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giovedì 25 novembre 2010

Le due Simona

Questa notte, in mattinata, ho fatto un sogno particolare.
Dormivo nel mio letto di ragazza, quello da mia madre...la stanza era in penombra e doveva essere, anche nel sogno, l'alba.
Ad un certo punto mi mettevo a sedere, avevo una camicia da notte chiara.
Di fronte a me un'altra me.
L'altra me teneva il volto abbassato, era triste.
Io le prendevo le mani, poi le accarezzavo il viso...le dicevo di non aver paura.
Lei mi guardava ed era me.
Eravamo sedute una di fronte all'altra, io mi avvicinavo e l'abbracciavo forte.
Era morbida e calda, sentivo il suo desiderio sconfinato di sentirsi amata...piangeva...
Ancora la tranquillizzavo.
Mi alzavo, tenendola per mano, la portavo vicino alla finestra.
Lei abbassava la testa.
Le dicevo di essere serena...(il suo volto sembrava di colpo sfigurato).
La rassicuravo che anche se il suo viso era irriconoscibile io non l'avrei lasciata mai più.




(Immagine web: "Le due Frida" - Frida Kahlo)

domenica 11 luglio 2010

Una possibile Apocalisse


Era da tanto che non facevo un sogno così netto e ben preciso.

Ero nella mia città, Rapallo, di colpo il cielo si oscurava, l'azzurro lasciava posto a grosse nuvole violacee...così tante che ricoprivano tutto, quasi a formare un enorme coperta a lutto. Incombevano sulla mia testa e su quella della gente che era lì, in quel momento.

Un grosso muro d'acqua, il mare, si alzava, altissimo. Vedevo l'enorme massa muoversi, trattenuta da una forza misteriosa....capivo che la natura, la terra, si era stancata dell'uomo, ora voleva riprendersi tutto ciò che le avevamo tolto.


Tutta scappavano gridando, la gente usciva dalle case, altra saliva sulla cima dei tetti...non c'era scampo.

Saremmo morti tutti.

L'onda anomala cadeva con forza, travolgendo tutto, uomini, donne, bambini, intorno a me un ammasso di corpi si muoveva disperata...nuotando, cercando di recuperare i propri cari...

Io riuscivo a recuperare una tavola di legno, forse una porta, a salirci sopra, seduta e insieme a me due mie amiche che si trovavano con me, in quei paraggi....

Intorno a noi teste....teste di ogni colore, razza, lingua, religione...io pensavo disperata a mia figlia, era all'asilo, dovevo raggiungerla in qualche modo. Pensavo ai miei animali, l'unico che non ce l'avrebbe fatta era il canarino, dalla gabbia di certo non riusciva ad uscirne fuori.

Poi dal cielo improvvisamente un grande boato, non un tuono, sembrava che si spaccasse un pezzo di ghiaccio...appariva un simbolo, l'unica immagine bianca dentro al viola-nero delle nubi.

Un occhio, non l'occhio divino che solitamente vediamo, ma comunque un occhio....impressionante, temibile.

Pensavo alle malattie, ai morti, pensavo che non avremmo avuto scampo a quell'inondazione che non aveva colpito soltanto noi, ma tutto il mondo. Era la fine.

Saremmo morti di peste, di fame, comunque infetti. Io non avevo nemmeno la medicina per l'asma, presto sarei morta soffocata comunque.

Ma mia figlia? Ero disperata per lei.....Mia figlia.

Mi ritrovavo a controllare cosa avevo nella borsa fradicia, qualche soldo...insieme alle mie compagne cercavamo un negozio ancora aperto per recuperare delle scarpe di gomma, per poter camminare (assurdo a pensarci). Uno era aperto, la proprietaria vendeva dei sandali a 50 Euro....un ladrocinio considerando anche lo stato in cui tutti eravamo.

Pensavo allo sciaccallaggio....no, non era per me. Rinunciavo.

Mi facevo spazio in mezzo ai milioni di corpi in movimento o morti e con le mie amiche ci spostavamo verso una zona più sicura.

Era la fine...

Mi ritrovavo il giorno dopo, in cima ad un monte, con i miei cugini. Il cielo era sereno. Tutti raccontavano del giorno prima.

Mia figlia era salva...ma eravamo consapevoli che era stato un avvertimento. Quell'occhio ci avvisava che sarebbe tornato a prendere ciò che era suo di diritto e questa volta le acque non si sarebbero più ritirate.

Ma l'uomo fa presto a pentirsi ma ancor più presto a dimenticare...purtroppo.

martedì 8 giugno 2010

La vecchia casa.



Guardavo il bar di mio padre, in realtà di sua moglie. Avevano fatto dei cambiamenti...quello che mi stupiva di più era vedere tre grosse colonne spezzate a metà. Ne rimaneva solo una parte a terra, col piedistallo e la parte in alto del capitello. Al centro il vuoto.
Mi domandavo come potessero reggere il peso della casa che sovrastava quel piazzale dove sotto erano sistemati i tavolini.
Con mia cugina poi ci ritrovavamo a guardare la finestra della casa dove lei viveva, insieme alle sorelle, da piccola.
La stanza era a piano terra, dava sulla strada.
Le finestre erano rotte, di legno, le schegge di vetro stuccate alla vecchia maniera.
Dentro tutta desolazione.
Una sedia di paglia, oggetti, vestiti, tutto buttato nel caos, sotto centimetri di polvere.
Quella stanza mi metteva angoscia.
Era una stanza orribile che mi ricordava tanto le mie paure da piccola, quando pensavo che il diavolo abitasse in case come quella.

La Luce e la Luna

Ero in riva al mare con mia figlia. Parlavo con delle persone e Alice mi faceva vedere alcuni disegni. Dovevamo partecipare ad un gruppo di lavoro. Cercavamo una scatola contenente tubi di colore e pastelli.
Mentre parlavo, perdevo pezzi di denti....cercavo di sistemarli, per non ingoiarli.
Alla fine toglievo quelli che non riuscivo a bloccare. Erano denti che rivestivano altri denti.
Come fossero un apparecchio ortodontico...ma più simile ad una dentiera.
Ad un certo punto spremevo un tubo di colore...dentro quel tubo c'erano colori diversi...quando ne finiva uno si usava quello successivo.
Alice parlava con dei suoi amici più piccoli.
Nel piazzale della stazione alcuni uomini installavano delle luci per i festeggiamenti.
Io li vedevo salire sulle corde che tenevano legate le luminarie...dei perfetti equilibristi.

Ma il momento più bello è stato ritrovarci davanti al mare.

Un sole grandissimo stava per tramontare....lo vedevamo scomparire dietro l'orizzonte...sempre più piccolo...e invece di assistere al lento arrivo della notte, di colpo il cielo si è fatto buio e dove il sole era andato a morire è comparsa la testa di una luna gigantesca.

Io e mia figlia eravamo sconvolte...io da tanta meraviglia, lei per l'arrivo immediato del buio.


Splendida quella luna che come una grossa lampadina ha illuminato d'argento il mare.

martedì 25 maggio 2010

Le voci




Nel sogno di questa notte ero con mia madre e il suo compagno. Chiusi dentro la mia 600 Fiat, che era ancora più piccola del solito. Dovevamo starci dentro strettissimi e con quella macchinina andare da degli amici di Sandro.
Il percorso era assurdo.
Pieno inverno, una tormenta di neve. Un freddo pazzesco…con la mia utilitaria dovevo passare sopra sentieri di pietra, infilarmi attraverso muri, rocce, massi…e dovevo farlo in fretta perché c’era il pericolo reale di morire assiderati.
Dopo una fatica allucinante, con mia madre che mi parlava nelle orecchie senza darmi tregua, riuscivo a raggiungere la meta.
In questo paese, che non conosco, c’erano persone, amici di mia mamma e di Sandro.
Una donna aveva un cane…non ricordo bene, ma questo cane si avvicinava a me e non voleva più lasciarmi.
Io lo accarezzavo, lo coccolavo…era come se fosse stato da sempre mio.
Ad un certo punto dovevo ripartire…riprendevo la mia strada, nel frattempo non c’era più neve ma era comunque molto nuvoloso.
La strada aveva un non so che di morte…tutto molto solitario, senza movimento…
Passavo attraverso una creuza e c’erano delle voci…voci che mi chiamavano.
La mia vista si annebbiava…non avevo più la macchina…in un certo senso perdevo l’equilibrio, le forze, lottavo per andare avanti, per camminare e non essere “catturata” da queste voci.
Le voci venivano dall’aldilà….io ne avevo paura, ero terrorizzata…ma era più forte la voglia di vivere.
Finalmente riuscivo a superare quell’ostacolo, alcuni abitanti mi dicevano che c’erano luoghi infestati e che dovevo stare molto attenta…che volendo potevo prendere altre strade per evitare quel supplizio.
Vedevo Genova dall’alto, grossi palazzi…la sopraelevata…e riconoscevo quei luoghi di morte e desolazione.
Nel sogno poi, camminavo con un’amica…nei pressi di una grande scalinata…le raccontavo che doveva stare attenta, che era pericoloso passare attraverso certi corridoi. La sua anima poteva essere presa.
Sentivo ancora quelle voci…le sentivo…sembravano canti, filastrocche…la mia amica si lasciava sedurre da quelle litanie.
Io cercavo di tenerla, di non farla andare…con quel angoscia dentro, quel senso di impotenza…

…quelle voci così dolci erano allo stesso tempo spietate

martedì 11 maggio 2010

La Gabbia




Questa notte ho fatto l'ennesimo sogno strano.
Dovevo andare a vivere in un nuovo appartamento, spostarmi da quello di Vico dei Cordai (un posto orribile dove ho vissuto tanti anni fa) ad una altra via. Ricordo vagamente tanti palazzi attaccati, a ridosso di Viale Milano, dietro al cortile dove aveva un tempo il magazzino mio padre.
L'appartamento in realtà era una gabbia per uccelli, simile a quella che ho visto quindi giorni fa ad una sagra, a santa Maria, dove c'erano delle tortore ammassate tra loro, un fagiano e un piccione. Il fagiano aveva la testa massacrata, la carne viva...sbatteva contro il soffitto della gabbia, perché il caldo e la gente lo facevano impazzire.
Forse mi è rimasta impressa quella gabbia, fatto stà che io dovevo entrarci, era piena di guano, di sporcizia, c'erano altri uccelli, spiumati, piume da tutte le parti...e topi...e poi conigli. Sopra la "mia" gabbia c'era un'altra gabbia e gabbie ai lati. Ognuna colma di piccioni o conigli...ed escrementi da tutte le parti.
Io entravo dentro la gabbia, claustrofobica...da dietro quelle sbarre sentivo tutto il tormento di una vita spezzata, la paura delle infezioni, le mie mani si sporcavano di guano e piume...

...è stato un sogno...un incubo....allucinante....

mercoledì 21 aprile 2010

Sangue...

Non ricordo cosa io facessi in quella stazione.
Non so nemmeno che stazione era...come al solito gente che saliva e scendeva...molto traffico. Di sera, o forse dentro una metropolitana.
Io dovevo fare qualcosa di molto importante, forse scappare, forse andare via con altra gente.
Il punto è che nel sogno ho scontrato con la mano qualcosa....male.
Molto male, come al solito dicevo che non era importante...un graffio senza senso.
Tamponavo la mia pelle con l'altra mano, le vene pulsavano e dalle dita usciva fuori liquido rosso.
Alzavo la mano per scoprire che in realtà avevo un enorme buco profondo....bastava che io muovessi l'altra mano, quella ferita, e ne usciva sangue copioso...

...mi rendevo conto che sarei morta dissanguata. Chi era intorno a me inorridiva....io avevo paura, ma non troppa.

Insomma avevo una scelta...morire o restare. Guardavo il mio liquido uscire...c'era mia madre, mi diceva qualcosa...non ricordo.

Alla fine mi convincevano a farmi cucire quella strana ferita.

giovedì 18 marzo 2010

L'Atelier


Ero entrata per comprare una redingote nera e mi trovavo a girare dentro un negozio lussuosissimo, tutto nero. Le pareti rivestite di piastrelle nere, il pavimento di moquette nero e il soffitto in marmo nero.
Alle pareti erano attaccati enormi specchi che riflettevano le figure di ragazze che sfilavano con lunghi tacchi alti...io misuravo la redingote e mi guardavo, avevo lunghe gambe affusolate...camminavo come se dovessi sfilare per qualcuno...indossavo anche una camicetta scura, trasparente e tacchi lunghissimi, con il cinturino alla caviglia. Tutti mi guardavano.
Più camminavo dentro l'Atelier più mi trasformavo in qualcosa di intoccabile...
In un angolo, accanto ad una sedia c'era un pannolino, quello di mia figlia, aperto, sporco di pipì...
Non so perché dovevo uscire da quel posto, improvvisamente.

Da quella enrome stanza nera.

Mi ritrovavo con il mio collega, per le strade di Genova, mi portava via, perché mi stavano cercando, avevo indosso ancora gli abiti e dicevano che li avevo rubati.

Entravo dentro un ascensore piccolissimo, così piccolo che dovevo stare rannicchiata dentro per salire.

Entravamo nella casa dei suoi genitori, c'erano le sue sorelle, sua madre, sua zia...l'appartamento era luminoso con pareti di cristallo.
Alla radio dicevano che io ero ricercata.

Ed eccomi di nuovo in quella cripta, in quell'ascensore piccolissimo...

venerdì 5 marzo 2010

La Foiba/L'Anaconda


Mi sveglio alle 4.30 in un bagno di sudore. Due i sogni che ho fatto, non riesco a collegarli tra loro ma sono molto nitidi.
Un freddo incredibile addosso...

Rapallo, stanno facendo dei lavori per costruire il nuovo ponte sul torrente...il cielo è nuvoloso (plumbeo) io sono con mio padre...devo pulire il suo albergo che ha comprato da poco. Una stanca enorme è adibita a toilette per i turisti. Con me c'è mia figlia, per un attimo, poi mi ritrovo in una stanza più piccola con una ragazza che conosco, P., mi dice che devo pulire tutto per bene e mi guarda con astio. Mi giro alla mia sinistra e vedo che nell'altra stanza (quella della toilette) in realtà c'è una cabina per cineoperatore (la stessa dove lavorava mio padre quando ero piccola). Vedo uno degli operai, E., intuisco che mi metterà i bastoni tra le ruote per lavorare. Inizio a pulire. C'è un mobile, una specie di armadio, senza porte, pieno zeppo di prodotti cosmetici, dopobarba, creme, smalti per unghie, profumi, assorbenti, glitters da applicare sul viso, ombretti per occhi e degli strani pezzetti metallizzati che, leggo sulla confezione, sono da inserire dentro la vagina. nel sogno mi domando che razza di roba può essere e a che cosa serve. Arriva la moglie di mio padre, G., guarda questo mobile con "amara tristezza". Le chiedo se posso buttare via i contenitori già aperti, i dopobarba usati, le creme...mi guarda, ha il suo solito modo, scostante, ma non ce l'ha con me...mi dice di no, che mio padre è molto legato a quegli "oggetti", che gli ricordano quando era giovane e quando si erano conosciuti.
Mi fa vedere le bottiglie di dopobarba e mi dice "ecco...questi, vedi quanti ce ne sono già aperti? Lui soffrirebbe se non li vedesse più..."
Li dispongo allora tutti in ordine, li pulisco dalla polvere, e sistemo tutto per bene. Sono a disagio, mi sembra di entrare dentro la vita privata di mio padre, di "violare" qualcosa di suo...ma cerco di farlo con amore e rispetto.

Mi ritrovo fuori, sto camminando, in Viale Milano, nei pressi della casa dove abita mia madre si è aperta una specie di Foiba. Una grande voragine che ha spaccato in due il cemento. Io guardo dentro, non vedo il fondo ma sono inquieta. Sento che è segno di sventura. Una spaccatura così non porta niente di buono.

Ed eccomi in Piazza Chile, guido la macchina, dietro di me un uomo che conosco, E., guida anche lui. Io passo con la mia auto, lui fa appena in tempo ad avanzare che dietro di lui si apre ancora una voragine, il cemento ancora si spacca e la gente grida. La terra si apre e non c'è niente che si può fare per impedirlo.

Di colpo io mi ritrovo prima della voragine, e non sono in macchina, ma su un motorino. Mio padre mi ha dato dei documenti da portare, una cartella che ho messo dietro la schiena. Supero la voragine, la cartella però cade e rimane dove sono partita. Devo tornare indietro in qualche modo, a riprenderla....altrimenti lui ne sarà deluso.

Riesco a recuperare i fogli, nel frattempo qualcuno dice che è caduta una bambina dentro la voragine e che non sanno come fare a salvarla. Io sono molto triste, mi sento male, sono angosciata.
Recupero i fogli e penso a quella bambina.

I fogli sono documenti. Risalgono al periodo del fascismo e hanno a che fare con mio padre. Per un attimo non capisco, ma poi è più importante superare la voragine e portare i documenti a destinazione e andare via da quel posto.

Per un attimo dentro la spaccatura della terra vedo il volto di Tutankhamon.

............

Ed eccomi ora in un punto non preciso delle alture di Rapallo, potrebbe essere San Massimo...c'è molta gente seduta nelle fasce, sembra un ritrovo. Dicono che stanno girando un film da qualche parte e tutti si sono radunati per vedere gli attori. Io non capisco cosa ci faccio li. Vedo un libro nella mente, ci sono cinque frasi. Ogni frase rappresenta una qualità caratteriale o fisica.
Leggo che è un test usato per scegliere l'attrice del film.

mentre rifletto una biscia si avvicina a me. Il marito della mia principale la blocca con il piede e la butta lontano, dice che è una mangia topi, non è pericolosa.

La biscia risale, io sono seduta insieme agli altri, sopra le nostre teste c'è un viadotto.

La biscia si avvicina a me e io mi alzo e mi scosto. Lei mi segue. Qualcuno la ferma con la scarpa e poi la getta via.

Niente da fare, continua a risalire e cerca di venire da me. Io non ho paura ma ne sono infastidita. Ad un certo punto riesce a salirmi addosso e si gira intorno al collo, stringe, non mi fa male ma cerco di togliermela.

Qualcuno mi aiuta a staccarla e la lancia lontano.

Vedo l'attrice del film, ha fatto qualcosa di sbagliato, forse è lei che ha gettato la bambina nella voragine. Tutti stanno zitti, il marito della mia principale le dice qualcosa e io colgo l'occasione per gridarle qualcosa. Lei mi risponde, i suoi occhi sono contornati da sottile rughe nascoste dal fondotinta. Io le dico che siamo uguali, che il fatto che sia un personaggio non la rende intoccabile...i suoi occhi sono chiari, inespressivi, mentre si allontana le urlo "lo capirai il giorno che sarai madre!".

Ed ecco risalire dalla collina un enorme serpente. Enorme, gigantesco. Tutti hanno paura, potrebbe divorarci tutti in un attimo. Io lo guardo muoversi, scivolare attraverso la gente....tutti si avvicinano a lui perché è tranquillo. Io mi allontano...lascio agli altri la "seduzione" del peccato e scendo la collina.

Salgo sopra una bicicletta, inizio a scendere...sempre più veloce...non ho paura di cadere o di andare a sbattere. Sento i raggi delle ruote tagliare l'aria...verso la fine della strada vedo alcune suore, ne riconosco una in particolare. Suor R.

Davanti a me una piccola casetta di mattoni rossi, c'è chi vende giornali de L'Unità, chi raduna ragazzi per una gita di C.L.

...mi sveglio...

lunedì 18 gennaio 2010

Confusione...




Due i sogni di questa notte, in diversi momenti.
Il primo riguarda mia zia e P.
Ricordo di essere in bagno, quello dell'appartamento di un tempo. Il bidet dove ci laviamo è tutto sporco. Escrementi da tutte le parti...attaccati allo smalto.
Io chiamo mia zia, le dico che deve fare qualcosa perché P. sta molto male.
Le dico "non vedi cosa c'è qui? Fai qualcosa...sta per morire".
Io cerco di pulire ma provo schifo...con la mente torno indietro a quando P. stava bene, non ho bei ricordi e quei ricordi tornano in quella stanza da bagno. Tutto è confuso, io non voglio essere li e allo stesso tempo sento qualcosa...

Il secondo sogno, faccio parte di un gruppo di cantanti, siamo tutte donne. Dobbiamo prendere il treno. Io salgo ma il treno parte e io non riesco ad entrare, qualcosa mi tira fuori dal vagone...ma io resisto. Se lascio la presa morirò sotto le rotaie.
Sento lo sforzo incredibile per cercare di salvarmi. Finalmente entro. Non ho convalidato il biglietto...eccomi scendere, con le ragazze. Una stazione grandissima, cantano qualcosa e io mi unisco. Non so i testi, come farò a seguirle. Intanto vedo mia nonna e ci sono altre persone che sono morte. Io devo andare, non posso restare in quella stazione dove ci sono passato e presente. Un controllore mi chiede il biglietto, devo scendere a Milano. Qualcuno prende una strada che va in discesa, io cammino sulle rotaie, devo raggiungere un posto...eccomi ancora con loro. Le voci...i treni...
p.s.: a mezzogiorno mi ha chiamato mia madre, P. è morto questa notte.

venerdì 8 gennaio 2010

Lo studio




E' ancora nitido e ricco di dettagli il sogno di questa notte.

Una signora che conosco nella realtà, una persona molto vecchia che porta sempre enormi occhiali scuri e che mi infastidisce, nel sogno mi aveva affittato un enorme fabbricato.
Questo posto era pieno di cose vecchissime, c'erano pezzi arrugginiti, grossi televisori, scaffali di legno con rotoli di carta (forse progetti) pieni di polvere e ingialliti. La grande casa era davvero enorme, tutta dipinta di bianco/giallastro e con le pareti in cemento.
C'erano anche dei divisori che nel sogno io pensavo fossero in amianto e comunque ondalux.

In questo posto vi erano tante tavole appoggiate ognuno su dei cavalletti. Ogni tavola era cosparsa di grossi fogli ingialliti, attrezzi arrugginiti, ma c'erano anche pennelli per dipingere, matite, non so perché ma mi ricordava un po' uno studio di qualche inventore.

All'uscita del grande fabbricato c'erano accatastati tanti vecchi televisori in disuso abbandonati e altra roba. Tutti coperti da una tettoia poco illuminata.

In quel posto ad un certo punto c'era mia madre, mia zia e il compagno di mia zia (un uomo rozzo, di cui ho un bruttissimo ricordo, ora finito in una casa di riposo e con l'Alzaimer).

Io ero malata, ero appena uscita da un ospedale, o simile, loro guardavano cosa c'era in questo posto e mi dicevano che si, era grande ma pieno di polvere e da sistemare. Ad un certo punto arrivava la proprietaria e io mi nascondevo col cane, avevo pagato l'affitto ma non volevo vederla.
Dopo sue insistenze io uscivo dal mio "nascondiglio" e le parlavo cercando di togliermela dai piedi e in fretta.

Lei voleva scrivere delle cose e stava usando dei fogli dove avevo fatto degli scarabocchi, allora le dicevo di non usare quei fogli perché erano disegni molto importanti e le cercavo un foglio di carta bianco.

Riuscivo a farla andare via, mostravo poi a mia madre dei miei disegni, le dicevo che la mia psicologa avendo visto un mio ritratto l'aveva preso, segnando sopra alcune cose a matita, tra cui una lettera "P".
La dottoressa mi diceva che presto avrei avuto una galleria...

Nel sogno ora vedevo mia cugina Loredana con Enrico e mia cugina Fabiola.

Pulivano la grande casa, toglievano via le vecchie cose. Io dicevo loro che se volevano potevano usare quel posto, prendendosi anche un tavolo, che tanto era enorme.
C'era anche mia cugina Sabrina e poi la Flavia.

Tutte ci davamo da fare a pulire e buttare via roba...l'acqua e il sapone scorrevano a fiumi, e spazzoloni e stracci...

Nel sogno pulivamo scale, gettavamo via vestiti vecchi, pezzi di tettoia marcia, attrezzi vecchi. Dietro ad una porta c'era una grossa accetta e noi scherzavamo su questo arnese pericoloso.

Quel posto confinava con un palazzo e da qui vedevo il bagno di una signora, lo studio di un Notaio e una strada.

Le mie cugine parlavano con alcune persone che curiosavano su ciò che accadeva.

Tutto si svolgeva in un atmosfera di festa.

Buttando via delle cose io mi preoccupavo che fossero avvertiti quelli della raccolta differenziata, avevo paura per l'amianto. Durante il trasporto, a piedi, passavamo vicino a dei tavoli di un bar urtando un tavolino e rispondevamo alle proteste di una donna in inglese...scherzandoci sopra.

Il posto diventava sempre più bello...pulito. Io ero felice di avere un posto così grande per poter disegnare.

Nel sogno mi ritrovavo successivamente a scendere da un sentiero, anch'esso confinava col fabbricato. Il sentiero era pieno di terra, pietre, piante infestanti ma anche alberi...c'era un lavandino abbandonato e tutto sporco. Cercavamo di pulirlo, mentre io parlavo col figlio della proprietaria...mi raccontava cose personali...io ero troppo contenta per dargli retta.

Nello scendere poi dal sentiero insieme ad alcune mie cugine (ma non ricordo chi fossero) mi accorgevo che era pieno di escrementi di cane...mi lamentavo di questa cosa, perché io avevo rispetto degli altri e pulivo sempre quando il mio cane sporcavo.

Ad un certo punto mi fermavo davanti ad un albero....era stupendo, un intreccio di rami che salivano verso l'alto. Rami nodosi, curvi, ma bellissimi...sognavo di mettermi a disegnarlo...mentre guardavo l'albero, camminando, vedevo anche un rudere di una casa antica, poteva essere un tempio, diroccato ma bellissimo, con dei capitelli e piante che ne coprivano alcuni pezzi.

Tutto questo mi affascinava...arrivavo finalmente all'entrata del mio studio. Distribuivo ghiaccioli alle mie cugine.
All'entrata c'erano dei sacchi, sempre vestiti vecchi, quotidiani del 1973 con alcune foto, una ritraeva il figlio della proprietaria vestito da cadetto nell'altra sempre lui ad una gara di ballo.
Mettevo via tutto.

Esausta finalmente entravo.

La porta era di vetro colorato, come quello delle chiese...e dentro non c'era più luce ma oscurità, non minacciosa, quell'oscurità intima delle Chiese.

lunedì 4 gennaio 2010

Incubo




Non si può capire cosa sia un incubo se non lo si vive e se non si ha ben chiaro cosa possa aver passato chi sogna negli anni indietro.
Quando tutto il passato lontano, che si vorrebbe cancellato o messo da parte, ritorna.
Ritorna miscelato al presente...

Ricordo solo frammenti ma è stata una notte dura.

Una persona molto anziana affacciata da una finestra al piano teraa di Via Torino. i suoi occhi, ciechi, le pupille senza una direzione....chiama, dice qualcosa. Io passo e mi fa una domanda, io le rispondo "Buongiorno signora" lei continua a parlare e io rispondo quasi a voce bassa....quell'immagine mi mette ansia, mi mette angoscia, vado avanti.
C'é il sole e io devo andare da mia madre.
Il suo gatto, bianco, Chicca, è morto e lei ha una gatta piccola...nel sogno a volte è bianca altre volte è tigrata.
Sono sul terrazzo.
Il terrazzo di mia madre è pieno di foglie secche, io prendo la scopa e le spazzo tutte.
La gatta mi viene vicina si fa accarezzare.
Quasi mi conoscesse da sempre.
La sento fare le fusa.
Mia madre mi chiama, io devo portare via qualcosa...non ricordo. Mi manca tre bottoni nella mia camicetta blu di seta cotta che ho fatto io.
La stanza della sala è semibuia, come sempre.
Mia madre ha il vizio di tenere le tapparelle abbassate e in casa sua c'è sempre una semi oscurità.
C'é anche mio fratello, ha fatto un qualche concorso...mi parla...parliamo della gatta che è da sterilizzare.
Dico a mia madre di non portarladai soliti veterinari, che sono dei macellai.
Nel sogno con il pollice faccio il segno del taglio sotto il collo...
Mio fratello mi risponde dicendomi che altrimenti non si spiegherebbe come mai uno dei soci pesa meno di 40 kg.
Sto per uscire, mia madre è ancora in casa...la vedo parlare con la gatta che si fa e unghie su una sedia, le dice qualcosa.
Io sento qualcosa, una strana sensazione di morte, di decomposizione....non riesco nemmeno a descrivere ciò che ho provato tanto è tremendo.
Mi ritrovo in un bosco, ci sono alberi dai fusti altissimi, vedo le radici uscire dalla terra arida.
Faccio questo sentiero.
Mi ritrovo ancora esposta verso il sole, ma è un sole strano. Non è un sole caldo, ma freddo.
Tutto è luce e morte allo stesso tempo.
Mi prende l'angoscia, il panico.
Cammino per uscire da quel percorso complesso di radici e ancora morte...
Vedo prima un cane, un mastino color nero fumo.
Ringhia, è dentro un recinto. Io cammino più svelta.
Non ci sono suoni, o meglio, quelli che sento non appartengono alla natura ma a qualcos'altro.
Potrebbero essere voci, lamenti, vento...non saprei. E' come se le mie orecchie fossero sott'acqua.
Io sento che devo uscire da quel maledetto bosco...
Incontro due persone, due guardiani del parco...io cammino a grandi balzi....
Poi...
...una serie immagini che non ricordo.

Mi sveglio...

...ciò che mi rimane è una disperazione, un senso di impotenza.

Era tantissimo che non facevo un sogno così...nel mio intimo io so'.