere il treno. Io salgo ma il treno parte e io non riesco ad entrare, qualcosa mi tira fuori dal vagone...ma io resisto. Se lascio la presa morirò sotto le rotaie.
Sento lo sforzo incredibile per cercare di salvarmi. Finalmente entro. Non ho convalidato il biglietto...eccomi scendere, con le ragazze. Una stazione grandissima, cantano qualcosa e io mi unisco. Non so i testi, come farò a seguirle. Intanto vedo mia nonna e ci sono altre persone che sono morte. Io devo andare, non posso restare in quella stazione dove ci sono passato e presente. Un controllore mi chiede il biglietto, devo scendere a Milano. Qualcuno prende una strada che va in discesa, io cammino sulle rotaie, devo raggiungere un posto...eccomi ancora con loro. Le voci...i treni...
p.s.: a mezzogiorno mi ha chiamato mia madre, P. è morto questa notte.

venerdì 8 gennaio 2010

Lo studio




E' ancora nitido e ricco di dettagli il sogno di questa notte.

Una signora che conosco nella realtà, una persona molto vecchia che porta sempre enormi occhiali scuri e che mi infastidisce, nel sogno mi aveva affittato un enorme fabbricato.
Questo posto era pieno di cose vecchissime, c'erano pezzi arrugginiti, grossi televisori, scaffali di legno con rotoli di carta (forse progetti) pieni di polvere e ingialliti. La grande casa era davvero enorme, tutta dipinta di bianco/giallastro e con le pareti in cemento.
C'erano anche dei divisori che nel sogno io pensavo fossero in amianto e comunque ondalux.

In questo posto vi erano tante tavole appoggiate ognuno su dei cavalletti. Ogni tavola era cosparsa di grossi fogli ingialliti, attrezzi arrugginiti, ma c'erano anche pennelli per dipingere, matite, non so perché ma mi ricordava un po' uno studio di qualche inventore.

All'uscita del grande fabbricato c'erano accatastati tanti vecchi televisori in disuso abbandonati e altra roba. Tutti coperti da una tettoia poco illuminata.

In quel posto ad un certo punto c'era mia madre, mia zia e il compagno di mia zia (un uomo rozzo, di cui ho un bruttissimo ricordo, ora finito in una casa di riposo e con l'Alzaimer).

Io ero malata, ero appena uscita da un ospedale, o simile, loro guardavano cosa c'era in questo posto e mi dicevano che si, era grande ma pieno di polvere e da sistemare. Ad un certo punto arrivava la proprietaria e io mi nascondevo col cane, avevo pagato l'affitto ma non volevo vederla.
Dopo sue insistenze io uscivo dal mio "nascondiglio" e le parlavo cercando di togliermela dai piedi e in fretta.

Lei voleva scrivere delle cose e stava usando dei fogli dove avevo fatto degli scarabocchi, allora le dicevo di non usare quei fogli perché erano disegni molto importanti e le cercavo un foglio di carta bianco.

Riuscivo a farla andare via, mostravo poi a mia madre dei miei disegni, le dicevo che la mia psicologa avendo visto un mio ritratto l'aveva preso, segnando sopra alcune cose a matita, tra cui una lettera "P".
La dottoressa mi diceva che presto avrei avuto una galleria...

Nel sogno ora vedevo mia cugina Loredana con Enrico e mia cugina Fabiola.

Pulivano la grande casa, toglievano via le vecchie cose. Io dicevo loro che se volevano potevano usare quel posto, prendendosi anche un tavolo, che tanto era enorme.
C'era anche mia cugina Sabrina e poi la Flavia.

Tutte ci davamo da fare a pulire e buttare via roba...l'acqua e il sapone scorrevano a fiumi, e spazzoloni e stracci...

Nel sogno pulivamo scale, gettavamo via vestiti vecchi, pezzi di tettoia marcia, attrezzi vecchi. Dietro ad una porta c'era una grossa accetta e noi scherzavamo su questo arnese pericoloso.

Quel posto confinava con un palazzo e da qui vedevo il bagno di una signora, lo studio di un Notaio e una strada.

Le mie cugine parlavano con alcune persone che curiosavano su ciò che accadeva.

Tutto si svolgeva in un atmosfera di festa.

Buttando via delle cose io mi preoccupavo che fossero avvertiti quelli della raccolta differenziata, avevo paura per l'amianto. Durante il trasporto, a piedi, passavamo vicino a dei tavoli di un bar urtando un tavolino e rispondevamo alle proteste di una donna in inglese...scherzandoci sopra.

Il posto diventava sempre più bello...pulito. Io ero felice di avere un posto così grande per poter disegnare.

Nel sogno mi ritrovavo successivamente a scendere da un sentiero, anch'esso confinava col fabbricato. Il sentiero era pieno di terra, pietre, piante infestanti ma anche alberi...c'era un lavandino abbandonato e tutto sporco. Cercavamo di pulirlo, mentre io parlavo col figlio della proprietaria...mi raccontava cose personali...io ero troppo contenta per dargli retta.

Nello scendere poi dal sentiero insieme ad alcune mie cugine (ma non ricordo chi fossero) mi accorgevo che era pieno di escrementi di cane...mi lamentavo di questa cosa, perché io avevo rispetto degli altri e pulivo sempre quando il mio cane sporcavo.

Ad un certo punto mi fermavo davanti ad un albero....era stupendo, un intreccio di rami che salivano verso l'alto. Rami nodosi, curvi, ma bellissimi...sognavo di mettermi a disegnarlo...mentre guardavo l'albero, camminando, vedevo anche un rudere di una casa antica, poteva essere un tempio, diroccato ma bellissimo, con dei capitelli e piante che ne coprivano alcuni pezzi.

Tutto questo mi affascinava...arrivavo finalmente all'entrata del mio studio. Distribuivo ghiaccioli alle mie cugine.
All'entrata c'erano dei sacchi, sempre vestiti vecchi, quotidiani del 1973 con alcune foto, una ritraeva il figlio della proprietaria vestito da cadetto nell'altra sempre lui ad una gara di ballo.
Mettevo via tutto.

Esausta finalmente entravo.

La porta era di vetro colorato, come quello delle chiese...e dentro non c'era più luce ma oscurità, non minacciosa, quell'oscurità intima delle Chiese.

lunedì 4 gennaio 2010

Incubo




Non si può capire cosa sia un incubo se non lo si vive e se non si ha ben chiaro cosa possa aver passato chi sogna negli anni indietro.
Quando tutto il passato lontano, che si vorrebbe cancellato o messo da parte, ritorna.
Ritorna miscelato al presente...

Ricordo solo frammenti ma è stata una notte dura.

Una persona molto anziana affacciata da una finestra al piano teraa di Via Torino. i suoi occhi, ciechi, le pupille senza una direzione....chiama, dice qualcosa. Io passo e mi fa una domanda, io le rispondo "Buongiorno signora" lei continua a parlare e io rispondo quasi a voce bassa....quell'immagine mi mette ansia, mi mette angoscia, vado avanti.
C'é il sole e io devo andare da mia madre.
Il suo gatto, bianco, Chicca, è morto e lei ha una gatta piccola...nel sogno a volte è bianca altre volte è tigrata.
Sono sul terrazzo.
Il terrazzo di mia madre è pieno di foglie secche, io prendo la scopa e le spazzo tutte.
La gatta mi viene vicina si fa accarezzare.
Quasi mi conoscesse da sempre.
La sento fare le fusa.
Mia madre mi chiama, io devo portare via qualcosa...non ricordo. Mi manca tre bottoni nella mia camicetta blu di seta cotta che ho fatto io.
La stanza della sala è semibuia, come sempre.
Mia madre ha il vizio di tenere le tapparelle abbassate e in casa sua c'è sempre una semi oscurità.
C'é anche mio fratello, ha fatto un qualche concorso...mi parla...parliamo della gatta che è da sterilizzare.
Dico a mia madre di non portarladai soliti veterinari, che sono dei macellai.
Nel sogno con il pollice faccio il segno del taglio sotto il collo...
Mio fratello mi risponde dicendomi che altrimenti non si spiegherebbe come mai uno dei soci pesa meno di 40 kg.
Sto per uscire, mia madre è ancora in casa...la vedo parlare con la gatta che si fa e unghie su una sedia, le dice qualcosa.
Io sento qualcosa, una strana sensazione di morte, di decomposizione....non riesco nemmeno a descrivere ciò che ho provato tanto è tremendo.
Mi ritrovo in un bosco, ci sono alberi dai fusti altissimi, vedo le radici uscire dalla terra arida.
Faccio questo sentiero.
Mi ritrovo ancora esposta verso il sole, ma è un sole strano. Non è un sole caldo, ma freddo.
Tutto è luce e morte allo stesso tempo.
Mi prende l'angoscia, il panico.
Cammino per uscire da quel percorso complesso di radici e ancora morte...
Vedo prima un cane, un mastino color nero fumo.
Ringhia, è dentro un recinto. Io cammino più svelta.
Non ci sono suoni, o meglio, quelli che sento non appartengono alla natura ma a qualcos'altro.
Potrebbero essere voci, lamenti, vento...non saprei. E' come se le mie orecchie fossero sott'acqua.
Io sento che devo uscire da quel maledetto bosco...
Incontro due persone, due guardiani del parco...io cammino a grandi balzi....
Poi...
...una serie immagini che non ricordo.

Mi sveglio...

...ciò che mi rimane è una disperazione, un senso di impotenza.

Era tantissimo che non facevo un sogno così...nel mio intimo io so'.