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domenica 29 novembre 2009

Lacerazione


[Il passaggio del cormorano ha lasciato una striscia di petrolio e scorie radioattive, il suo volo non coincide più con l'orizzonte del cielo. Quello è oramai scoperto e piccoli frammenti di cristallo si suicidano contro il muro di indifferenza. L'uomo parla del processo riproduttivo mentre gira con la mano il pentolone di verdura e jpeg. Ci sarà una luce a basso consumo, probabilmente entro la fine dell'equinozio, ma non ricordo quale. Mascelle a masticare video e a digerire vocali, cercando riparo sotto una trapunta di pelo di gatto. Il grasso di un incontro si scontra con i capelli perduti, aveva la cute rossa e poco folta. I punti neri come tante postazioni militari. Sento ancora l'odore nauseabondo di quell'istante mascherato tra il viola dei glicini e una cartella di fogli da disegno. Ero il trofeo da esibire, la testa di leone mozzata e imbalsamata. Tra indumenti lerci e senza senso e luci...che si accendevano al passaggio. Tra un tavolino sotto i portici, troppo basso, troppo unto e un costante senso di soffocamento.

Fuggire.]

venerdì 27 novembre 2009

BENEDIZIONE
"...Inghiotte così la schiuma del suo odio e, ignara degli eterni disegni, prepara essa stessa in fondo alla Geenna i roghi consacrati ai delitti materni."
[C. Baudelaire]

1954


Nel sogno di questa notte il tempo si divide in due fasi.

Nella prima, io devo incontrare F. Un amico di vecchia data del web. Mi trovo in un paese molto piccolo, uno di quei paesi di periferia delle zone di montagna, dove le strade sono piccole e rivestite di ciottolato.
C'è gente, tutti sono vestiti con delle maschere, io cammino di notte attraverso questi posti. In una vetrina vedo una donna, completamente nuda, questa donna si mostra senza pudore e addosso a lei ci sono due uomini.
Si muove lentamente, vedo questo agglomerato di carne e erotismo che mi cattura ma allo stesso tempo mi disgusta.
E' come una massa informe di perdizione...io sto male per lei. Mi sento molto male.
Intorno l'atmosfera è tetra e le luci sono molto basse...voglio andare via....
Litigo con mia madre e scappo di casa. Salgo su un treno e nel treno c'è molta gente. Questo treno è anche una casa, così che alla fine non riesco a capire se è in effetti un treno o una casa.
Lascio appesi degli indumenti, ricordo un paio di jeans, una boccetta di profumo, una matita per occhi e altre cose...
Sono felice, mi sento davvero felice...ma nell'istante in cui devo prepararmi, non trovo più il treno/casa e mi rendo conto di aver perso qualcosa.
Sono molto triste. Il treno passa per Ventimiglia, ma allo stesso tempo vedo un treno diretto a Roma.
Parlo con delle persone, donne. Hanno in se una caratteristica, si assomigliano, stessi capelli, stessi occhi, ma di età diverse.
Si fanno domande...siamo in un corridoio. C'è anche un uomo che lavora dentro il treno.
C'è gente che passa, molta gente...traffico.
Dalla stazione dicono che il treno partirà in ritardo, si scende, si sale su un altro treno.
Vedo dei libri, volumi, antichi. L'uomo è il proprietario dei libri e tutti ne parlano bene. Dicono che lui li ha sempre conservati e custoditi.
Ma ne lascia uno...lo perde, il libro finisce su un altro treno.
E' datato 1954. E porat il mio nome e cognome.

Queste donne nel frattempo scoprono di essere parenti, e di non essersi mai conosciute.

Alcune di loro decidono di fermarsi...mi cattura questa cosa, capire attraverso i loro discorsi che si stanno ritrovando.

Nei loro volti leggo il dolore, ma anche la gioia, anche il sospetto...

Io scendo dal treno...

Finalmente ritrovano il libro perduto...qualcuno lo sfoglia, dentro il libro ci sono dei disegni a matita.
E' la storia di una donna che è stata catturata dai nazisti e fatta prigioniera.

Racconta di quando le è stata amputata una parte di volto, di come le è stato fatto lo scalpo dei suoi capelli.

Di come hanno cercato di ricomporre parte del suo volto con della carne di cane triturata e in decomposizione.

La sua voce è molto tranquilla...io piango. Lei ha il mio nome io sono stata lei.

domenica 8 novembre 2009

Il Rituale


Questa notte ho fatto un sogno strano...mi ha lasciata perplessa.

Il numero, il 4.

Le mie gambe, avevano due fori lunghi che si aprivano partendo dal ginocchio, tra la parte davanti e il polpaccio, come due fessure, io potevo infilare le dita dentro e non sentivo male.

Una grande cattedrale.

La Mafia.

In questo sogno io e mio padre, inseme ad altra gente che conosco della mia città, venivamo chiamati per assistere ad una specie di "rituale" organizzato dal maggior esponente mafioso di spicco.

Insieme a lui c'erano tutti gli altri capi.

Uno di loro, il più giovane, mi veniva incontro e si complimentava con me...eppure io non avevo nulla a che fare con loro.

In questo rituale, il Capo diceva delle parole (che non ricordo) e a d un certo punto, con una pistola, sparava alla tempia di uno dei presenti.

Aveva tradito.

Nessuno si muoveva, tutti in questo stato di terrore.

Qualcuno mi osservava, chi diceva che era strano che io fossi così...inattiva. Che fino a quel momento non avessi preso mai parte a qualche spedizione punitiva.

Ed eccomi in un grande ipermercato, sul muro un numero, il 4.

Ero con mia figlia. Cercavo degli indumenti per lei...incontravo persone, la sorella della persona uccisa, mi guardava...il dolore era palpabile, nei suoi occhi odio come a voler dire "voi avete visto e tutti avete taciuto".

L'Ipermercato chiudeva e io cercavo di uscirne....quasi un labirinto...finalmente fuori, un senso di claustrofobia, di morte, di nullità.

E poi una distesa d'erba verde....tagliata corta, io vedevo mio padre parlare con i capi che avevano partecipato al rito. Capivo che mi giustificava...ma non so per cosa.

Ed eccomi a viaggiare in un vagone di un treno, nascondendomi sotto i sedili, perché ero ricercata.

Mi guardavo le gambe, queste gambe orrende con questi arti coperti di pelle...inquietanti....

Qualcuno mi cercava, voleva uccidermi...io viaggiavo verso una meta ignota.