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lunedì 21 dicembre 2009

Ancora una Cattedrale....



...alle 2.30 mi sveglio con questa immagine che non lascia ancora la mente assonnata.
Un piazzale decadente dove spicca una delle guglie (?) di questa enorme cattedrale in mogano e marmo rosso.

La Cattedrale imponente è suddivisa all'interno in 5 cappelle circolari. In ogni punto si vede il Crocefisso. L'interno è tutto rivestito in mogano, lucido...un sacerdote recita un rosario in silenzio in una delle cinque cappelle...sussurrando le preghiere.

Qualche fedele inginocchiato, io sento il rumore dei miei passi. Continuo ad entrare dalla porta principale e uscire dal retro, oltre il coro, forse la sacrestia.

Interferenze...

Berry Lindon, un eredità andata perduta, il suo corpo tagliato a pezzi viene sepolto in molti posti dell'Inghilterra...

....Interferenze...

Gino mi dice di comprare una grossa cipolla...è grande come un melone. Non riuscirò a conservarla a lungo in frigo, mi spiega come fare però deve sapere il mio reddito lordo perché in tanti si scaricano dalle tasse anche il soffritto...

....Interferenze....

Ogni volta apro una grandissima porta (anch'essa in legno pregiato) e a passo deciso percorro tutte e cinque le stazioni della Cattedrale....ad un certo punto decido di uscire da un'altra parte e passo a sinistra del corridoio principale.
Vedo ancora il Crocefisso, al centro...sembra seguire lo sguardo dei fedeli e non lasciarlo mai.

Esco dall'ultima porta a sinistra e mi trovo su questo piazzale...pieno di Gabbiani giganteschi.

"Che peccato"....un posto così bello lasciato in balia di questi volatili.

E' pieno dappertutto e per terra ci sono resti di carcasse di automobili e ferro arrugginito....

Passo lentamente perché se i Gabbiani mi vedono è la fine. Mi salteranno addosso e io morirò sotto il loro becco che non perdona.

...mi sveglio.

Cinque....un Pentagono...una Cattedrale...Gabbiani...

domenica 20 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

La stanza




Nel sogno di questa notte ero inginocchiata dentro un'appartamento a pulire i pavimenti. Il posto non era mio, con me c'era prima F. e poi M. Rappresentano due donne che non sopporto per diversi motivi. Predominava la seconda donna.

M. era la compagna di A. e aveva il suo atteggiamento tipico, quello che me l'ha fatta camcellare per sempre dal giro deille mie conoscenze, soprattutto quando ho saputo che aveva abbandonato la figlia al suo ex e cambiato città.

Per me rappresenta una pessima figura e nel sogno io la vedevo invadee il mio ruolo, quello di madre, nei confronti di mia figlia.

Io pulivo questi pavimenti che erano sporchi di piscio di gatto, le piastrelle chiare e molto grandi erano intrise di sporco. Lei rideva...anche di me.

A. era completamente annientato dalla sua personalità negativa e io ne accusavo tutto il peso. Ero disperata.

Il sogno cambiava e io mi ritrovavo in Via Mameli, mia figlia si era sporcata e cercavo disperatamente mio padre.

Volevo portarla lontano, via...avevo anche saputo che spesso quando era con suo padre in realtà stava con il padre di M.

Un personaggio che non mi è mai piaciuto...

L'angoscia era estrema...nel sogno parlavo con mio padre che mi consigliava un avvocato.

Ed eccomi a cercare di parlare con quest'ultimo, ma c'era coda, moltissima gente, irragiungibile. C'era un ascensore dove poteva stare solo una persona o al masimo un grande e un bambino.

Io cedevo il posto ad una donna in attesa...

Tutto intorno era molto caotico.


Mi sono svegliata con questa sensazione orribile di impotenza.


E di risentimento nei confronti di F. (una donna della quale non ho assolutamente stima) e di M.


mercoledì 9 dicembre 2009

Un dialogo muto





E ti ricorderai della scala nera, troppo ripida per essere discesa e troppo alta per essere salita.
Della porta chiusa, della stanza con l'uscita senza divieto d'accesso.

[E io, alla vigilia di svanire,]

Un divano rosso, una parete a dividere (lontano) e uccidere ogni piccolo lembo lacero di dignità. Respiri come bocche da sfamare nel silenzio troppo caotico per essere cosciente.

[teatro di parole ritrovate]

La vacca dentro la stalla, gravida di sogni e fieno. Le sue mammelle colme di latte, urla di dolore in attesa di essere munta e non saprà mai che il suo figliolo è destinato ad essere ucciso.

[nel buio delle ossa,]

Profumo di crema e olio da bagno, morbidi pensieri che riportano a periodi lontanissimi. Fuggiti troppo presto, troppo tardi ricordati. Lei non voleva quel divano, ne quella scala...

[si, io, a supplicarlo di apparire]

Divorata dall'ansia e dal senso di colpa, ha costruito una casa fantasma, con una porta a forma di cassa da morto. Lei giace là, nei ricordi-incubi. Trascina le colpe sue e non, come un agnello pronto per essere sacrificato.

[tra voci vigliaccamente inventate...]

Quante orecchie hanno udito parole senza peso, quante parole sono state pronunciate senza essere sentite.
Il tempo è un sentiero che si biforca, come un serpente con tante teste.

[Che cosa può che un altro in me non possa?]

Il peso di una piuma, lentamente perfora lo scrupolo...come la goccia sopra la roccia.
Lo sbaglio. Caduta ed errore. Gravità incostante, ricerca di spazio in un'esistenza claustrofobica.

[Oh presto allora il poco che rimane,]

Chiudi con una cerniera lampo il senso della tua vita, gettato nella fossa comune che accomuna ogni tuo cambio di direzione. Non è ancora finita.

[cane delle mie ossa, ossa di cane!]


SP. NOVE12DUEMILANOVE

[Patrizia Valduga - Ed. Einaudi]

domenica 29 novembre 2009

Lacerazione


[Il passaggio del cormorano ha lasciato una striscia di petrolio e scorie radioattive, il suo volo non coincide più con l'orizzonte del cielo. Quello è oramai scoperto e piccoli frammenti di cristallo si suicidano contro il muro di indifferenza. L'uomo parla del processo riproduttivo mentre gira con la mano il pentolone di verdura e jpeg. Ci sarà una luce a basso consumo, probabilmente entro la fine dell'equinozio, ma non ricordo quale. Mascelle a masticare video e a digerire vocali, cercando riparo sotto una trapunta di pelo di gatto. Il grasso di un incontro si scontra con i capelli perduti, aveva la cute rossa e poco folta. I punti neri come tante postazioni militari. Sento ancora l'odore nauseabondo di quell'istante mascherato tra il viola dei glicini e una cartella di fogli da disegno. Ero il trofeo da esibire, la testa di leone mozzata e imbalsamata. Tra indumenti lerci e senza senso e luci...che si accendevano al passaggio. Tra un tavolino sotto i portici, troppo basso, troppo unto e un costante senso di soffocamento.

Fuggire.]

venerdì 27 novembre 2009

BENEDIZIONE
"...Inghiotte così la schiuma del suo odio e, ignara degli eterni disegni, prepara essa stessa in fondo alla Geenna i roghi consacrati ai delitti materni."
[C. Baudelaire]

1954


Nel sogno di questa notte il tempo si divide in due fasi.

Nella prima, io devo incontrare F. Un amico di vecchia data del web. Mi trovo in un paese molto piccolo, uno di quei paesi di periferia delle zone di montagna, dove le strade sono piccole e rivestite di ciottolato.
C'è gente, tutti sono vestiti con delle maschere, io cammino di notte attraverso questi posti. In una vetrina vedo una donna, completamente nuda, questa donna si mostra senza pudore e addosso a lei ci sono due uomini.
Si muove lentamente, vedo questo agglomerato di carne e erotismo che mi cattura ma allo stesso tempo mi disgusta.
E' come una massa informe di perdizione...io sto male per lei. Mi sento molto male.
Intorno l'atmosfera è tetra e le luci sono molto basse...voglio andare via....
Litigo con mia madre e scappo di casa. Salgo su un treno e nel treno c'è molta gente. Questo treno è anche una casa, così che alla fine non riesco a capire se è in effetti un treno o una casa.
Lascio appesi degli indumenti, ricordo un paio di jeans, una boccetta di profumo, una matita per occhi e altre cose...
Sono felice, mi sento davvero felice...ma nell'istante in cui devo prepararmi, non trovo più il treno/casa e mi rendo conto di aver perso qualcosa.
Sono molto triste. Il treno passa per Ventimiglia, ma allo stesso tempo vedo un treno diretto a Roma.
Parlo con delle persone, donne. Hanno in se una caratteristica, si assomigliano, stessi capelli, stessi occhi, ma di età diverse.
Si fanno domande...siamo in un corridoio. C'è anche un uomo che lavora dentro il treno.
C'è gente che passa, molta gente...traffico.
Dalla stazione dicono che il treno partirà in ritardo, si scende, si sale su un altro treno.
Vedo dei libri, volumi, antichi. L'uomo è il proprietario dei libri e tutti ne parlano bene. Dicono che lui li ha sempre conservati e custoditi.
Ma ne lascia uno...lo perde, il libro finisce su un altro treno.
E' datato 1954. E porat il mio nome e cognome.

Queste donne nel frattempo scoprono di essere parenti, e di non essersi mai conosciute.

Alcune di loro decidono di fermarsi...mi cattura questa cosa, capire attraverso i loro discorsi che si stanno ritrovando.

Nei loro volti leggo il dolore, ma anche la gioia, anche il sospetto...

Io scendo dal treno...

Finalmente ritrovano il libro perduto...qualcuno lo sfoglia, dentro il libro ci sono dei disegni a matita.
E' la storia di una donna che è stata catturata dai nazisti e fatta prigioniera.

Racconta di quando le è stata amputata una parte di volto, di come le è stato fatto lo scalpo dei suoi capelli.

Di come hanno cercato di ricomporre parte del suo volto con della carne di cane triturata e in decomposizione.

La sua voce è molto tranquilla...io piango. Lei ha il mio nome io sono stata lei.

domenica 8 novembre 2009

Il Rituale


Questa notte ho fatto un sogno strano...mi ha lasciata perplessa.

Il numero, il 4.

Le mie gambe, avevano due fori lunghi che si aprivano partendo dal ginocchio, tra la parte davanti e il polpaccio, come due fessure, io potevo infilare le dita dentro e non sentivo male.

Una grande cattedrale.

La Mafia.

In questo sogno io e mio padre, inseme ad altra gente che conosco della mia città, venivamo chiamati per assistere ad una specie di "rituale" organizzato dal maggior esponente mafioso di spicco.

Insieme a lui c'erano tutti gli altri capi.

Uno di loro, il più giovane, mi veniva incontro e si complimentava con me...eppure io non avevo nulla a che fare con loro.

In questo rituale, il Capo diceva delle parole (che non ricordo) e a d un certo punto, con una pistola, sparava alla tempia di uno dei presenti.

Aveva tradito.

Nessuno si muoveva, tutti in questo stato di terrore.

Qualcuno mi osservava, chi diceva che era strano che io fossi così...inattiva. Che fino a quel momento non avessi preso mai parte a qualche spedizione punitiva.

Ed eccomi in un grande ipermercato, sul muro un numero, il 4.

Ero con mia figlia. Cercavo degli indumenti per lei...incontravo persone, la sorella della persona uccisa, mi guardava...il dolore era palpabile, nei suoi occhi odio come a voler dire "voi avete visto e tutti avete taciuto".

L'Ipermercato chiudeva e io cercavo di uscirne....quasi un labirinto...finalmente fuori, un senso di claustrofobia, di morte, di nullità.

E poi una distesa d'erba verde....tagliata corta, io vedevo mio padre parlare con i capi che avevano partecipato al rito. Capivo che mi giustificava...ma non so per cosa.

Ed eccomi a viaggiare in un vagone di un treno, nascondendomi sotto i sedili, perché ero ricercata.

Mi guardavo le gambe, queste gambe orrende con questi arti coperti di pelle...inquietanti....

Qualcuno mi cercava, voleva uccidermi...io viaggiavo verso una meta ignota.

sabato 10 ottobre 2009

La Grande Onda


Questa notte mi ha colpito, non so se favorevolmente o meno, un sogno.
Ero in riviera, tra Rapallo e Camogli, potevano essere anche altri luoghi.
Calette, insenature molto piccole...io facevo fare una specie di giro turistico ad una famiglia, un uomo, una donna e due bambini.
Nel sogno mi affezionavo all'uomo che non era nemmeno molto bello, ma aveva dentro di seuna dolcezza immensa. La moglie era straniera.
Ma la cosa particolare, quella più importante, è stato vedere tanta acqua di mare, molto limpida....mare e mare...in continuazione. Loro alloggiavano in un hotel gestito però da suore e io spiegavo un mucchio di cose interessanti.
Ad un certo punto li ho portato a vedere uno spettacolo, si vedevano grosse barche a remi, che imitavano quelle dei pirati e il mare si ingrossava...
...uno spettacolo immenso, soprattutto per le evoluzioni che facevano, ma il mare era sempre più minaccioso.
Ad un certo punto le persone si sono dovute spostare verso l'interno perché in allarme dai bagnini e guardia coste.
C'era pericolo di grosse onde.
A me veniva tirata una pietra enorme, e qualcuno pronunciava ad alta voce il mio nome, era una specie di gioco, io andavo a ritirare due orecchini in vetro soffiato con dentro una fila di tre perle ciascuno.
Eravamo tuti sotto dei porticati, io mi alzavo sopra gli altri, attaccata al muro del porticato, insieme ad una dei figli della coppia.
Tutti volevano vedere questa onda incredibile.
Mi ritrovavo poi con una macchina fotografica e non riuscivo a scattare immagini, si inceppava. Qualcuno toglieva parte del rullino, ma niente da fare.
Ed eccomi su una barca, o su un treno, non potrei dirlo. Guardare ancora il mare.
La famiglia mi aveva salutato perché partiva.
Io vedevo improvvisamente alzarsi un'immensa onda, un muro d'acqua, schiantarsi contro le case della costa.
Un furgone entrava dentro una finestra rotta di un quarto piano, e ancora il mare si alzava e si rigonfiava, ed ecco un'altra onda...rimaneva affascinata da questo spettacolo ma avevo anche paura.
Ad un certo punto mi giro, sto viaggiando, guardo indietro, vedo arrivarmi addosso una massa d'acqua sporca. Mi avvolge.
Mi ritrovo su un letto.
All'aperto.
Un uomo, affacciato dal piano di sopra mi dice che ho dormito per quasi due giorni ma che sono salva.
Leggo nei suoi occhi apprensione, è il marito della coppia. Non è partito.
Io mi sento molto stanca.
Nei miei occhi ancora l'onda, il mare che si alza sopra ogni cosa, la potenza.

lunedì 28 settembre 2009

La gabbia

Questa notte, per l'ennesima volta, ho sognato che tornavo a vivere in quello che fu per la mia prima volta, la mia dimore per 4 anni.
Era un posto angusto, chiuso tra tante case, immerso nell'oscurità giorno e notte.
Era un locale ricavato dalla stanza adibita alla caldaia.
Piccolissimo, ci stava un letto, un lavandino, una piccola cucina con la bombola a gas e un bagnetto dove la doccia non funzionava ed era impossibile riparare e il bidet inesistente.
Dovevo lavarmi col catino, mettere a scaldare l'acqua, respirare la muffa dei muri e vivere nell'oscurità...
In quel posto mi ammalai e rischiai grosso.
Quel posto perseguita i miei incubi.
Mio fratello lo chiamava "Il Loculo" perché sembrava una piccola tomba.
A volte credo che dovrei tornare li dentro per esorcizzare questo terrore che mi ha lasciato dentro.

La povertà.

Credo di aver capito, parzialmente, cosa vuol dire.

Abbandonata dal mondo, nemmeno mia madre veniva a trovarmi, mio padre una sola volta quando mi ammalai e grazie ad un'amica potei curarmi.
Lei, Giulia, Passava a prendermi le lenzuola intrise di sudore, mi lavava, lavava la mia roba...

Sono passati vent'anni, eppure, quel posto mi tormenta.

Ci passo davanti spesso, lo vedo, laggiù in quella discesa...quasi sempre cerco di non guardare. Ma a volte l'occhio si ferma per un attimo e torno indietro nel tempo.

Nel sogno ero disperata perché ritornavo la dentro, la disperazione era infinita e io con rassegnazione entravo nella notte.

lunedì 14 settembre 2009

Povertà e Clero




Nella seconda fase del mio sonno mi ha colpito questo sogno.

A Genova c'era una grossa manifestazione in onore di un Santo.

San Giorgio (forse).

La Chiesa aveva tirato fuori ogni oggetto sacro prezioso e tutto veniva svolto in grande pompa magna.

I fedeli tutti a pregare, i Vescovi, i Cardinali...la processione...


In tutta questa richezza spiccava la povertà e la miseria. Infatti, dietro alla facciata di rito, nei vicoli adiacenti la Chiesa, c'erano poveri emarginati, malati gravemente, chi di tifo, chi di vaiolo, malati di aids, lebbrosi, tossicodipendenti...


In questo fiume di carne umana che chiedeva l'elemosina, difficile trovare gente passare.


Io avevo il terrore di questa miseria.


Le mi narici ne erano invase e sentivo che dovevo andarmene al più presto per non esserne coinvolta.


Vicino a questo vicolo pieno di povera gente ce n'era un altro pieno di prostitute che vendevano il loro corpo e lo esibivano senza pudore.


Mi ricordo me stessa insieme al Sig. P., un uomo anziano che non riesce più a camminare, dirigerci verso un palazzo antico tutto di mogano e marmo pregiato. Il profumo della cera rossa, la pulizia e il rigore del posto mi rassicuravano.

Entravo insieme a lui alla ricerca di alcuni libri rari.


Dentro questo palazzo c'era anche una scuola di musica, e in un piccolo giardino, assistevo all'esecuzione di un brano suonato da violini e flauti.


...

Il Terremoto




Questa notte il sogno era molto reale.

Mi trovavo in un Santuario. Con me c'erano amici (virtuali) appartenenti ad un sito d'arte.

Dovevamo organizzare alcune cose per una manifestazione ed eravamo tutti molto indaffarati.

Erano arrivati un po' da tutto il centro nord.


Ero seduta su un piccolo promontorio a guardare il panorama, vedevo, in basso, case, fiumi e anche il mare.


Ogni tanto passava qualche frate che viveva nel Monastero vicino.


Ad un certo punto ho sentito una scossa, molto forte.

Era la terra, che si muoveva....c'è stato un susseguirsi di immagini. Le scosse di terremoto sono diventate sempre più frequenti e io vedevo case antiche, crollare, la terra spaccarsi, il mare alzarsi e ingoiare tutto ciò che trovava al suo passaggio.


Quel senso di cedimento era terribile.


I miei amici gridavano, tutti erano sconvolti nel vedere di colpo, un paesaggio, mutare senza scampo.


Le crepe nel suolo erano davvero profonde, ma ciò che mi ha colpito è stato il rumore...


Vedevo anche alcuni speleologi intrappolati nel cunicolo di una grotta...temevo per la loro vita.


E' stato terribile...

L'incenso bruciato




La notte tra sabato e domenica ho fatto unsogno particolare, con dei simboli.

Ero dentro una chiesa, stavano provano la Turandot e G. (un mio amico) era addetto alla sovraintendenza della riuscita dello spettacolo.

Era molto contento ed esaltato, lo sentivo felice, con il suo solito modo di fare da presa per i fondelli, ma dentro pieno di soddisfazione.

Gli mostravo dei disegni fatti su carta con delle frasi scritte, era proprio una tecnica di scrittura.

Mi chiedeva di scrivere per lui e il suoi progetto usando proprio questa tecnica.

Vedevo un grosso dipinto del seicento appeso alla parete destra di questa Chiesa, raffigurava un uomo, un nobile...

Prendevo un sacchetto piuttosto grande, che conteneva della polvere di incenso bruciato e ne spargevo il contenuto sul pavimento, mi serviva come base per scrivere usando la mia tecnica.

Bella era la sensazione implapabile della polvere tra le mie dita...subito dopo tracciavo dei simboli su quella polvere.

giovedì 10 settembre 2009

Il Sanatorio



Questa notte ho fatto un sogno che mi ha lasciato strascichi anche oggi.
Stavo malissimo, ero in mezzo ad altra gente, amici, conoscenti...parlavo sempre più velocemente, addosso avevo una giacca e una camicetta e alle mani degli anelli d'oro con delle pietre preziose (io non porto anelli ne orologi).
Ad un certo punto, nel sogno iniziavo a respirare male (l'asma) e intorno a me la gente aumentava, c'era anche una specie di Fiera e io mi muovevo dentro il mercantino sempre più agitata. C'era anche il mio ex marito e il mio ex compagno...
Il respiro aumentava sempre di più, non riuscivo più a respirare...non avevo medicine.
Mi ritrovo all'interno di un sanatorio psichiatrico, a sampierdarena (non esiste li un sanatorio psichiatrico), c'era un giardino, con alberi e strade sottostanti.
Il sanatorio era vecchio, con pavimenti in marmo e colonne all'interno del palazzo.
La dottoressa mi accoglieva mentre io ero impossibilitata a respirare, riuscivo a mala pena a vederla...stavo per morire soffocata. Lei mi toglieva gli anelli dalle dita, la giacca e la camicetta, mi mettevano una specie di camicione e mi dava qualcosa per aiutarmi a respirare.
Inotrno a me vedevo tante personedai volti deformi, chi seduti, chi in piedi, si muovevamo come animali, donodolando, avevano i volti deformi, alcuni così imbottiti di calmanti da non poter nemmeno alzare la testa.
Io iniziavo a piangere e la dottoressa, con voce dolce e bassa, mi diceva di piangere e piangere tanto, che mi avrebbe aiutato a buttare fuori tutta la tensione.
Le lacrime mi sgorgavano come un fiume in piena, le sentivo prima bruciare sulla faccia, poi sempre più fluide...provavo una forte disperazione, un dolore indescrivibile.
Sempre la dottoressa parlando con una sua collega le diceva che avevo dei lividi nelle anche e che avrebbe dovuto farmi parlare per capire cosa aveva potuto causarmi quelle ecchimosi.
Io ero preoccupata, volevo dirle che non ero stata picchiata, che ne il mio ex marito ne il mio ex compagno mi avevano mai fatto del male...però ero devastata dal dolore dentro.
Piangevo...come un fiume in piena....
Alla fine mi coricavo su un letto matrimoniale, ricoperto da un lenzuolo bianco...subito veniva un cane bianco e nero, grosso...avevo paura, ma la dottoressa diceva che era buono e che dovevo stare tranquilla.
Respiravo meglio, ma non riuscivo a parlare.
I pazienti dell'ospedale, si avvicinavano sempre di più e io avevo paura di loro...avevo paura di non uscire più da li dentro.
Una coppia di down si baciavano, li vedevo...capivo la promiscuità che c'era la dentro.
Ripensavo al mio precedente ricovero (quello vero) nell'altro ospedale...
Erano tutti vicini, alcuni mi toccavano i piedi, le gambe...io ero terrorizzata, la dottoressa diceva che volevano solo fare conoscenza...
Avevo paura che volessero approfittarsi di me...ma in effetti erano solo molto curiosi.
I loro volti però mi facevano paura....le loro deformità, anche se ero consapevole che la loro era un'esistenza orribile...mi facevano compassione.

Nel sogno mi ritrovavo a casa (ma non la mia) un'altra dottoressa mi diceva che mi aspettava per la visita e io le dicevo che ero stata ricoverata al sanatorio.

In casa c'era una finestra che dava sulla galleria di una ferrovia...vedevo passare un treno...

Poi mi sono svegliata..

...sono ancora scossa dal sogno.

Quell'ospedale io so di averlo già visto. Non so dove, nel passato io l'ho già visto...

sabato 22 agosto 2009

La Grande Tavola

Il sogno di questa notte è confuso...molto.
Ricordo solo pezzi di situazioni.
Era morto un bambino...molto piccolo. Era stato ucciso barbaramente per una regolazione di conti. Ho ancora una volta assaporato la crudeltà della mafia.

Ho visto poi una grande tavola imbandita, sopra un grande fiume, la tavola altissima....200 metri di altezza. Ogni tavolo componeva la grande tavola e su ogni tavolo un numero romano.

Sulla grande tavola una torta, per festeggiare il battesimo e la morte del piccolo.

Ucciso con un cutter (ancora, ritorna nei miei sogni).

Ho visto la lotta della donna (era un po' la Livia, una mia amica d'infanzia, un po' la Mixxxx, un'amica da tempo).

Dall'altra parte qualcuno che doveva sposare la Mixxxx e allo stesso tempo veniva ucciso, tagliato a pezzi dal cutter....sentivo la lama a rasoio sulla mia pelle ogni volta che lacerava quella delle due donne (che in realtà erano una sola).

Poi un regolamento di conti.

Per il bambino ucciso, per la donna uccisa, per l'uomo ucciso.

Dei codici...su matrici di metalli...M2M molto grandi e radio che intercettavano un covo di delinquenti.

In tutto l'ambiente aleggiava quell'odore di morte e ipocrisia, e ogni situazione era divisa in terrazze, quasi gironi dell'inferno.

Le terrazze erano quelle delle campagne. Il sogno in se mi ha angosciato molto.

venerdì 14 agosto 2009

Il Mercante di sogni

La fonte battesimale




Ero in una grande cattedrale. Si stava svolgendo un funerale di un Vescovo, o comunque di un personaggio importante.
La bara era tutta Bianca. Io non so perché ero li e non conoscevo nessuno.
Nel sogno mi dovevo spostare per non essere scontrata dal corteo che seguiva il feretro. La Cattedrale doveva essere molto antica, mi ricordava un po' quella di Assisi. le navate erano però in legno massiccio e formavano grosse arcate.
Ad un certo punto mi ritrovavo coinvolta nella processione. Uno dei sacerdoti che seguiva la Messa, ruotando con il piede su un cerchio di marmo, molto leggero, lo staccava dal pavimento e si apriva sotto di lui un piccolo pozzo....dal pozzi sgorgava acqua limpida. Lui diceva che quell'acqua proveniva e ritornava a Roma. Era l'acqua della fonte battesimale, l'acqua de purificava.
Io alzavo gli occhi al cielo e piccole gocce bagnavano il mio viso.
Il sacerdote ci invitava a prendere con i palmi delle mani, l'acqua dal piccolo pozzo e a lavarci il volto.
Ricordo netta la sensazione di quest'acqua che mi puliva da ogni colpa....ad occhi chiusi lasciavo che mi togliesse via il mio passato...e tutto ciò che c'era stato di sbagliato.

Dopo io e altri ragazzi seguivamo il sacerdote, che era in realtà un Frate, giovane.
Lui pregava, diceva delle frasi che non ricordo, sembrava un rito.

Il Sacerdote si era inserito all'interno di una grossa scala a pioli, messa in orizzontale, con delle spesse corde fatte di fibra di cocco e altro. Una corda molto grezza.
Si metteva questa corda addosso in modo da poter sollevare la scala da terra...anche quello seguendo un rituale ben preciso. Io e gli altri ragazzi facevamo lo stesso.

Era essenziale che la corda passasse attorno alle nostre spalle e sotto le nostre braccia. La scala pesava moltissimo e noi dovevamo sollevarla da terra, camminando sopra il pavimento della Cattedrale, che in quel punto era fatto di terriccio, rassodato...io sentivo che era molto importante che seguire ogni parola e ogni gesto.

Il rito procedeva e noi ci stavamo liberando dal male.

Tutto era molto intimo e ci trovavamo in una specie di esasi mistica accompagnata dal dolore che la corda ci procurava sulla pelle.

Ricordo che in questo modo attraversavamo ogni navata della Cattedrale.

....

Successivamente mi trovavo in un corridoio, ormai liberata dal peso. Guardavo tanti ragazzie ragazze che setacciavano del caffé. Insegnavano a creare qualcosa (ma non so cosa) con questa polvere di caffé che, passando da un contenitore (molto grande) ad un altro, riduceva le sue proprietà ma allo stesso tempo dava origine a questo terriccio che doveva servive per qualcosa....

....

Poco prima di svegliarmi ero nell'atrio del portone di casa di mia madre, sopra le cassette della posta molte buste della posta grandi, piene di contenuto. Tante indirizzate a me. Leggevo chiaramente il mio nome e cognome...

giovedì 6 agosto 2009

Pelle di Serpente

....un libro.

dal libro "Le parole per dirlo" di Marie Cardinal Ed. Tascabili Bompani

"Perché la morte degli uomini è così assurda? Perché il lutto, le bandiere a mezz'asta, le musiche opprimenti, le lacrime, le cerimonie, le onoranze funebri, i tamburi ricoperti di veli, il nero? Perché non si parla mai dei vermi, della pelle esangue che diventa di marmo, dei piedi che diventano simili a spatole, del fetore? Perché si chiudono la bocca e gli occhi ai cadaveri, perché gli si tappa il culo con la bambagia? Perché non si lascia il corpo libero nei suoi mutamenti, nelle sue misteriose metamorfosi? Dov'è poi tutto questo mistero? Esiste davvero? Perché queste maschere, questi trucchi? Perché questi salotti trasformati in camere ardenti dove i cadaveri sferruzzano, leggono o si riposano in santa pace, come se non fosse successo nulla, mentre invece tutti sanno che all'interno di loro si sta compiendo in gran segreto l'inarrestabile trasformazione della materia, quando il solido diventa liquido, il liquido si dissolve in gas e in polvere, in un insieme di movimenti armoniosi grazie ai quali crescono le foreste, soffia il vento, trema la terra, gira il pianeta, riscalda il sole.Perché dovremmo rifiutarci di partecipare all'equilibrio delle forze, dei flussi, dei ritmi, delle correnti? Non capivo più niente, ero pazza. Proprio perché ero pazza non capivo nulla di quello che facevano o volevano gli altri."

sabato 18 luglio 2009

La casa


è da molto tempo che non faccio un sogno così chiaro e ben definito nei particolari...conosco i miei sogni, sto affrontando un periodo molto particolare.

Il sogno:
Una casa a due piani, il soffitto e il pavimento in travi di legno, una grande casa costruita tanto tempo fa, parzialmente restaurata.
Ci abito io, con mia zia, mia madre, mia nonna, ci sono alcune persone che vedo abitualmente sul lavoro.
C'è anche mia figlia.
Fuori piove....piove molto.
Tutti mi fanno i complimenti per questa casa ma non sono sinceri.
Mentre cammino io vedo il pavimento muoversi...

Piove ancora e ancora....

Ad un certo punto nella stanza che dovrebbe essere la sala il pavimento cede un po'.

Io inizio a preoccuparmi, il sogno prosegue senza sosta....e la casa va in rovina, il pavimento cede ancora e si crea una voragine, alcune delle persone che sono li dentro devono tenersi alle pareti per non cadere.

Dal vuoto emerge del fango, terra e fango. Molta.

Io guardo in basso e sono spaventata, quella fossa mi mette paura.

Sale anche l'acqua che impregna le cose, cerco di salvare il salvabile. Cammino nelle uniche zone dove le tegole di legno sono ancora salde e prendo scatole di documenti, fotografie, qualche bambola di mia figlia....entrano ad aiutarmi mia zia e qualcun altro (non ricordo). Vogliono spostare il divano e altri mobili.

Io grido loro di non farlo, di stare attente perché ormai tutto è pericolante. Mi chiedono perché ho salvato i documenti e io rispondo che oggi senza documenti sei una persona senza volto.

Guardo questa voragine aumentare, ci sono i miei gatti guori, cerco di prenderli per non farli inghiottire da questa massa viva che aumenta, tra questi gatti ne vedo uno piccolissimo, grigio perla.

Anche il mio ex marito è presente nel sogno, mi aiuta nel recupero delle cose...io guardo per terra e vedo un teschio, un teschio di ragazzo, piccolo...urlo "venite, venite a vedere, oddio c'è un teschio!!!" nessuno si muove.

Passo nell'altra stanza, vado al piano di sopra, una specie di camera da letto, un loft (o come si chiama) guardo il pavimento, le travi si sono ristrette e riesco a vedere il piano di sotto.

Mi rimane quella sensazione di decadimento, come se qualcosa che fosse stato costruito di colpo andasse in pezzi.
Tutto...

...divorato, inghiottito dalla terra e dal fango.

giovedì 16 luglio 2009

Monete di bronzo

La notte di lunedì ho sognato tanti gatti malati di rogna che mi giravano intorno....l'ambiente era quasi spettrale, sembrava un cimitero ma con quella non luce, tipica delle eclissi solari.

I colori erano non colori. Credo di aver visto la mia anima. Cercavo di liberarmi da qualcosa...

Questa notte ho sognato "XxX" era diverso, come al solito. Non era lui.
Però, questa volta, aveva la schiena piena di catene piantate addosso da chiodi e sopra ogni chiodo c'era una moneta di bronzo.

domenica 21 giugno 2009


Nel sogno di questa notte (in tre ore di sonno circa) a parte i personaggi principali, io e un amico che conosco da anni...ciò che mi ha colpito è stata l'atmosfera.
Nel buio, all'aperto, lungo un torrente, con vento fortissimo, vortici di foglie e lamenti dei rami tormentati dal tempo. Un senso di angoscia profonda, un senso di claustrofobia sentimentale.
Il desiderio forte di poter aprire le catene che mi legavano a questo mio amico...catene che da parte mia erano dovuto al suo desiderio di imporsi come compagno di vita, ma a senso unico.
Credo che sia emerso questo desiderio di libertà che ho dentro.
La solitudine che a volte pago a caro prezzo, che mi stacca dalla realtà, è comunque parte del mio essere.
Nel sogno io continuavo a dirgli che non volevo saperne di lui, ma era ossessivo, morboso...
Un sogno molto triste, che ha anche un fondo di verità.
La paura di ferire era palpabile, ma il desiderio di camminare da sola più forte.

E' stato comunque un brutto incubo che viaggia nella mia mente tutt'ora.

mercoledì 17 giugno 2009

Vorrei sognare di essere amata per ciò che sono...

Vorrei amare per essere ciò che sogno...

...sognare di amare...

...amare sognando.

Deserto


martedì 16 giugno 2009

Hai mai provato a sognare di volerti svegliare e le tue palpebre non vogliono aprirsi?
E soffochi mentre cerchi invano di vedere chi hai di fronte?

Barcolli, il respiro si fa veloce, uno sforzo disumano per poter vedere, mentre le gambe e le braccia si fanno pesanti.

Di fronte a te quella figura che vedi ma non vedi.

Chiedi aiuto, perché hai paura di non svegliarti più.

Alla fine ti svegli e hai addosso quell'angoscia, quel sapore di sconfitta...

...e quando finalmente ti sei alzato e vestito, e esci fuori di casa...ti rendi conto che davvero non vedi ciò che hai intorno. I tuoi occhi sono ancora chiusi...

sabato 13 giugno 2009

Il Lago Nero




C'era un pescatore cieco che amava pescare nel lago nero del suo paese, era l'unico a farlo perché gli altri abitanti avevano paura di quelle acque scure.
I pesci che lo popolavano erano trasparenti e visibili solo per un istante.
Ma il pescatore, nonostante non vedesse, era abilissimo e ogni giorno tornava con la sua barca piena di pesci.
Come esca usava delle farfalle che andava procurandosi nelle campagne, queste si posavano sulla sua mano senza timore, e anche per questo motivo la gente ne aveva timore...era una persona un po' strana e misteriosa.
Un giorno una bambina si avvicino a lui e chiese di poter andare a pescare i pesci trasparenti. Il pescatore le chiese di portargli 10 farfalle colorate e solo allora sarebbero andati a prendere i pesci.
La piccola catturò le farfalle e come d'accordo le portò al pescatore.
Salì sulla barca e presero il largo.
Una volta giunti a destinazione il pescatore inizio a prendere le farfalle e legarle alla lenza (non usava amo da pesca), la farfalla iniziava a volare, il pesce dal lago nero, vedendo la farfalla spiccava un salto fuori dal lago e agguantava la farfalla nella sua bocca.
Il pescatore, una volta preso il pesce, gli apriva la bocca e liberava la farfalla.
La bambina imparò presto e pesco tanti pesci trasparenti, ne prese così tanti che il lago piano piano si spopolò dei suoi abitanti. Con la barca stracolma di pesci tornarono a riva e la gente del posto, entusiasta per la grande pesca, comprò tutti i pesci che c'erano, il pescatore spartì equamente il guadagno con la bambina e decise di non tornare più nel lago, ormai privo di pesci trasparenti.
La piccola gli chiese cosa avrebbe fatto, infondo per anni il suo mestiere era quello di pescare e senza la vista non sarebbe vissuto a lungo.
Il pescatore le rispose che avrebbe guardato con il cuore, e che il suo cuore lo avrebbe avvertito dei pericoli, detto questo si incamminò verso la campagna insieme alle farfalle che lo avevano aiutato nella pesca e sparì.
La piccola con i soldi comprò una casetta per i suoi genitori, un giocattolo per se, un giardino per le farfalle del suo paese e un colore magico per dipingere i pesci trasparenti affinché tutti gli abitanti li potessero finalmente vedere.

venerdì 12 giugno 2009

Ho fatto un altro sogno nell'ora che ho dormito...

C'era la mia ex collega con sua madre, l'uffico si trovava a ridosso di una grande parete di roccia nera e ai piedi c'era il mare, limpido, cristallino, ma la superficie rifletteva il colore scuro della montagna rocciosa.

Una vera parete a strapiombo, in alto della vegetazione, ma molto in alto, praticamente irragiungibile...

...............ancora quell'odore di rame.

Quell'odore strano, rame e sangue.

Prendevo una pastiglia grandissima di Cipralex da 500 gr. (non so nemmeno se esiste) e facevo una fatica boia a deglutire.

Non ricordo altro, ma provavo angoscia. Un senso di morte, una situazione che non aveva via di fuga.
La scorsa notte ho sognato grosse scale di marmo, consumate...le scale erano quelle di Escher...i corrimano erano neri con pioli in ottone.

Io salivo/scendevo queste scale, con affanno, disperazione.

Giungevo infine in una stanza, grandissima, affrescata...con arazzi e tende rosso porpora.

L'entrata e i pavimenti erano in stile genovese, ma una presenza mi inquietava...non so cosa o chi fosse, nell'aria però qualcosa mi guardava dentro e io avevo paura.

domenica 31 maggio 2009

Spleen


penna biro su foglio A4

WebCut Art


20x20 (acrilico polimaterico)

venerdì 8 maggio 2009

ToTem


E' da tanto tempo che ho ripreso a camminare nella campagna, con mia figlia. Con lei cerco i percorsi che tanti prima di me hanno fatto. Guardo la terra, spesso argillosa, sotto i miei piedi. Guardo i solchi che l'acqua ha scavato con l'erosione...
Ho insegnato a mia figlia a guardare il cielo stando sdraiata.
Non lo fa quasi più nessuno.
Vedi tutto con un altro punto di vista.
Gli alberi, il volo degli uccelli...il sole che passa attraverso le foglie.

Ascolto il non silenzio e penso...

In questo periodo sto disegnando queste cose.

mercoledì 15 aprile 2009

14 Aprile 2009

Di questa notte mi è rimasto impresso un enorme palazzo, in stile antico...

(Io ero in un palazzo, di fronte...al buio)

Questo palazzo aveva un cancello enorme, che rivestiva tutta la facciata, il cancello era in stile antico...era aperto, appoggiato...c'erano visibili le serrature...ma non le chiavi.

Come se potesse essere chiuso.

Nel palazzo dove ero io c'erano pietre, grosse, nere...sembrava una casa sommersa nel mare...l'odore era salmastro, l'ambiente umido...c'erano due persone che avevano pescato dei piccoli molluschi, sembravano seppie...le vedevo, viscide, muoversi ai miei piedi.

Poi siamo saliti su per una scala, non aveva ringhiera...sembrava di tufo...forse era un palazzo costruito in una grotta...

Quello che ricordo è questo senso di chiusura...di oscurità...e quel cancello enorme...

venerdì 10 aprile 2009

Mercoledì 8 Aprile 2009

Questo sogno l'ho fatto mercoledì. Voglio solo fissare un aprticolare che mi è rimasto nella testa e che gira...apparentemente senza pressare, ma non l'ho ancora "rilasciato".

Ero incinta, aspettavo un secondo figlio, mi vedevo con la camiciona nera che mettevo quando aspettavo Alice. Ricordo che mi trovavo vicino alle scuole "rosse", con la mano mi accarezzavo la pancia, appena visibile (dovevo essere al sesto mese).
Incontravo una ragazza (che ha un figlio più grande di Alice di un anno)...lei gridava dei suoi problemi, questa donna mi metteva a disagio. La vedevo poco attenta nei confronti di suo figlio, sempre troppo presa a parlare di se, a invadere tutto e a dimenticare di ascoltare suo figlio....per quanto io di norma non giudichi gli altri, questa donna, nella realtà non mi piace. Non la conosco, ma ciò che avverto di lei, quando la incontro, è una brutta sensazione.

Venerdì 10 Aprile 2009

Il sogno di questa notte non lo ricordo molto bene, ieri sera ho preso un sonnifero.
Però ci sono alcuni particolari. Un posto che sembra un anfiteatro, mi ricorda in effetti quella zona a Roma dove hanno girato il film di Ben Hur, il Circo Massimo.
C'è gente, amici...c'è chi deve prepararsi per una processione cattolica e chi si deve allenare in palestra...tutto e mischiato.
Ad un certo punto qualcuno dice che le donne saranno sottoposte ad una visita, perché non hanno le mestruazioni, così una ginecologa praticherà loro un intervento manuale per farle "sbloccare". Io mi rifiuto. Mi ricordo di quando, in ospedale, una dottoressa cercò di togliermi il "tappo" quando ero incinta...il male che provai...
Mi dicono che non è la stessa cosa...mi nascondo in un angolo e mi faccio piccola. Rimango in quell'angolo a guardare gli altri.
Mi sento "diversa".

giovedì 9 aprile 2009

Mi sveglio con le urla fortissime della bambina che nel sogno è in braccio a sua madre, una madre troppo nervosa e isterica, che la strappa da un luogo dove la piccola giocava. Così, apparentemente senza motivo. Mi colpisce l'impatto del cambiamento repentino serenità-disperazione. Avverto dentro di me questo atteggiamento come un modo voluto e sadico per far soffrire la povera piccina.
Mentre la sento andare via disperata vedo un corridoio, un grande portone di legno, antico.
Credo ci sia mio padre, e forse anche mia madre...di colpo sono fuori, per strada, è autunno, il cielo è nuvoloso, c'è stato vento, per terra le foglie cadute, le case sembrano quelle inglesi, in stile...villette costruite in pietra massiccia, quasi tutte con uno stato di abbandono...mi colpisce vedere in alto due sedie (tipo quelle che ci sono nelle aule scolastiche" sospese per aria, sono impigliate, ciascuna, in una corda di metallo...e rimangono li, una di fronte all'altra, tra alcuni alberi di una improbabile casa.

domenica 5 aprile 2009

Sabato, 04 aprile 2009

Sono dentro un tunnel che sembra quello di un treno, ma è molto più grande. Potrebbe essere un enorme ponte ma è profondo. C'è il mare che arriva sotto questo tunnel, lasciando un enorme spazio d'aria. L'acqua è limpida, vedo i sassi trasparire e non è profonda. Di fronte a me c'è luce ma io non esco da questo posto. Nuoto dentro questo mare, sembro quasi un piccolo pesce. vedo una mia conoscente tuffarsi, ha il volto di adesso su un corpo di ragazzina. Mi parla, è spensierata, come un tempo. io avverto un disagio...come se sapessi che, nonostante io veda la luce, non ne potrò mai uscire...il mare ha il sapore del Rame. Insopportabile...Mi ricorda qualche altro posto dove forse sono stata da bambina, infatti, fuori, nella luce c'è il parco della vecchia scuola delle elementari, con il banchetto dei dolci e il negozio di frutta e verdura...ora non c'è più niente di tutto questo.
Mi ritrovo dentro il negozio di cartoleria dove lavorava un tempo mia zia, ma è un negozio che vende abiti, scelgo dei vestiti, ce ne sono tantissimi, di tutti i tipi...non me ne va bene uno...la mia frustrazione è quella di non riuscire a trovare una taglia.

Venerdì, 3 aprile 2009

C'era Gianpaolo che litigava con suo fratello e suo padre (che è morto). Strano questo sogno...dopo tanto tempo poi...ma di sicuro quello che lo precedeva era molto più importnate, ma non me lo ricordo. C'era mio fratello...

...vagamente ricordo una casa, una villa, arredata con arazzi barocchi...un uomo, molto ricco, con una donna. Straniero. Io in questa villa, abitavo li perché non avevo altro posto. C'era mia figlia anche, che era molto piccola. Ricordo quest'ansia verso di lei...perché se da un lato, la villa dava su un bosco...dall'altro era come se fosse altissima e io abitassi all'ultimo piano di un grattacielo...

Il mio terrore, che Alice si potesse buttare giù nel vuoto...vivevo, nel sogno,con la sensazione di una sciagura imminente...

Io mi sentivo molto povera, l'uomo regalava un libro di puzzle ad Alice...

Tutto molto triste...un po' come sono io ora...

Giovedì, 2 aprile 2009

Ho sognato di essere in un parco giochi con mia figlia, su due panchine ci sono due indiani (dell'India) e altri due sono sdraiati per terra. Hanno il volto coperto da sacchi di juta. C'è gente...lentamente prendono fuoco...non si possono muovere, qualcuno li ha legati...sento odore di carne, guardo i corpi degli uomini, il fuoco non è rosso ma blu...sono terrorizzata. Vedo le fiamme prendere i capelli e le vesti di queste persone, gridano, implorano...poi di colpo mi vedo seduta su una panchina, sempre del parco, ai miei piedi un'enorme fossa scavata da qualcuno...rivestita di piccole pietre, sembrano vulcaniche...ci sono due cani che mangiano in questa fossa qualcosa...io non so cosa sia ma ho nausea e voglia di rimettere...ricordo anche un nastro bordeux con i lati dorati e tre chiavi di rame attaccate...

Domenica, 25 gennaio 2009

Ore 4:11

Prendo appunti per ciò che ho sognato
questa notte.

Piccole bestioline immonde addosso alle mie gambe e soprattutto sulla vagina, salgono dal
pavimento, ce ne sono tantissimi, sono in una stanza che sembra un bagno ma è anche una
camera, potrebbe essere una stanza qualunque, sembra quella di un
ostello universitario anche, sono seduta sul wc, nella stanza ce ne sono due di wc, i vermetti escono dalle piastrelle per terra, controllo le mutandine, c'è sangue rappreso, sull'assorbente, tolgo questi vermi con del cartone, difficile toglierli tutti.

Ogni cosa che ha a che fare con me è marcia.

Compro molte confezioni di panna cotta su coppe di stagnola.
Ne vedo il contenuto scaduto, liquido scuro che mi cade addosso e mi sporca.

Devo buttare via ogni cosa che tocco perché è come se nelle mie mani andasse in decomposizione.

Tutto questo accade davanti ad altra gente.

Anche quando mi pulisco da tutti quei vermetti...c'è mia madre che non si preoccupa di me e mi
chiede se anch'io sento quell'odore di carne marcia.

Ho i capelli molto lunghi, non le do retta.

Cerco di pulirmi ma non riesco a
togliere tutto.

Sabato, 17 gennaio 2009

ecco quello di questa notte.

Ho preso un sonnifero ora, altrimenti non
dormo.

Sono nella mia città.
C'è gente che non conosco, molta, xstrada.
Il tempo è brutto.
Ad un certo punto il cielo diventa grigio
viola, carico di grosse nubi che scopro presto essere in realtà più
tornado.
Enormi, devastanti.
Li vedo passare sopra le case, gli animali, le macchine, le persone.
Prendere e avvolgere tutto, strappare, sradicare, portare via. Mi riparo dentro un cunicolo buio.
Nella parte più piccola e stretta.
Non ho paura, sono affascinata dalla potenza di questa massa di energia e allo stesso tempo cerco di
salvarmi.
Mi ritrovo dentro un magazzino, o stanza, non saprei.
Ci sono dei personaggi strani. Una donna ha il seno scoperto, un ubriaco, alcuni giocatori di carte.
Tutto molto decadente.
I tornado continuano incessanti io provo ad uscire, vedo la code rialzarsi, aiuto una donna con un bambino piccolo ad andare all'ospedale.
Un'immensa struttura moderna. Le luci si accendono e spengono.
Il tornado più grosso si avvicina di nuovo ed è composto da migliaia di sfere quasi gommose
perché rimbalzano addosso ma in realtà sono piene d'acqua.
Riusciamo ad entrare nell'ospedale nonostante la grande confusione.
Sembra una grossa nave spaziale tipo Odissea 2001 di Kubric.
Nell'ascensore c'è chi fuma e vedo del liquido rosso x terra ma è vino, non sangue. Non
ricordo altro...

Giovedì, 15 gennaio 2009

...Ero incinta e toglievo ragnatele grandissime e perfette appese in un
sentiero dove ai lati c'era un roseto.

Ma sempre il bosco anche se
filtrava della luce attraverso sempre i soliti abeti. Vedevo poi una bambina, sui dodicini anni, correre nuda lungo Via Mameli...

Ero sconvolta perché pensavo a quanto fosse pericolos per lei andare in giro così. Le avrebbero fatto del male.

Mercoledì, 14 gennaio 2008

...sono sfinita. Alice ha la febbre, alle cinque era già sveglia.

Ho fatto un altro sogno strano. Ero in un bosco fitto di abeti altissimi. Tutto intorno a me, nebbia e fango....terra e fango, fango e terra.
Camminavo con i piedi immersi in questa melma.

Non ero sola, c'erano persone che conosco nel virtuale.

Ad un certo punto salgo una collina, viscida e sempre piena di fango...mi ritrovo dentro un passaggio, un cunicolo che si stringe sempre di più.
Sembra un utero materno.
Sembro io che sto per nascere.
Tant'è vero che devo infilare la testa in un passaggio strettissimo, dove solo la mia faccia può entrare e so che dopo scivolerà tutto il resto.

Ma non riesco.

L'idea di rischiare di morire soffocata dalla terra e dal fango mi blocca e decido di non andare oltre.

ANGOSCIANTE...


....poi mi sono svegliata e successivamente ho sognato ancora mia zia che mi tormentava, e pezzi della mia infanzia, e tristezza, dolore, senso di abbandono.

Ora ho l'ansia che mi tocca l'anima, la schiena rotta, mi sento uno schifo.

Mercoledì, 19 novembre 2008

Ho fatto un sogno strano questa notte.

C'era un palazzo dell'ottocento, con pavimenti in marmo lucido, chiari e un arredamento in stile barocco...

I palazzo fuori però era fatiscente, manteneva il suo colore originario, ma sembrava "appeso" ad una instabilità.

Pronto a crollare da un momento all'altro.

Io camminavo per una strda, simile a quella che porta Rapalloa San Michele di Pagana.

C'era molta gente. Dovevo vedermi con Lui.

E in effetti, nei pressi di questo palazzo ci incontravamo...poi però voleva farmi entrare dentro e io avevo paura.

Percepivo delle "presenze" che mi avrebbero fatto del male.

Una negatività.

Lui insisteva che il palazzo era da vedere, e mi portava all'interno di questo posto.

Di colpo ero da sola, guardavo le pareti piene di quadri, con cornici dorate...e grandi finestre...osservavo il pavimento...e tutto intorno GUARDAVA ME.

Mi sentivo osservata, volevano impossessarsi di me...sentivo queste presenze avvicinarsi, provare ad entrarmi dentro.

Ero angosciata, tremendamente.

Una sensazione orribile.

Qualcosa impossibile da descrivere.

Di colpo mi trovavo in un giardino, simile al Parco Casale. Lui mi chiamava....io non rispondevo. Lo vedevo disperarsi, angosciato...che stava male.

Io non rispondevo comunque.

Stavo malissimo, provavo uns enso di morte. Avrei voluto correre da lui e sacrificarmi ed entrare in lui per sempre...però era più forte di me il desiderio di allontanarlo.

Il male che provavo, il dolore, era una specie di "espiazione".

Ero come stata trasformata da queste presenze malvagie.

Nel sogno, Susy, mi chiamava, mi diceva che lui era disperato...di smetterla di fuggire.

Eppure io rimanevo di pietra.

Mi sono svegliata con un senso di oppressione e orrore...quel palazzo, i suoi occhi tristi...

...a volte mi chiedo se sono pazza.

Giovedì, 13 novembre 2008

Ho due frammenti di due sogni di questa notte.

Il primo:
Ricordo la stanza da letto di mia nonna, al posto della specchiera c'è una fessura nel muro che conduce ad un corridoio. Io faccio passare attraverso questo corridoio un uomo, non lo conosco, non so chi sia. Gli indico la porta infondo e gli dico di aprirla se vuole uscire. La porta è di legno, le pareti sono umide, c'è un vago senso di abbandono tra la stanza e la porta.
L'uomo percorre il corridoio ed esce dalla porta e si trova in una delle entrate della Chiesa di S. Anna (la Chiesa dove canto io). C'è una funzione in corso, ci sono anche delle suore. Tutti cantano una litania ossessiva, leggendo sopra un cilindro bianco in codice Braille, anch'io canto e il tono si alza sempre di più finché non riesco più a emettere suono...

Il secondo:
Un albero enorme, antichissimo, in mezzo ad un bosco.
Salgo su questo albero e mi accorgo che una parte è morta. Sento sotto le dita il legno marcio, morbido, cedevole...allora scendo per paura di romperlo. Giro intorno e lo osservo.
E' maestoso, frondoso, eppure una parte è come inesistente.
L'atmosfera è immobile e io percepisco qualcosa, sento che quell'albero è l'anima di qualcuno e che è li in quel momento per trasmettermi un messaggio. Mi accorgo che accanto a me c'è Margherita, la nipote della mia principale, le faccio notare l'albero. Pare che solo io sia preoccupata.
Provo a toccarne i rami bassi e sento che potrebbero spezzarsi facilmente...mi sveglio molto preoccupata.

Mercoledì, 12 novembre 2008

E' tempo di sogni come messaggi...

Questa notte. In una stanza, forse un'aula, un congresso...c'erano le autorità del Comune. Giudice, Arena, le solite facce di merda della politica...

Io dovevo presentare un lavoro.

Un disegno enorme, era la figura della mia amica Simona, morta il 25 luglio 1995.

Su questo suo ritratto avevo scritto anche delle frasi che non ricordo.

C'era tanta gente, compagni di scuola, amici, tutti a commemorarla.

Io ero in imbarazzo. Odiavo la presenza di tanti volti ipocriti e avevo la certezza della falsità della situazione.

Di colpo mi sono resa conto che in realtà ero dentro un ospedale, uno di quelli dove non ci sono camere, ma solo letti separati da tende, con soffitti alti, altissimi.

Era il reparto di psichiatria e i ricoverati credevano di essere, chi un politico, chi un alunno, chi un personaggio in vista.....chi, come me, un'artista.

Sentivo odore di alcool, vedevo siringhe, sentivo odore di piscio e di piaghe.

Ma ero tranquilla, mi sentivo a casa. Sapevo che lei, Simona, la mia amica, era con me e questo mi dava molta sicurezza.

....mi sono svegliata bene, questa mattina. Incazzata per una serie di altre cose, ma il sogno non mi ha ferito.

Martedì, 11 Novembre 2008

Svuoto il sogno di questa notte...per non impazzire.

La zona è quella "dal ponte Annibale".

C'è una strada che mi porta verso una piccola salita. L'aria è ferma, fredda, immobile. In cima alla strada sulla sinistra c'è un cimitero, sulla destra un cancello chiuso.

Il cimitero è aperto.

Io devo percorrere quella strada e decidere se entrare o fare inversione di marcia (sono in macchina).

Arrivo in cima, inverto la marcia.

Torno indietro e mi fermo su un posteggio a pagamento.

Di fronte a me c'è lui, lui è li e mi dice di scendere, che mi aspetta.

Io provo un amore infinito...vorrei scendere dalla macchina ma non ci riesco...è come se avvertissi la netta sensazione che potrei metterlo in pericolo.

Mi sveglio...

Giornata del cazzo oggi. Ora ho il fegato in gola e lo stomaco sotto i piedi.

L'amica del sogno dei ROVI e dei TOPI...forse ho capito chi è.

Lunedì, 10 novembre 2008

Ricordo questo particolare...una casa antica, stile genovese. Soffitti alti, stuccati...stanze enormi. C'era Alice...era su un terrazzo del palazzo. Nel sogno io andavo in panico perché mi rendevo conto di essermela "dimenticata" per tutto il giorno lassù...e pensavo che sicuramente l'avrei trovata morta.

Ricordo una strada, nei pressi di San Pietro, una frazione della mia città. Grossi rovi, enormi, spine gigantesche...e topi. Topi grandi come cani. La gente non poteva passare sulla strada e i topi erano sporchi di sangue. Avevano denti affilati, in agitazione, pronti a divorare chiunque passasse da quelle parti.

Ricordo di aver pensato a mia figlia, poi di aver ricordato che c'era una mia amica che era passata proprio da quella strada e di essermi resa conto che sicuramente i grossi ratti l'avevano mangiata.

Non so chi fosse l'amica del sogno. Ricordo bene il suo volto ma non la conosco.

...ho questa immagine fissa negli occhi, i rovi enormi e i topi.

I ROVI E I TOPI.

sabato 4 aprile 2009

Human Nature - Made in Italy

Mercoledì, 5 novembre 2008

Ho fatto un sogno terribile. Tagliavo la bocca di mia figlia, il labbro superiore, con un cutter. Perchè aveva male e io per farle passare il dolore credevo fosse giusto tagliare tutta la zona che comprendeva il labbro e la parte sotto il naso. Mentre tagliavo, Alice piangeva disperata, la carne non era ancora staccata del tutto, ma dalle ferite uscivano rivoli di sangue.
Ad un certo punto, mi sono resa conto che le stavo facendo qualcosa di orrendo e l'ho abbracciata, mentre lei, poverina aveva le lacrime, ma non urlava.
Allora, nel sogno, le tamponavo le ferite con un fazzoletto e tenevo premuto per non vedere...poi ho tolto il fazzoletto e non c'era più traccia di tagli o sangue.

Questo sogno mi ha sconvolto.

Mi faccio schifo, mi fa schifo la mia mente che elabora certe cose orrende.

Lunedì,1 settembre 2008

Ho fatto un altro sogno strano...

Ero in un posto che non conosco, c'era muri di case bianche, nella sera. Sembrava l'interno di una città, forse i caruggi di Genova e una donna dai capelli lunghi e bianchi e con due enormi occhi albini, voleva "impormi" di guardarla. Io cercavo di allontanarmi ma non riuscivo a farlo velocemente, mentre lei si avvicinava sempre di più.

Vedevo questi due enormi occhi grandi, sembravano quasi due occhi di un disegno che evevo fatto tanto tempo fa.

Io sapevo che in quel modo voleva impossessarsi di me. Entrare dentro di me e farmi del male.

La mia era una lotta faticosa e senza scampo...

Poi ad un certo punto, girandomi, in questo posto che all'inizio mi ricordavano i vicoli della bella Genova vedo invece un fitto bosco di alberi scuri e in un punto una radura, ricoperta totalmente di cenere bianca (tipo la brace quando si spegne) e sepolto sotto questa cenere, un corcefisso spezzato in diverse parti, scomposto.

Lei voleva obbligarmi a farmi entrare in quella zona.

Sentivo presente l'odore di morte. Del niente. Del nulla....tutto fermo, non freddo, non caldo...la morte.

E i suoi occhi sempre fissi su di me....

Poi mi sono svegliata.

Sabato, 30 agosto 2008

Ho fatto un sogno orrendo...mi sono svegliata e ancora me lo sento attaccato come ragnatela.

"Mi ritrovo dentro una specie di centro estetico che è anche parrucchiera per signora. Devo farmi fare la tinta ai capelli.
Non so come mai sono li.
Non conosco l'ambiente ne le persone che ci sono dentro.
Qualcuno mi indica una donna, una signora di circa sessant'anni.
Una donna minuta, capelli a caschetto un pò "cotonati", lisci, sul rosso-rame.
Occhi verde-azzurro e un bel sorriso.
Un sorriso di quelli che appartengono solo alle donne che amano la vita e che hanno tanto sofferto.
Nel suo sguardo vedo gioia e tristezza insieme.

Ad un certo punto, mentre la osservo parlare con varie persone, mi si avvicina per chiedermi cosa devo fare ai capelli.

Ho un'intuizione, o forse ho sentito qualcosa...non ricordo.

Questa donna è la compagna di una vittima famosa della MAFIA.

Lei stessa ha deciso di continuare a combattere in memoria del suo compagno che ha sempre sostenuto quando era in vita.

Mentre mi racconta qualche storia al riguardo entrano di colpo alcuni uomini...

Tutto è confusione...

La gente scappa, sento rumore di cose che vanno a pezzi, urla, grida....vedo lei a terra.

Qualcuno la blocca a terra e le versa sul volto dell'acido muriatico.

Lei si dibatte come un animale impazzito, la tengono ferma.

Grida dal dolore, mentre la sua pelle piano piano si cuoce. L'uomo sadico fino all'ultimo...io sconvolta rimango ferma, paralizzata...incapace di muovermi.

La vedo dopo. Il viso una maschera pietosa di carne....poltiglia.

...

Mi ritrovo qualche tempo dopo a casa di mia zia. Mi ha invitato da lei,deve farmi conoscere una persona.
Sto per entrare e mia zia mi comunica che sta per arrivare quella donna.
Quella che è stata trasfigurata tempo addietro dal MAFIOSO.

Io guardo mia zia terrorizzata. Le grido se è impazzita. Le urlo che quella donna è una MINA VAGANTE. Che è come avere in casa un cadavere che cammina....TREMO....HO PAURA....inizio a piangere e vedo le mie lacrime scendere dal mio volto come grosse gocce d'acqua, diventano una cascata di pianto.
Provo pena per quella donna e mi sento un VERME.

Mi domando come possa avere ancora il coraggio di combattere. Di essere in piedi dopo quello che ha passato. A mia zia dico che il nostro cognome verrebbe associato a quella donna e che io devo pensare a mia figlia...VIGLIACCAMENTE ME NE VADO.

Mi rendo conto di essere peggio di chi la sfigurata...rifiutandomi di incontrarla.

.....

Passa del tempo. Non so come mi ritrovo allo stesso centro.

Tutto è calmo, tranquillo. Qualcuna mi fa vedere come viene scelto il colore del rossetto in base all'incarnato della persona.
Sono seduta e con me ci sono altre persone....è un grande tavolo, alla mia sinistra vedo LEI.

I suoi occhi. Sempre gli stessi. Non sono cambiati. STESSA FORZA. STESSO CORAGGIO...la pelle è un ammasso di rughe e cicatrici.

Ad un certo punto suonano alla porta, entra un uomo in divisa. Corpulento, baffetti....si siede di fronte a LEI.
Io, poco prima che si identifichi, lo guardo.

HO NAUSEA.

SENTO ODORE DI CADAVERE IN DECOMPOSIZIONE.

MI SENTO MALISSIMO.

Lui guarda la signora e le dice...".Buongiorno Guardia di Finanza".

Io sto male.
VEDO IN LEI UNA PERSEGUITATA.

UNA DONNA CHE NON AVRA' MAI SCAMPO. MAI. I loro occhi si incontrano. Lei lo sa eppure....eppure...non un attimo le cede lo sguardo.
Non un attimo...

Lui, lui un portatore di morte e di vendetta, un ammasso di carne marcia e putrida....pieno di odio.

LEI UN ANGELO, GUERRIERO DI LUCE

LUI IL MALE.

Giovedì, 31 luglio 2008

Questa notte ho fatto un sogno/incubo.
Era tanto che non ne facevo di così crudi...
Ieri sera non avevo nemmeno letto libri, ne guardato film o altro....

Per farla breve, queste le immagini.

Io e mia zia.

Una bambina di pochi mesi che deve partorire.

(SI, UNA BAMBINA DI POCHI MESI CHE DEVE PARTORIRE)

Ha il pancino ancora gonfio, come tutti i bimbi piccoli e si lamenta dal dolore perché è talmente piccola che non riesce ad avere il figlio con il parto normale, e perché nemmeno può parlare...può solo piangere.

L'unica alternativa è usare un cutter per farle un cesareo.

Io, nel sogno, ho una visione, mia zia che taglia e la apre in due come un piccolo maiale sgozzato.

Allora dico a mia zia che sarò io a praticare il taglio.

Andiamo nel bagno, la mettiamo nel lavandino, la piccolina si contorce dal dolore e io allora mi decido e le pratico un taglietto proprio sotto il pancino.

Mentre taglio, mia zia cerca di prendere il cutter per affondare meglio la lama, io mi divincolo e così mi taglio due dita, schizza sangue da tutte le parti e mentre grido a mia zia di andarsene, incito la bambina a spingere. Lei piange, grida, ma io le dico che deve spingere, per far uscire dal taglio la sacca con l'altro piccolo.

Vedo distintamente una bolla di pelle umida cercare una via d'uscita, è una piccola placenta...finalmente esce dalla ferita che si lacera ancora un pò...

La bambina è salva e il suo piccolo anche...

Io mi sveglio con il senso del dolore del taglio sulle dita.

ALLUCINANTE!!!!!

Lunedì, 9 giugno 2008

Non so come mai ma è il periodo dei sogni...nonostante io sia piena di sonniferi da fare schifo.

Questa notte ero nella vecchia Camera Ardente della mia città, quella dietro all'Ospedale.

Sembrava più una cappelletta, di quelle dove si prega quando muore qualcuno.

Panche di legno allineate...tutti vestiti di nero. Molte donne, con il capo coperto da veli neri.

Tra queste donne c'ero anch'io.

Accanto a me "qualcuno" mi dice che è stata decisa la mia sentenza.

Devo morire.

Sulla sedia elettrica.

Mi legge ciò che è stato deciso.

E' scritto in bianco, in stampatello sopra un foglio leggermente più scuro del bianco.

Io leggo e mi sento male.

Di colpo mi rendo conto di quante cose avrei potuto fare e non ho fatto. Di quanti giorni ho sprecato, idee, pensieeri, parole non dette...mi prende il terrore, vorrei piangere, ma non lo faccio, perché sarebbe una perdita ulteriore di tempo.

Tutto diventa importante, i secondi...e più penso più mi rendo conto che il tempo passa e io sono IMPOTENTE.

Che orrore. Un orrore incredibile.

Una frustrazione.

Un senso di nullità...mi chiude, mi sento davvero morire. Non posso fuggire, non posso fare niente.

....Mi sono svegliata...non ho pianto nemmeno, davanti a me la certezza di aver toccato con l'anima qualcosa che mai avrei pensato di percepire.

....mai fatto un incubo peggiore....mai...

Giovedì, 5 giugno 2008

Nel sogno io ero una ragazzina, avevo ancora i capelli lunghissimi e leggermente ondulati, come un tempo.
Vestivo un cappotto, una redingote, rosso e degli stivali neri.
Vedevo me stessa camminare con passo deciso (il mio di sempre) lungo il marciapiede che percorre il torrente della mia città.
Dietro di me c'erano due ragazzini.
Io sapevo che uno dei due era innamorato di me...anche se molto più piccolo, sia d'età che di statura.


La cosa che mi ha affascinato di questo sogno è stato quando mi sono trovata davanti alla vetrina, sporca, di un antiquario.
Ferma ad ammirare una grossa anfora dorata, con sopra delle incisioni raffiguranti la vita romana.
Accanto all'anfora un a cassetta, sempre dorata, anch'essa con delle incisioni...
Tutto intorno altri oggetti minori, di legno, di ferro...sporchi...

Non ricordo il perché ma successivamente (come se fosse passato del tempo) ero di nuovo davanti alla vetrina (dietro di me sempre i due ragazzini...) e l'anfora con la cassetta non c'erano più.

Sempre senza parlare (nel sogno non dicevo una parola) ho iniziato a piangere e uno dei due ragazzini, mentre io camminavo verso casa, per la prima volta si è avvicinato a me, camminandomi a fianco...in silenzio.

Sempre.

Anche quando, sempre nel sogno, sono entrata a casa (che però assomigliava più alla casa di mia zia).
Un appartamento in stile genovese antico, con mobili d'epoca e enormi stanze con il soffitto pieno di stucchi.

Mi sono seduta su una grossa sedia di legno e così....avvilita....in silenzio...sono rimasta.

Quella ragazzina nel sogno è come se io la conoscessi bene. E' una parte di me, quella non visibile. Quella che forse ho perso col tempo...o forse l'ho messa a tacere. Io...o gli altri....

Una ragazzina davvero speciale.

Martedì, 19 febbraio 2008

Ho sognato un'enorme aquila nera che volava dentro una stanza di pietra...le sue ali erano talmente grandi da invadere le due pareti...

Io cercavo di combatterla.

Venerdì, 8 febbraio 2008

Nel sogno, abito in una casa di grosse pietre nere, le fondamenta sono in mare. Come un'antica Abbazia, come un rifugio di pirati.

E' fatta di archi bassi, di ardesia anche...di stanze con celle di ferro.

Dentro questo labirinto c'è una cella dove sta seduto un guardiano.

Li dentro ci sono i morti.

Mi dicono che proprio sopra la mia testa, al piano di sopra hanno appena messo il corpo di un ragazzo sui 34 anni morto in un incidente.

Chiudo gli occhi.

Vedo il corridoio della mia scuola, quella delle medie, un tempo si chiamava scuola rossa, poi faceva troppo comunista l'hanno ribatezzata in altri mille modi.

Le porte di legno. Apro una porta c'è un tizio che conosco su una sedia a rotelle, al posto dells pina dorsale gli hanno messo una protesi di legno. Piange e si lamenta.

Esco dalla stanza.

Nel corridoio vedo i miei due gatti, la mia gatta è distesa su un fianco, perde bava azzurro/blu ed è fredda, sembra morta, ma muove ancora il musetto, sopra di lei c'è il mio gatto che non se ne vuole andare, lo guardo, sta piangendo.

Cerco di accarezzarlo, percepisco sotto le dita la rigidità della morte, il freddo. Inizio a disperarmi,a piangere, piango però per il gatto, perchè ora è lui che tossisce convulsamente e sento che sta per morire.Entro in un'altra stanza.

Prendo la gatta la metto dentro un catino d'acqua, il liquido azzurro/blu si mescola con l'acqua, la vedo annegare ma allo stesso tempo mi accorgo che non è morta, allora la tiro fuori.

Cerco qualcosa per asciugarla, trovo una gabbia di uccellini sporca, vuota...dentro ci sono grosse larve di mosca.

Mi allontano, schifata. Esco fuori da questa stanza ed entro da sola in una terza stanza, c'è un uomo che conosco, ma non nella realtà. Mi avvicino, lo bacio, nel mio bacio non c'è passione, c'è gratitudine, c'è disperazione, c'è voglia di trasmettere il bene, l'alleanza.

Mi stacco da lui, non voglio andare oltre, non ne sento l'impulso.

Sono soddisfatta così. Torno alla stanza dai miei gatti.

Piango, piango disperata, guardo la gabbia con i vermi, vedo muoversi dei piccoli animaletti simili a embrioni ma con del pelo color nocciola.

Ci sono ancora i vermi, ma anche questi esserini.

C'è oscurità intorno.

prendo la mia gatta, che è rigida ancora, piango e scendo nella grotta dei morti a deporla insieme agli altri, incontro mio padre e gli racconto di aver visto una gabbia piena di vermi di mosca e di aver visto la mia gatta sputare bava azzurro/blu.

...mi sveglio

Mercoledì, 23 gennaio 2008

Ore tre, mi sveglio...ho un'infezione a un dito...beh certo, non potevo farmela mancare anche questa.

Così non posso disegnare e tutto quello che faccio, è dolore...ovvio, nella mano destra.

Mi sveglio perché mi fa male il dito e perché ho fatto un sogno.

Sono in una valle, con alberi altissimi (forse Betulle?) e ci sono due grossi escavatori.

Io sono con mia figlia. Non c'è erba, c'è solo terra bianca, sassi e strade fatte dal fango e dai solchi lasciati dalle ruote delle ruspe.

Dentro queste strade rigagnoli di acqua sporca.

Io cammino a fatica tenendo per mano mia figlia...il posto...il posto potrebbe essere il campo da golf della mia città. Mi ricorda quei luoghi.

Cerco di portare lontano la piccola, perchè ci scaricano addosso la terra... vedo volare mattoni e grosse pietre, come un palazzo in demolizione che ci sta per schiacciare.

Corriamo via, ma i miei piedi affondano nel fango, perdo una scarpa, ho la sensazione della terra fangosa che si appiccica alle mie gambe, la fatica per uscire da quella melma sporca...intorno gli alberi come anime immobili in quest'aria fredda e mortale. La disperazione dell'impossibilità al movimento. La fatica per cercare di uscire da quel posto orrendo...

...

Venerdì, 18 gennaio 2008

Ricordo poco perché non l'ho scritto appena sveglia.

Il luogo è quello che qui da me si trova al Tiro a Segno Nazionale, un posto dove andavo spesso da bambina a giocare. Li ci abitavano degli amici di mia madre che, dopo la separazione, frequentava spesso.

Non è un bel ricordo il mio.

E' stato un periodo molto brutto la mia infanzia...

Uno dei due fratellini, Marco, è morto a 17 anni in un incidente in moto.

Ma questa è un'altra storia....

Nel sogno, io sono in quel luogo e il tempo è brutto. Io devo entrare nella casa del Tiro a Segno che però è fatta di muri in pietra. Tutta.

L'entrata è stretta con scale ripide e anch'esse fatte da grosse pietre. Io cerco di salire ma mi sento intrappolata dentro come se fossi sepolta in questa bara di sassi...in me c'è l'angoscia della claustrofobia.

Mentre salgo le braccia si graffiano contro le pareti e io sto malissimo, vorrei piangere...ma riesco ad entrare al primo piano, la stanza è buia, c'è un uomo che potrebbe essere il compagno di mia madre ma non ne sono sicura...ho nausea e voglia di vomitare.

Nel secondo sogno ho una teca di vetro, sono vicino al Bar Rodo e dentro la teca c'è un grosso serpente giallo. Io chiamo i passanti per avere aiuto, il serpente vuole uscire e divorare la mia bambina.

Nessuno mi aiuta, la teca è pesante e io mi sento frustrata dalla mia impossibilità a trovare una soluzione. So che non potrò dormire perchè il serpente aspetta solo il momento del mio abbandono per uscire...non trovo appoggio ne dal mio compagno ne tantomeno dalla mia famiglia...mi sveglio con questo senso di impotenza...

Martedì, 15 gennaio 2008

scivoli senza sapore,

serrati i denti.

movimenti,

materia sospesa,

stesa,

su prati e su fiori.

perdi,

disperdi.

parole,

vocali, luci e luce riflessa.

un ultimo alito di vita,

farfalla morta.

morta.

bellezza,

senza vita.

"nel sogno attraverso dei sentieri di ciottolato, ci sono scale piccole, con case piccole e tutto è molto ridotto. Io devo camminare piegata, le ginocchia, la testa...quel posto mi fa stare male. Le scale sono bordate di cotto rosso e vedo che ci sono altre persone che come me camminano nelle stesse condizioni. Poi un bar, a ridosso delle roccia, sul mare. Il mare è calmo, ma il bar ha una veranda, coperta da un tetto. Nel bar ci sono persone sedute, ma io per passare da una parte all'altra del bancone devo tenermi aggrappata a dei pilastri di ottone perché sotto di me c'è acqua sporca, acqua sporca e torbida. Marcia. Non voglio immergermi in quell'acqua schifosa e putrida, eppure cado, mi bagno i capelli, che nel sogno sono lunghi. Immergo i capelli e provo schifo e ribrezzo e scivolo, e bevo quell'acqua putrida e mi dispero...e non voglio più ma continuo a caderci dentro per passare da un parte all'altra del bancone..."

Mercoledì, 26 dicembre 2007

Non saprei, ma il gusto che mi lascia in bocca il sogno di questa notte è quello della muffa attaccata ai muri.
E' quello della follia, è la paura di perdermi e non tornare più indietro...è il senso di colpa o di non-colpa...
Non saprei...

Poche immagini mi sono rimaste nella mente, ho passato tutta la notte con il broncodilatatore in mano, svegliandomi in continuazione per l'asma...

Nel sogno sono dentro l'asilo nido della mia bambina, sono passata a prenderla come faccio sempre, ma lei non mi riconosce, dice che io non sono la sua mamma. Parlo con la maestra psicologa che mi guarda con ipocrita pietà.
Mi dice che io ho bisogno d'aiuto, devo essere seguita da uno specialista e che ha avuto l'ordine di non consegnarmi mia figlia.

Piango, mi dispero, dico che io sto bene, sono solo un pò giù di morale ma sto bene...e intanto inizio a soffocare, nella mente, nel sogno, vedo una grande strada, piena di carri di carnevale, coriandoli, stelle filanti, musica, gente che balla, maschere con volti stravolti, vestiti luccicanti, risate, grida, confusione...e mentre le immagini mi prendono l'anima io non riesco più a muovermi.

Supplico la donna, le dico che ho bisogno di mia figlia, le racconto che sto male perchè ho paura di tornare nella casa dove abito.

Le dico che in quella casa le mura sono bianche e senza quadri appesi ed è per questo che io sto male.
Perchè dentro quelle mura c'è qualcosa che mi vuole vedere impazzire.

Le dico anche che quelle mura mi perseguitano da quando sono bambina, che sono le stesse mura che c'erano in casa delle mie cugine, tra la pittura bianca e l'intonaco c'è la bestia che mi osserva e mi dice in continuazione che io sono sua.

La maestra mi fa sedere e mi guarda...io vedo chiaramente dentro i suoi occhi che non mi crede e che pensa io sia matta.

Mi sento prigioniera della mia mente e non capisco più se è vero ciò che vedo o se è vero ciò che vedono gli altri...sono come un insetto chiuso dentro un bicchiere, l'ossigeno manca, manca lentamente la mia vita...

Mi sveglio....

Sto male. Non ho paura e mai avrò paura delle mura di casa mia, ma quelle del sogno io le ho già visitate e non so dove...

Lunedì, 26 novembre 2007

' un incubo, uno dei peggiori...uno di quelli che non facevo da tanto, tanto tempo,

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...non so perchè ma nel mi incubo sento la voce di un commentatore, quasi fosse una notizia da telegiornale. Racconta di come è aumentato il numero, in modo sproporzionato, di persone affette da HIV e mentre ne racconta scorrono le immagini...

Vedo nettamente i cessi delle stazioni e dei metrò, soprattutto quelli in Francia, a Parigi. Vedo persone, giovani, vecchi, bianchi, neri...vedo sofferenza.

Molta sofferenza. Un susseguirsi di volti smagriti e prossimi alla morte.
In particolare rimango sconvolta dalla figura di un uomo, un afroamericano che in preda ai dolori allucinanti entra dentro il cesso di una stazione, un bagno alla turca. Vedo per terra liquame, merda e piscio e sporcizia...entra dentro e si chiude e il dolore lo pervade e lo stordisce. La sua faccia trasfigurata dal male, vedo in basso un uomo intento a riparare la tubatura del bagno, con la mano smanetta a tutta forza, credo che voglia uscire dal cunicolo dove è incastrato per poter fare il lavoro, è in preda al panico, sa che dietro di lui c'è un uomo che sta male, un infetto.

Vedo i calzoni dell'operaio, grigi, bagnati di sudore tra le chiappe, l'uomo sta male, viene preso da un attacco di cuore, ha un infarto e nessuno può fare niente per aiutarlo...tutto questo mentre l'altro versa merda liquida sopra il gabinetto alla turca.

Io sto male, sto male per l'operaio che è incastrato e sta morendo d'infarto, nel cunicolo del cesso, sto male a vedere il volto stravolto del nero.

La voce si interrompe, tutto accade lentamente, la morte si porta via prima l'uno poi l'altro, nel degrado assoluto.
Vedo le immagini che danno alle televisioni, su tutti i video scorre il volto dell'operaio, morto di cuore, il naso rosso, come se avesse avuto un versamento di sangue, pieno di capillari rotti. L'hanno trovato accasciato su se stesso, rigido, ha annaspato fino all'ultimo, implorando aiuto, ma nessuno poteva fare niente dentro quella tomba di merda liquida.
Sto male, sto male perchè vedo ancora...

Gente, persone...camminano lungo i marciapiedi, come tanti dannati. Io ora sono un vecchio, sono un vecchio che cammina e legge manifesti. Nei manifesti non si capisce, ma si intuisce che è in corso un'epurazione di tutti coloro che sono contagiati.

Ho paura.

Vedo un cancello di ferro nero, aperto su un sottopasso del metrò. Noi appestati siamo dirottati lungo questa scala che ci conduce in basso.
Mentre cammino, io, vecchio, stanco, incontro una bambina, è sola, dorme, abbandonata su una panchina in questa stazione piena di morti viventi. La prendo in braccio, non si sveglia...e riprendo il cammino, insieme a tutti gli altri.
Una marea di malati pronti ad essere spediti chissà dove...solo per essere ciò che il perbenismo non vuole vedere, affrontare.

Mentre alcuni vigili della stazione si assicurano che tutti noi prendiamo il "treno giusto" , controllando un biglietto che sembra una striscia per diabetici,la bimba si sveglia, mi guarda, avrà tre anni, ma è tanto adulta nello sguardo.
Io provo commozione e pena, non sono più sola/o.
Ho in mano un biscotto che ho preso dalla tasca, ne do un pezzetto alla piccola che lo mangia avidamente.
Ha molta fame, si vede bene. Mi guarda e mi abbraccia.
Arriva il treno, tra noi due nessuna parola, ma ci guardiamo, io le offro speranza, cerco di farle capire che per noi inizia una nuova vita, pur sapendo che siamo destinati alla morte...

...in un certo senso tutto questo mi ricorda un pò i carri bestiame dei deportati...

Identico.

Arriva il treno, si affianca un ragazzino di 7 anni circa, do un biscotto anche a lui.
Salgo sul treno, e dico ai bambini di salire, ma lo sportello è di quelli che si chiudono da soli, grido ai bambini di correre più in basso che c'è un vagone con l'entrata in basso.
Li sento correre e io corro dentro al treno, mentre fischia il controllore per la partenza.
Riescono a salire.
Sento musica, sento tanta musica e vedo me e i bambini camminare sul tetto del treno che va.
Sotto di noi vedo giostre, dolci, frittelle, luci, gente che ride e si diverte.

Finalmente mi fermo e decido di scendere con i mie bambini in uno di questi posti meravigliosi ma anche tristi...quasi un Circo.
C'è un uomo che fa biscotti e ne sento il profumo...
Provo una pena infinita per i miei bimbi.
Ho la netta sensazione di aver visto la morte in qualcuna delle sue numerose facce...

Mi sveglio...

Sto male.
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Giovedì, 22 novembre 2007

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ricordo solo che ero seduta in una stanza, non saprei quale, e mi guardavo il petto. Il mio seno era unico, avevo due mammelle unite e i capezzoli erano uno sopra l'altro....ero inorridita a vedere questa cosa. Era assurda!
Mi sdraio e il seno si divide in due, un sinistro e un destro e i capezzoli tornano ad essere quelli di sempre. Li prendo tra le dita, li guardo, mentre li stringo diventano sempre più grossi, fino a diventare come due bocche enormi di un fucile mitragliatore. Vedo chiaramente i fori dove escono le pallottole....

Mi ritrovo fuori dalla vecchia casa di Viale Milano, seduta sul gradino del portone, una signora da lontano mi saluta e mi dice...."Hai sempre paura di IT, questo è il tuo incubo, finchè tu avrai IT nella mente tu non vivrai mai bene". A sentire queste parole io rabbrividisco, perchè lei ha ragione e io so che non posso fare niente per evitare di non avere IT dentro di me.

Cammino per un sentiero, vicino ad un bosco, una vecchia signora cerca acqua da un rubinetto di quelli antichi, in ottone, quelli dove spesso l'acqua non è nemmeno potabile, accanto a lei una bambina che piange.
Io ho un secchio e un ditale. Le chiedo se vuole dell'acqua, se vuole la prendo col secchio, mi dice che non è per la bambina ma per lei ma che preferisce l'acqua presa dal ditale.
Così faccio e la donna si disseta tre volte.

Cammino per il sentiero, ho una borsone pieno di vestiti sporchi, mi fermo vicino ad una casetta e trovo una cassapanca con altri vestiti sporchi, ci metto anche i miei poi però ci ripenso e me li riprendo, esce un ragazzo, mi dice di lasciarli stare che li laverà sua madre ma io penso che non saprei come fare a riaverli.

Così metto tutto dentro il borsone e ringrazio, per uscire passo da dentro casa loro. Incontro il fratello del ragazzo, più giovane. Lo riconosco, è un amico di mio fratello. Alla parete c'è una foto enorme del fratello più giovane, ha i capelli ricci e lunghi, così lunghi che metà volto è coperto dai riccioli. Mi domando come facesse da bambino a vedere...assomiglia un pò a Jim Morrison, ma non è proprio uguale.

Ad un certo punto sono vicino ad un laghetto, potrebbe essere il Lago delle Lame, vicino a me Gabriele, mio cognato, parliamo, stranamente lui è in una buona giornata, non è depresso o incazzato. Mi racconta di sua spontanea volontà di quando era al mare a fare delle foto...mentre racconta io vedo tutto. Vedo lui sul Lido a Rapallo, vedo il mare, il sole, l'acqua calma e in sottofondo un sibilo.

Questo sibilo aumenta di intensità mentre lui procede nel racconto, e dal mare io vedo spostarsi sull'acqua una donna con i riccioli biondi, una coroncina nei capelli e un vestito di raso rosso, con le maniche a palloncino...la figura si muore sull'acqua...senza muovere i piedi.

Mi fa stare male, ne ho paura, è malvagia. Gli dico che se vuole stare bene deve uccidere quella ragazza.

Quella ragazza rappresenta i suoi complessi.

Gli elenco tutta una serie di percorsi che dovrebbe prendere piano piano ma mentre lo faccio mi rendo conto che sono troppi e che mai ce la farebbe...

ci guardiamo, sappiamo che lui ha la sua ragazza dal vestito rosso e io ho il mio IT e nessuno può fare nulla.

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E M , P L E H

Mercoledì, 7 novembre 2007

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Un bosco, piove, l'erba ha il colore dell'Irlanda. Ci sono due vitellini in fondo alla collina, che mangiano erba...Noi siamo al di qua della staccionata, li guardiamo...

Sento l'odore di muschio e di pioggia.

Improvvismente loro si accrogono di noi e corrono disperatamente verso di noi, i loro musi rabbiosi vogliono la mia piccola.

La prendo in braccio e scappo via...lontano.

Riesco a rifugiarmi a casa di mia madre, dal terrazzo li vedo, ancora ci cercano.

Non ci hanno preso, non l'hanno presa.

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Sabato, 27 ottobre 2007

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Ho sognato che abitavo in una casa a tre piani, ero con la bambina e dovevamo salire le scale per vedere cosa c'era dentro le stanze....

Litigavo con mia madre.

Litigavo molto.

I colori degli interni erano caldi, tanti rossi, arancioni, gialli scuri...

Pareti di legno, pavimenti anche...

Quest'ultimi avevano dei buchi enormi e io potevo vederne la profondità che scendeva oltre il piano sottostante e proseguiva in un abisso.

Nel sogno io ero disperata, già vedevo la bambina cadere nel vuoto e sparire per sempre...

L'angoscia mi prendeva il cuore, la mente, il corpo...mi chiudeva nella sua morsa e non mi lasciava respirare...

Ricordo ancora bene il volto dell'ignoto...eccome...

Maledetto...

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Giovedì, 25 ottobre 2007

...sto male...

E' tornata,

la bestia dai denti lunghi e affilati.

Sta divorando lentamente la mia anima,

io la lascio mangiare perchè è un patto che abbiamo stabilito tra di noi.

Così viene a trovarmi poco rispetto a prima.

Mi ha detto che mi lascia disegnare,

ma lo so che poi le mani tremano e io non ci riesco...

Ma non importa.

Importa solo che lei faccia presto.

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Ho sognato che un mio disegno aveva preso le sembianze di una figura umana e camminando mi inseguiva e sbatteva la sua testa piatta contro di me...sembrava una carta da gioco ma aveva gambe e braccia...

Il mio disegno voleva uccidermi...

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