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sabato 9 giugno 2018

La tigre

Mi trovavo dentro il tendone di un circo. C'era una grandissima gabbia di metallo, proprio come quelle usate per gli spettacoli dei domatori, era aperta e con una tigre gigantesca che girava indisturbata. Dentro il tendone c'eravamo solo io e lei, nessun altro.
Lei mi aveva subito puntato come la sua preda mentre cercavo di scappare arrampicandomi su per la gabbia è più salvo in alto più sembrava farle piacere.
Non so come riuscivo a scappare da quel cerchio di morte e mi ritrovavo a girare per la città, inseguita comunque dalla tigre, cercavo aiuto ma sembrava che nessuno portasse attenzione a ciò che andavo dicendo.
Non sentiamo.
Non esistevo.
Mentre lei era sempre più sicura che mi avrebbe catturato per sfinimento.
Intanto raggiungevo casa di mia mamma e poi di mia zia,  parlavo, ma loro minimizzano la cosa, come se avessero avuto altro per la testa, come se io fossi pazza.
In piena all'angoscia più totale riuscivo ad arrivare sul Monte che si getta a strapiombo verso il mare. La tigre era lì ma non mi aveva visto, sonnecchiando ogni tanto apriva svogliatamente gli occhi per poi rimettersi a dormire.
Mentre cercavo di tornare indietro si accorgeva della mia presenza e così ero costretta a decidere se gettarmi nel vuoto verso il mare o provare a scappare, giù, tra le rocce e gli anfratti del Monte. Sceglievo la seconda è miracolosamente mi salvavo.

domenica 15 aprile 2018

La follia del genere umano

Questa notte il mio sogno era pieno di simboli.
Camminavo con alcuni amici per una delle vie che corrono lungo il torrente della mia città e, alzando gli occhi verso un condominio, incuriosita dal rumore meccanico e abbastanza forte che rrivava dall'alto, vedevo un appartamento con tre grandi finestre completamente ristrutturato in legno di mogano, da queste aperture spuntavano nell'ordine, un mezzobusto di un Cristo crocifisso /sulla sinistra), al centro una donna piangente quasi affacciata tutta in legno, e a destra un piccolo crocifisso, sempre a mezzo busto, con un bambino inchiodato. Ognuno in legno pregiato. Dietro di loro c'erano delle aste, sembravano come tapparelle sfondate, rovinate, decadenti, sempre della stessa fattura dei tre elementi. Uno dei miei compagni mi raccontava che la proprietaria di quell'appartamento aveva subìto un grave lutto, non capivo se per mano altrui, o per quale avvenimento, e così commemorava questo dolore eterno con questa "scultura" che aveva fatto installare, costossissima tra l'altro, in modo che ogni passante potesse vederla e ricordare o porsi domande. Allo scoccare di ogni ora si aprima come un sipario e uscivano queste tre statue.
Era terrificante e allo stesso tempo ti uccideva dentro, come una rasoio affilatissimo.
Apparteneva alla comunità della Chiesa (dove a volte vado a cantare), io però non mi ero mai accorta di lei, i miei amici mi consigliavano di non guardarla mai negli occhi (che nascondeva dietro un velo nero), perché si rischiava di non uscire più da quel vortice di dolore e follia che portava con se.
Rientravo a casa, pensando a quanto avevo visto per strada e aprendo la porta trovavo  il mio appartamento (tra l'altro diverso da quello dove abito), pieno di escrementi, in ogni stanza, cucina, sala, camera, bagno, corridoio. I mie cani, il gatto, avevano riempito il posto dove vivevo di cacca. Anche nell'atrio, nell'androne, la porta era aperta (chi l'aveva aperta?) e loro erano usciti per fare i bisogni anche fuori. Iniziavo a pulire, raccogliere, lavare, disinfettare, più pulivo più sporacvo, più mi sentivo sporca, più le mie mani si inzozzavano...ero disperata, ero furiosa, ripensavo a quanto avevo visto per strada...
Il sogno cambiava, scendevo delle lunghe scalette in porfido, scolpite dentro una grotta che scendeva verso il basso, ogni tanto qualche feritoia sia priva verso l'esterno, sembrava quasi il passaggio verso una catacomba...mi ritrovavo in Chiesa, a messa, una delle coriste aveva avuto due figlie gemelle (come mai io non mi ero accorta di nulla? Non si vedeva assolutamente che era in ateesa), come tutti le facevo i miei complimenti, poi mi giravo verso le due gemelline, i loro occhi erano chiarissimi, quasi trasparenti, delle leggere venature di rosso si intravedevano intorno all'iride, il loro sorriso era strano, sembrava che dovessero parlarmi, dirmi qualcosa...erano appena nate eppure erano già adulte.

sabato 20 gennaio 2018

Il tempo sulla pelle

Ho sognato molto ma nulla mi ha colpito come questo piccolo ricordo di questa notte. La mente si diverte a farmi brutti scherzi, sembra quasi di sentire il fiato lieve della morte sul collo.
Nel sogno avevo fatto un bagno e mi stavo asciugando, guardavo le mie braccia, le mie gambe, allo specchio la schiena.
La pelle non era più elastica, leggermente avizzita, cadente, come un frutto appassiti.
Guardandomi ancora allo specchio iniziano ad intravedere le ossa che poco per volta diventavano sempre più delineate dalla pelle molle e rugosa.
Vedevo le vertebre della schiena, una ad una, a tibia, le altre ossa del corpo.
Sotto i miei occhi mi trasformavo in una mummia.
Un senso di angoscia e impotenza copriva ogni cosa è nel sogno mi rendevo conto di essere morta.