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mercoledì 15 aprile 2009

14 Aprile 2009

Di questa notte mi è rimasto impresso un enorme palazzo, in stile antico...

(Io ero in un palazzo, di fronte...al buio)

Questo palazzo aveva un cancello enorme, che rivestiva tutta la facciata, il cancello era in stile antico...era aperto, appoggiato...c'erano visibili le serrature...ma non le chiavi.

Come se potesse essere chiuso.

Nel palazzo dove ero io c'erano pietre, grosse, nere...sembrava una casa sommersa nel mare...l'odore era salmastro, l'ambiente umido...c'erano due persone che avevano pescato dei piccoli molluschi, sembravano seppie...le vedevo, viscide, muoversi ai miei piedi.

Poi siamo saliti su per una scala, non aveva ringhiera...sembrava di tufo...forse era un palazzo costruito in una grotta...

Quello che ricordo è questo senso di chiusura...di oscurità...e quel cancello enorme...

venerdì 10 aprile 2009

Mercoledì 8 Aprile 2009

Questo sogno l'ho fatto mercoledì. Voglio solo fissare un aprticolare che mi è rimasto nella testa e che gira...apparentemente senza pressare, ma non l'ho ancora "rilasciato".

Ero incinta, aspettavo un secondo figlio, mi vedevo con la camiciona nera che mettevo quando aspettavo Alice. Ricordo che mi trovavo vicino alle scuole "rosse", con la mano mi accarezzavo la pancia, appena visibile (dovevo essere al sesto mese).
Incontravo una ragazza (che ha un figlio più grande di Alice di un anno)...lei gridava dei suoi problemi, questa donna mi metteva a disagio. La vedevo poco attenta nei confronti di suo figlio, sempre troppo presa a parlare di se, a invadere tutto e a dimenticare di ascoltare suo figlio....per quanto io di norma non giudichi gli altri, questa donna, nella realtà non mi piace. Non la conosco, ma ciò che avverto di lei, quando la incontro, è una brutta sensazione.

Venerdì 10 Aprile 2009

Il sogno di questa notte non lo ricordo molto bene, ieri sera ho preso un sonnifero.
Però ci sono alcuni particolari. Un posto che sembra un anfiteatro, mi ricorda in effetti quella zona a Roma dove hanno girato il film di Ben Hur, il Circo Massimo.
C'è gente, amici...c'è chi deve prepararsi per una processione cattolica e chi si deve allenare in palestra...tutto e mischiato.
Ad un certo punto qualcuno dice che le donne saranno sottoposte ad una visita, perché non hanno le mestruazioni, così una ginecologa praticherà loro un intervento manuale per farle "sbloccare". Io mi rifiuto. Mi ricordo di quando, in ospedale, una dottoressa cercò di togliermi il "tappo" quando ero incinta...il male che provai...
Mi dicono che non è la stessa cosa...mi nascondo in un angolo e mi faccio piccola. Rimango in quell'angolo a guardare gli altri.
Mi sento "diversa".

giovedì 9 aprile 2009

Mi sveglio con le urla fortissime della bambina che nel sogno è in braccio a sua madre, una madre troppo nervosa e isterica, che la strappa da un luogo dove la piccola giocava. Così, apparentemente senza motivo. Mi colpisce l'impatto del cambiamento repentino serenità-disperazione. Avverto dentro di me questo atteggiamento come un modo voluto e sadico per far soffrire la povera piccina.
Mentre la sento andare via disperata vedo un corridoio, un grande portone di legno, antico.
Credo ci sia mio padre, e forse anche mia madre...di colpo sono fuori, per strada, è autunno, il cielo è nuvoloso, c'è stato vento, per terra le foglie cadute, le case sembrano quelle inglesi, in stile...villette costruite in pietra massiccia, quasi tutte con uno stato di abbandono...mi colpisce vedere in alto due sedie (tipo quelle che ci sono nelle aule scolastiche" sospese per aria, sono impigliate, ciascuna, in una corda di metallo...e rimangono li, una di fronte all'altra, tra alcuni alberi di una improbabile casa.

domenica 5 aprile 2009

Sabato, 04 aprile 2009

Sono dentro un tunnel che sembra quello di un treno, ma è molto più grande. Potrebbe essere un enorme ponte ma è profondo. C'è il mare che arriva sotto questo tunnel, lasciando un enorme spazio d'aria. L'acqua è limpida, vedo i sassi trasparire e non è profonda. Di fronte a me c'è luce ma io non esco da questo posto. Nuoto dentro questo mare, sembro quasi un piccolo pesce. vedo una mia conoscente tuffarsi, ha il volto di adesso su un corpo di ragazzina. Mi parla, è spensierata, come un tempo. io avverto un disagio...come se sapessi che, nonostante io veda la luce, non ne potrò mai uscire...il mare ha il sapore del Rame. Insopportabile...Mi ricorda qualche altro posto dove forse sono stata da bambina, infatti, fuori, nella luce c'è il parco della vecchia scuola delle elementari, con il banchetto dei dolci e il negozio di frutta e verdura...ora non c'è più niente di tutto questo.
Mi ritrovo dentro il negozio di cartoleria dove lavorava un tempo mia zia, ma è un negozio che vende abiti, scelgo dei vestiti, ce ne sono tantissimi, di tutti i tipi...non me ne va bene uno...la mia frustrazione è quella di non riuscire a trovare una taglia.

Venerdì, 3 aprile 2009

C'era Gianpaolo che litigava con suo fratello e suo padre (che è morto). Strano questo sogno...dopo tanto tempo poi...ma di sicuro quello che lo precedeva era molto più importnate, ma non me lo ricordo. C'era mio fratello...

...vagamente ricordo una casa, una villa, arredata con arazzi barocchi...un uomo, molto ricco, con una donna. Straniero. Io in questa villa, abitavo li perché non avevo altro posto. C'era mia figlia anche, che era molto piccola. Ricordo quest'ansia verso di lei...perché se da un lato, la villa dava su un bosco...dall'altro era come se fosse altissima e io abitassi all'ultimo piano di un grattacielo...

Il mio terrore, che Alice si potesse buttare giù nel vuoto...vivevo, nel sogno,con la sensazione di una sciagura imminente...

Io mi sentivo molto povera, l'uomo regalava un libro di puzzle ad Alice...

Tutto molto triste...un po' come sono io ora...

Giovedì, 2 aprile 2009

Ho sognato di essere in un parco giochi con mia figlia, su due panchine ci sono due indiani (dell'India) e altri due sono sdraiati per terra. Hanno il volto coperto da sacchi di juta. C'è gente...lentamente prendono fuoco...non si possono muovere, qualcuno li ha legati...sento odore di carne, guardo i corpi degli uomini, il fuoco non è rosso ma blu...sono terrorizzata. Vedo le fiamme prendere i capelli e le vesti di queste persone, gridano, implorano...poi di colpo mi vedo seduta su una panchina, sempre del parco, ai miei piedi un'enorme fossa scavata da qualcuno...rivestita di piccole pietre, sembrano vulcaniche...ci sono due cani che mangiano in questa fossa qualcosa...io non so cosa sia ma ho nausea e voglia di rimettere...ricordo anche un nastro bordeux con i lati dorati e tre chiavi di rame attaccate...

Domenica, 25 gennaio 2009

Ore 4:11

Prendo appunti per ciò che ho sognato
questa notte.

Piccole bestioline immonde addosso alle mie gambe e soprattutto sulla vagina, salgono dal
pavimento, ce ne sono tantissimi, sono in una stanza che sembra un bagno ma è anche una
camera, potrebbe essere una stanza qualunque, sembra quella di un
ostello universitario anche, sono seduta sul wc, nella stanza ce ne sono due di wc, i vermetti escono dalle piastrelle per terra, controllo le mutandine, c'è sangue rappreso, sull'assorbente, tolgo questi vermi con del cartone, difficile toglierli tutti.

Ogni cosa che ha a che fare con me è marcia.

Compro molte confezioni di panna cotta su coppe di stagnola.
Ne vedo il contenuto scaduto, liquido scuro che mi cade addosso e mi sporca.

Devo buttare via ogni cosa che tocco perché è come se nelle mie mani andasse in decomposizione.

Tutto questo accade davanti ad altra gente.

Anche quando mi pulisco da tutti quei vermetti...c'è mia madre che non si preoccupa di me e mi
chiede se anch'io sento quell'odore di carne marcia.

Ho i capelli molto lunghi, non le do retta.

Cerco di pulirmi ma non riesco a
togliere tutto.

Sabato, 17 gennaio 2009

ecco quello di questa notte.

Ho preso un sonnifero ora, altrimenti non
dormo.

Sono nella mia città.
C'è gente che non conosco, molta, xstrada.
Il tempo è brutto.
Ad un certo punto il cielo diventa grigio
viola, carico di grosse nubi che scopro presto essere in realtà più
tornado.
Enormi, devastanti.
Li vedo passare sopra le case, gli animali, le macchine, le persone.
Prendere e avvolgere tutto, strappare, sradicare, portare via. Mi riparo dentro un cunicolo buio.
Nella parte più piccola e stretta.
Non ho paura, sono affascinata dalla potenza di questa massa di energia e allo stesso tempo cerco di
salvarmi.
Mi ritrovo dentro un magazzino, o stanza, non saprei.
Ci sono dei personaggi strani. Una donna ha il seno scoperto, un ubriaco, alcuni giocatori di carte.
Tutto molto decadente.
I tornado continuano incessanti io provo ad uscire, vedo la code rialzarsi, aiuto una donna con un bambino piccolo ad andare all'ospedale.
Un'immensa struttura moderna. Le luci si accendono e spengono.
Il tornado più grosso si avvicina di nuovo ed è composto da migliaia di sfere quasi gommose
perché rimbalzano addosso ma in realtà sono piene d'acqua.
Riusciamo ad entrare nell'ospedale nonostante la grande confusione.
Sembra una grossa nave spaziale tipo Odissea 2001 di Kubric.
Nell'ascensore c'è chi fuma e vedo del liquido rosso x terra ma è vino, non sangue. Non
ricordo altro...

Giovedì, 15 gennaio 2009

...Ero incinta e toglievo ragnatele grandissime e perfette appese in un
sentiero dove ai lati c'era un roseto.

Ma sempre il bosco anche se
filtrava della luce attraverso sempre i soliti abeti. Vedevo poi una bambina, sui dodicini anni, correre nuda lungo Via Mameli...

Ero sconvolta perché pensavo a quanto fosse pericolos per lei andare in giro così. Le avrebbero fatto del male.

Mercoledì, 14 gennaio 2008

...sono sfinita. Alice ha la febbre, alle cinque era già sveglia.

Ho fatto un altro sogno strano. Ero in un bosco fitto di abeti altissimi. Tutto intorno a me, nebbia e fango....terra e fango, fango e terra.
Camminavo con i piedi immersi in questa melma.

Non ero sola, c'erano persone che conosco nel virtuale.

Ad un certo punto salgo una collina, viscida e sempre piena di fango...mi ritrovo dentro un passaggio, un cunicolo che si stringe sempre di più.
Sembra un utero materno.
Sembro io che sto per nascere.
Tant'è vero che devo infilare la testa in un passaggio strettissimo, dove solo la mia faccia può entrare e so che dopo scivolerà tutto il resto.

Ma non riesco.

L'idea di rischiare di morire soffocata dalla terra e dal fango mi blocca e decido di non andare oltre.

ANGOSCIANTE...


....poi mi sono svegliata e successivamente ho sognato ancora mia zia che mi tormentava, e pezzi della mia infanzia, e tristezza, dolore, senso di abbandono.

Ora ho l'ansia che mi tocca l'anima, la schiena rotta, mi sento uno schifo.

Mercoledì, 19 novembre 2008

Ho fatto un sogno strano questa notte.

C'era un palazzo dell'ottocento, con pavimenti in marmo lucido, chiari e un arredamento in stile barocco...

I palazzo fuori però era fatiscente, manteneva il suo colore originario, ma sembrava "appeso" ad una instabilità.

Pronto a crollare da un momento all'altro.

Io camminavo per una strda, simile a quella che porta Rapalloa San Michele di Pagana.

C'era molta gente. Dovevo vedermi con Lui.

E in effetti, nei pressi di questo palazzo ci incontravamo...poi però voleva farmi entrare dentro e io avevo paura.

Percepivo delle "presenze" che mi avrebbero fatto del male.

Una negatività.

Lui insisteva che il palazzo era da vedere, e mi portava all'interno di questo posto.

Di colpo ero da sola, guardavo le pareti piene di quadri, con cornici dorate...e grandi finestre...osservavo il pavimento...e tutto intorno GUARDAVA ME.

Mi sentivo osservata, volevano impossessarsi di me...sentivo queste presenze avvicinarsi, provare ad entrarmi dentro.

Ero angosciata, tremendamente.

Una sensazione orribile.

Qualcosa impossibile da descrivere.

Di colpo mi trovavo in un giardino, simile al Parco Casale. Lui mi chiamava....io non rispondevo. Lo vedevo disperarsi, angosciato...che stava male.

Io non rispondevo comunque.

Stavo malissimo, provavo uns enso di morte. Avrei voluto correre da lui e sacrificarmi ed entrare in lui per sempre...però era più forte di me il desiderio di allontanarlo.

Il male che provavo, il dolore, era una specie di "espiazione".

Ero come stata trasformata da queste presenze malvagie.

Nel sogno, Susy, mi chiamava, mi diceva che lui era disperato...di smetterla di fuggire.

Eppure io rimanevo di pietra.

Mi sono svegliata con un senso di oppressione e orrore...quel palazzo, i suoi occhi tristi...

...a volte mi chiedo se sono pazza.

Giovedì, 13 novembre 2008

Ho due frammenti di due sogni di questa notte.

Il primo:
Ricordo la stanza da letto di mia nonna, al posto della specchiera c'è una fessura nel muro che conduce ad un corridoio. Io faccio passare attraverso questo corridoio un uomo, non lo conosco, non so chi sia. Gli indico la porta infondo e gli dico di aprirla se vuole uscire. La porta è di legno, le pareti sono umide, c'è un vago senso di abbandono tra la stanza e la porta.
L'uomo percorre il corridoio ed esce dalla porta e si trova in una delle entrate della Chiesa di S. Anna (la Chiesa dove canto io). C'è una funzione in corso, ci sono anche delle suore. Tutti cantano una litania ossessiva, leggendo sopra un cilindro bianco in codice Braille, anch'io canto e il tono si alza sempre di più finché non riesco più a emettere suono...

Il secondo:
Un albero enorme, antichissimo, in mezzo ad un bosco.
Salgo su questo albero e mi accorgo che una parte è morta. Sento sotto le dita il legno marcio, morbido, cedevole...allora scendo per paura di romperlo. Giro intorno e lo osservo.
E' maestoso, frondoso, eppure una parte è come inesistente.
L'atmosfera è immobile e io percepisco qualcosa, sento che quell'albero è l'anima di qualcuno e che è li in quel momento per trasmettermi un messaggio. Mi accorgo che accanto a me c'è Margherita, la nipote della mia principale, le faccio notare l'albero. Pare che solo io sia preoccupata.
Provo a toccarne i rami bassi e sento che potrebbero spezzarsi facilmente...mi sveglio molto preoccupata.

Mercoledì, 12 novembre 2008

E' tempo di sogni come messaggi...

Questa notte. In una stanza, forse un'aula, un congresso...c'erano le autorità del Comune. Giudice, Arena, le solite facce di merda della politica...

Io dovevo presentare un lavoro.

Un disegno enorme, era la figura della mia amica Simona, morta il 25 luglio 1995.

Su questo suo ritratto avevo scritto anche delle frasi che non ricordo.

C'era tanta gente, compagni di scuola, amici, tutti a commemorarla.

Io ero in imbarazzo. Odiavo la presenza di tanti volti ipocriti e avevo la certezza della falsità della situazione.

Di colpo mi sono resa conto che in realtà ero dentro un ospedale, uno di quelli dove non ci sono camere, ma solo letti separati da tende, con soffitti alti, altissimi.

Era il reparto di psichiatria e i ricoverati credevano di essere, chi un politico, chi un alunno, chi un personaggio in vista.....chi, come me, un'artista.

Sentivo odore di alcool, vedevo siringhe, sentivo odore di piscio e di piaghe.

Ma ero tranquilla, mi sentivo a casa. Sapevo che lei, Simona, la mia amica, era con me e questo mi dava molta sicurezza.

....mi sono svegliata bene, questa mattina. Incazzata per una serie di altre cose, ma il sogno non mi ha ferito.

Martedì, 11 Novembre 2008

Svuoto il sogno di questa notte...per non impazzire.

La zona è quella "dal ponte Annibale".

C'è una strada che mi porta verso una piccola salita. L'aria è ferma, fredda, immobile. In cima alla strada sulla sinistra c'è un cimitero, sulla destra un cancello chiuso.

Il cimitero è aperto.

Io devo percorrere quella strada e decidere se entrare o fare inversione di marcia (sono in macchina).

Arrivo in cima, inverto la marcia.

Torno indietro e mi fermo su un posteggio a pagamento.

Di fronte a me c'è lui, lui è li e mi dice di scendere, che mi aspetta.

Io provo un amore infinito...vorrei scendere dalla macchina ma non ci riesco...è come se avvertissi la netta sensazione che potrei metterlo in pericolo.

Mi sveglio...

Giornata del cazzo oggi. Ora ho il fegato in gola e lo stomaco sotto i piedi.

L'amica del sogno dei ROVI e dei TOPI...forse ho capito chi è.

Lunedì, 10 novembre 2008

Ricordo questo particolare...una casa antica, stile genovese. Soffitti alti, stuccati...stanze enormi. C'era Alice...era su un terrazzo del palazzo. Nel sogno io andavo in panico perché mi rendevo conto di essermela "dimenticata" per tutto il giorno lassù...e pensavo che sicuramente l'avrei trovata morta.

Ricordo una strada, nei pressi di San Pietro, una frazione della mia città. Grossi rovi, enormi, spine gigantesche...e topi. Topi grandi come cani. La gente non poteva passare sulla strada e i topi erano sporchi di sangue. Avevano denti affilati, in agitazione, pronti a divorare chiunque passasse da quelle parti.

Ricordo di aver pensato a mia figlia, poi di aver ricordato che c'era una mia amica che era passata proprio da quella strada e di essermi resa conto che sicuramente i grossi ratti l'avevano mangiata.

Non so chi fosse l'amica del sogno. Ricordo bene il suo volto ma non la conosco.

...ho questa immagine fissa negli occhi, i rovi enormi e i topi.

I ROVI E I TOPI.

sabato 4 aprile 2009

Human Nature - Made in Italy

Mercoledì, 5 novembre 2008

Ho fatto un sogno terribile. Tagliavo la bocca di mia figlia, il labbro superiore, con un cutter. Perchè aveva male e io per farle passare il dolore credevo fosse giusto tagliare tutta la zona che comprendeva il labbro e la parte sotto il naso. Mentre tagliavo, Alice piangeva disperata, la carne non era ancora staccata del tutto, ma dalle ferite uscivano rivoli di sangue.
Ad un certo punto, mi sono resa conto che le stavo facendo qualcosa di orrendo e l'ho abbracciata, mentre lei, poverina aveva le lacrime, ma non urlava.
Allora, nel sogno, le tamponavo le ferite con un fazzoletto e tenevo premuto per non vedere...poi ho tolto il fazzoletto e non c'era più traccia di tagli o sangue.

Questo sogno mi ha sconvolto.

Mi faccio schifo, mi fa schifo la mia mente che elabora certe cose orrende.

Lunedì,1 settembre 2008

Ho fatto un altro sogno strano...

Ero in un posto che non conosco, c'era muri di case bianche, nella sera. Sembrava l'interno di una città, forse i caruggi di Genova e una donna dai capelli lunghi e bianchi e con due enormi occhi albini, voleva "impormi" di guardarla. Io cercavo di allontanarmi ma non riuscivo a farlo velocemente, mentre lei si avvicinava sempre di più.

Vedevo questi due enormi occhi grandi, sembravano quasi due occhi di un disegno che evevo fatto tanto tempo fa.

Io sapevo che in quel modo voleva impossessarsi di me. Entrare dentro di me e farmi del male.

La mia era una lotta faticosa e senza scampo...

Poi ad un certo punto, girandomi, in questo posto che all'inizio mi ricordavano i vicoli della bella Genova vedo invece un fitto bosco di alberi scuri e in un punto una radura, ricoperta totalmente di cenere bianca (tipo la brace quando si spegne) e sepolto sotto questa cenere, un corcefisso spezzato in diverse parti, scomposto.

Lei voleva obbligarmi a farmi entrare in quella zona.

Sentivo presente l'odore di morte. Del niente. Del nulla....tutto fermo, non freddo, non caldo...la morte.

E i suoi occhi sempre fissi su di me....

Poi mi sono svegliata.

Sabato, 30 agosto 2008

Ho fatto un sogno orrendo...mi sono svegliata e ancora me lo sento attaccato come ragnatela.

"Mi ritrovo dentro una specie di centro estetico che è anche parrucchiera per signora. Devo farmi fare la tinta ai capelli.
Non so come mai sono li.
Non conosco l'ambiente ne le persone che ci sono dentro.
Qualcuno mi indica una donna, una signora di circa sessant'anni.
Una donna minuta, capelli a caschetto un pò "cotonati", lisci, sul rosso-rame.
Occhi verde-azzurro e un bel sorriso.
Un sorriso di quelli che appartengono solo alle donne che amano la vita e che hanno tanto sofferto.
Nel suo sguardo vedo gioia e tristezza insieme.

Ad un certo punto, mentre la osservo parlare con varie persone, mi si avvicina per chiedermi cosa devo fare ai capelli.

Ho un'intuizione, o forse ho sentito qualcosa...non ricordo.

Questa donna è la compagna di una vittima famosa della MAFIA.

Lei stessa ha deciso di continuare a combattere in memoria del suo compagno che ha sempre sostenuto quando era in vita.

Mentre mi racconta qualche storia al riguardo entrano di colpo alcuni uomini...

Tutto è confusione...

La gente scappa, sento rumore di cose che vanno a pezzi, urla, grida....vedo lei a terra.

Qualcuno la blocca a terra e le versa sul volto dell'acido muriatico.

Lei si dibatte come un animale impazzito, la tengono ferma.

Grida dal dolore, mentre la sua pelle piano piano si cuoce. L'uomo sadico fino all'ultimo...io sconvolta rimango ferma, paralizzata...incapace di muovermi.

La vedo dopo. Il viso una maschera pietosa di carne....poltiglia.

...

Mi ritrovo qualche tempo dopo a casa di mia zia. Mi ha invitato da lei,deve farmi conoscere una persona.
Sto per entrare e mia zia mi comunica che sta per arrivare quella donna.
Quella che è stata trasfigurata tempo addietro dal MAFIOSO.

Io guardo mia zia terrorizzata. Le grido se è impazzita. Le urlo che quella donna è una MINA VAGANTE. Che è come avere in casa un cadavere che cammina....TREMO....HO PAURA....inizio a piangere e vedo le mie lacrime scendere dal mio volto come grosse gocce d'acqua, diventano una cascata di pianto.
Provo pena per quella donna e mi sento un VERME.

Mi domando come possa avere ancora il coraggio di combattere. Di essere in piedi dopo quello che ha passato. A mia zia dico che il nostro cognome verrebbe associato a quella donna e che io devo pensare a mia figlia...VIGLIACCAMENTE ME NE VADO.

Mi rendo conto di essere peggio di chi la sfigurata...rifiutandomi di incontrarla.

.....

Passa del tempo. Non so come mi ritrovo allo stesso centro.

Tutto è calmo, tranquillo. Qualcuna mi fa vedere come viene scelto il colore del rossetto in base all'incarnato della persona.
Sono seduta e con me ci sono altre persone....è un grande tavolo, alla mia sinistra vedo LEI.

I suoi occhi. Sempre gli stessi. Non sono cambiati. STESSA FORZA. STESSO CORAGGIO...la pelle è un ammasso di rughe e cicatrici.

Ad un certo punto suonano alla porta, entra un uomo in divisa. Corpulento, baffetti....si siede di fronte a LEI.
Io, poco prima che si identifichi, lo guardo.

HO NAUSEA.

SENTO ODORE DI CADAVERE IN DECOMPOSIZIONE.

MI SENTO MALISSIMO.

Lui guarda la signora e le dice...".Buongiorno Guardia di Finanza".

Io sto male.
VEDO IN LEI UNA PERSEGUITATA.

UNA DONNA CHE NON AVRA' MAI SCAMPO. MAI. I loro occhi si incontrano. Lei lo sa eppure....eppure...non un attimo le cede lo sguardo.
Non un attimo...

Lui, lui un portatore di morte e di vendetta, un ammasso di carne marcia e putrida....pieno di odio.

LEI UN ANGELO, GUERRIERO DI LUCE

LUI IL MALE.

Giovedì, 31 luglio 2008

Questa notte ho fatto un sogno/incubo.
Era tanto che non ne facevo di così crudi...
Ieri sera non avevo nemmeno letto libri, ne guardato film o altro....

Per farla breve, queste le immagini.

Io e mia zia.

Una bambina di pochi mesi che deve partorire.

(SI, UNA BAMBINA DI POCHI MESI CHE DEVE PARTORIRE)

Ha il pancino ancora gonfio, come tutti i bimbi piccoli e si lamenta dal dolore perché è talmente piccola che non riesce ad avere il figlio con il parto normale, e perché nemmeno può parlare...può solo piangere.

L'unica alternativa è usare un cutter per farle un cesareo.

Io, nel sogno, ho una visione, mia zia che taglia e la apre in due come un piccolo maiale sgozzato.

Allora dico a mia zia che sarò io a praticare il taglio.

Andiamo nel bagno, la mettiamo nel lavandino, la piccolina si contorce dal dolore e io allora mi decido e le pratico un taglietto proprio sotto il pancino.

Mentre taglio, mia zia cerca di prendere il cutter per affondare meglio la lama, io mi divincolo e così mi taglio due dita, schizza sangue da tutte le parti e mentre grido a mia zia di andarsene, incito la bambina a spingere. Lei piange, grida, ma io le dico che deve spingere, per far uscire dal taglio la sacca con l'altro piccolo.

Vedo distintamente una bolla di pelle umida cercare una via d'uscita, è una piccola placenta...finalmente esce dalla ferita che si lacera ancora un pò...

La bambina è salva e il suo piccolo anche...

Io mi sveglio con il senso del dolore del taglio sulle dita.

ALLUCINANTE!!!!!

Lunedì, 9 giugno 2008

Non so come mai ma è il periodo dei sogni...nonostante io sia piena di sonniferi da fare schifo.

Questa notte ero nella vecchia Camera Ardente della mia città, quella dietro all'Ospedale.

Sembrava più una cappelletta, di quelle dove si prega quando muore qualcuno.

Panche di legno allineate...tutti vestiti di nero. Molte donne, con il capo coperto da veli neri.

Tra queste donne c'ero anch'io.

Accanto a me "qualcuno" mi dice che è stata decisa la mia sentenza.

Devo morire.

Sulla sedia elettrica.

Mi legge ciò che è stato deciso.

E' scritto in bianco, in stampatello sopra un foglio leggermente più scuro del bianco.

Io leggo e mi sento male.

Di colpo mi rendo conto di quante cose avrei potuto fare e non ho fatto. Di quanti giorni ho sprecato, idee, pensieeri, parole non dette...mi prende il terrore, vorrei piangere, ma non lo faccio, perché sarebbe una perdita ulteriore di tempo.

Tutto diventa importante, i secondi...e più penso più mi rendo conto che il tempo passa e io sono IMPOTENTE.

Che orrore. Un orrore incredibile.

Una frustrazione.

Un senso di nullità...mi chiude, mi sento davvero morire. Non posso fuggire, non posso fare niente.

....Mi sono svegliata...non ho pianto nemmeno, davanti a me la certezza di aver toccato con l'anima qualcosa che mai avrei pensato di percepire.

....mai fatto un incubo peggiore....mai...

Giovedì, 5 giugno 2008

Nel sogno io ero una ragazzina, avevo ancora i capelli lunghissimi e leggermente ondulati, come un tempo.
Vestivo un cappotto, una redingote, rosso e degli stivali neri.
Vedevo me stessa camminare con passo deciso (il mio di sempre) lungo il marciapiede che percorre il torrente della mia città.
Dietro di me c'erano due ragazzini.
Io sapevo che uno dei due era innamorato di me...anche se molto più piccolo, sia d'età che di statura.


La cosa che mi ha affascinato di questo sogno è stato quando mi sono trovata davanti alla vetrina, sporca, di un antiquario.
Ferma ad ammirare una grossa anfora dorata, con sopra delle incisioni raffiguranti la vita romana.
Accanto all'anfora un a cassetta, sempre dorata, anch'essa con delle incisioni...
Tutto intorno altri oggetti minori, di legno, di ferro...sporchi...

Non ricordo il perché ma successivamente (come se fosse passato del tempo) ero di nuovo davanti alla vetrina (dietro di me sempre i due ragazzini...) e l'anfora con la cassetta non c'erano più.

Sempre senza parlare (nel sogno non dicevo una parola) ho iniziato a piangere e uno dei due ragazzini, mentre io camminavo verso casa, per la prima volta si è avvicinato a me, camminandomi a fianco...in silenzio.

Sempre.

Anche quando, sempre nel sogno, sono entrata a casa (che però assomigliava più alla casa di mia zia).
Un appartamento in stile genovese antico, con mobili d'epoca e enormi stanze con il soffitto pieno di stucchi.

Mi sono seduta su una grossa sedia di legno e così....avvilita....in silenzio...sono rimasta.

Quella ragazzina nel sogno è come se io la conoscessi bene. E' una parte di me, quella non visibile. Quella che forse ho perso col tempo...o forse l'ho messa a tacere. Io...o gli altri....

Una ragazzina davvero speciale.

Martedì, 19 febbraio 2008

Ho sognato un'enorme aquila nera che volava dentro una stanza di pietra...le sue ali erano talmente grandi da invadere le due pareti...

Io cercavo di combatterla.

Venerdì, 8 febbraio 2008

Nel sogno, abito in una casa di grosse pietre nere, le fondamenta sono in mare. Come un'antica Abbazia, come un rifugio di pirati.

E' fatta di archi bassi, di ardesia anche...di stanze con celle di ferro.

Dentro questo labirinto c'è una cella dove sta seduto un guardiano.

Li dentro ci sono i morti.

Mi dicono che proprio sopra la mia testa, al piano di sopra hanno appena messo il corpo di un ragazzo sui 34 anni morto in un incidente.

Chiudo gli occhi.

Vedo il corridoio della mia scuola, quella delle medie, un tempo si chiamava scuola rossa, poi faceva troppo comunista l'hanno ribatezzata in altri mille modi.

Le porte di legno. Apro una porta c'è un tizio che conosco su una sedia a rotelle, al posto dells pina dorsale gli hanno messo una protesi di legno. Piange e si lamenta.

Esco dalla stanza.

Nel corridoio vedo i miei due gatti, la mia gatta è distesa su un fianco, perde bava azzurro/blu ed è fredda, sembra morta, ma muove ancora il musetto, sopra di lei c'è il mio gatto che non se ne vuole andare, lo guardo, sta piangendo.

Cerco di accarezzarlo, percepisco sotto le dita la rigidità della morte, il freddo. Inizio a disperarmi,a piangere, piango però per il gatto, perchè ora è lui che tossisce convulsamente e sento che sta per morire.Entro in un'altra stanza.

Prendo la gatta la metto dentro un catino d'acqua, il liquido azzurro/blu si mescola con l'acqua, la vedo annegare ma allo stesso tempo mi accorgo che non è morta, allora la tiro fuori.

Cerco qualcosa per asciugarla, trovo una gabbia di uccellini sporca, vuota...dentro ci sono grosse larve di mosca.

Mi allontano, schifata. Esco fuori da questa stanza ed entro da sola in una terza stanza, c'è un uomo che conosco, ma non nella realtà. Mi avvicino, lo bacio, nel mio bacio non c'è passione, c'è gratitudine, c'è disperazione, c'è voglia di trasmettere il bene, l'alleanza.

Mi stacco da lui, non voglio andare oltre, non ne sento l'impulso.

Sono soddisfatta così. Torno alla stanza dai miei gatti.

Piango, piango disperata, guardo la gabbia con i vermi, vedo muoversi dei piccoli animaletti simili a embrioni ma con del pelo color nocciola.

Ci sono ancora i vermi, ma anche questi esserini.

C'è oscurità intorno.

prendo la mia gatta, che è rigida ancora, piango e scendo nella grotta dei morti a deporla insieme agli altri, incontro mio padre e gli racconto di aver visto una gabbia piena di vermi di mosca e di aver visto la mia gatta sputare bava azzurro/blu.

...mi sveglio

Mercoledì, 23 gennaio 2008

Ore tre, mi sveglio...ho un'infezione a un dito...beh certo, non potevo farmela mancare anche questa.

Così non posso disegnare e tutto quello che faccio, è dolore...ovvio, nella mano destra.

Mi sveglio perché mi fa male il dito e perché ho fatto un sogno.

Sono in una valle, con alberi altissimi (forse Betulle?) e ci sono due grossi escavatori.

Io sono con mia figlia. Non c'è erba, c'è solo terra bianca, sassi e strade fatte dal fango e dai solchi lasciati dalle ruote delle ruspe.

Dentro queste strade rigagnoli di acqua sporca.

Io cammino a fatica tenendo per mano mia figlia...il posto...il posto potrebbe essere il campo da golf della mia città. Mi ricorda quei luoghi.

Cerco di portare lontano la piccola, perchè ci scaricano addosso la terra... vedo volare mattoni e grosse pietre, come un palazzo in demolizione che ci sta per schiacciare.

Corriamo via, ma i miei piedi affondano nel fango, perdo una scarpa, ho la sensazione della terra fangosa che si appiccica alle mie gambe, la fatica per uscire da quella melma sporca...intorno gli alberi come anime immobili in quest'aria fredda e mortale. La disperazione dell'impossibilità al movimento. La fatica per cercare di uscire da quel posto orrendo...

...

Venerdì, 18 gennaio 2008

Ricordo poco perché non l'ho scritto appena sveglia.

Il luogo è quello che qui da me si trova al Tiro a Segno Nazionale, un posto dove andavo spesso da bambina a giocare. Li ci abitavano degli amici di mia madre che, dopo la separazione, frequentava spesso.

Non è un bel ricordo il mio.

E' stato un periodo molto brutto la mia infanzia...

Uno dei due fratellini, Marco, è morto a 17 anni in un incidente in moto.

Ma questa è un'altra storia....

Nel sogno, io sono in quel luogo e il tempo è brutto. Io devo entrare nella casa del Tiro a Segno che però è fatta di muri in pietra. Tutta.

L'entrata è stretta con scale ripide e anch'esse fatte da grosse pietre. Io cerco di salire ma mi sento intrappolata dentro come se fossi sepolta in questa bara di sassi...in me c'è l'angoscia della claustrofobia.

Mentre salgo le braccia si graffiano contro le pareti e io sto malissimo, vorrei piangere...ma riesco ad entrare al primo piano, la stanza è buia, c'è un uomo che potrebbe essere il compagno di mia madre ma non ne sono sicura...ho nausea e voglia di vomitare.

Nel secondo sogno ho una teca di vetro, sono vicino al Bar Rodo e dentro la teca c'è un grosso serpente giallo. Io chiamo i passanti per avere aiuto, il serpente vuole uscire e divorare la mia bambina.

Nessuno mi aiuta, la teca è pesante e io mi sento frustrata dalla mia impossibilità a trovare una soluzione. So che non potrò dormire perchè il serpente aspetta solo il momento del mio abbandono per uscire...non trovo appoggio ne dal mio compagno ne tantomeno dalla mia famiglia...mi sveglio con questo senso di impotenza...

Martedì, 15 gennaio 2008

scivoli senza sapore,

serrati i denti.

movimenti,

materia sospesa,

stesa,

su prati e su fiori.

perdi,

disperdi.

parole,

vocali, luci e luce riflessa.

un ultimo alito di vita,

farfalla morta.

morta.

bellezza,

senza vita.

"nel sogno attraverso dei sentieri di ciottolato, ci sono scale piccole, con case piccole e tutto è molto ridotto. Io devo camminare piegata, le ginocchia, la testa...quel posto mi fa stare male. Le scale sono bordate di cotto rosso e vedo che ci sono altre persone che come me camminano nelle stesse condizioni. Poi un bar, a ridosso delle roccia, sul mare. Il mare è calmo, ma il bar ha una veranda, coperta da un tetto. Nel bar ci sono persone sedute, ma io per passare da una parte all'altra del bancone devo tenermi aggrappata a dei pilastri di ottone perché sotto di me c'è acqua sporca, acqua sporca e torbida. Marcia. Non voglio immergermi in quell'acqua schifosa e putrida, eppure cado, mi bagno i capelli, che nel sogno sono lunghi. Immergo i capelli e provo schifo e ribrezzo e scivolo, e bevo quell'acqua putrida e mi dispero...e non voglio più ma continuo a caderci dentro per passare da un parte all'altra del bancone..."

Mercoledì, 26 dicembre 2007

Non saprei, ma il gusto che mi lascia in bocca il sogno di questa notte è quello della muffa attaccata ai muri.
E' quello della follia, è la paura di perdermi e non tornare più indietro...è il senso di colpa o di non-colpa...
Non saprei...

Poche immagini mi sono rimaste nella mente, ho passato tutta la notte con il broncodilatatore in mano, svegliandomi in continuazione per l'asma...

Nel sogno sono dentro l'asilo nido della mia bambina, sono passata a prenderla come faccio sempre, ma lei non mi riconosce, dice che io non sono la sua mamma. Parlo con la maestra psicologa che mi guarda con ipocrita pietà.
Mi dice che io ho bisogno d'aiuto, devo essere seguita da uno specialista e che ha avuto l'ordine di non consegnarmi mia figlia.

Piango, mi dispero, dico che io sto bene, sono solo un pò giù di morale ma sto bene...e intanto inizio a soffocare, nella mente, nel sogno, vedo una grande strada, piena di carri di carnevale, coriandoli, stelle filanti, musica, gente che balla, maschere con volti stravolti, vestiti luccicanti, risate, grida, confusione...e mentre le immagini mi prendono l'anima io non riesco più a muovermi.

Supplico la donna, le dico che ho bisogno di mia figlia, le racconto che sto male perchè ho paura di tornare nella casa dove abito.

Le dico che in quella casa le mura sono bianche e senza quadri appesi ed è per questo che io sto male.
Perchè dentro quelle mura c'è qualcosa che mi vuole vedere impazzire.

Le dico anche che quelle mura mi perseguitano da quando sono bambina, che sono le stesse mura che c'erano in casa delle mie cugine, tra la pittura bianca e l'intonaco c'è la bestia che mi osserva e mi dice in continuazione che io sono sua.

La maestra mi fa sedere e mi guarda...io vedo chiaramente dentro i suoi occhi che non mi crede e che pensa io sia matta.

Mi sento prigioniera della mia mente e non capisco più se è vero ciò che vedo o se è vero ciò che vedono gli altri...sono come un insetto chiuso dentro un bicchiere, l'ossigeno manca, manca lentamente la mia vita...

Mi sveglio....

Sto male. Non ho paura e mai avrò paura delle mura di casa mia, ma quelle del sogno io le ho già visitate e non so dove...

Lunedì, 26 novembre 2007

' un incubo, uno dei peggiori...uno di quelli che non facevo da tanto, tanto tempo,

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...non so perchè ma nel mi incubo sento la voce di un commentatore, quasi fosse una notizia da telegiornale. Racconta di come è aumentato il numero, in modo sproporzionato, di persone affette da HIV e mentre ne racconta scorrono le immagini...

Vedo nettamente i cessi delle stazioni e dei metrò, soprattutto quelli in Francia, a Parigi. Vedo persone, giovani, vecchi, bianchi, neri...vedo sofferenza.

Molta sofferenza. Un susseguirsi di volti smagriti e prossimi alla morte.
In particolare rimango sconvolta dalla figura di un uomo, un afroamericano che in preda ai dolori allucinanti entra dentro il cesso di una stazione, un bagno alla turca. Vedo per terra liquame, merda e piscio e sporcizia...entra dentro e si chiude e il dolore lo pervade e lo stordisce. La sua faccia trasfigurata dal male, vedo in basso un uomo intento a riparare la tubatura del bagno, con la mano smanetta a tutta forza, credo che voglia uscire dal cunicolo dove è incastrato per poter fare il lavoro, è in preda al panico, sa che dietro di lui c'è un uomo che sta male, un infetto.

Vedo i calzoni dell'operaio, grigi, bagnati di sudore tra le chiappe, l'uomo sta male, viene preso da un attacco di cuore, ha un infarto e nessuno può fare niente per aiutarlo...tutto questo mentre l'altro versa merda liquida sopra il gabinetto alla turca.

Io sto male, sto male per l'operaio che è incastrato e sta morendo d'infarto, nel cunicolo del cesso, sto male a vedere il volto stravolto del nero.

La voce si interrompe, tutto accade lentamente, la morte si porta via prima l'uno poi l'altro, nel degrado assoluto.
Vedo le immagini che danno alle televisioni, su tutti i video scorre il volto dell'operaio, morto di cuore, il naso rosso, come se avesse avuto un versamento di sangue, pieno di capillari rotti. L'hanno trovato accasciato su se stesso, rigido, ha annaspato fino all'ultimo, implorando aiuto, ma nessuno poteva fare niente dentro quella tomba di merda liquida.
Sto male, sto male perchè vedo ancora...

Gente, persone...camminano lungo i marciapiedi, come tanti dannati. Io ora sono un vecchio, sono un vecchio che cammina e legge manifesti. Nei manifesti non si capisce, ma si intuisce che è in corso un'epurazione di tutti coloro che sono contagiati.

Ho paura.

Vedo un cancello di ferro nero, aperto su un sottopasso del metrò. Noi appestati siamo dirottati lungo questa scala che ci conduce in basso.
Mentre cammino, io, vecchio, stanco, incontro una bambina, è sola, dorme, abbandonata su una panchina in questa stazione piena di morti viventi. La prendo in braccio, non si sveglia...e riprendo il cammino, insieme a tutti gli altri.
Una marea di malati pronti ad essere spediti chissà dove...solo per essere ciò che il perbenismo non vuole vedere, affrontare.

Mentre alcuni vigili della stazione si assicurano che tutti noi prendiamo il "treno giusto" , controllando un biglietto che sembra una striscia per diabetici,la bimba si sveglia, mi guarda, avrà tre anni, ma è tanto adulta nello sguardo.
Io provo commozione e pena, non sono più sola/o.
Ho in mano un biscotto che ho preso dalla tasca, ne do un pezzetto alla piccola che lo mangia avidamente.
Ha molta fame, si vede bene. Mi guarda e mi abbraccia.
Arriva il treno, tra noi due nessuna parola, ma ci guardiamo, io le offro speranza, cerco di farle capire che per noi inizia una nuova vita, pur sapendo che siamo destinati alla morte...

...in un certo senso tutto questo mi ricorda un pò i carri bestiame dei deportati...

Identico.

Arriva il treno, si affianca un ragazzino di 7 anni circa, do un biscotto anche a lui.
Salgo sul treno, e dico ai bambini di salire, ma lo sportello è di quelli che si chiudono da soli, grido ai bambini di correre più in basso che c'è un vagone con l'entrata in basso.
Li sento correre e io corro dentro al treno, mentre fischia il controllore per la partenza.
Riescono a salire.
Sento musica, sento tanta musica e vedo me e i bambini camminare sul tetto del treno che va.
Sotto di noi vedo giostre, dolci, frittelle, luci, gente che ride e si diverte.

Finalmente mi fermo e decido di scendere con i mie bambini in uno di questi posti meravigliosi ma anche tristi...quasi un Circo.
C'è un uomo che fa biscotti e ne sento il profumo...
Provo una pena infinita per i miei bimbi.
Ho la netta sensazione di aver visto la morte in qualcuna delle sue numerose facce...

Mi sveglio...

Sto male.
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Giovedì, 22 novembre 2007

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ricordo solo che ero seduta in una stanza, non saprei quale, e mi guardavo il petto. Il mio seno era unico, avevo due mammelle unite e i capezzoli erano uno sopra l'altro....ero inorridita a vedere questa cosa. Era assurda!
Mi sdraio e il seno si divide in due, un sinistro e un destro e i capezzoli tornano ad essere quelli di sempre. Li prendo tra le dita, li guardo, mentre li stringo diventano sempre più grossi, fino a diventare come due bocche enormi di un fucile mitragliatore. Vedo chiaramente i fori dove escono le pallottole....

Mi ritrovo fuori dalla vecchia casa di Viale Milano, seduta sul gradino del portone, una signora da lontano mi saluta e mi dice...."Hai sempre paura di IT, questo è il tuo incubo, finchè tu avrai IT nella mente tu non vivrai mai bene". A sentire queste parole io rabbrividisco, perchè lei ha ragione e io so che non posso fare niente per evitare di non avere IT dentro di me.

Cammino per un sentiero, vicino ad un bosco, una vecchia signora cerca acqua da un rubinetto di quelli antichi, in ottone, quelli dove spesso l'acqua non è nemmeno potabile, accanto a lei una bambina che piange.
Io ho un secchio e un ditale. Le chiedo se vuole dell'acqua, se vuole la prendo col secchio, mi dice che non è per la bambina ma per lei ma che preferisce l'acqua presa dal ditale.
Così faccio e la donna si disseta tre volte.

Cammino per il sentiero, ho una borsone pieno di vestiti sporchi, mi fermo vicino ad una casetta e trovo una cassapanca con altri vestiti sporchi, ci metto anche i miei poi però ci ripenso e me li riprendo, esce un ragazzo, mi dice di lasciarli stare che li laverà sua madre ma io penso che non saprei come fare a riaverli.

Così metto tutto dentro il borsone e ringrazio, per uscire passo da dentro casa loro. Incontro il fratello del ragazzo, più giovane. Lo riconosco, è un amico di mio fratello. Alla parete c'è una foto enorme del fratello più giovane, ha i capelli ricci e lunghi, così lunghi che metà volto è coperto dai riccioli. Mi domando come facesse da bambino a vedere...assomiglia un pò a Jim Morrison, ma non è proprio uguale.

Ad un certo punto sono vicino ad un laghetto, potrebbe essere il Lago delle Lame, vicino a me Gabriele, mio cognato, parliamo, stranamente lui è in una buona giornata, non è depresso o incazzato. Mi racconta di sua spontanea volontà di quando era al mare a fare delle foto...mentre racconta io vedo tutto. Vedo lui sul Lido a Rapallo, vedo il mare, il sole, l'acqua calma e in sottofondo un sibilo.

Questo sibilo aumenta di intensità mentre lui procede nel racconto, e dal mare io vedo spostarsi sull'acqua una donna con i riccioli biondi, una coroncina nei capelli e un vestito di raso rosso, con le maniche a palloncino...la figura si muore sull'acqua...senza muovere i piedi.

Mi fa stare male, ne ho paura, è malvagia. Gli dico che se vuole stare bene deve uccidere quella ragazza.

Quella ragazza rappresenta i suoi complessi.

Gli elenco tutta una serie di percorsi che dovrebbe prendere piano piano ma mentre lo faccio mi rendo conto che sono troppi e che mai ce la farebbe...

ci guardiamo, sappiamo che lui ha la sua ragazza dal vestito rosso e io ho il mio IT e nessuno può fare nulla.

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E M , P L E H

Mercoledì, 7 novembre 2007

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Un bosco, piove, l'erba ha il colore dell'Irlanda. Ci sono due vitellini in fondo alla collina, che mangiano erba...Noi siamo al di qua della staccionata, li guardiamo...

Sento l'odore di muschio e di pioggia.

Improvvismente loro si accrogono di noi e corrono disperatamente verso di noi, i loro musi rabbiosi vogliono la mia piccola.

La prendo in braccio e scappo via...lontano.

Riesco a rifugiarmi a casa di mia madre, dal terrazzo li vedo, ancora ci cercano.

Non ci hanno preso, non l'hanno presa.

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Sabato, 27 ottobre 2007

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Ho sognato che abitavo in una casa a tre piani, ero con la bambina e dovevamo salire le scale per vedere cosa c'era dentro le stanze....

Litigavo con mia madre.

Litigavo molto.

I colori degli interni erano caldi, tanti rossi, arancioni, gialli scuri...

Pareti di legno, pavimenti anche...

Quest'ultimi avevano dei buchi enormi e io potevo vederne la profondità che scendeva oltre il piano sottostante e proseguiva in un abisso.

Nel sogno io ero disperata, già vedevo la bambina cadere nel vuoto e sparire per sempre...

L'angoscia mi prendeva il cuore, la mente, il corpo...mi chiudeva nella sua morsa e non mi lasciava respirare...

Ricordo ancora bene il volto dell'ignoto...eccome...

Maledetto...

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Giovedì, 25 ottobre 2007

...sto male...

E' tornata,

la bestia dai denti lunghi e affilati.

Sta divorando lentamente la mia anima,

io la lascio mangiare perchè è un patto che abbiamo stabilito tra di noi.

Così viene a trovarmi poco rispetto a prima.

Mi ha detto che mi lascia disegnare,

ma lo so che poi le mani tremano e io non ci riesco...

Ma non importa.

Importa solo che lei faccia presto.

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Ho sognato che un mio disegno aveva preso le sembianze di una figura umana e camminando mi inseguiva e sbatteva la sua testa piatta contro di me...sembrava una carta da gioco ma aveva gambe e braccia...

Il mio disegno voleva uccidermi...

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Domenica, 21 ottobre 2007

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...questa notte ho sognato tante lacrime, la disperazione in assoluto.

Per l'ennesima volta ho rivissuto (quante volte ormai?) la morte di mia nonna...è un dolore che non avrà mai fine. Credo nemmeno quando morirò io.

Nel sogno mia zia, mia madre, le due figure che sono sempre state negativamente importanti (la terza mio padre, qui non presente), mi dicono che Lei non c'è più.

Mi dispero.

Mi dispero pensando che dovrò lasciare quella casa, tutti i miei ricordi, tutto l'amore, tutte le carezze ricevute, tutte le giornate di festa e quelli di fame...metto le mani davanti alla faccia e piango...

...scendono lacrime a fiumi, singhiozzi che diventano urla di dolore...inarrestabili.

Un dolore che non è mai pago di sgorgare...quasi fosse sangue, quasi fosse carne, quasi fosse...ingiustizia...

...

come sempre,

quando sogno di lei,

mi sveglio e quel dolore è dentro di me, come un chiodo conficcato nel mio cuore.

(Non potrò mai dimenticarti. Mai.)

Venerdì, 19 ottobre 2007

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ho sognato che mi crescevano denti sopra altri denti, vedevo le mie gengive rosse, piene di sangue, gonfiarsi...mentre gli incisivi uscivano storti sopra gli altri...li toglievo con le dita, e altri denti si muovevano...e crescevano e sputavo, sangue, denti, saliva...

...

brutta cosa,

brutta cosa sognare di perdere i denti.

...

basta.

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[ti dico basta.

ti dico basta e ancora basta.

Non voglio più essere il tuo burattino.

Hai spezzato i fili.

...prostituta.

Fottiti da solo ora.]

Giovedì, 18 ottobre 2007

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...c'è molto traffico e io devo raggiungere uno stadio dove c'è in corso una manifestazione politica. Tutto intorno a me è grigio, le case, le strade...i volti delle persone.

Io sto guidando, la musica è assordante, sono gli Slayer...

"...Virgin child now drained of life
Your soul cannot be free
Not given the chance to rot in Hell..."

mi accorgo che in realtà non sto guidando, non ci sono io al posto della guida, mi butto sul sedile sx e prendo il comando della macchina che va per i fatti suoi, rischio di sbandare, di colpire altre macchine.

Un groosoo cane lupo attraversa la strada, lo schivo...mi butto giù per una discesa e finisco in un sottopasso...

Mi fermo finalmente.

Presa da un'isteria esco fuori, ho ancora la musica nelle orecchie e non mi lascia in pace...

Corro verso lo stadio, entro dentro, cado sul prato...non riesco a non sentire, non ci riesco.

Scavo con le mani una piccola buca.

Gli occhi ora, senza più luce, mi guardano da quella buca...ma io li vedo. Io vedo, io ho occhi e la terra ha occhi per me.

io ho occhi e la terra ha occhi per me.

...

Mi sveglio,

...

Ma io vedo realmente?

E se vedo...cosa vedo...?

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Lunedì, 15 ottobre 2007

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...sono in Galleria Montallegro, è in corso un'asta di quadri alla San Camillo, c'è molta gente e si respira un'atmosfera di altri tempi.

Cornici dorate, luci giallo-arancioni.

Io voglio un dipinto, la firma è un simbolo.

Una S orizzontale, particolare, con agli estremi dei blocchi sferici.

La figura nel dipinto è una freccia rosso arancione, ma il colore cambia tonalità...ed ecco che diventa più chiara o più scura.

Guardo e mi trovo dentro al quadro. Tutto è buio, solo la freccia mi indica la direzione ed è una continua caduta e risalita.

Come se io fossi Sisifo alle prese con il suo pesante macigno.

La freccia ha vita, ogni volta che io poso lo sguardo sopra, lei mi porta avanti...e ancora avanti...come se volesse gettarmi nell' abisso a tutti i costi.

Mi ritrovo fuori dal dipinto, l'aria è cambiata, è inverno, tutto è muto, tutto è silenzio e morte.

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Venerdì, 12 ottobre 2007

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Un gruppo di persone, giochiamo nel cortile della Chiesa di S.Anna...c'é movimento, deve arrivare un vescovo o un cardinale.

Io sento continuamente "Strawberry fields forever" dei Beatles, la canto, la grido...è notte.

"Let me take you down
cause I'm going to strawberry fields
Nothing is real
and nothing to get hung about
Strawberry fields forever "

Giochiamo dentro un'enorme vasca-acquario per i pesci, con la palla ci rincorriamo.

"...Nothing is real..."

Mi fermo di colpo.

"...Strawberry fields forever..."

Vedo fuori, mi accorgo che la vasca è piena d'acqua e io respiro con le branchie nel collo...e tutto è immagine che non ha forma.


Martedì, 9 ottobre 2007

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...ancora la stazione, di Rapallo...già così decandente di suo.

Un cielo gonfio di pioggia, tutt'intorno una non-luce.

Vedo la Ambra che mi parla di cose e di famiglia, leggo suoi appunti, mi dice che si sente prigioniera in casa sua.

Mentre parliamo c'è gente intorno a noi, tantissima gente e ci sono palme, colline erbose, siepi, io non mi sento a mio agio in quel posto.

Trovo una scusa, me ne vado, incontro mio cugino sul marciapiede del primo binario, l'aria è pesante, i colori sono spenti...non riesco a stare bene, lui mi racconta qualcosa, ma io non lo ascolto nemmeno. Intanto so già che ciò che dice è falso.

Mi guardo intorno, sono dentro una Kasba.

Il grido è forte...io guardo i loro volti, i volti dei mercanti, i volti dei bambini dei mercanti e mi sento piccola come la più piccola insignificante pietruzza di una spiaggia infinita.

"Allah alakbar"

mi sveglio...

[per i popoli sottomessi e umiliati da guerre senza senso]

Si, Dio è grande...

...ma dov'è ora?

Qualunque esso sia...dov'è ora?

....

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Sabato, 6 ottobre 2007

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Due distinti...interrotti dal risveglio delle 3.

E' uno dei ricorrenti. Questa volta cambia un pò il paesaggio ma non il contenuto.

Zona Auditorium delle Clarisse e dintorni...tanta, tantissima acqua sporca di fango.

Un'innondazione che sconvolge tutta la città. Io cammino, anzi, annaspo su per la salita che porta verso l'Aurelia e vedo una scuola elementare, ci sono bambini che escono con l'acqua sporca fino alla gola, nessuno riesce più a camminare e fiumi di fango scendono lungo i sentieri e la campagna.

Vedo statue di marmo, potrebbero essere tombe monumentali ma anche semplici capitelli, tutta questa confusione mi porta solo a cercare di camminare sempre più in alto per non affondare con i piedi.

Vedo erba che si muove sotto la pioggia, enormi alberi di pino marittimo, ma anche abeti e radici...entro in un negozio di abbigliamento e non capisco cosa ci faccio li dentro.

E' deserto.

Tutti sono scappati, io sono in panico totale...

....mi sveglio....

Riprendo il sonno dopo un'ora e mi rimane impressa questa immagine, tre donne, sono tre mie amiche, amiche conosciute in periodi differenti e tutt'ora le vedo...

Aspettano un bambino, tutte e tre allo stesso mese di gravidanza.

Io le abbraccio, una ad una, e nel silenzio condivido con loro un'intimità che è nota solo a chi ha partorito e custodisce dentro di se un segreto.

Nell'abbraccio io trasferisco su di loro una forza, che è speranza, che è futuro, che è complicità...

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Venerdì, 5 ottobre 2007

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...solo una parte. Non so perchè...in tutto quel movimento di persone...solo quell'istante.

In Via della Libertà, vicino alla Banca Popolare (ex Banco di Chiavari) io gurado una vetrina dove sono esposte cartoline e dediche di altri tempi, potrebbe essere una mostra...non saprei.

Il punto è che tra quelle fotografie e quegli scritti io ne leggo uno indirizzato a me, tantissimi anni fa, durante la prima Guerra Mondiale da un soldato pilota. Vedo la sua foto consumata e schiarita dalla luce che ne ha rubato poco per volta il nero e il grigio lasciando solo macchie gialle e seppia delicate...accanto una fede e sotto la fede nuziale una lettera.

La calligrafia molto ben curata, sopra ci sono parole d'amore e di speranza...

Io quest'uomo non lo conosco e mentre mi domando perchè io, i rumori della realtà mi portano a guardarmi intorno.

C'è movimento.

Devono fare dei lavori, i marciapiedi sono impraticabili quindi l'impresa che si occupa della manutenzione deve spostarne i blocchi. I blocchi sono delle zattere galleggianti, dei pontili meglio dire...sotto acqua limpida.

Alcune signore chiedono agli operai di aspettare, ci salgono sopra e si fanno traghettare dall'altra parte della strada....rimango io e un uomo distinto al mio fianco.

Il nostro pontile, quello che potremmo prendere è molto piccolo, ci possiamo stare solo in due e in equilibrio precario.

Ci guardiamo, decidiamo subito, saliamo sopra...il movimento della minuscola zattera sotto i nostri piedi ci obbliga ad abbracciarci per non cadere nell'acqua...

Io non lo conosco, lui non conosce me...eppure quell'abbraccio è come atteso da tantissimo tempo. Farfuglio qualcosa, forse delle scuse, dell'imbarazzo, alla fine mi rilasso...lo abbraccio e stretti in questo legame rimaniamo in piedi, in perfetto equilibrio, su questa piccola isola di legno.

....mi sveglio....

che pace...

...sto bene.

Luned', 1 ottobre 2007

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Ho ancora i singulti dell'incubo...perchè questo non è un sogno,

come potrebbe esserlo. Lo rigetto qui e me ne libero. Schifosamente ancora coperta dal torpore del risveglio. Quegli occhi gelidi ancora stampati nella memoria.

Dettagli che rimangono incollati a frammenti di neuroni bruciati nella notte...

L'incubo riguarda me, riguarda mia figlia. Io sono me e sono lei e lei e me ed è se stessa.

Un susseguirsi di immagini. Tremo...non piango, ma ho ancora il terrore e l'eco delle mie urla girano dentro di me, ancora e ancora.

Lui ha il volto di un tizio, un mio ex cliente, non mi è mai piaciuto, non è più da noi, per fortuna. Ma lui ha anche gli occhi trasparenti come ghiaccio e il volto lievemente deformato. Ha una non espressione, Ha anche per un attimo le sembianze del compagno di mia madre, per un impercettibile attimo...

Vedo la cesta rosa della mia bimba, vedo tanti vestititini, vedo lui che ride al ricordo di quella cesta e della bimba.

Mi rivolto tra le mie viscere mentre sogno, come se nuotassi dentro un liquido amniotico in attesa dell'aborto.

Vedo una casetta, vedo un bosco fitto e sterpi, e buio, e alberi...inquietudine che avanza mentre avanza l'immagine della porta che si apre.

Vedo la bimba, sento frasi, movimenti...

...quel mostro schifoso,finge di essere pazzo ma sa bene ciò che ha fatto...e io disperata cerco mio padre, gli racconto tutto, lo dico a mia madre, le dico che ho paura, perchè io sono mia figlia e lei è me e sto cercando di difenderla-mi.

Nessuno di loro mi presta attenzione.

Vorrei prendermi lo stomaco dalla gola e tirarlo fuori, insieme a kilometri di lingua e corde vocali...

Nessuno ascolta, nessuno sente le mie invocazioni. Quella fredda assenza-presenza.

Rivedo lui, vedo me che gli sbatto in faccia con tutto l'odio possibile ciò che ha fatto, lo obbligo a prendere una pistola.

La rivolge contro di me, in una lotta che ci tiene uniti per un attimo e vedo la canna dell'arma puntata alla mia tempia.

Riesco a divincolarmi ed ecco, è proprio sulla sua fronte, appena sopra il naso, in qualche modo riesco a far premere il grilletto e...basta un colpo...ficcato nela sua cazzo di testa marcia.

Crepa lurido bastardo. Crepa nella fogna più nera del tuo schifoso liquame.

Vedo chiavi e serrature, e scale e porte, Vedo il condominio dove abitavo un tempo...sento me stessa gridare epr le scale....

aiuto..aiuto...aiuto....aiuto..aiutoooooo.......aiutooooooooo......aiutooooooooooooooooooooooooo......aiutatemi per favore, aiuto.....e salgo scale, e piani e ne ridiscendo, e ancora busso alle porte. Loro sono tutti la dietro, hanno sentito, hanno sentito tutto ma nessuno vuole fare niente........grido ancora e più volte e più forte.

aiutoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

finalmente scende una donna, è un medico, ha la valigetta con tutti gli attrezzi del mestiere.

Vedo lei, vedo me stessa, vedo prognosi, vedo articoli di giornale. Vedo lo schifo che viene di pubblico dominio per soddisfare i palati indifferenti di chi non mi ha aperto la porta.

Alla fine, nonostante io abbia ammazzato quel porco maledetto, vedo me stessa...che tremo, che ho paura a restare a casa da sola, che mai dimenticherò quegli occhi trasparenti e freddi come acqua gelida.

....sto ancora male....sto malissimo questa notte.

prenderò un sonnifero, un calmante un porco di quel cavolo che possa levarmi di dosso questo incubo.

(Ore 4:17)

Sabato, 29 settembre 2007

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...è la festa di compleanno di Aurora, quella che dovrebbe essere mia nipote ma che nessuno me l'ha mai fatta sentire tale, lei, pulcino, è ancora troppo piccola per capire, un giorno, se riuscirà ad essere libera da condizionamenti forse conoscerà sua zia e l'amerà.

Alla festa c'è tanta gente, come sempre, nei mie sogni affollati. Un grande appartamento arredato anni '70, colori arancioni, verdi, gialli...poltrone a puff, lampade a cerchi metallici...un pò alla moda di Twiggy.

Tutti in fermento per questo compleanno, il primo, di Aurora.

Io sono li, però non c'è mia figlia con me. Vedo i soliti atteggiamento ossequiosi nei confronti di mio padre, tutti a sbavare come tante lumache affamate, la loro viscida bava mi da il voltastomaco.

Ecco che, seduta ad un tavolo, in attesa di essere considerata da lui, inizio a scavarmi un dito con un cacciavite...

...più vedo loro più io scavo...

Mi ritrovo in casa mia, sto facendo il bagnetto alla piccola e sento male alle due dita, gli indici, delle mani.

Hanno un cerotto che però con l'acqua si sta staccando.

L'indice sinistro è solo leggermente ferito, il destro, appena tolgo il cerotto ormai aperto, ha un enorme buco profondo.

Guardo bene il dito, un male pazzesco. Mi avvicino allo specchio del bagno e vedo il mio occhio attraverso il buco che ho fatto col cacciavite attraverso il dito.

La cosa strana è che ne vedo benissimo, l'interno,una caverna di carne pulita, che si muove a seconda del movimento del polpastrello, e sembra molto, molto più grande di quello che dovrebbe essere in realtà....

...è raccapricciante...

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Venerdì, 28 settembre 2007

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...mi trema lo stomaco...

Non so bene perchè ma un sogno a volte ti fa stare "storto" come un vecchio e ce ne vuole per rialzarsi e togliersi le pieghe che l'interrogativo ti lascia nella mente.

In casa mia, grandissima, come il retro di un palco da concerto, suona Battiato, lo so perchè sento la sia musica...tra una pausa e l'altra lo vedo fumare una sigaretta, vedo la brace accesa che si consuma, il crepitio leggero della carta, le sue labbra attaccate al filtro...il fumo che entra dentro, circonda i polmoni e poi......fuori....come un serpente di veleno, seducente.

Sibila, come i suoi polmoni, morirà di enfisema certo.

Chiedo delle cuffie per ascoltare la musica, mi danno cuffie strane, enormi, non riesco quasi a sollevarmi da terra, non riesco a metterle. Ci rinuncio, decido di uscire dal retro del palco, mi ritrovo in campagna, le fasce piene d'erba alta e fitta.

Ci sono persone che vogliono correre dentro quell'erba, io provo un senso di disagio...ho paura per loro. Non hanno idea di cosa quel posto possa essere.

Cerco di urlare ma la mia voce non emette suono.

Frustrata scappo e corro in casa, nel ballatoio c'è mia figlia dentro il box, è piccolina...la vedo giocare con degli uccellini.

Entro in casa, il tempo per chiedere qualcosa ad Ale, lui mi parla di una rumena, non capisco...forse vuole andarsene con lei, io gli dico che bisogna portare la bambina dentro, non si può lasciarla così, fuori.

Non me ne frega niente della sua donna, a me interessa la piccola.

I vicini di casa, che sono Cileni, mi chiamano con quella loro lingua un pò italiana un pò spagnola...presto, devo correre.

Esco la bambina è piena di uccelli che beccano dentro e fuori dal box, piume volano da tutte le parti. Lei sta bene, non le hanno fatto niente. Guardo i muri, imbrattati di guano...bianchi, mi ricordano i muri dell'altra casa, quella dove c'è il polmone.

La prendo e la porto dentro casa. Il mio respiro si fa un sibilo, ho l'asma che mi sta uccidendo. Mi guardo allo specchio e dalla mia bocca escono montagne di piume.

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"...Gli aveva reciso il pollice di mattina e quella sera si era ripresentata tutta allegra nella stanza in cui lui sedeva stordito dalle droghe e dal dolore con la mano fasciata contro il petto. Aveva portato una torta e muggiva <> in quel suo modo di cantare intonato e totalmente privo di melodia, sebbene non fosse il suo compleanno. C'erano molte candeline sulla torta e proprio al centro, spinta nella glassa,la candelina più grande era il suo pollice, il suo pollice ingrigito dalla necrosi, con l'unghia un pò frastagliata perchè ogni tanto se la mordeva quando aveva difficoltà a trovare una parola. E gli aveva detto <>..."

(tratto da Misery di Stephen King)

Giovedì, 27 settembre 2007

....ho dormito...e il mio sogno è ancora tiepido dentro la mia testa...

Immagini non ordinate ma nitide.

Una casa, una vecchia casa di pietra e legno. Non conosco il posto ma ci vado con alcune amiche non so bene per che cosa. Dentro è buia, ma le mura sono imbiancate con calce e i travi vomitano tarme e scarafaggi come manciate di ceci.

Ne è pieno.

Una delle mie amiche mi vuol portare a vedere una un'altra stanza, l'arredamento è antico, le tende sono molto spesse, di velluti pieni di polvere, ragnatele, un tempo dovevano essere splendidi.

Cammino tra la polvere e gli insetti, ne sento la presenza sotto le scarpe, li schiaccio come foglie secche. Ecco di colpo, vedo per terra un....

....non saprei, sembra un cadavere, ma non lo è, è più un insieme di frattaglie, composte da fegato, budella, sangue, filamenti di tendini...mi ricorda i resti che si trovano nelle campagne, dopo che è passata la volpe a divorare.

Torniamo indietro, dobbiamo avvertire qualcuno, non so chi. Stare li dentro è impossibile, perchè c'è ancora quella cazzo di presenza che ogni volta incombe come un enorme polmone asmatico. Io non resisto.

Ho i capelli pieni di tarme schifose, ne stacco alcune, le spezzo tra le unghie....

Siamo fuori.

Davanti a me c'è l'attracco dei battelli, ma è come se fosse un fiume e non il mare.

Confusione di volti e di parole senza senso.

Dal mio terrazzo Renato e sua moglie si sbarcciano per salutarmi, hanno portato un regalo per la bimba, mio padre mi chiama, mi chiama la mia ex cognata...c'è tanta gente che mi parla e mi confonde.

Uno di loro porta un cane. Deve fargli fare il bagno,

Il cane si rifiuta di gettarsi dentro l'acqua.

Guardo il fiume è pieno di morti, galleggiano a pelo d'acqua...io mi giro,mi domando come possono pretendere che la bestiola si butti li dentro, Davide mi dice che non ci sono cadaveri, se sto scherzando.

Guardo ancora, è vero.

Sono sassi enormi e attorno a questi sassi ci sono cani sott'acqua vivi.

Si getta in acqua Renato, il cane gli va dietro, rimangono per un attimo imprigionati da questi cadaveri-cani-sassi...poi riemergono.

Ci chiamano, il motoscafo sta per partire, è un Riva, ci sono pochi posti, o sali o stai fuori.

Io non salgo.

Entro dentro quella casa schifosa e mi affaccio a guardare dall'alto partire la barca. Credo ci sia sopra anche mia figlia, forse è già grande, già ragazza.

Mentre si staccano dal molo, io ho un senso di rassegnazione, vedo alberi di tiglio, foglie morte galleggiare sull'acqua, mentre gli scarafaggi continuano a girare per la casa io li sento anche sotto le mie scarpe.

....mi sveglio.

Lunedì, 24 settembre 2007

...la casa è da fuori identica a quella che si trova vicino alle nostre scuole "Rosse" le Camillo Sbarbaro e che nel corso degli anni hanno subito mutamenti

Una villetta su tre piani. Dentro però è molto, molto più grande.

Sono ad una festa di compleanno, non so di chi, c'è tanta gente che conosco ma soprattutto mi colpiscono gli "animatori", una squadra di 10 persone, sembrano zingari, venuti da chissà dove.

Tutti parenti.

Lo intuisco dai loro occhi, colore dell'ambra gialla.

Fanno divertire i grandi e i piccoli.

Gli invitati sembrano appartenere ad una classe sociale molto più elevata di quella normale, hanno tutti un comportamento molto contenuto.

Io giro tra le stanze, osservo.

Ad un certo punto noto qualcosa che mi mette in allarme. Un trio fa qualcosa con dei bicchieri e del liquido rosso e a loro volta invitano i partecipanti a fare lo stesso...io avverto disagio fortissimo.

Qualcuno mi dice che dei bambini sono scappati. Io mi guardo intorno e le persone sono indifferenti a tutto, stanno "mutando" lentamente.

Passa del tempo, io sono ancora intrappolata dentro quella casa, con quella gente che impazzisce ogni istante di più...

sopra ad un mobile c'è un portafoto, lo prendo, guardo la foto, due volti di ragazzi sdraiati sul letto a testa in giù, apparentemento dormono.

L'immagine si materializza, vedo gli occhi della ragazza aprirsi, sbatto gli occhi, non ci posso credere, eppure è così, nella foto lei apre gli occhi, sopra i suoi occhi altri due occhi, identici, si aprono.

I colori si muovono, apre la bocca, ne vedo uscire denti lunghissimi, la mandibola si appoggia alla bocca del ragazzo con lei nella foto, rivedo l'immagine, lui non ha più bocca, solo una maschera di sangue terrorizzata, lei gli ha divorato la faccia.

Mi guarda e sorride con le sue labbra rosso carne.

Sconvolta cerco di uscire dalla casa.

Mi ritrovo in un negozio di cibo per animali, metto la carta di credito nel pos, la proprietaria del negozio mi chiede cosa sto facendo, le rispondo che non lo so...in effetti non capisco, le mie azioni stanno mutando. Esco, guardo vicino al giardino della casa adiacente il negozio, c'è un mio caro amico che mi regala giochi d cartapesta per mia figlia...

MIO DIO, MIA FIGLIA...

L'ho lasciata nella casa con i bambini a giocare. Torno di corsa nella villetta, la vedo, sdraiata sulla poltrona, gli occhi pesanti le si chiudono, mi guardo intorno, gli invitati mi dicono che non è stanca, ha voglia di divertirsi e con loro si diverte molto.

La prendo in braccio, mi crolla sulla spalla con le manine attorno al collo. Voglio portarla via da quella casa...scorgo una bimba di 4 anni che ripete a memoria una formula algebrica, così, come se niente fosse...

....non so, se sono riuscita ad uscire da quel posto, so per certo che ho ancora la sensazione, fortissima, del seme della follia che è li dentro...

Ricordo benissimo gli occhi ambra dei giocolieri, Il volto mangiato del ragazzo della foto...ma soprattutto...

ricordo bene di essere già stata tra quelle persone...in un altro sogno...qualche anno fa

Domenica, 23 settembre 2007

"Ce toit tranquille, où marchent des colombes,

Entre les pins palpite, entre les tombes;

Midi le juste y compose de feux

La mer, la mer, toujours recommencée!

O récompense après une pensée

Qu’un long regard sur le calme des dieux !"

(P.Valéry)


...sono andata a comprare dei fiori nei pressi del cimitero,

tre rosse rosse,

tre pennelli di martora per dipingere,

tre gerbere e altri tre fiori a ramo che non conosco.

Cerco tra le tombe quella di mia nonna, la trovo, sulla tomba però non c'è la sua foto ma un volto che ride.

Il viso di una pazza!

La tomba è piena di sterpaglie e rovi.

In pessime condizioni e nel vaso, acqua marcia con dei gambi di fiori disfatti.

Il cimitero è pieno di gente, Vorrei mettere una rosa al posto dei gambi che ho tolto ma devo portare il mazzo di fiori a mia zia Marisa.

Il mazzo di fiori appassisce lentamente nelle mie mani.

Incontro gente che conosco.

Cerco di sistemare i fiori, di ricomporli, sono sempre più morti e io mi dispero.

Incontro Roberto e Marco.

Marco mi deve accompagnare non so dove.

Vorrei buttare via questi giori morti ma continuo a tenerli stretti a me.

Sento i gambi caldi dalla pressione delle mie mani.

Ma non li lascio e li metto dentro ad un vaso d'acqua.

Mi dicono che è peggio, che i fiori muoiono e che non sbocceranno più.

Li tolgo dall'acqua e li ricompongo...e li tengo tra le mani...

...mi sveglio...

Sabato, 22 settembre 2007

...nel tormento di una notte che non ha fine, c'è un segno, una presenza.

Un muro di pietra grigio, è il muro del mio cimitero personale dove sopra incido con le mani dei simboli.

Piango, distrutta, perchè mai e poi mai avrei voluto...cercato...pensato...creduto.

Una voce mi sussurra "Non essere sciocca, non puoi fregare il destino".

"NO! NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!"

...sorride...

"Non è vero. Niente ha senso, è tutto uno scherzo, un gioco, smettila di prendere la mia mente e farne coriandoli, non è Carnevale!"

Inutile scappare. Il vento è sempre più forte e mi blocca contro la parete, le mie labbra attaccate al muro, colme di pianto e di dolore, ne sento il sapore...alzo lo sguardo

Venerdì, 21 settembre 2007

nel sogno mi vedo

...sono a letto, sto dormendo, mi sveglio perchè sento qualcosa...

Tra le mie gambe ho una chitarra, che è davanti a me, proprio come un uomo, io la stringo tra le cosce e lei si muove verso di me.

Inizio ad accarezzarla, insinuando le mie dita nelle sue corde...

ne escono suoni, indefiniti, a se stanti, e mentre io allungo le mie dita lungo la tastiera, accarezzo le controfasce...

le corde si tendono e si allentano sotto la mia pressione e lei si inarca verso di me...

ne sento il corpo,

legno lucido,

rosso,

profumato...

i ferretti,

li accarezzo...

in questo gioco, sinuoso serpente di note stonate e di ipnotici movimenti iniziamo insieme un Flamenco...

Lei si dona a me, completamente ed io a lei.

...tutto questo si consuma in un incrocio di sussurri e compàs e falsetas...

...mi sveglio...sono le due...

...